• OCM terzo pilastro della Pac la nostra proposta a Bruxelles

    (Intervento pubblicato sulla Gazzetta di Mantova del 31.08.2017)

    La Fiera Millenaria di Gonzaga è qualcosa di più di un evento. Fa parte della tradizione e dell’identità del territorio, un appuntamento consolidato che mette in risalto l’eccellenza dell’agricoltura mantovana e lombarda. Anche quest’anno sarà un’occasione importante per agricoltori e allevatori per cogliere nuove opportunità commerciali e, allo stesso tempo, promuovere e valorizzare la cultura rurale e i nostri prodotti tipici.

    In questi anni abbiamo lavorato con un obiettivo centrale: tutelare il reddito degli imprenditori agricoli e rafforzare il nostro modello produttivo. Abbiamo affrontato crisi dure, come quelle del latte, del grano e del riso, che ancora non sono completamente risolte. Nonostante le difficoltà il comparto si dimostra vivo, rappresentando un vero e proprio motore dell’economia nazionale. Ce lo confermano i dati “AgrOsserva” di Ismea su occupazione, investimenti ed export.

    Nel primo trimestre 2017 gli occupati in agricoltura sono aumentati dell’1,3% e le imprese giovanili fanno registrare un +9,3%. Questo non vuol dire che tutti i problemi siano stati risolti ma che abbiamo un potenziale enorme da sfruttare grazie a politiche mirate. Come abbiamo fatto fin qui.

    E i risultati cominciano ad arrivare. Penso alle opportunità offerte attraverso la Banca delle terre agricole, all’attivazione del piano giovani da 160 milioni di euro con mutui a tasso zero, all’esenzione totale per tre anni dal versamento dei contributi previdenziali per gli under 40 che abbiamo previsto con la legge di bilancio, oltre agli sgravi fiscali di 1,3 miliardi di tasse agricole in due anni.

    Penso anche alla grande novità dell’obbligo di indicazione in etichetta, dallo scorso 19 aprile, dell’origine per il latte e i suoi derivati. Un traguardo storico per il nostro Paese che ci consente di creare un nuovo rapporto tra produttori e consumatori. I cittadini, infatti, devono essere informati per poter scegliere consapevolmente cosa mettere a tavola. Questo vuol dire tutelare il Made in Italy, il lavoro dei nostri allevatori e far crescere una vera e propria cultura del cibo. Per questo col Ministro Calenda abbiamo deciso di estendere la sperimentazione al grano per la pasta e al riso, anticipando le scelte di Bruxelles.

    C’è molto da fare ancora. Sul piano nazionale e su quello europeo, dove si gioca una partita cruciale: la riforma della Politica agricola comune. Per quanto ci riguarda, abbiamo già chiesto alla Commissione – e continueremo a farlo – maggiore semplificazione, investimenti per l’innovazione, tutela del reddito e salvaguardia delle produzioni per garantire il futuro delle nostre filiere. Per realizzare questi obiettivi abbiamo proposto di valorizzare meglio le Ocm come terzo pilastro della Pac, estendendo il modello ad altri settori come latte, carne o cereali, per migliorarne la competitività, incrementare la capacità di adattamento alle turbative dei mercati e creare nuovi strumenti di gestione del rischio nell’ambito dei pagamenti diretti, tagliando anche la burocrazia dei programmi di sviluppo rurale.

    Proprio la gestione del rischio sarà uno dei temi principali che affronteremo nel corso del G7 dell’Agricoltura a Bergamo il 14 e 15 ottobre. Andiamo quindi avanti rafforzando sempre di più gli strumenti a disposizione e puntando sull’aggregazione dell’offerta. Per affermare il nostro modello distintivo, abbiamo bisogno di lavorare in squadra: istituzioni, operatori, associazioni di categoria, sindacati. Solo così sarà possibile crescere ancora ed essere competitivi sui mercati internazionali. La Fiera Millenaria di Gonzaga aiuterà ancora una volta ad avanzare con proposte concrete e scelte di prospettiva.

  • Riso, vino e Pac: ecco le mosse del ministro

    (Intervista a firma di Fabrizio Guerini pubblicata su La Provincia di Pavese del 23 maggio 2016)

    Il responsabile delle politiche agricole spiega le strategie sui dazi e su come accelerare i pagamenti Ue

    Signor ministro, cresce la volontà di sintonizzare il rapporto agricoltura e ambiente. Quali i prossimi passi?

    «Siamo al lavoro perché in Italia la sostenibilità sia sempre di più un fattore di competitività. Per questo agricoltura, cura del territorio e rispetto dell’ambiente sono esperienze che si tengono insieme. La legge contro il consumo di suolo va approvata definitivamente».

    Per fare buona agricoltura servono agricoltori che siano remunerati. Come state intervenendo nei settori in crisi?

    «È la priorità numero uno: tutelare il reddito di chi vive di agricoltura e allevamento. Siamo intervenuti sulla leva fiscale tagliando le tasse e cancellando Irap e Imu agricola. Da sole valgono 600 milioni. Poi stiamo lavorando sulle singole filiere. Ci aspettiamo azioni più forti dall’Europa».

    Cosa servirebbe?

    «Più decisioni europee, più capacità di intervento immediato. Servono risposte vere alle aziende. Troppo spesso sono i singoli Stati a dover sopperire, ma davanti al mercato globale non basta. Le fluttuazioni dei prezzi sono determinate da variabili sovranazionali».

    Pavia, provincia risicola. A che punto è la vicenda della clausola di salvaguardia che dovrebbe frenare l`importazione di riso indica dal Sud Est asiatico?

    «Questo è un esempio di quello che dicevo. Abbiamo presentato già da settimane il dossier che analizza l`impatto delle importazioni e i danni al nostro riso. Lo abbiamo ribadito ai tecnici della Commissione che nei giorni scorsi sono stati a Castello d`Agogna. Ora ci aspettiamo di più dalla Commissione Ue, perché le risposte arrivate fino ad ora sono insoddisfacenti».

    Questione Pac, in provincia di Pavia si registrano ritardi nei pagamenti. Il governo come intende affrontare le attese degli agricoltori nei confronti della Regione che dovregge gestire la pratica?

    «Siamo consapevoli delle difficoltà anche in considerazione del fatto che è il primo pagamento della nuova programmazione. Agea e gli organismi pagatori regionali sono impegnati per recuperare con un cronoprogramma preciso. In Lombardia esiste un organismo pagatore territoriale. Per le nuove domande infine abbiamo ottenuto da Bruxelles un mese in più per la presentazione».

    Vino. La provincia ha vissuto gli effetti dell`inchiesta che ha coinvolto una grande Cantina sociale. Quali interventi per tutelare meglio la filiera vigna-cantina-territorio?

    «Bisogna riportare l’Oltrepo al livello che merita, riconquistando la fiducia dei consumatori. Serve un progetto che parta dal massimo rispetto delle regole. Questa è una terra vocata per la produzione di vini di qualità. Il vino italiano ha vinto in questi anni proprio perché si è saputo qualificare, anche attraverso disciplinari attenti a limitare la produzione per migliorare le uve. È un modello che va seguito».

    Lavoro nero e caporalato. Si parla di accertamenti più severi. Ci può indicare con quali strategie?

    «Abbiamo aumentato del 60% i controlli in un anno e stiamo attivando per la nuova campagna di raccolta 15 task force con ispettori del lavoro, carabinieri e forestale nei territori prioritari. Con il Ministro Poletti si stanno studiano piani di accoglienza per gli stagionali. Serve arrivare all’approvazione della legge contro i caporali ora all’esame del Senato».

    Cosa prevede?

    «Più strumenti per combattere il caporalato così come la mafia. Prevediamo arresto in flagranza e soprattutto confisca dei beni anche alle imprese che sfruttano i lavoratori».

  • Sulle crisi basta coi cavilli. L’Europa smetta con le procedure complesse

    (Intervista a firma di Luigi Chiarello pubblicata su Italia Oggi del 3 febbraio 2016)

    «La Commissione europea la smetta con le procedure complesse e le documentazioni complicate: le imprese devono poter accedere facilmente agli strumenti di salvaguardia del reddito degli agricoltori, previsti dalla Politica agricola comune. Non a caso abbiamo stanziato 1,6 mld di euro per favorire le assicurazioni». Il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, prende il toro per le corna e, in occasione dell’apertura di Fieragricola, dalle colonne di ItaliaOggi lancia un monito alla Commissione europea sulla gestione delle crisi di mercato. Crisi come, ad esempio, quella del comparto lattiero italiano: «Finalmente abbiamo un sistema base di indicizzazione del prezzo tarato sui costi di produzione. Ora è fondamentale che vengano attuati gli accordi di filiera», dice.

    Martina oggi inaugurerà la rassegna veronese e, a seguire, illustrerà un nuovo accordo siglato tra il ministero ed Enel spa per l’efficienza energetica nella filiera zootecnica, affiancato dal direttore Country Italia di Enel, Carlo Tamburi.

    La nuova edizione di Fieragricola si apre all’insegna della tecnologia più evoluta. Droni, sensori per monitorare le esigenze idriche delle piante e la crescita delle coltivazioni, trattori guidati da remoto o via satellite, robot per mungere le vacche. Quanto questa evoluzione incontra le esigenze dell’agricoltura italiana?

    L’innovazione è decisiva per il futuro delle nostre coltivazioni e più in generale per rispondere al grande tema della sicurezza alimentare mondiale. Nei mesi di Expo abbiamo dato vita a un confronto internazionale sulle nuove tecnologie e sui sistemi in grado di dare più efficienza e produttività. L’Italia è già un punto di riferimento per quanto riguarda la meccanizzazione agricola come dimostra anche Fieragricola, ma vogliamo crescere ancora con un piano organico
    per favorire l’agricoltura di precisione. Con la legge di Stabilità investiamo 21 milioni di euro per sviluppare ricerca sulle biotecnologie sostenibili e per lavorare sui big data nel settore.

    In cosa consiste il piano per lo sviluppo delle biotecnologie sostenibili?

    È uno strumento di tutela della nostra biodiversità e della competitività del sistema. Avviamo e rafforziamo
    studi specifici sulle nostre principali colture, come il frumento, il melo, l’olivo per il miglioramento genetico attraverso biotecnologie moderne e sostenibili, come genome editing cisgenesi. E un intervento a legislazione vigente, che
    ci consentirà di valorizzare le professionalità dei ricercatori pubblici del nostro Crea, l’ente specializzato in
    ricerca agroalimentare.

    La trasformazione del dicastero agricolo in ministero dell’agroalimentare aiuterà l’Italia a raggiungere l’obiettivo dei 50 mld di euro di export, che si era prefissato per il dopo Expo? E non si rischia di mettere l’agricoltura nell’angolo?

    Al contrario, ci consente di dare risposte unitarie alla filiera, unendo le esigenze del mondo dei produttori agricoli e dei trasformatori. Si tratta di una scelta importante che dà proprio il senso della centralità del comparto nelle scelte politiche ed economiche del Governo. Una decisione che segue l’approvazione di una stabilità fortemente agricola, con il taglio del 25% delle tasse alle imprese attraverso la cancellazione di Irap e Imu sui terreni delle aziende. È l’approdo naturale del lavoro che stiamo facendo e che ha visto nei sei mesi di Expo un vero e proprio laboratorio di dialogo di tutto il sistema agroalimentare nazionale. Potremo dare più strumenti alle imprese, anche sul fronte dell’export, dove già quest’anno abbiamo superato i 36 miliardi con un tasso di crescita che non si registra in quasi nessuno degli altri comparti economici. L’agroalimentare è davvero tornato a essere uno dei motori dell`economia italiana ed è giusto che abbia le risposte che servono dalla politica.

    La zootecnia vive un momento di grande difficoltà. Avete raggiunto un accordo di filiera per l’indicizzazione del latte.

    È stato un passo in avanti positivo. Dopo anni di attesa siamo riusciti a chiudere un’intesa tra organizzazioni agricole e industria sul sistema base di indicizzazione del prezzo del latte, che tiene conto anche dei costi di produzione. C’è molto lavoro ancora da fare, ma stiamo mettendo le basi con interventi strutturali. Ora è fondamentale che vengano attuati gli accordi, per dare un giusto riconoscimento al lavoro dei nostri 35 mila allevatori.

    Resta però il problema di come affrontare la strutturale differenza di costi produttivi che rende le nostre stalle meno competitive rispetto alla iperproduzione tedesca

    Il nodo dell’organizzazione è cruciale per costruire il futuro di una filiera così strategica. Scontiamo i danni di scelte troppo a lungo ritardate e abbiamo sicuramente bisogno di maggiore aggregazione. Abbiamo un latte di qualità eccezionale, ma anche costi produttivi tra i più alti in Europa. Alcuni segnali ci sono stati, ad esempio sul fronte delle organizzazioni di produttori, ma bisogna rafforzare ancora queste azioni.

    Il nodo delle crisi di mercato diventa più stringente. I meccanismi di sostegno al reddito degli agricoltori previsti dalla Pac bastano? O si fa sempre più stringente l’esigenza di modificare il sistema assicurativo per consentire ai produttori di far fronte agli shock di mercato, con polizze sul reddito ad hoc?

    La tutela del reddito degli agricoltori è il primo punto della nostra agenda di lavoro. Non a caso abbiamo voluto destinare 1,6 miliardi di euro per favorire le assicurazioni e migliorare la gestione delle crisi. In Europa siamo il Paese che investirà di più su questo. Ma servono regole chiare e semplici. Lo abbiamo ribadito al Commissario europeo Phil Hogan in un recente incontro a Bruxelles. Basta con documentazioni duplicate e procedure complesse che allontano le imprese da questi strumenti di salvaguardia.

    All’orizzonte si intravede una sorta di check up della riforma Pac. Ha già in mente qualche contromisura per migliorare la riforma?

    La parola d’ordine è semplificazione. Ad esempio sul greening, dove le nostre aziende hanno incontrato non poche difficoltà attuative. La Commissione ci ha detto che vuole favorire un taglio di burocrazia per andare incontro alle esigenze delle imprese. Abbiamo dato alcune indicazioni e siamo pronti a collaborare su questo fronte, portando anche le azioni fatte. In Italia per i piccoli produttori, ad esempio, abbiamo azzerato gli adempimenti burocratici. Lo stesso Commissario Hogan ha suggerito agli altri Paesi di seguire il nostro modello. E un lavoro che ci vede costantemente impegnati.

  • PAC, IN ITALIA VIA ALLA SEMPLIFICAZIONE PER OLTRE 550 MILA “PICCOLI AGRICOLTORI”

    Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e Agea hanno adottato tutti i provvedimenti necessari per semplificare al massimo il regime dei cosiddetti “piccoli agricoltori” definito dalla nuova Politica agricola comune europea.

    “Abbiamo fatto una scelta forte in coerenza con il nostro programma di semplificazioni “Agricoltura 2.0″, con la quale puntiamo ad un taglio netto delle 100 giornate che le imprese agricole spendono in burocrazia. Con questa operazione i piccoli agricoltori non dovranno perdere più tempo e risorse dietro a adempimenti amministrativi. Se non cambia nulla in azienda riceveranno gli aiuti fino al 2020 senza altre domande. Non ci fermiamo qui: abbiamo già chiesto al Commissario Ue Phil Hogan di rendere più semplici le regole della Pac in una revisione da fare in tempi brevi”.

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  • Piano Agricoltura 2.0

    Slide_AGRICOLTURA 2.0 primo pianoIl ‘piano Agricoltura 2.0’ ha un obiettivo ambizioso: eliminare la burocrazia inutile e ridurre a zero l’utilizzo di carta. Si tratta di un intervento importante di semplificazione nel settore agricolo, che introduce sei strumenti innovativi per 1,5 milioni di aziende. Attraverso la Domanda Pac precompilata dal marzo del 2015 evitiamo perdite di tempo agli agricoltori agli sportelli, con un’operazione simile al 730 precompilato per i cittadini. Mettiamo in condizione 700mila piccole imprese di inoltrare la domanda PAC con un semplice click. Si potrà anticipare al 100% il pagamento degli aiuti a giugno invece che a dicembre per circa 4 miliardi di euro su 1 milione di domande PAC. Attraverso l’Anagrafe unica le istituzioni condividono le informazioni senza chiederle ogni volta, mentre con la Banca dei Certificati online niente più file agli sportelli e un risparmio stimato di circa 25 chili di carta per azienda. Il ‘piano Agricoltura 2.0’ è un altro importante passo che va nella direzione di una Amministrazione realmente al servizio degli agricoltori.

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