• Serve un fronte che vada da Pisapia a Calenda per battere gli estremismi di Cinque Stelle e Lega

    (intervista a firma di Alessandro Trocino pubblicata sul Corriere della Sera del 22.08.2017)

    «Siamo pronti per costruire un progetto aperto, alternativo agli estremismi di Salvini e di Grillo, che coinvolga personalità come Pisapia e Calenda ed energie oltre il Pd». Maurizio Martina, vicesegretario del Pd e ministro alle Politiche agricole, si prepara alla ripresa politica.

    II centrodestra accelera il processo unitario. E voi?

    «Abbiamo davanti settimane fondamentali per costruire un’alternativa forte agli estremisti. Non possiamo consentire che l’Italia venga governata da Grillo e Salvini».

    E dunque?

    «Dunque senza il Pd non si sconfiggono questi avversari. Lo sforzo deve essere quello di costruire una proposta forte, larga, aperta, per scongiurare questa deriva estremista. Unire, attorno al Pd, un fronte che va dalla sinistra dei diritti di Giuliano Pisapia al riformismo di Carlo Calenda, fino a un’area moderata alternativa al centrodestra».

    Non ha citato né Bersani né Vendola.

    «Non metto veti sulle persone, mi interessa la sostanza del lavoro comune. Ma ho citato chi in queste settimane ha cercato di interpretare un confronto con il Pd cooperativo e non divisivo. Non c’è bisogno di competizione ma di collaborazione».

    Non ha citato neanche Alfano. Eppure in Sicilia lavorate per andare al governo insieme.

    «Anche sul versante siciliano è giusto lavorare con spirito aperto. A Palermo, come in altre realtà, ci sono state esperienze amministrative vincenti di centrosinistra con mondi civici e moderati».

    Questa collaborazione potrà avere riflessi nazionali?

    «Intanto è importante per la Sicilia, per non consegnare quella regione a una deriva a 5 Stelle o alla vecchia destra».

    Ma non è esclusa un’interlocuzione con Alfano per la prossima legislatura?

    «Quando penso a un progetto aperto, capace di raccogliere intorno al Pd il riformismo moderato alternativo alla destra, oltre alla sinistra dei diritti, penso a tutte le forze che possono condividere il programma di governo. Sarà fondamentale anche il passaggio della legge di Stabilità».

    Che legge di Bilancio sarà?

    «Innanzitutto dobbiamo rivendicare i risultati di questi anni che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi, pur sapendo che c’è ancora tanto da fare. Dobbiamo lavorare a una legge di Bilancio fortemente sociale. Dare priorità all’occupazione giovanile, anche con il taglio permanente del costo del lavoro per i neo assunti. Bisogna rafforzare il reddito di inclusione, mettere mano ai centri per l’impiego, consolidare l’Ape sociale e far partire quella volontaria. Conterà anche la capacità di condividere queste scelte».

    E la legge elettorale? Siete fermi al palo.

    «A settembre vedremo se ci sono le condizioni per intervenire, insieme ai partiti più importanti. Ma il tema del progetto per me rimane centrale con qualsiasi legge elettorale, anche con questa. Se diciamo che c’è il rischio di una deriva estremista, dobbiamo muoverci di conseguenza».

    Merkel ha chiesto a Berlusconi rassicurazioni contro la deriva populista.

    «C’è un’ambiguità evidente di Berlusconi. Un giorno rassicura la Merkel e l’Europa che fermerà i populisti, il giorno dopo ci si allea. Le due cose non stanno insieme. La verità è che Berlusconi tiene un piede in due scarpe ed è ostaggio di Salvini e della sua leadership oggettiva».

    Lo lus soli resta l’incognita di fine legislatura: sarà abbandonato o insisterete?

    «Il nostro obiettivo è quello di arrivare presto a una legge per la cittadinanza dei bambini nati e cresciuti qui. È un obiettivo da riconfermare».

    Sarà messa la fiducia?

    «Vedremo, non tocca a me dirlo. Io dico con convinzione che questa è una legge giusta».

    C’è chi dice che con il terrorismo alle porte non è il momento.

    «Non sono d’accordo. L’avanzamento delle regole di cittadinanza, dei diritti e dei doveri, sono una risposta forte anche contro le paure e le insicurezze di questo tempo».

  • 5 Stelle irresponsabili

    (intervista a firma di Alberto Gentili pubblicata su Il Messaggero del 09.06.2017)

    Ministro Martina, il tedesco è morto in culla.
    «Prima delle commemorazioni è il caso di manifestare il grande rammarico per ciò cui abbiamo assistito nell’aula della Camera. Il Pd ha lavorato in queste settimane a un’intesa larga, rinunciando a diverse delle proprie idee e impostazioni, per una legge elettorale che raccogliesse il più largo consenso possibile. Ebbene, aver visto esplodere l’inaffidabilità totale dei Cinquestelle che hanno votato in massa un emendamento di Forza Italia, lascia basiti. Il Paese ha avuto la prova provata della loro irresponsabilità e inaffidabilità».

    Grillo sostiene che la legge l’avete affossata voi.
    «E’ ridicolo. Ci sono dati evidenti di un voto organizzato dei Cinquestelle a sostegno dell’emendamento forzista, fuori dall’accordo costruito faticosamente in Commissione. Questo è il dato politico: è stata violata un’intesa delicata e importante in modo surrettizio, senza avere il coraggio di dirlo chiaramente ai cittadini. Ha vinto tra i Cinquestelle la fazione oltranzista e radicale. Ha vinto chi da giorni voleva far saltare il banco: la guida estremista del Movimento grillino ha preso il sopravvento».

    Nel Pd c’è chi, come Orlando, ritiene che non sia stata una brillante idea legare la legge elettorale alle elezioni anticipate. Non ha tutti i torti, non crede?
    «In questi giorni e settimane abbiamo avuto in testa esclusivamente l’accordo sulla legge elettorale. Era, ed è, un dovere da parte nostra lavorare su questo fronte. E’ una necessità del Paese e una forza responsabile fa questo. Ma oggi il dato politico è l’esplosione delle contraddizioni nel Movimento 5Stelle che non regge il tema della responsabilità. Il Paese deve chiedere conto ai grillini della loro inaffidabilità».

    Ma adesso cosa succede?
    «Ci concentriamo sulle elezioni amministrative dei prossimi giorni. E poi valuteremo le condizioni. E’ chiaro però che il colpo è duro».

    Il sistema tedesco è morto o no?
    «L’accordo è saltato. Ed è saltato, ripeto, per colpa dei 5Stelle».

    Pensa sia possibile tentare un’intesa con Berlusconi e Salvini?
    «Mi sembra molto complicato. Adesso, però, è il momento della riflessione».

    C’è chi propone di andare al voto con il doppio Consultellum o con un decreto. D’accordo?
    «Serve equilibrio e occorre far decantare le acque. Ci prendiamo il tempo per capire cosa abbiamo davanti e come intendono agire le forze con cui avevamo tentato l’intesa. Insomma, va valutata la praticabilità del campo».

    Questa battuta d’arresto allontana le elezioni anticipate in autunno?
    «Gli scenari andranno valutati con calma».

    Però la maggioranza di governo non sta in piedi…
    «Non possiamo nasconderci che oggi la maggioranza è estremamente fragile. Abbiamo Mdp che vota quasi sempre contro il governo e con Alfano i rapporti sono decisamente difficili».

    Si può andare avanti con il governo Gentiloni o no?
    «Il governo stia concentrato sui suoi impegni. Valuteremo la situazione nei prossimi giorni. Di fronte a ciò che è accaduto sarebbe sbagliato affrettare le decisioni. Ci prendiamo il tempo di una riflessione responsabile verso il Paese».

    Rinunciare al voto in autunno potrebbe risultare salutare per Renzi. Prima Letta, poi Prodi, infine Napolitano: sulla testa del suo segretario è piovuta una scomunica al giorno.
    «Abbiamo tentato di fare un lavoro sulla legge elettorale con il più ampio consenso possibile. Questa responsabilità è stata ripagata con l’inaffidabilità. Riguardo alle critiche, ritengo che tutte le opinioni vadano ascoltate, soprattutto se vengono da personalità del centrosinistra. ‘Fante volte si converge, altre volte si dissente. Non drammatizzo, né sottovaluto. Si ragiona insieme. Difendo e rivendico comunque il tentativo fatto dal Pd di arrivare a una legge elettorale la più condivisa possibile. E lo difendo e lo rivendico perché era una via che andava esplorata a costo di mediare e di rinunciare ad alcuni principi a noi cari. Naturalmente ciò che è successo crea un cambio di fase».

    Il capogruppo Rosato dice che se il Pd dopo le elezioni dovrà fare un’alleanza di governo, sarà meglio farla con D’Alema piuttosto che con Berlusconi. Condivide?
    «Non ho mai avuto alcun dubbio sul fatto che la nostra prospettiva rimanga quella di essere una forza alternativa a Berlusconi, Salvini e Grillo. E’ del tutto evidente che noi siamo e saremo la forza principale avversaria della destra e dei grillini. Quanto a D’Alema, mi sembra più interessato a sconfiggere il Pd che non la destra».

    Le ferite della scissione restano aperte.
    «Non c’è alcun dubbio che chi ha compiuto quell’atto di rottura ha consumato un passaggio doloroso e per me un grave errore. Ma il Pd rimane disponibile a ragionare con le forze che vogliono collaborare e non confliggere nell’ambito del centrosinistra»

  • Bisogna evitare lo stallo. No al dialogo con gli scissionisti

    (Intervista a firma di Ettore Maria Colombo pubblicata su Nazione – Carlino – Giorno del 24.03.2017)

    Parla Maurizio Martina (nella foto, classe 1978, bergamasco, dal 2013 ministro all’Agricoltura), uomo mite quanto di sinistra. Forse è per questo che Renzi lo ha scelto per fare il ticket in vista delle primarie.

    La legge elettorale è ferma. Finiremo nella palude come teme Prodi o addirittura a Weimar, come dice Veltroni?

    «Siamo in una condizione di fragilità politica determinata, purtroppo, anche dall’esito negativo del referendum. Questo lento scivolamento verso il proporzionalismo è da bloccare e fermare. Bisogna prendere un’iniziativa in Parlamento. Agli altri partiti dico: non basta dire no al Mattarellum. Lavoriamo subito, già dalle prossime settimane, per una soluzione, senza tergiversare, anche prima delle primarie. Sarebbe prezioso riprendere i collegi uninominali, base del Mattarellum. Poi c’è anche l’ipotesi di portare l’Italicum al Senato. In via generale dobbiamo garantire la governabilità e fare di tutto per garantire una democrazia dell’alternanza in grado di offrire un rapporto forte tra cittadini ed eletto.

    Alleanze coi centristi di Alfano o i Progressisti di Pisapia?

    «Noi partiamo dal centrosinistra. Sono interessato a sviluppare un dialogo, prima di tutto, con Pisapia. Penso anche che sia importante la nascita di Alternativa popolare in un’area centrista con un giudizio molto severo verso Salvini e il centrodestra La premessa fondamentale è allearsi con chi vuole unire e allargare il campo del centrosinistra, come è successo a Milano, e non dividere».

    Lei in ticket con Renzi: una spruzzatina di sinistra e basta?

    «No, affatto. È l’idea di una squadra plurale che neppure le nostre due esperienze bastano a rappresentare, una proposta di cambiamento e rilancio del Pd che deve tornare a sentirsi protagonista di una fase nuova. Per noi il segretario è anche il candidato premier, ma chi legge il nostro ticket nell’ottica del trattino è fermo a dieci anni fa. Gli altri candidati hanno scelto un solo uomo per rappresentarsi. Noi abbiamo scelto una via corale».

    Come sta andando il confronto: teme che volino gli stracci?

    «Noi siamo costruttivi, non facciamo polemiche interne».

    Se nessuno supera il 50% c’è il ballottaggio in Assemblea. Teme ribaltoni?

    «Sono convinto che le primarie avranno un vincitore netto, Renzi, e che, da maggio, un Pd plurale e forte, dopo una sfida che avrà coinvolto migliaia di persone, saprà parlare meglio al Paese».

    Bersani vuol dialogare con i 5 Stelle. Voi dialogate con Mdp?

    «Io penso che il Pd deve dialogare con gli italiani, tutti, anche quelli che votano i 5 Stelle, ma penso agli elettori, non ai dirigenti. II confronto tra gruppi dirigenti a Roma non coglie affatto il punto anche perché i loro comportamenti sono inaccettabili. Con Mdp non vedo dialogo possibile. Nelle città decideranno i Pd dei territori».

    Il rapporto tra il Pd e il governo è sempre più faticoso…

    «No, stiamo facendo un lavoro comune, sapendo che abbiamo le stesse responsabilità. Spetta a noi fare bene e al Pd arricchire di contenuti la proposta del governo. Obiettivo di tutti è sostenere una ripresa ancora faticosa, ma che c’è e che va irrobustita sostenendo la crescita e l’occupazione».

    Avete tolto i voucher per paura della Cgil?

    «Abbiamo fitto una scelta forte e chiara, eliminando uno strumento che si prestava a storture di ogni tipo per sviluppare strumenti alternativi che tutelino meglio i lavori accessori e intermittenti».

    La Ue celebra i suoi primi 60 anni. Quale Europa domani?

    «Dobbiamo passare dal Fiscal Compact all’Europa sociale e fare un salto di qualità su due fronti: più Europa politica, eleggendo anche il presidente della Commissione in via diretta, e più strumenti a tutela dei cittadini sui fronti del lavoro e dell’occupazione. Il compito del Pd dentro il Pse è anche questo».

  • Non cederemo alla Ue, la ripresa va sostenuta

    (Intervista a firma di Marco Conti pubblicata su Il Messaggero del 20.03.2017)

    Ministro Martina, ha visto in Germania! Schulz è stato eletto presidente della Spd con il 100% dei voti. Che significa per un partito andare ad elezioni in maniera così compatta?

    «Significa molto non solo per la Germania ma per l’intera Europa. Schulz è una speranza non solo per il campo socialdemocratico tedesco, ma per le prospettive di tutti i progressisti europei. Soprattutto in vista di una settimana importante come quella che avremo a Roma con l’anniversario dei Trattati. Loro, come noi, possono essere protagonisti di una svolta sociale e politica della Ue di cui abbiano enormemente bisogno».

    Sabato però arriverà a Roma ancora la Merkel. Pensa sia una Cancelliera un po’ diversa anche per la non facile trasferta a Washington?

    «L’appuntamento di Roma è importante per tutte le famiglie europee e per chi crede ad una svolta dal fiscal compact all’Europa sociale. I progressisti hanno una grande questione: come tenere assieme società aperta e identità e continuare a far vivere la Ue come strumento forte di sovranità per proteggere e promuovere i nostri cittadini».

    Quindi Europa come tema centrale anche delle primarie Pd?

    «Certo. Di qui passa una parte importante della nostra identità e della proposta che faremo agli italiani. Siamo per un riscatto democratico dell’Europa e nella mozione depositata con Renzi proponiamo fra l’altro l’elezione diretta del presidente della Commissione per un rapporto forte tra cittadini e massima autorità europea. In più, per il campo progressista, proponiamo le primarie transnazionali per scegliere il candidato».

    Europa sociale che significa?

    «Per noi vuol dire prendersi cura dei più deboli prima di tutto. A partire da un’assicurazione europea contro la disoccupazione, ma poniamo anche il tema di una Schengen per la sicurezza, il ministro del tesoro unico d’Europa e armonizzazione dei sistemi fiscali in modo da decidere a livello europeo politiche di premialità per alcuni contesti. E qui in particolare c’è la proposta legata al Mezzogiorno di istituire delle zone economiche speciali che abbiano tassazioni armonizzate europee semplificate. Non può accadere, come è oggi, che ci sia una fiscalità di vantaggio per l’est Europa e una sofferenza per tutta l’area mediterranea».

    A proposito di Renzi e del ticket fatto per le primarie. La vostra è una coppia destinata a durare o limitata alla fase congressuale?

    «Questa è una proposta che vuole esprimere sino in fondo il carattere plurale ed unitario della nuova stagione del Pd. Va oltre i nostri due nomi. E’ l’idea di una squadra che si fa carico di essere gruppo dirigente plurale».

    Proposta plurale significa anche aggregare altre forze o il Pd andrà per conto suo?

    «Lo vedremo. Per noi è importante presentare agli italiani un programma di cambiamento del Paese che risponda agli interessi e ai bisogni delle famiglie e dei cittadini. Le alleanze si fanno sui programmi e non prima».

    Pensa sia quindi difficile cambiare la legge elettorale?

    «Dobbiamo fare di tutto perché non si scivoli verso un sistema iper-proporzionale. Occorre tenere il più possibile il punto sull’alternanza e sulla possibilità che deve avere il cittadino di potere esprimere direttamente la scelta di governabilità. Per noi il modello migliore è il Mattarellum, vedremo se ci saranno le condizioni per lavorare su questo. Fondamentale è che il 4 dicembre non ci faccia ripiombare in una logica dove la governabilità viene messa in discussione al punto da non salvaguardare i principi minimi che permettano ai cittadini di dire chiaramente chi vogliono al governo».

    Nel frattempo c’è il governo alle prese con la manovra correttiva. Gentiloni sostiene che il quadro è più fragile. Pensa si riferisse anche alla scissione del Pd?

    «Naturalmente il quadro è più fragile perché ciò che è accaduto non ha fatto bene alla maggioranza. Inutile negarlo. Penso però che la determinazione con la quale si stanno affrontando alcuni punti importanti sia quella giusta. Anche nei confronti dell’Europa dobbiamo tenere una linea di condotta che abbia innanzitutto come faro il sostegno a crescita e lavoro. Tutte le scelte devono essere conseguenti a questo e non dobbiamo fare scelte che soffochino quel po’ di ripresa che si è generata».

    Nella mozione avete scritto che il segretario sarà anche candidato premier. Ma ci saranno candidati premier alle prossime elezioni?

    «Noi lo abbiamo ribadito in maniera chiara. Così come accade in tutta Europa anche perché la legittimazione dà forza e peso al governo».

    Non teme l’effetto Bersani? Ovvero che in caso di non vittoria il candidato-premier sia il primo a doversi far da parte?

    «Non credo. Quella era un’altra stagione».

    Per anni la sinistra ha definito Forza Italia come “partito di plastica”. Come definirebbe ora i grillini?

    «Lì c’è un solo uomo al comando esattamente come accadeva per la destra. E’ evidente che l’utilizzo del web è solo un artificio, un’illusione ottica per nascondere questa leva di potere interna stretta su una persona sola».

    Torniamo al governo. Avete cancellato i voucher per paura del referendum o perché non servono?

    «Condivido la scelta fatta con il presidente e tutti i ministri di togliere dal tavolo delle prossime settimane un argomento che rischiava di essere molto divisivo, al di là dei sondaggi e uno strumento che ha generato storture molto complesse. Rimane ora la necessità di lavorare con le parti sociali per individuare strumenti per tutelare il lavoro intermittente, il lavoro saltuario. Il nostro impegno, e quello in particolare del ministro Poletti, è rivolto ad affrontare il tema delle famiglie e delle piccole imprese».

    Altro tema che si affaccia in Parlamento è quello dei magistrati impegnati in politica che poi tornano a fare i giudici. Che ne pensa?

    «Che occorra una riflessione, senza accelerazioni. il Parlamento è la sede giusta. Vedremo».