• Cremona, punto di riferimento da valorizzare

    (Intervista a firma di Andrea Gandolfi pubblicata il 28 ottobre 2016 su La Provincia di Cremona)

    «La Fiera di Cremona costituisce un punto di riferimento certo per il settore agro-zootecnico, e va valorizzata sempre di più. Il sistema fieristico lombardo, in primis, può e deve compiere un salto di qualità strategico. Per me le parole d’ordine devono essere quelle della collaborazione e dell’integrazione, per essere sempre più forti sulla scena internazionale. E su questo asse il governo è pronto a dare una mano con gli strumenti che ha a disposizione, come è già accaduto per la presenza delle nostre fiere agroalimentari all’estero».

    Costretto ieri pomeriggio al forfait da una serie di contrattempi, arriva in Fiera oggi alle 9 il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che in questa intervista a La Provincia anticipa i temi centrali del suo intervento.

    Signor ministro, tra gli stand si respira un moderato ottimismo per la ripresa dei mercati del latte e della suinicoltura. Come si può consolidare questo trend fino a renderlo strutturale?

    «Dobbiamo continuare un lavoro serio a tutela del reddito degli allevatori. Abbiamo affrontato un passaggio stretto, e i segnali positivi che registriamo vanno consolidati. Per questo a Cremona presenteremo un nuovo intervento a sostegno della zootecnia, con 31 milioni di euro di risorse europee e nazionali».

    Quali misure avete previsto?

    «Interveniamo su tre assi: bovino da latte in montagna, suinicoltura e latte ovino. Sul primo filone abbiamo stabilito un aiuto per circa 19 mila aziende montane, che allevano in totale oltre 500 mila capi. Va riconosciuto il ruolo di questi allevatori nella conservazione di interi territori rurali».

    Per suini e ovini come si articoleranno gli aiuti?

    «L’intervento a sostegno della suinicoltura punta sull’incremento del benessere animale, con un focus specifico per i piccoli allevamenti con meno di mille scrofe. Per far crescere la qualità del latte ovino, poi, c’è un contributo specifico che riguarderà circa 10 milioni di litri, ovvero un quarto della produzione nazionale».

    Che tempi ci saranno?

    «Entro novembre i dettagli operativi saranno definiti tecnicamente, e le aziende potranno accedere alle diverse misure nella prima parte del 2017».

    Gli operatori nutrono grandi aspettative per l’annunciato ‘disco verde’ della Cina all’importazione delle carni suine fresche italiane. Quali passaggi e tempi serviranno perché il provvedimento diventi operativo?

    «É un risultato molto importante. Il blocco durava dal 1999 ed ora, rimosso il bando stiamo chiedendo di accelerare i protocolli attuativi, che vengono seguiti dal ministero della salute con le autorità cinesi. La Cina rappresenta il più grande mercato al mondo per la carne suina, vogliamo tornare ad essere protagonisti».

    Come valuta il meccanismo europeo di sostegno al taglio della produzione di latte, quali altri strumenti saranno necessari?

    «Finalmente la Commissione Ue ci ha ascoltati, mettendo in campo una misura valida per tutta Europa, con un effetto visibile sui prezzi. La riduzione di oltre un milione di tonnellate di produzione nei prossimi mesi è un fatto positivo, tenuto conto che riguarda soprattutto gli altri Paesi. In Italia significa meno latte che arriva dall’estero a prezzi molto bassi. Bisogna andare avanti nelle misure, e ribadiamo la necessità per il medio periodo di arrivare ad una Ocm latte europea».

    Un altro segnale importante è il via libera all’introduzione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti lattiero caseari.

    «Dal primo gennaio 2017 l’Italia avrà etichette più chiare e trasparenti per latte, formaggi, yogurt. É un risultato storico, che consentirà ai consumatori di avere più informazioni, e che ci auguriamo dia una mano a valorizzare il lavoro dei nostri allevatori».

    La legge di stabilità approvata nei giorni scorsi dedica particolare attenzione all’agricoltura. Quali sono i provvedimenti principali, e le eventuali ulteriori misure alle quali state lavorando?

    «L’agricoltura è tornata centrale nell’agenda economica e politica del Paese. Con la legge di bilancio abbiamo proseguito lungo la strada della riduzione delle tasse nel settore. Dopo la conferma della cancellazione di Imu e Irap, azzeriamo l’Irpef per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Ci sono ancora molte tematiche da affrontare, ma uno sgravio da 1,3 miliardi di euro in 2 anni non si era mai fatto. Sono contento anche dell’esenzione totale dei contributi per 3 anni per le nuove imprese agricole condotte da under 40. Ci sono poi misure per favorire l’agricoltura e la zootecnia di precisione 4.0 ».

  • La legge che taglia 1,3 miliardi di tasse agli agricoltori

    (Intervista a firma di Roberto Baschè pubblicata su La Voce di Mantova del 17 ottobre 2016)

    Latte, cereali, carni suine, contoterzismo, sono i temi centrali dell’intervista con il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, soprattutto in relazione alla legge di stabilità, che sabato scorso il governo ha licenziato come documento guida per la gestione finanziaria dello Stato nell’esercizio 2017. Con la legge di stabilità in concomitanza l’Unione Europea ha impresso il suo via libera all’etichetta che identifica la qualità del latte e il luogo di produzione, un fatto importante per un Paese, come il nostro, che è uno dei principali produttori del settore. Un fatto rilevantissimo anche per il Mantovano che soffre proprio delle difficoltà a piazzare il latte di sua produzione.

    Nella legge di bilancio l’agricoltura è stata ancora protagonista. Quali sono le novità per gli agricoltori?

    «Il governo in questi mesi ha rimesso l’agricoltura e l’agroalimentare al centro dell’agenda economica. Il nostro obiettivo è tutelare il reddito di chi vive di agricoltura. Per questo dopo la cancellazione lo scorso anno dell’Irap e dell’Imu sui terreni, quest’anno andiamo avanti con l’azzeramento dell’Irpef agricola per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Parliamo complessivamente di oltre 1,3 miliardi di curo di tasse in meno in due anni. Un’operazione di sgravio mai fatta prima in Italia sul settore primario».

    Per i giovani cosa è previsto?

    «Abbiamo stabilito per i nuovi agricoltori under 40 l’esenzione totale dai contributi previdenziali per i primi 3 anni di attività. Il quarto e quinto anno è previsto uno sconto del 66% e del 50%. Abbiamo bisogno di energie nuove per rendere sempre più forte il nostro modello agricolo. Questa misura rappresenta un ulteriore sforzo di sostegno ai giovani in agricoltura dopo le misure degli anni scorsi che hanno avuto successo portando tante ragazze e ragazzi nel settore».

    Signor Ministro, uno dei temi più importanti del momento per l’agricoltura è la questione della sovrapproduzione di latte, che riguarda tutta l’Unione Europea. Bruxelles ha deciso di stanziare fondi per incentivare il taglio della produzione, che sono andati, praticamente tutti, ma non agli italiani: spieghi questo fatto e ci dica se l’Italia è stata penalizzata.

    «Nei prossimi 3 mesi ci saranno 1 milione di tonnellate di latte in meno sul mercato. A diminuire saranno soprattutto gli Stati che hanno sovraprodotto come Olanda, Germania e Francia. Significa meno latte in arrivo dall’estero in Italia e ci sono anche segnali interessanti sul lato del prezzo. Questo non significa che la crisi sia passata, anzi. Dimostra invece la necessità di avere strumenti di gestione delle crisi a livello europeo, valide per tutti».

    Un’ottima notizia per il settore è il via libera arrivato nei giorni scorsi, all’introduzione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti lattiero caseari in Italia. Come commenta questa notizia?

    «È un passo fondamentale atteso da tanto tempo che ci consentirà di valorizzare il lavoro dei nostri allevatori e di tutta la filiera lattiero-casearia, ma anche di assicurare ai consumatori la massima trasparenza. Sono molto soddisfatto per il lavoro portato avanti, questo provvedimento, insieme a quello francese, non ha precedenti. Il nostro obiettivo ora è che questa legge sia estesa a tutta l’Unione europea, dando così più strumenti di competitività e tutela del reddito ai produttori».

    In merito al pezzo del latte, si può sperare che la ripresa, seppur timida dei consumi, consenta di strappare contratti più favorevoli per i produttori in rapporto all`industria?

    «Dobbiamo spingere insieme perché il trend sui consumi si inverta e ritorni stabilmente positivo. Siamo pronti a fare la nostra parte e credo che l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta possa dare una mano a valorizzare il lavoro dei nostri allevatori. Questo valore, infatti, deve aiutare soprattutto i produttori a vedere una giusta remunerazione degli investimenti e della fatica che fanno».

    Il suo ministero ha emanato un decreto con il quale vuole incentivare la nascita di contratti di filiera per la produzione di grano duro, stanziando 100 euro ad ettaro fino al massimo di 50 ettari. Questo però da alcune parti viene giudicato come un provvedimento a pioggia su un tema che non affronta i problemi centrali del comparto cerealicolo.

    «Tutt’altro che a pioggia. Si tratta di un intervento immediato per dare avvio al piano cerealicolo nazionale e far aumentare da 80mila a 100mila ettari le superfici interessate da contratti di filiera. Così possiamo dare più tutela agli agricoltori e aumentare la qualità del nostro grano. Serve un passo in più: un patto strategico di filiera. Gli obiettivi fondamentali sono la salvaguardia del reddito dei produttori, più trasparenza nella formazione del prezzo, sperimentazione di un’assicurazione dei ricavi degli agricoltori e l’indicazione dell’origine del grano nell’etichetta della pasta».

    Dopo 17 anni la Cina ha aperto il proprio mercato alle carni suine fresche italiane, una notizia importante per un comparto da tempo in forte crisi. Come è avvenuto?

    «Abbiamo lavorato molto su questo tema in sinergia con il Ministero della Salute e l’Ambasciata italiana in Cina ottenendo un risultato fondamentale per la tutela della nostra suinicoltura. Ora vogliamo accelerare anche la fase applicati a, per dare avvio effettivo all’export. Quello cinese è un mercato strategico, basti pensare che negli ultimi anni le esportazioni agroalimentari italiane in Cina hanno superato i 350 milioni di euro. Con la rimozione di questo blocco abbiamo aggiunto un tassello fondamentale al nostro lavoro».

    Per un’agricoltura più competitiva è fondamentale investire in innovazione. In questo scenario il ruolo dei contoterzisti diventa sempre più importante. Come pensate di supportare questa crescita?

    «Puntare sulle nuove tecnologie è una chiave decisiva per rafforzare il modello agricolo italiano. Per questo abbiamo voluto fortemente che l’agricoltura, in particolare quella di precisione, avesse uno spazio da protagonista nel piano Industria 4.0. In questo ambito anche i conto-terzisti, anzi direi soprattutto loro, avranno strumenti di forte sostegno agli investimenti innovativi come il super- ammortamento e l’iperammortamento. Abbiamo l’obiettivo di portare dall’1 al 10% i terreni che in Italia vengono coltivati con queste tecnologie entro 5 anni. E una sfida che possiamo vincere».

  • Campi bio e hi-tech: così rilanceremo il cibo Made in Italy

    (Intervista a firma di Ettore Livini pubblicata su La Repubblica del 23.09.16)

    Ha messo una toppa alla crisi del latte («dal 2017 saremo i primi con la Francia a mettere in etichetta l`origine della materia prima»). È alle prese con i guai del grano, schiacciato da quotazioni da saldo. Il ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina vuol guardare anche oltre le urgenze: «Viviamo in un`epoca dove la Bayer si fonde con Monsanto e la Cina sfida gli Usa incentivando i suoi contadini con 100 miliardi di dollari di aiuti – dice – . L`agricoltura italiana non ha le dimensioni per combattere quella guerra né può ridursi sempre a ragionare a breve termine. Abbiamo bisogno di disegnare una nostra strategia anticipando i cambiamenti e non subendoli».

    Come?

    «Puntando tutto su ecologia e rivoluzione digitale con un obiettivo chiaro: entro il 2030 la nostra agricoltura deve essere 100% sostenibile».

    Dopo Oscar Farinetti (Eataly) e Carlo Petrini (Slowfood) Martina risponde sul tema del Made in Italy, tra eccellenze e falsi miti. Scommessa ambiziosa, la sua.

    Ma perché contadini e imprese dovrebbero seguirla?

    «Perché la sostenibilità aumenta la competitività. I cittadini, sempre più consapevoli, domandano qualità e basso impatto ambientale. Il biologico è l`esempio. In Italia le superfici bio sono aumentate del 50% in 5 anni, i consumi del 20%. E sui prodotti coltivati così si guadagna in media il 10-15% in più. E il modo per valorizzare la nostra biodiversità coniugandola con la redditività».

    E come si possono incentivare rapporti migliori tra industria e produttori agricoli?

    «Con strumenti utili, le faccio un esempio: i contratti di filiera per il grano che stiamo supportando anche in questi giorni. È una scommessa condivisa tra coltivatori e imprese. I contadini garantiscono cereali di maggiore qualità. Le aziende il ritiro del raccolto e il prezzo con accordi pluriennali. Noi mettiamo 100 euro di aiuti all`ettaro e i controlli. In più vogliamo lanciare per primi in Europa un`assicurazione per coprire i ricavi dei campi proteggendoli dalle fluttuazioni dei prezzi. L`obiettivo è tutelare meglio il reddito degli agricoltori».

    L`Italia è il Paese delle micro aziende agricole. Realtà difficili da integrare in una rivoluzione di questo tipo…

    «Questa rivoluzione può partire proprio dai piccoli. lo chiedo ai nostri produttori di aggregarsi. Si può essere piccoli e globali. Pensi alle mele del Trentino: 15mila piccoli produttori indipendenti che fanno rete e oggi controllano assieme il 70% del mercato nazionale e hanno una leadership mondiale. Sono la prova che soprattutto in agricoltura si può essere glocal».

    I “piccoli” però non hanno margini tirati e pochi mezzi per rinnovare le aziende. Come fare?

    «Ci si deve rendere conto che la smart-farm, la fattoria tecnologica e multifunzionale, sfruttando l`Internet delle cose può abbattere i costi e migliorare le rese. Ci sono ad esempio già oggi aziende vitivinicole che usando i sensori dell`irrigazione di precisione hanno ridotto del 30% i consumi di acqua. Anche per questo abbiamo lavorato per estendere i vantaggi del piano “Industria 4.0” all`agricoltura con i superammortamenti su macchine e tecnologie di ultima generazione. Il digitale rivoluzionerà anche tracciabilità ed etichette. Pure qui dobbiamo giocare d`anticipo e non avere paura della massima informazione al cittadino».

    Oggi industria e distribuzione hanno il coltello dalla parte del manico. Come fare per ridare potere negoziale a contadini e consumatori?

    «Digitale ed ecologia accorciano la filiera e avvicinano in modo più trasparente chi lavora nei campi e chi compra dagli scaffali. Anche i trasformatori ci chiedono più aiuti per materie prime sostenibili e di qualità. La distribuzione va coinvolta e deve farsi coinvolgere sempre di più. Sul latte, per esempio, ha dato una mano. Inoltre su questo fronte l`innovazione paga: il 9 settembre abbiamo aiutato le cantine italiane a partecipare alla giornata del vino promossa sul web da Alibaba. Hanno aderito 50 aziende e 500 etichette contro le due imprese dell`anno precedente. C’è chi ha venduto 10mila bottiglie in un giorno. In 24 ore abbiamo raggiunto 100 milioni di cinesi di cui 50 hanno acquistato per la prima volta vino. È stata una bella dimostrazione che, nella globalizzazione, si può essere protagonisti nella propria diversità».

  • Incentivi Ue per chi munge meno

    (Intervista a firma di Ettore Livini pubblicata su Repubblica del 31.05.16)

     

    «Il governo ha fatto molto per il latte italiano. Ma la crisi non è ancora risolta anche perché ha un carattere europeo. E tutta la filiera deve fare la sua parte».
    L`incubo delle quote (e la loro abolizione) turba i sonni del ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina fin dall`inizio del suo mandato.
    «Abbiamo ereditato una situazione molto complicata, figlia della disorganizzazione del sistema italiano e degli strascichi delle multe, vicenda nata da decisioni sbagliate degli esecutivi di centrodestra e costata agli italiani 75 euro a persona».

    Ora siete alle prese con i prezzi in caduta libera e le stalle che chiudono. Cosa avete fatto?

    «Abbiamo mobilitato 120 milioni di aiuti straordinari diretti più 600 milioni con i tagli a Imu e Irap approvati nella legge di stabilità. Siamo uno dei governi Ue che ha investito di più. Abbiamo concordato con l`Abi una moratoria di 30 mesi sui mutui. E ora andremo a Bruxelles come capofila di un`iniziativa che stiamo concordando con Francia, Germania e Spagna per puntare a nuovi strumenti comunitari per gestire la produzione».

    Come?

    «Non certo reintroducendo le quote ma mobilitando risorse a favore di chi diminuisce o non aumenta la produzione. Se si lascia il pallino in mano ai singoli Paesi non si muove nessuno».

    Cosa chiede al resto della filiera per superare la crisi?

    «La filiera del latte si deve organizzare di più. Oggi come oggi nel settore c`è ancora troppa frammentazione. Va superata questa debolezza strutturale. Servono più organizzazioni di produttori, più cooperative. Dove esistono consorzi come Grana Padano e Parmigiano Reggiano il sistema funziona meglio e si autoregola. La madre di tutte le questioni è aiutare a lavorare insieme quel 40% di latte italiano che non va in formaggi Dop».

    E come si può fare?

    «Le regole ci sono. Le abbiamo approvate con la legge 91 che fissa i requisiti per la creazione di un organo interprofessionale come accade nei Paesi più evoluti. Un posto dove si incontrano tutti i protagonisti di filiera e dove non si parla solo di prezzi ma delle decisioni necessarie al comparto per sfuggire alla crisi. Gli strumenti sono sul tavolo. I protagonisti di questo mondo devono imparare ora a usarli».

  • Patto di filiera per il latte

    (Intervista a firma di Maurizio Tropeano pubblicata su La Stampa l’8 maggio 2015)

    Il forum nazionale del Pd sull’agroalimentare serve al ministro Maurizio Martina anche per accelerare il percorso per arrivare «al più presto» ad un patto di filiera per il latte italiano. «Il ministero – spiega – è in campo da mesi per costruire una strategia unitaria dove produttori e trasformatori possano giocare insieme alcune innovazioni. I consumatori hanno le idee molto chiare: ad esempio, 9 su 10 chiedono di conoscere la provenienza della materia prima di latte e formaggi».

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  • Siamo al fianco degli allevatori. Ogni giorno

    Siamo al fianco dei nostri allevatori per superare questa fase molto complicata. L’equa remunerazione dei loro sforzi è una nostra priorità fin dall’inizio del mandato. Dall’Europa ci aspettiamo risposte molto più concrete e intanto portiamo avanti il piano nazionale per il settore.

    In queste ore Agea sta pagando 21 milioni di euro di aiuti straordinari per 25 mila allevatori, abbiamo tagliato le tasse del 25%, aumentato la compensazione Iva al 10% e siamo riusciti a chiudere l’accordo con l’Abi per la moratoria di 30 mesi dei mutui delle aziende lattiere.

    Oggi, in attuazione del nostro accordo di filiera, anche la grande distribuzione interviene. L’iniziativa straordinaria di promozione del latte per i mesi di aprile e maggio con il mondo della Gdo, infatti, è un ulteriore tassello di questo lavoro che stiamo conducendo ogni giorno a sostegno dei nostri allevatori e dei prodotti lattiero caseari di qualità del nostro paese.

    Saranno due mesi importanti per informare bene i cittadini delle qualità anche nutrizionali del latte e per spingere una ripresa dei consumi di una delle nostre eccellenze agroalimentari. Il nostro impegno va avanti anche a sostegno di iniziative concrete come quelle che si stanno attuando in queste giornate.

    Sono molto positivi gli impegni di alcuni operatori, in particolare della cooperazione, del settore lattiero caseario che stanno aumentando le quantità di acquisti di latte italiano. Bene realtà come Granarolo, con cui stiamo collaborando proficuamente, che ha deciso di aumentare di 6 milioni di quintali il suo approvvigionamento di latte italiano. Bene anche interventi come quelli di realtà come Virgilio a Mantova e Plac a Cremona. È necessario tuttavia che questi sforzi non rimangano casi isolati ma si allarghino nelle prossime ore ad altre realtà. Penso in particolare all’industria italiana che può fare decisamente molto.

  • Spinta all’estero per le nostre Dop

    (Intervista al Ministro Maurizio Martina a firma di Nicola Artoni pubblicata su La Gazzetta di Mantova del 29 marzo 2016)

    L’agricoltura continua a vivere grandi difficoltà, che attanagliano in particolare il settore lattiero caseario. In questa intervista rilasciata alla Gazzetta, il ministro Maurizio Martina ripercorre gli ultimi provvedimenti presi dal governo e indica lungo quali direttrici pensa di muoversi per dare ossigeno al comparto.

    La moratoria sui debiti bancari degli allevatori approvata di recente, assieme alla cancellazione di Imu e Irap sui terreni contenuta nella legge di Stabilità, è una bella boccata di ossigeno per il comparto. Quali potranno essere le prossime misure per venire in aiuto al settore?

    «Siamo davanti a una crisi strutturale che richiede interventi straordinari. Il governo ha fatto scelte concrete per tutelare il reddito degli allevatori, con le misure ricordate a cui si aggiungono l’aumento della compensazione Iva sul latte e gli aiuti accoppiati europei destinati alla zootecnia. La moratoria aggiunge un altro pezzo a questo lavoro, fermando per trenta mesi i pagamenti delle rate dei mutui e potenziando così gli effetti del nostro fondo latte da oltre cinquanta milioni. Non basta. Servono anche risposte europee. Ci stiamo battendo per evidenziare l’origine del latte anche nei prodotti trasformati e per costruire una Ocm latte europea, guardando al modello che ha funzionato nel vino».

    L’uscita dal regime delle quote latte ha provocato grande confusione nel comparto e, ad oggi, non c’è ancora un prezzo unitario di riferimento. Anche il tavolo nazionale non ha prodotto i risultati sperati. Quali sono i prossimi passi?

    «Paghiamo oggi scelte non fatte negli anni scorsi, senza una strategia chiara di gestione dell’uscita dal regime trentennale delle quote. Purtroppo il prezzo non dipende dalle scelte di un ministro o di un governo, ma dal libero mercato. Ma serve più equilibrio, i produttori devono veder remunerati i loro sforzi. Per questo abbiamo messo in legge l’obbligo dei contratti scritti e della durata di dodici mesi, per aiutare gli allevatori contro pratiche sleali».

    I produttori locali mantovani garantiscono un’alta qualità del prodotto, non accompagnata però da un giusto prezzo. Quali sono le strategie per far si che le nostre Dop, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, vengano valorizzate al massimo?

    «Serve più export e un rilancio dei consumi sul fronte nazionale. Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono stati protagonisti del nostro piano per l’internazionalizzazione e stiamo spingendo come mai prima con la grande distribuzione organizzata perché valorizzi i prodotti Dop e Igp. Abbiamo anche aumentato il contrasto alle frodi internazionali e in particolare sulla rete dove il falso parmesan ci toglie opportunità e posti di lavoro. Con le operazioni fatte dal nostro Ispettorato abbiamo bloccato in un mese oltre novantamila tonnellate di Parmigiano Reggiano finto, parliamo di quasi l`intera produzione di quello autentico».

    Il biologico sta avendo una decisa impennata: può essere questa la strada giusta per ridare slancio al comparto, quanto meno diversificando parte della produzione?

    «È un comparto in crescita e il marchio bio è riconosciuto dai consumatori. Nel 2015 abbiamo visto i consumi nazionali crescere del 20%, quindi è sicuramente una strada da percorrere. Rientra perfettamente nella strategia complessiva di sostenibilità del modello agricolo. Deve diventare un fattore di competitività e di remunerazione sul mercato».

    Dibattiti e discussioni, anche piuttosto accesi, tra Lei e l’assessore regionale lombardo all’agricoltura Gianni Fava non sono mancati negli ultimi tempi. Lasciando il sospetto che dietro ci sia molta politica, al di là delle tematiche che interessano il mondo agricolo.

    «Quello che è certo è che le polemiche non aiutano gli allevatori. Noi andiamo avanti con un lavoro operativo per avere sempre più strumenti che diano una mano a uscire da una fase complicata. Chi può aggiungere altri interventi lo faccia concretamente. Ciascuno faccia la sua parte con spirito costruttivo e basta».

  • «Pacchetto di 800 milioni per risollevare i bilanci delle aziende agricole»

    (Intervista a firma di Carmine Fotina pubblicata su Il Sole 24 Ore il 18 ottobre 2015)

    Non avrà guadagnato i riflettori ma il pacchetto agricoltura, da solo, vale circa 800 milioni della manovra. Il ministro Maurizio Martina, dopo averne sintetizzato le linee portanti davanti alla platea dei Giovani imprenditori riuniti a Capri, entra nei dettagli di «un insieme di norme che possono rappresentare una svolta per il settore». Il perno, spiega, è il combinato disposto di eliminazione dell’Imu e dell’Irap per gli agricoltori professionali, per un impatto rispettivamente di 400 e 200 milioni di euro. Anche per l’Imu, contrariamente a quanto era emerso nelle prime bozze, il vantaggio riguarderà i terreni in pianura: «E un’eliminazione generalizzata per le aziende agricole anche in pianura, oltre che per tutti i territori delle aree svantaggiate e montane». L’intero pacchetto, che include anche interventi per i produttori di latte, per le assicurazioni anti calamità e per il rinnovo dei macchinari, «andrà ad incidere positivamente sui bilanci delle imprese agricole, difendendo prima di tutto il reddito di chi in Italia vive di agricoltura».

    Ai 600 milioni relativi alla manovra su Irap e Inni si aggiungono 140 milioni in due anni per il programma di agevolazioni assicurative contro le calamità naturali,45milioniperunfondo destinato a finanziare l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali, 32 milioni per l’aumento della compensazione Iva dall’8,8 per cento al 10 per cento per i produttori di latte fresco (risparmio fiscale stimato in 0,5 centesimi di euro per litro venduto). «Le coperture di queste misure sono per la grande maggioranza esterne al settore, accanto al recupero di importanti fondi perenti. Non finanziamo gli sgravi con altre tasse. Per i macchinari c’è anzi un effetto doppio, perché alla misura specifica finanziata con 45 milioni si aggiungerà il beneficio dei super ammortamenti al 140 per cento che la legge di stabilità ha previsto per tutti i settori».

    «Abbiamo davanti esempi concreti dei vantaggi che deriveranno agli agricoltori – prosegue Martina – e sono numeri interessanti». Per un’azienda di produzione di latte in Lombardia, con 400mila euro di fatturato, il beneficio è di 3.100 euro in termini di taglio Irap, 1.800 per l’Imu, 5.600 per la compensazione Iva, per un totale di 10.500 euro. Al Sud, se si utilizza come esempio un`azienda agrumicola siciliana di i4 ettari, il risparmio fiscale totale può aggirarsi intorno ai euro. Le stime del ministero, nel caso di un`impresa vitivinicola dell`Abruzzo din ettari indicano invece un risparmio di 8.800 euro. Ai tagli fiscali, il ministero abbina una nuova puntata della riorganizzazione degli enti. Isa e Sgfa vengono incorporati nell’Ismea. «Proseguiamo un riassetto che ha già visto l’abolizione dell`Ex Agensud e l’accorpamento di Cra e Inea nel nuovo Crea, il consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. Con l’operazione Ismea inserita nella legge di stabilità pensiamo di aumentare l’efficienza generale del sistema e di agevolare l`accesso al credito delle imprese. Sarà nominato un commissario straordinario che avrà il compito di definire, entro un anno, un piano di riorganizzazione interna con un taglio alle spese fisse». Martina lascia il convegno di Capri con la convinzione che la nuova legge di stabilità fornirà un supporto rilevante al settore. Ma non si congeda senza un passaggio obbligato sull’Expo, «solo nella giornata di venerdì scorso ci sono state 272mila presenze: più di venti milioni di biglietti rappresentano un grande successo per l’Italia».

  • “Addio quote latte costate 75 euro a italiano E basta multe europee ora deciderà il mercato”

    (Intervista di Rosaria Amato per La Repubblica del 30 marzo 2015)

    Stop alle quote latte: dal primo aprile via al libero mercato. Un momento atteso ma anche temuto dagli allevatori italiani: la concorrenza è agguerrita, e alcuni Paesi sono particolarmente competitivi soprattutto sul fronte dei prezzi. È una sfida che le nostre imprese possono affrontare con successo, assicura il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. E, con l’Expo alle porte, per tutte l’obiettivo è quello di “fare squadra”, potenziando l’organizzazione e la filiera, senza trascurare alleanze strategiche e le partnership internazionali. La vicenda Pirelli non deve fare paura: le aziende italiane devono essere in grado di stabilire «relazioni forti», mantenendo però «altissima l’attenzione sul presidio di italianità».

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  • “Gioco di squadra per far vincere la qualità”

    (Intervista al “Corriere della Sera Milano” del 30 dicembre 2014)

    «Siamo già campioni di qualità, ma continuiamo a giocare individualmente. Dobbiamo imparare a muoverci meglio in squadra». Leggi di più

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