• La legge che taglia 1,3 miliardi di tasse agli agricoltori

    (Intervista a firma di Roberto Baschè pubblicata su La Voce di Mantova del 17 ottobre 2016)

    Latte, cereali, carni suine, contoterzismo, sono i temi centrali dell’intervista con il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, soprattutto in relazione alla legge di stabilità, che sabato scorso il governo ha licenziato come documento guida per la gestione finanziaria dello Stato nell’esercizio 2017. Con la legge di stabilità in concomitanza l’Unione Europea ha impresso il suo via libera all’etichetta che identifica la qualità del latte e il luogo di produzione, un fatto importante per un Paese, come il nostro, che è uno dei principali produttori del settore. Un fatto rilevantissimo anche per il Mantovano che soffre proprio delle difficoltà a piazzare il latte di sua produzione.

    Nella legge di bilancio l’agricoltura è stata ancora protagonista. Quali sono le novità per gli agricoltori?

    «Il governo in questi mesi ha rimesso l’agricoltura e l’agroalimentare al centro dell’agenda economica. Il nostro obiettivo è tutelare il reddito di chi vive di agricoltura. Per questo dopo la cancellazione lo scorso anno dell’Irap e dell’Imu sui terreni, quest’anno andiamo avanti con l’azzeramento dell’Irpef agricola per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Parliamo complessivamente di oltre 1,3 miliardi di curo di tasse in meno in due anni. Un’operazione di sgravio mai fatta prima in Italia sul settore primario».

    Per i giovani cosa è previsto?

    «Abbiamo stabilito per i nuovi agricoltori under 40 l’esenzione totale dai contributi previdenziali per i primi 3 anni di attività. Il quarto e quinto anno è previsto uno sconto del 66% e del 50%. Abbiamo bisogno di energie nuove per rendere sempre più forte il nostro modello agricolo. Questa misura rappresenta un ulteriore sforzo di sostegno ai giovani in agricoltura dopo le misure degli anni scorsi che hanno avuto successo portando tante ragazze e ragazzi nel settore».

    Signor Ministro, uno dei temi più importanti del momento per l’agricoltura è la questione della sovrapproduzione di latte, che riguarda tutta l’Unione Europea. Bruxelles ha deciso di stanziare fondi per incentivare il taglio della produzione, che sono andati, praticamente tutti, ma non agli italiani: spieghi questo fatto e ci dica se l’Italia è stata penalizzata.

    «Nei prossimi 3 mesi ci saranno 1 milione di tonnellate di latte in meno sul mercato. A diminuire saranno soprattutto gli Stati che hanno sovraprodotto come Olanda, Germania e Francia. Significa meno latte in arrivo dall’estero in Italia e ci sono anche segnali interessanti sul lato del prezzo. Questo non significa che la crisi sia passata, anzi. Dimostra invece la necessità di avere strumenti di gestione delle crisi a livello europeo, valide per tutti».

    Un’ottima notizia per il settore è il via libera arrivato nei giorni scorsi, all’introduzione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti lattiero caseari in Italia. Come commenta questa notizia?

    «È un passo fondamentale atteso da tanto tempo che ci consentirà di valorizzare il lavoro dei nostri allevatori e di tutta la filiera lattiero-casearia, ma anche di assicurare ai consumatori la massima trasparenza. Sono molto soddisfatto per il lavoro portato avanti, questo provvedimento, insieme a quello francese, non ha precedenti. Il nostro obiettivo ora è che questa legge sia estesa a tutta l’Unione europea, dando così più strumenti di competitività e tutela del reddito ai produttori».

    In merito al pezzo del latte, si può sperare che la ripresa, seppur timida dei consumi, consenta di strappare contratti più favorevoli per i produttori in rapporto all`industria?

    «Dobbiamo spingere insieme perché il trend sui consumi si inverta e ritorni stabilmente positivo. Siamo pronti a fare la nostra parte e credo che l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta possa dare una mano a valorizzare il lavoro dei nostri allevatori. Questo valore, infatti, deve aiutare soprattutto i produttori a vedere una giusta remunerazione degli investimenti e della fatica che fanno».

    Il suo ministero ha emanato un decreto con il quale vuole incentivare la nascita di contratti di filiera per la produzione di grano duro, stanziando 100 euro ad ettaro fino al massimo di 50 ettari. Questo però da alcune parti viene giudicato come un provvedimento a pioggia su un tema che non affronta i problemi centrali del comparto cerealicolo.

    «Tutt’altro che a pioggia. Si tratta di un intervento immediato per dare avvio al piano cerealicolo nazionale e far aumentare da 80mila a 100mila ettari le superfici interessate da contratti di filiera. Così possiamo dare più tutela agli agricoltori e aumentare la qualità del nostro grano. Serve un passo in più: un patto strategico di filiera. Gli obiettivi fondamentali sono la salvaguardia del reddito dei produttori, più trasparenza nella formazione del prezzo, sperimentazione di un’assicurazione dei ricavi degli agricoltori e l’indicazione dell’origine del grano nell’etichetta della pasta».

    Dopo 17 anni la Cina ha aperto il proprio mercato alle carni suine fresche italiane, una notizia importante per un comparto da tempo in forte crisi. Come è avvenuto?

    «Abbiamo lavorato molto su questo tema in sinergia con il Ministero della Salute e l’Ambasciata italiana in Cina ottenendo un risultato fondamentale per la tutela della nostra suinicoltura. Ora vogliamo accelerare anche la fase applicati a, per dare avvio effettivo all’export. Quello cinese è un mercato strategico, basti pensare che negli ultimi anni le esportazioni agroalimentari italiane in Cina hanno superato i 350 milioni di euro. Con la rimozione di questo blocco abbiamo aggiunto un tassello fondamentale al nostro lavoro».

    Per un’agricoltura più competitiva è fondamentale investire in innovazione. In questo scenario il ruolo dei contoterzisti diventa sempre più importante. Come pensate di supportare questa crescita?

    «Puntare sulle nuove tecnologie è una chiave decisiva per rafforzare il modello agricolo italiano. Per questo abbiamo voluto fortemente che l’agricoltura, in particolare quella di precisione, avesse uno spazio da protagonista nel piano Industria 4.0. In questo ambito anche i conto-terzisti, anzi direi soprattutto loro, avranno strumenti di forte sostegno agli investimenti innovativi come il super- ammortamento e l’iperammortamento. Abbiamo l’obiettivo di portare dall’1 al 10% i terreni che in Italia vengono coltivati con queste tecnologie entro 5 anni. E una sfida che possiamo vincere».

  • Salviamo l’agricoltura delle zone terremotate

    (Intervista a firma di Italo Carmignani pubblicata su Il Messaggero del 15 ottobre 2016)

    La terra che trema ha colpito la terra che lavora. Dal Lazio alle Marche, passando perl’Umbria, s’alza dalle stalle e dai campi il lamento più forte nelle zone colpite dal sisma. Il ministro Maurizio Martina sa bene che l’agricoltura ha ricevuto il colpo più forte. Ma spiega che il piano del Governo non lascerà soli gli agricoltori. Per un motivo preciso: il decreto stanzia 35 milioni di euro per l’emergenza e già altri 220 milioni per la ricostruzione.

    Ministro Martina, gli stanziamenti basteranno a coprire tutte le necessità e a salvare 3300 posti di lavoro?

    «Siamo al fianco delle aziende sin dalle prime ore. Bisogna ripartire dall’agricoltura e si sta stanziando quello che è necessario. La scelta fatta con il decreto va proprio in questa direzione. Oltre ai finanziamenti per gli indennizzi fino al 100% dei danni subiti dagli agricoltori, c’è già un importante investimento sul futuro».

    Cosa prevederà il piano?

    «Le azioni verranno individuate insieme a imprese, Regioni e istituzioni locali. Le Regioni in particolare avranno un ruolo determinante. L’obiettivo è rilanciare tutto il tessuto agricolo della zona, valorizzare i prodotti locali e salvaguardare l’identità rurale dell’area, guardando ai giovani. I 220 milioni di euro dovranno essere utilizzati con queste priorità».

    Ad Amatrice gli allevatori invocavano aiuti immediati: se arriva il freddo e non ci sono le stalle, le mucche muoiono e si devono chiudere le attività. Il freddo è arrivato: si è riusciti a coprire l’emergenza?

    «Abbiamo creato un coordinamento operativo in campo dalla prima settimana dopo il sisma. Grazie a questo lavoro e anche alla generosità dei contributi volontari, abbiamo affrontato le prime emergenze. Ad esempio, sono stati creati centri di distribuzione gratuita dei mangimi e sono state dotate diverse stalle di mungitrici mobili. Il bando per i ricoveri temporanei degli animali della Regione Lazio è già in corso. Urgenza degli interventi e massima trasparenza della spesa devono andare di pari passo».

    Chi pagherà?

    «Per la prima volta, tutti questi costi vengono inseriti nel bilancio del commissario per l’emergenza».

    Chi aveva la stalla funzionante chiedeva di potere avere una casetta mobile, o una roulotte, vicino al posto di lavoro. Sarà accontentato?

    «La Protezione civile sta attuando i piani su queste richieste, andando il più possibile incontro alle esigenze delle imprese».

    Cosa deve fare un agricoltore per ottenere il contributo? Si passerà attraverso le organizzazioni di categoria o la procedura burocratica sarà interamente affidata all’amministrazione pubblica?

    «Abbiamo coordinato le azioni in modo che già nella stima dei danni gli agricoltori abbiano delle procedure semplificate. Per venire incontro subito alle prime necessità, il 15 settembre abbiamo pagato in anticipo 7 milioni di euro di contributi Ue a oltre mille aziende. Sul resto la Regione sta lavorando al massimo nel rapporto diretto con gli agricoltori e gli allevatori».

    Il sindaco di Amatrice chiede di creare un polo per la produzione del sugo all’amatriciana. È una proposta da sostenere?

    «È un’idea interessante che andrà valutata all’interno del piano strategico».

    Ci sono altre idee in campo? Altri settori agricoli o agroindustriali su cui puntare per quella regione?

    «Certamente va fatto un lavoro sugli allevamenti e i formaggi tipici della zona, ma più in generale dobbiamo valorizzare tutta l’esperienza agroalimentare ed enogastronomia locale».

    Al di là dello slogan “ripartiamo dalla terra”, cosa fa concretamente il governo per sostenere l’agricoltura? A parte l’Irpef agricola, nella legge di stabilità c’è altro? Gli sgravi fiscali bastano a rilanciare la nostra agricoltura?

    «Noi non lavoriamo a slogan. Ci prendiamo la responsabilità di fare scelte che l’agricoltura aspetta da troppi anni. C’è ancora tanto da fare ma un taglio di tasse da 1,3 miliardi di euro in due anni non era mai stato fatto per il settore. Dopo la conferma della cancellazione di Irap e Imu, interverremo anche sull’Irpef. Poi continueranno la nostra strategia a sostegno del rinnovamento generazionale, per la promozione internazionale dei nostri prodotti e per la semplificazione del rapporto tra pubblica amministrazione e aziende agricole».

  • Legge di Stabilità: via Irap e Imu sui terreni per imprese agricole. Oltre 800 milioni di euro per la crescita

    “La legge di stabilità approvata ieri è tra le più agricole degli ultimi anni.  Abbiamo lavorato per tutelare il reddito delle imprese con sostegni concreti e immediati a partire dall’eliminazione dell’Irap e dell’Imu sui terreni. Meno tasse e più semplificazione e investimenti per sostenere un settore strategico anche per la lotta alla disoccupazione. Le misure messe a punto ci consentono di investire oltre 800 milioni di euro, segnando così una delle azioni più forti che si siano mai fatte negli anni a sostegno del settore primario”.

    VIA IRAP E IMU SUI TERRENI PER LE IMPRESE AGRICOLE 
    Tutelare il reddito degli agricoltori e favorire il rilancio immediato degli investimenti: sono questi gli obiettivi del taglio delle tasse sui fattori produttivi con la cancellazione di Irap e Imu sui terreni. 600 milioni di euro che potranno essere così utilizzati dalle aziende per aumentare la competitività, creare occupazione e affrontare con più forza la sfida dei mercati anche internazionali.

    QUANTO RISPARMIANO LE AZIENDE – CASI CONCRETI
    Grazie agli interventi stabiliti, le imprese agricole avranno forti risparmi fiscali. Ad esempio un’azienda di produzione di latte in Lombardia, con un fatturato da 400 mila euro, beneficerà di 3.100 euro di taglio Irap, 1.800 euro di taglio Imu, oltre a 5.600 euro di aumento compensazione IVA, per un totale di 10.500 euro di tasse in meno. Risparmio da 8.800 euro, invece, per un’impresa vitivinicola da 12 ettari in Abruzzo, grazie all’eliminazione dell’Irap che costava 4.660 euro e dell’Imu che pesava per 4.220 euro. Anche al Sud l’intervento è molto consistente: per un’azienda agrumicola siciliana di 14 ettari, infatti, ci saranno oltre 12.200 euro di tasse in meno (5.386 euro di Irap e 6.858 euro di Imu).

    LE ALTRE PRINCIPALI MISURE 

    – PIÙ TUTELA DEL REDDITO: 140 MILIONI PER ASSICURAZIONI CONTRO CALAMITÀ  
    Per garantire la tutela del reddito degli agricoltori danneggiati da fenomeni di eccezionale avversità atmosferica, viene finanziato con 140 milioni di euro in due anni il programma di agevolazioni assicurative in agricoltura contro le calamità naturali.

    – PIÙ INNOVAZIONE E SICUREZZA: 45 MILIONI PER RINNOVO MACCHINE AGRICOLE
    45 milioni di euro vengono stanziati per il rinnovo delle macchine agricole, puntando su tecnologie innovative, sicure e sostenibili. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.

    – MENO TASSE PER GLI ALLEVATORI: 32 MILIONI PER AUMENTO COMPENSAZIONE IVA
    Confermato l’intervento inserito nel Piano latte del Ministro Martina con l’aumento della compensazione Iva da 8,8% a 10% per i produttori di latte fresco. Il risparmio fiscale conseguente per le aziende del settore vale circa 0,5 centesimi di euro per litro venduto.

    – RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA 
    Dopo l’accorpamento di Cra e Inea nel nuovo CREA (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), prosegue l’azione di razionalizzazione degli enti collegati al Mipaaf. Per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, la Legge di Stabilità prevede che l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengano incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).