• Sulle crisi basta coi cavilli. L’Europa smetta con le procedure complesse

    (Intervista a firma di Luigi Chiarello pubblicata su Italia Oggi del 3 febbraio 2016)

    «La Commissione europea la smetta con le procedure complesse e le documentazioni complicate: le imprese devono poter accedere facilmente agli strumenti di salvaguardia del reddito degli agricoltori, previsti dalla Politica agricola comune. Non a caso abbiamo stanziato 1,6 mld di euro per favorire le assicurazioni». Il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, prende il toro per le corna e, in occasione dell’apertura di Fieragricola, dalle colonne di ItaliaOggi lancia un monito alla Commissione europea sulla gestione delle crisi di mercato. Crisi come, ad esempio, quella del comparto lattiero italiano: «Finalmente abbiamo un sistema base di indicizzazione del prezzo tarato sui costi di produzione. Ora è fondamentale che vengano attuati gli accordi di filiera», dice.

    Martina oggi inaugurerà la rassegna veronese e, a seguire, illustrerà un nuovo accordo siglato tra il ministero ed Enel spa per l’efficienza energetica nella filiera zootecnica, affiancato dal direttore Country Italia di Enel, Carlo Tamburi.

    La nuova edizione di Fieragricola si apre all’insegna della tecnologia più evoluta. Droni, sensori per monitorare le esigenze idriche delle piante e la crescita delle coltivazioni, trattori guidati da remoto o via satellite, robot per mungere le vacche. Quanto questa evoluzione incontra le esigenze dell’agricoltura italiana?

    L’innovazione è decisiva per il futuro delle nostre coltivazioni e più in generale per rispondere al grande tema della sicurezza alimentare mondiale. Nei mesi di Expo abbiamo dato vita a un confronto internazionale sulle nuove tecnologie e sui sistemi in grado di dare più efficienza e produttività. L’Italia è già un punto di riferimento per quanto riguarda la meccanizzazione agricola come dimostra anche Fieragricola, ma vogliamo crescere ancora con un piano organico
    per favorire l’agricoltura di precisione. Con la legge di Stabilità investiamo 21 milioni di euro per sviluppare ricerca sulle biotecnologie sostenibili e per lavorare sui big data nel settore.

    In cosa consiste il piano per lo sviluppo delle biotecnologie sostenibili?

    È uno strumento di tutela della nostra biodiversità e della competitività del sistema. Avviamo e rafforziamo
    studi specifici sulle nostre principali colture, come il frumento, il melo, l’olivo per il miglioramento genetico attraverso biotecnologie moderne e sostenibili, come genome editing cisgenesi. E un intervento a legislazione vigente, che
    ci consentirà di valorizzare le professionalità dei ricercatori pubblici del nostro Crea, l’ente specializzato in
    ricerca agroalimentare.

    La trasformazione del dicastero agricolo in ministero dell’agroalimentare aiuterà l’Italia a raggiungere l’obiettivo dei 50 mld di euro di export, che si era prefissato per il dopo Expo? E non si rischia di mettere l’agricoltura nell’angolo?

    Al contrario, ci consente di dare risposte unitarie alla filiera, unendo le esigenze del mondo dei produttori agricoli e dei trasformatori. Si tratta di una scelta importante che dà proprio il senso della centralità del comparto nelle scelte politiche ed economiche del Governo. Una decisione che segue l’approvazione di una stabilità fortemente agricola, con il taglio del 25% delle tasse alle imprese attraverso la cancellazione di Irap e Imu sui terreni delle aziende. È l’approdo naturale del lavoro che stiamo facendo e che ha visto nei sei mesi di Expo un vero e proprio laboratorio di dialogo di tutto il sistema agroalimentare nazionale. Potremo dare più strumenti alle imprese, anche sul fronte dell’export, dove già quest’anno abbiamo superato i 36 miliardi con un tasso di crescita che non si registra in quasi nessuno degli altri comparti economici. L’agroalimentare è davvero tornato a essere uno dei motori dell`economia italiana ed è giusto che abbia le risposte che servono dalla politica.

    La zootecnia vive un momento di grande difficoltà. Avete raggiunto un accordo di filiera per l’indicizzazione del latte.

    È stato un passo in avanti positivo. Dopo anni di attesa siamo riusciti a chiudere un’intesa tra organizzazioni agricole e industria sul sistema base di indicizzazione del prezzo del latte, che tiene conto anche dei costi di produzione. C’è molto lavoro ancora da fare, ma stiamo mettendo le basi con interventi strutturali. Ora è fondamentale che vengano attuati gli accordi, per dare un giusto riconoscimento al lavoro dei nostri 35 mila allevatori.

    Resta però il problema di come affrontare la strutturale differenza di costi produttivi che rende le nostre stalle meno competitive rispetto alla iperproduzione tedesca

    Il nodo dell’organizzazione è cruciale per costruire il futuro di una filiera così strategica. Scontiamo i danni di scelte troppo a lungo ritardate e abbiamo sicuramente bisogno di maggiore aggregazione. Abbiamo un latte di qualità eccezionale, ma anche costi produttivi tra i più alti in Europa. Alcuni segnali ci sono stati, ad esempio sul fronte delle organizzazioni di produttori, ma bisogna rafforzare ancora queste azioni.

    Il nodo delle crisi di mercato diventa più stringente. I meccanismi di sostegno al reddito degli agricoltori previsti dalla Pac bastano? O si fa sempre più stringente l’esigenza di modificare il sistema assicurativo per consentire ai produttori di far fronte agli shock di mercato, con polizze sul reddito ad hoc?

    La tutela del reddito degli agricoltori è il primo punto della nostra agenda di lavoro. Non a caso abbiamo voluto destinare 1,6 miliardi di euro per favorire le assicurazioni e migliorare la gestione delle crisi. In Europa siamo il Paese che investirà di più su questo. Ma servono regole chiare e semplici. Lo abbiamo ribadito al Commissario europeo Phil Hogan in un recente incontro a Bruxelles. Basta con documentazioni duplicate e procedure complesse che allontano le imprese da questi strumenti di salvaguardia.

    All’orizzonte si intravede una sorta di check up della riforma Pac. Ha già in mente qualche contromisura per migliorare la riforma?

    La parola d’ordine è semplificazione. Ad esempio sul greening, dove le nostre aziende hanno incontrato non poche difficoltà attuative. La Commissione ci ha detto che vuole favorire un taglio di burocrazia per andare incontro alle esigenze delle imprese. Abbiamo dato alcune indicazioni e siamo pronti a collaborare su questo fronte, portando anche le azioni fatte. In Italia per i piccoli produttori, ad esempio, abbiamo azzerato gli adempimenti burocratici. Lo stesso Commissario Hogan ha suggerito agli altri Paesi di seguire il nostro modello. E un lavoro che ci vede costantemente impegnati.

  • PAC, IN ITALIA VIA ALLA SEMPLIFICAZIONE PER OLTRE 550 MILA “PICCOLI AGRICOLTORI”

    Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e Agea hanno adottato tutti i provvedimenti necessari per semplificare al massimo il regime dei cosiddetti “piccoli agricoltori” definito dalla nuova Politica agricola comune europea.

    “Abbiamo fatto una scelta forte in coerenza con il nostro programma di semplificazioni “Agricoltura 2.0″, con la quale puntiamo ad un taglio netto delle 100 giornate che le imprese agricole spendono in burocrazia. Con questa operazione i piccoli agricoltori non dovranno perdere più tempo e risorse dietro a adempimenti amministrativi. Se non cambia nulla in azienda riceveranno gli aiuti fino al 2020 senza altre domande. Non ci fermiamo qui: abbiamo già chiesto al Commissario Ue Phil Hogan di rendere più semplici le regole della Pac in una revisione da fare in tempi brevi”.

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  • Agricoltura, mai più doppi controlli

    (Dalla rubrica Diario dall’Expo pubblicata su “L’Unità” del 19 luglio 2015)

    Evitare la duplicazione dei controlli nelle aziende e rendere più efficiente il lavoro degli organismi che svolgono le verifiche. Sono questi i principali obiettivi che il Registro unico dei controlli agricoli ci consentirà di ottenere, raggiungendo un risultato atteso da troppi anni da parte degli agricoltori.

    Sicurezza alimentare

    Ho firmato il decreto che da gennaio 2016 ci permetterà di migliorare la vita a oltre un milione di imprese. Semplificare è un imperativo per rendere il settore agricolo più competitivo, senza abbassare la guardia sulla necessità di tutela, che anzi con questo strumento rafforziamo. Vogliamo continuare ad avere la leadership in Europa per la sicurezza alimentare e per i controlli effettuati. Solo nei primi mesi dell’anno abbiamo fatto oltre 48mila ispezioni, il 14% in più rispetto allo scorso anno, ma attraverso l’innovazione possiamo fare ancora meglio. Con il Registro, infatti, si creerà un archivio informatico per tutti i controlli per evitare che enti diversi svolgano sulla stessa azienda gli stessi atti di verifica. Si tratta di un salto di qualità necessario per rendere più competitivo il sistema. Nell’anno dell’Expo rendere più forte l’agroalimentare italiano è un obiettivo strategico, con il Registro unico diamo un ulteriore contributo in questa direzione.

  • «Expo e il Giubileo possono dare al mondo una generazione a fame zero»

    (Intervista di Elisabetta Soglio per il “Corriere della Sera” del 04.06.15)

    Un sogno, o forse un po’ di più: «Da Expo al Giubileo può nascere la generazione Fame Zero». II ministro alle Politiche agricole, Maurizio Martina, farà oggi gli onori di casa ai circa 400 delegati internazionali, tra cui 50 ministri di tutti i continenti, che per due giorni partecipano al Forum agricolo. Saranno all’incontro anche l’ex presidente del Brasile, Lula, che porterà l’esperienza della «Borsa Famiglia», il segretario generale della Fao, Graziano Da Silva, e il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan.

    Una tappa importante di Expo?

    «Assolutamente sì. E non è irrilevante il fatto che al tavolo siederanno anche 27 Paesi che non hanno aderito all’Expo, ma che, evidentemente, hanno giudicato strategico il tema posto. Dal Sudafrica all’Australia, al Pakistan, senza contare i molti ministri africani interessati anche perché più direttamente coinvolti».

    Al di là delle presenze, dov’è l’importanza?

    «Intanto, una partecipazione così ampia si ottiene raramente. E comunque mettiamo a segno uno dei nostri obiettivi fondamentali: Expo diventa la piazza globale di un confronto utile ai passaggi internazionali che avremo nei prossimi mesi. Penso in particolare al G7 in Germania il prossimo weekend, poi il G20 in Turchia, poi la Conferenza sugli aiuti internazionali ad Addis Abeba. Infine, a settembre, all’Onu ci sarà l’appuntamento fondamentale, nel quale dovremo decidere gli obiettivi del prossimo Millennio. Expo dimostra di avere autorevolezza e forza: c’è una diplomazia che funziona e unisce, mettendo fianco a fianco Israele e Palestina, Iran e Iraq».

    Come si combatte la fame andando oltre i proclami?

    «Noi proponiamo la Carta di Milano, eredità culturale di Expo e cercheremo di definire una nuova food policy per arrivare a produrre di più consumando meno risorse».

    Qualche esempio?

    «Penso ai sostegni pubblici all’agricoltura che devono essere orientati prima di tutto alle piccole e medie imprese familiari o al potenziamento delle risorse a sostegno delle mense scolastiche nei Paesi in via di sviluppo».

    Petrini ha lanciato l’allarme sullo sfruttamento dei contadini. Si risponde con una «food policy»?

    «L’Italia proporrà quattro sfide: un nuovo rapporto tra ecologia e agricoltura; il sostegno al reddito degli agricoltori familiari; più innovazione per i piccoli produttori; regole forti per garantire mercati più giusti».

    E a livello nazionale?

    «Uno degli obiettivi è di approvare entro fine anno la legge per la tutela del suolo agricolo. Vogliamo anche rafforzare il programma di sostegno agli indigenti, per combattere la denutrizione anche in Italia: oggi sosteniamo 6 milioni di persone garantendo, attraverso associazioni ed enti caritatevoli, la distribuzione di 65 mila tonnellate di cibo che porteremo a 100 mila l’anno prossimo. Ma sappiamo che non basta».

    Nei giorni scorsi è arrivato anche un appello da Bono degli U2: lo avete raccolto?

    «Noi lo abbiamo preso molto sul serio. Ci ha ricordato che nel 2000 proprio con il Giubileo partì la grande operazione di sostegno per l’abbattimento del debito dei Paesi poveri ed è la strada su cui vorremmo continuare a lavorare».

    Volete creare un ponte con il Giubileo. Quanto è decisivo l’appoggio di papa Francesco in questa battaglia contro la fame e lo spreco?

    «Saremo sempre grati a papa Francesco, che già alla riunione del 7 febbraio all’Hangar Bicocca pose la questione del paradosso dell’abbondanza e ci invitò a passare dalle emergenze alle priorità. Ci ha dato indicazioni precise che con questo forum vorremmo sviluppare. Poi c’è stato il suo messaggio il giorno dell’apertura di Expo: il ruolo del pontefice è cruciale per invitare la comunità internazionale a stringere sui temi posti. Ed è per questo che, umilmente, colleghiamo il lavoro di Expo al Giubileo e all’assise di New York».

  • Dematerializzati registri per pasta, zucchero, latte in polvere e burro. Firmati decreti attuativi di “Campolibero”

    Prosegue il nostro lavoro di semplificazione  e di eliminazione di carichi burocratici che pesano sulla competitività delle nostre aziende. Con i decreti attuativi di Campolibero firmati oggi eliminiamo i registri cartacei e quindi anche l’onere della vidimazione e dei relativi bolli, consentendo alle aziende di registrare online le operazioni.

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  • Piano Agricoltura 2.0

    Slide_AGRICOLTURA 2.0 primo pianoIl ‘piano Agricoltura 2.0’ ha un obiettivo ambizioso: eliminare la burocrazia inutile e ridurre a zero l’utilizzo di carta. Si tratta di un intervento importante di semplificazione nel settore agricolo, che introduce sei strumenti innovativi per 1,5 milioni di aziende. Attraverso la Domanda Pac precompilata dal marzo del 2015 evitiamo perdite di tempo agli agricoltori agli sportelli, con un’operazione simile al 730 precompilato per i cittadini. Mettiamo in condizione 700mila piccole imprese di inoltrare la domanda PAC con un semplice click. Si potrà anticipare al 100% il pagamento degli aiuti a giugno invece che a dicembre per circa 4 miliardi di euro su 1 milione di domande PAC. Attraverso l’Anagrafe unica le istituzioni condividono le informazioni senza chiederle ogni volta, mentre con la Banca dei Certificati online niente più file agli sportelli e un risparmio stimato di circa 25 chili di carta per azienda. Il ‘piano Agricoltura 2.0’ è un altro importante passo che va nella direzione di una Amministrazione realmente al servizio degli agricoltori.

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