• Perchè la terra ai giovani è la strada giusta

    (Lettera pubblicata su il Corriere della Sera del 16.10.2017)

    Caro direttore,
    le interessanti riflessioni che Susanna Tamaro e Andrea Segrè hanno affidato al Corriere della Sera meritano un approfondimento, tanto più oggi che celebriamo la giornata internazionale dell’Alimentazione e a seguito del G7 Agricoltura di Bergamo che si è chiuso ieri. Appuntamenti che rilanciano gli impegni per azzerare la fame entro il 2030 e proteggere 5oo milioni di famiglie nel mondo che vivono di agricoltura: sono loro i protagonisti rurali a tutte le latitudini del pianeta.
    Lavorare sempre di più per tenere insieme difesa dei loro redditi e rispetto dell’ambiente e della biodiversità è la nostra priorità.
    Produrre meglio, sprecando meno è l’imperativo e proprio in questo contesto offriamo al confronto con gli altri Paesi le distintività e l’esperienza unica dell’Italia. Ecologica e tecnologica, così immaginiamo la nostra agricoltura davanti alla sfida dell’adattamento climatico.

    In questa prospettiva lavoriamo con impegni concreti. Lo facciamo affiancando migliaia di aziende agricole del nostro Paese, promuovendo la sostenibilità a partire dal biologico, favorendo la diffusione delle nuove tecnologie per ridurre gli sprechi e rendere più efficienti le imprese. Non c’è dubbio che ci sia ancora molto da fare. Susanna Tamaro e Andrea Segrè pongono all’attenzione di tutti il tema centrale del sostegno ai redditi per chi vive di agricoltura, a partire dai giovani che si vogliono spendere con passione in questa esperienza. Li ringrazio per questa attenzione perché credo essenziale che il Paese ne discuta, ben oltre gli addetti ai lavori. Perché il rinnovamento generazionale è decisivo per garantire una prospettiva di sviluppo all’agricoltura italiana.

    Anche la formazione permanente resta una frontiera centrale di questa sfida. Sono interessato a capire come possiamo fare meglio su ambo i fronti. In particolare sulla questione formativa abbiamo aperto da tempo un confronto assai positivo con il ministro Fedeli per sviluppare nuovi impegni. Sul fronte della tutela del reddito, invece, la ragione che ci ha spinto a eliminare in questi anni le principali tasse agricole è stata proprio quella di sostenere, anche così, chi vive di agricoltura. E l’impegno che abbiamo promosso per sperimentare maggiore tracciabilità e trasparenza in etichetta è coerente con questo sforzo.

    Tutto ciò ha trovato proprio nei giovani agricoltori italiani un punto di forza essenziale. Accanto a formazione e sostegno al reddito credo non vadano mai dimenticati altri due nodi per favorire il loro protagonismo effettivo: l’accesso alla terra e al credito. Noi stiamo provando a lavorare anche su tutto questo. Abbiamo compiuto alcune scelte, ad esempio destinando terre pubbliche, per anni incolte, proprio ai giovani attivando mutui a tasso zero dedicati a loro o azzerando per tre anni i contributi previdenziali a carico degli under 4o che aprono nuove aziende agricole.

    Tutto questo ha mosso la situazione in modo positivo tanto che vogliamo andare avanti con nuove misure coerenti con questa impostazione. C’è un dato che ci dice che la strada è giusta: dal 2014 le imprese di giovani agricoltori sono cresciute da 55 mila a 7o mila. Storie di chi ha scelto non di«tornare» alla terra, ma di guardare al futuro. C’è un pensiero di uno di loro che mi ha colpito molto. Sul suo sito Carlo Maria ha scritto «Non avevo terra, non avevo un soldo ma avevo un sogno, fare l’agricoltore». È nostra responsabilità quotidiana contribuire con passione alla realizzazione di questo sogno.
    Per questo bene facciamo a riflettere pubblicamente su come aiutare di più una nuova generazione a coltivare il proprio futuro.

  • Il Cibo, una questione di cittadinanza

    (Intervista a cura di Franco Cattaneo pubblicata su L’Eco di Bergamo del 16.10.2017)

    Terminato sotto il sole nel verde diAstino il G7 sull’agricoltura, il ministro Maurizio Martina è partito per Roma dove oggi i ministri partecipano, alla Fao, alla Giornata internazionale dell’alimentazione per ascoltare le parole di Papa Francesco. «C’è un ponte ideale fra il nostro vertice e questa assise», dice, insistendo sul «passo avanti» compiuto a Bergamo, una terra predisposta a recepire e a coltivare concetti chiave del vertice internazionale come cooperazione, dialogo, unità d’intenti e vicinanza alle tragedie dell’Africa.

    Si nota questa soddisfazione fra i 7, che in realtà sono 9 con il commissario europeo e l’inviata dell’Unione africana.
    «Sì, e da parte mia aggiungo il grande orgoglio per la nostra città e per il nostro territorio. Penso che abbiamo svolto un lavoro molto utile ed è impressionante come le delegazioni siano rimaste affascinate dalla bellezza di Bergamo. Un grande ringraziamento alle forze dell’ordine, all’amministrazione comunale e provinciale, a tutte le associazioni che hanno partecipato e ai cittadini. Bergamo ha confermato la possibilità di organizzare al meglio questi appuntamenti in forma molto aperta. Mipermetto di dire che questo è stato il G7 di gran lunga più partecipato dalla società civile e anche di questo vado orgoglioso».

    Sul piano politico l’intesa completa non era scontata, considerando le posizioni dell’America di Trump.
    «Non lo era e per questo la Dichiarazione diBergamo condivisa all’unanimità è un passo avanti decisivo. Se si ragiona in termini generali, per esempio sui cambiamenti climatici, ci sono posizioni diverse e si fatica a trovare una sintesi comune. Ma se si atterra nel concreto, sulla relazione fra eventi atmosferici estremie sviluppo agricolo, allora si trovano le convergenze utili. Ed è quel che è avvenuto».

    In sostanza il ministro americano Sonny Perdue s’è rivelato disponibile.
    «È così. Il rappresentante di Washington è stato governatore della Georgia, uno Stato agricolo, ed è un uomo di notevole esperienza in questo campo. Ha lavorato con disponibilità al comunicato finale e hariconosciuto concretamente il problema che dobbiamo affrontare».

    La gestione dei rischi ambientali resta lo snodo centrale.
    «Quel che sta accadendo inAfrica e in altre parti del mondo rende il governo dell’impatto dei disastri ambientali una questionepurtroppo molto concreta. C’è l’urgenza di avere nuovi strumenti per le piccole e medie imprese familiari che sono il tessuto fondamentale di ogni agricoltura nel mondo. È la grande sfida aperta per tutti. Per questo, come presidenza italiana del G7, daremo mandato alla Fao perché si individuino, attraverso le nuove tecnologie, gli strumenti che consentano di prevenire e contenere l’effetto devastante delle calamità naturali sul mondo agricolo. Dobbiamo insistere sulla prevenzione e sulle informazioni meteorologiche in tempo utile, sulla massima diffusione delle tecnologie per sostenere le esperienze locali: un ambito non scontato nei contesti più deboli. La cooperazione agricola ha il suo focus strategico sull’Africa e ci siamo detti che il problema ci riguarda, coinvolge tutti. Dunque, dobbiamo condividere buone pratiche di uno sviluppo innovativo».

    Avete anche affermatoil principio del cibo come questione democratica.
    «La consapevolezza del nesso inscindibile fra l’accesso al cibo, le disuguaglianze e le migrazioni è stata discussa nella sessione finale. Abbiamo segnato una tappa nuova nel rapporto con l’Africa, perché l’immediatezza di alcune possibilità di coop erazione si possono misurare proprio apartire dalle conoscenze pratiche del mondo rurale dei Paesi del G7. Abbiamo declinato dallato dellanostra agenda agricola l’impegno sottoscritto dai capi di stato e digoverno al vertice dei Sette Grandi a Taormina raggiungere l’obiettivo “fame zero” entro il 2030 stabilito dall’Onu e, in particolare, siamo al lavoro perché nei prossimi anni 500 milioni di persone escano dalla denutrizione. La commissariaJosefa Sacko ci ha descritto le condizioni drammatiche, specie di alcune aree del continente: carestia, siccità, fame. Ci ha spiegato itentativi messi in atto e i nuovi strumenti adottati dall’Unione africana, ci ha chiesto unamano e ha ricevuto la massima attenzione. Dopo il summit le relazioni con quel continente escono rafforzate».

    Sono entrate nel lessico istituzionale parole-chiavecome«empowerment», cioè il conferire autorità, e resilienza, cioè la capacità di recupero. «”Empowerment” è nel titolo della Dichiarazione di Bergamo. Vuol dire riconoscere la centralità dell’investimento che dobbiamo fare sugli agricoltori e sui produttori per uno sviluppo equilibrato e sostenibile, per arginare le ferite della disuguaglianza. In definitiva, per fare dell’alimentazione una grande questione di cittadinanza e di democrazia».

    Dimensione locale e global: il G7 intende adottare politiche concrete per la tracciabilità e lo sviluppo di sistemi produttivi legati al territorio.
    «Abbiamo trovato un linguaggio comune per valorizzare le esperienze agricole locali, consapevoli che riconoscere questo è un fattore importante nello scenario competitivo mondiale. L’Italia, insieme con l’Unione europea, spingemoltoperlapriorità delle indicazioni geografiche e ci siamo ritrovati nel muoverci insieme perché questo avvenga ad ogni latitudine. Non ultimo, c’è anche l’impegno a rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi: più è alta, maggiore è la tutela dell’anello debole, che spesso èl’universo deiproduttori».

  • Più sostegno fiscale e credito agevolato. Ora 31 milioni per l’innovazione e misure per l’ammortamento dei mezzi

    (Intervista a firma di Mario Barresi pubblicata su La Sicilia dell’11 settembre 2017)

    Il punto, oggi, non è più avere scarpe grosse e cervello fino. Perché, oggi, in campagna – un po’ per quell’istinto darwiniano di sopravvivenza sviluppato con la crisi, ma anche per la naturale vocazione alla genialità – è tempo di manager e innovatori. Una generazione «che ha i piedi per terra e la testa al mondo», la definisce Maurizio Martina. Consapevole del movimento, positivo e contagioso, dei giovani imprenditori agricoli nell’Isola. Il ministro dell’Agricoltura in un’intervista fa il punto sulle misure («sostegno fiscale e più credito per accedere alla terra e far partire le aziende»), messe in pratica con «i mutui a tasso zero, gli incentivi per acquistare i terreni» e l’azzeramento «per tre anni dei contributi previdenziali per le nuove imprese giovanili». Ma c’è dell’altro: un piano ricerca (31 milioni) e un nuovo plafond per l’ammortamento delle macchine agricole nel programma “Industria 4.0”. Con un occhio sempre interessato a problemi e risorse dell’agricoltura siciliana: tipicità e aggregazione, legalità e protezione dai falsi d’autore.

    Ministro Martina, l’agricoltura è tornato a essere un settore per giovani?

    «La risposta è nelle migliaia di esperienze positive di under 40 che stanno ringiovanendo il Made in Italy agroalimentare. Ho avuto la fortuna di conoscere tanti di loro nella mia esperienza da ministro. C’è un’Italia che non si arrende, che ha i piedi per terra e la testa al mondo. Sono loro i protagonisti spesso di nuove forme di cittadinanza attiva, di riattivazione di territori, della nascita di una vera e propria green society. Sono loro il nostro futuro. In questi anni abbiamo provato a dare loro una mano».

    Come?

    «Con un sostegno fiscale e più credito per accedere alla terra e far partire le aziende. Già tre anni fa abbiamo aumentato del 25% gli aiuti europei diretti ai giovani, poi abbiamo messo in legge i mutui a tasso zero, gli incentivi per acquistare i terreni. Abbiamo azzerato per tre anni i contributi previdenziali per le nuove imprese giovanili. C’è tanto da fare, ma i numeri ci dicono che crescono i giovani imprenditori agricoli in Italia. Ora siamo a oltre il 6% del totale delle aziende agricole, partivamo da poco più del 4%».

    In Sicilia sono sbocciate molte nuove esperienze innovative che nei territori convivono spesso anche con pratiche antiche. L’innovazione è davvero per tutti?

    «È il nostro obiettivo. Non c’è vera innovazione se non troviamo il modo di diffonderla anche tra i piccoli produttori. Abbiamo un obiettivo ambizioso: portare dall’uno al 10 per cento le terre lavorate con tecnologie di agricoltura di precisione in Italia da qui al 2021. Per questo abbiamo messo in campo un set di strumenti che guardano anche alle microimprese».

    Dai droni ai satelliti, l’agricoltura si fa sempre più hi-tech. La tecnologia può aiutare il settore ad affrontare le crisi come quella della siccità che ha flagellato l’Italia e la Sicilia in particolare?

    «È una frontiera indispensabile. La lotta al cambiamento climatico passa anche per l’utilizzo di nuove tecnologie più efficienti. Già oggi ci sono sistemi che ottimizzano l’uso dell’acqua, come l’irrigazione di precisione. Ci sono imprese vinicole siciliane all’avanguardia che grazie a questi strumenti hanno aumentato la redditività e abbattuto gli sprechi del 30%. È proprio guardando a queste esperienze che abbiamo deciso di investire in ricerca e innovazione anche nel pubblico».

    Cosa avete previsto?

    «Un piano di ricerca da 31 milioni di euro focalizzato sulle principali colture italiane e sullo sviluppo di sistemi di gestione e analisi dei big data che aiutino gli agricoltori. Accanto a questo ci sono gli incentivi concreti per le aziende con iper-ammortamento e super-ammortamento anche per le macchine agricole nel programma di investimenti di Industria 4.0».

    Che prospettive vede per la Sicilia in questo contesto di innovazione? L’Isola ha un capitale umano di valore. Finalmente può diventare il fattore-traino per la crescita?

    «La Sicilia ha tanti giovani che si stanno mettendo in gioco, aprendo anche spazi nuovi. Non è un caso se abbiamo voluto presentare proprio a Catania il nostro progetto “Agrogeneration”, che va alla scoperta dei nuovi talenti e delle idee più interessanti dell’agricoltura 4.0. Questa è una regione che ha anche fondamentali importanti dal punto di vista produttivo, anche se non del tutto sfruttati».

    Su cosa si dovrebbe investire ancora?

    «Si può valorizzare di più e meglio il prodotto siciliano. Per questo serve più aggregazione, più unione tra i produttori, che siano in grado di affrontare meglio le sfide dei mercati. Troppo spesso la remunerazione dei prodotti non è sufficiente, su questo bisogna migliorare. Non vanno dimenticati anche gli esempi positivi: il vino, l’agrumicoltura e il biologico siciliani sono due punte di diamante del nostro agroalimentare».

    Oltre all’innovazione e all’aggregazione, un altro valore aggiunto può essere la legalità. In Sicilia ci sono molti ragazzi che si spendono in esperienze di agricoltura sociale in terreni confiscati alla mafia. Come aiutarli?

    «Il loro è un esempio per tutti. Penso alle ragazze che ho conosciuto a Portella della Ginestra e che sono state formate, in un’azienda appartenuta a mafiosi, da Libera di Don Ciotti per essere insegnanti negli asili che possono nascere nelle aziende agricole. La loro storia è un seme di speranza che dobbiamo coltivare insieme. Da parte nostra abbiamo avviato un lavoro concreto per il sostegno alle esperienze di agricoltura sociale, ma sicuramente va fatto un salto di qualità nella gestione dei beni confiscati che dia più spazio e strumenti a chi si impegna per riportarli alla legalità».

    Dal Nero d’Avola alle arance, la Sicilia subisce come il resto d’Italia l’assalto dei falsi. Come ci si difende?

    «Lavorando su tutela e promozione. In questi ultimi anni abbiamo sfruttato anche l’innovazione per combattere l’italian sounding. Siamo l’unico Paese al mondo ad aver stretto accordi con grandi player del web come Alibaba, Google e eBay per garantire ai marchi geografici la stessa protezione dal falso che hanno i marchi commerciali».

    Avete protetto anche prodotti siciliani?

    «Grazie al lavoro della nostra task force dell’Ispettorato repressione frodi su ebay, ad esempio, abbiamo bloccato 37 aziende che vendevano falso Pecorino siciliano e scoperto 20 casi di olio extravergine di oliva Sicilia contraffatto. Allo stesso tempo collaboriamo per portare i nostri prodotti sui mercati internazionali. Abbiamo bisogno di accordi giusti che aiutino i piccoli produttori a esportare di più le loro eccellenze. E la Sicilia sarà assoluta protagonista di questo lavoro anche nei prossimi mesi».

  • La legge che taglia 1,3 miliardi di tasse agli agricoltori

    (Intervista a firma di Roberto Baschè pubblicata su La Voce di Mantova del 17 ottobre 2016)

    Latte, cereali, carni suine, contoterzismo, sono i temi centrali dell’intervista con il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, soprattutto in relazione alla legge di stabilità, che sabato scorso il governo ha licenziato come documento guida per la gestione finanziaria dello Stato nell’esercizio 2017. Con la legge di stabilità in concomitanza l’Unione Europea ha impresso il suo via libera all’etichetta che identifica la qualità del latte e il luogo di produzione, un fatto importante per un Paese, come il nostro, che è uno dei principali produttori del settore. Un fatto rilevantissimo anche per il Mantovano che soffre proprio delle difficoltà a piazzare il latte di sua produzione.

    Nella legge di bilancio l’agricoltura è stata ancora protagonista. Quali sono le novità per gli agricoltori?

    «Il governo in questi mesi ha rimesso l’agricoltura e l’agroalimentare al centro dell’agenda economica. Il nostro obiettivo è tutelare il reddito di chi vive di agricoltura. Per questo dopo la cancellazione lo scorso anno dell’Irap e dell’Imu sui terreni, quest’anno andiamo avanti con l’azzeramento dell’Irpef agricola per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Parliamo complessivamente di oltre 1,3 miliardi di curo di tasse in meno in due anni. Un’operazione di sgravio mai fatta prima in Italia sul settore primario».

    Per i giovani cosa è previsto?

    «Abbiamo stabilito per i nuovi agricoltori under 40 l’esenzione totale dai contributi previdenziali per i primi 3 anni di attività. Il quarto e quinto anno è previsto uno sconto del 66% e del 50%. Abbiamo bisogno di energie nuove per rendere sempre più forte il nostro modello agricolo. Questa misura rappresenta un ulteriore sforzo di sostegno ai giovani in agricoltura dopo le misure degli anni scorsi che hanno avuto successo portando tante ragazze e ragazzi nel settore».

    Signor Ministro, uno dei temi più importanti del momento per l’agricoltura è la questione della sovrapproduzione di latte, che riguarda tutta l’Unione Europea. Bruxelles ha deciso di stanziare fondi per incentivare il taglio della produzione, che sono andati, praticamente tutti, ma non agli italiani: spieghi questo fatto e ci dica se l’Italia è stata penalizzata.

    «Nei prossimi 3 mesi ci saranno 1 milione di tonnellate di latte in meno sul mercato. A diminuire saranno soprattutto gli Stati che hanno sovraprodotto come Olanda, Germania e Francia. Significa meno latte in arrivo dall’estero in Italia e ci sono anche segnali interessanti sul lato del prezzo. Questo non significa che la crisi sia passata, anzi. Dimostra invece la necessità di avere strumenti di gestione delle crisi a livello europeo, valide per tutti».

    Un’ottima notizia per il settore è il via libera arrivato nei giorni scorsi, all’introduzione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti lattiero caseari in Italia. Come commenta questa notizia?

    «È un passo fondamentale atteso da tanto tempo che ci consentirà di valorizzare il lavoro dei nostri allevatori e di tutta la filiera lattiero-casearia, ma anche di assicurare ai consumatori la massima trasparenza. Sono molto soddisfatto per il lavoro portato avanti, questo provvedimento, insieme a quello francese, non ha precedenti. Il nostro obiettivo ora è che questa legge sia estesa a tutta l’Unione europea, dando così più strumenti di competitività e tutela del reddito ai produttori».

    In merito al pezzo del latte, si può sperare che la ripresa, seppur timida dei consumi, consenta di strappare contratti più favorevoli per i produttori in rapporto all`industria?

    «Dobbiamo spingere insieme perché il trend sui consumi si inverta e ritorni stabilmente positivo. Siamo pronti a fare la nostra parte e credo che l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta possa dare una mano a valorizzare il lavoro dei nostri allevatori. Questo valore, infatti, deve aiutare soprattutto i produttori a vedere una giusta remunerazione degli investimenti e della fatica che fanno».

    Il suo ministero ha emanato un decreto con il quale vuole incentivare la nascita di contratti di filiera per la produzione di grano duro, stanziando 100 euro ad ettaro fino al massimo di 50 ettari. Questo però da alcune parti viene giudicato come un provvedimento a pioggia su un tema che non affronta i problemi centrali del comparto cerealicolo.

    «Tutt’altro che a pioggia. Si tratta di un intervento immediato per dare avvio al piano cerealicolo nazionale e far aumentare da 80mila a 100mila ettari le superfici interessate da contratti di filiera. Così possiamo dare più tutela agli agricoltori e aumentare la qualità del nostro grano. Serve un passo in più: un patto strategico di filiera. Gli obiettivi fondamentali sono la salvaguardia del reddito dei produttori, più trasparenza nella formazione del prezzo, sperimentazione di un’assicurazione dei ricavi degli agricoltori e l’indicazione dell’origine del grano nell’etichetta della pasta».

    Dopo 17 anni la Cina ha aperto il proprio mercato alle carni suine fresche italiane, una notizia importante per un comparto da tempo in forte crisi. Come è avvenuto?

    «Abbiamo lavorato molto su questo tema in sinergia con il Ministero della Salute e l’Ambasciata italiana in Cina ottenendo un risultato fondamentale per la tutela della nostra suinicoltura. Ora vogliamo accelerare anche la fase applicati a, per dare avvio effettivo all’export. Quello cinese è un mercato strategico, basti pensare che negli ultimi anni le esportazioni agroalimentari italiane in Cina hanno superato i 350 milioni di euro. Con la rimozione di questo blocco abbiamo aggiunto un tassello fondamentale al nostro lavoro».

    Per un’agricoltura più competitiva è fondamentale investire in innovazione. In questo scenario il ruolo dei contoterzisti diventa sempre più importante. Come pensate di supportare questa crescita?

    «Puntare sulle nuove tecnologie è una chiave decisiva per rafforzare il modello agricolo italiano. Per questo abbiamo voluto fortemente che l’agricoltura, in particolare quella di precisione, avesse uno spazio da protagonista nel piano Industria 4.0. In questo ambito anche i conto-terzisti, anzi direi soprattutto loro, avranno strumenti di forte sostegno agli investimenti innovativi come il super- ammortamento e l’iperammortamento. Abbiamo l’obiettivo di portare dall’1 al 10% i terreni che in Italia vengono coltivati con queste tecnologie entro 5 anni. E una sfida che possiamo vincere».

  • Campi bio e hi-tech: così rilanceremo il cibo Made in Italy

    (Intervista a firma di Ettore Livini pubblicata su La Repubblica del 23.09.16)

    Ha messo una toppa alla crisi del latte («dal 2017 saremo i primi con la Francia a mettere in etichetta l`origine della materia prima»). È alle prese con i guai del grano, schiacciato da quotazioni da saldo. Il ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina vuol guardare anche oltre le urgenze: «Viviamo in un`epoca dove la Bayer si fonde con Monsanto e la Cina sfida gli Usa incentivando i suoi contadini con 100 miliardi di dollari di aiuti – dice – . L`agricoltura italiana non ha le dimensioni per combattere quella guerra né può ridursi sempre a ragionare a breve termine. Abbiamo bisogno di disegnare una nostra strategia anticipando i cambiamenti e non subendoli».

    Come?

    «Puntando tutto su ecologia e rivoluzione digitale con un obiettivo chiaro: entro il 2030 la nostra agricoltura deve essere 100% sostenibile».

    Dopo Oscar Farinetti (Eataly) e Carlo Petrini (Slowfood) Martina risponde sul tema del Made in Italy, tra eccellenze e falsi miti. Scommessa ambiziosa, la sua.

    Ma perché contadini e imprese dovrebbero seguirla?

    «Perché la sostenibilità aumenta la competitività. I cittadini, sempre più consapevoli, domandano qualità e basso impatto ambientale. Il biologico è l`esempio. In Italia le superfici bio sono aumentate del 50% in 5 anni, i consumi del 20%. E sui prodotti coltivati così si guadagna in media il 10-15% in più. E il modo per valorizzare la nostra biodiversità coniugandola con la redditività».

    E come si possono incentivare rapporti migliori tra industria e produttori agricoli?

    «Con strumenti utili, le faccio un esempio: i contratti di filiera per il grano che stiamo supportando anche in questi giorni. È una scommessa condivisa tra coltivatori e imprese. I contadini garantiscono cereali di maggiore qualità. Le aziende il ritiro del raccolto e il prezzo con accordi pluriennali. Noi mettiamo 100 euro di aiuti all`ettaro e i controlli. In più vogliamo lanciare per primi in Europa un`assicurazione per coprire i ricavi dei campi proteggendoli dalle fluttuazioni dei prezzi. L`obiettivo è tutelare meglio il reddito degli agricoltori».

    L`Italia è il Paese delle micro aziende agricole. Realtà difficili da integrare in una rivoluzione di questo tipo…

    «Questa rivoluzione può partire proprio dai piccoli. lo chiedo ai nostri produttori di aggregarsi. Si può essere piccoli e globali. Pensi alle mele del Trentino: 15mila piccoli produttori indipendenti che fanno rete e oggi controllano assieme il 70% del mercato nazionale e hanno una leadership mondiale. Sono la prova che soprattutto in agricoltura si può essere glocal».

    I “piccoli” però non hanno margini tirati e pochi mezzi per rinnovare le aziende. Come fare?

    «Ci si deve rendere conto che la smart-farm, la fattoria tecnologica e multifunzionale, sfruttando l`Internet delle cose può abbattere i costi e migliorare le rese. Ci sono ad esempio già oggi aziende vitivinicole che usando i sensori dell`irrigazione di precisione hanno ridotto del 30% i consumi di acqua. Anche per questo abbiamo lavorato per estendere i vantaggi del piano “Industria 4.0” all`agricoltura con i superammortamenti su macchine e tecnologie di ultima generazione. Il digitale rivoluzionerà anche tracciabilità ed etichette. Pure qui dobbiamo giocare d`anticipo e non avere paura della massima informazione al cittadino».

    Oggi industria e distribuzione hanno il coltello dalla parte del manico. Come fare per ridare potere negoziale a contadini e consumatori?

    «Digitale ed ecologia accorciano la filiera e avvicinano in modo più trasparente chi lavora nei campi e chi compra dagli scaffali. Anche i trasformatori ci chiedono più aiuti per materie prime sostenibili e di qualità. La distribuzione va coinvolta e deve farsi coinvolgere sempre di più. Sul latte, per esempio, ha dato una mano. Inoltre su questo fronte l`innovazione paga: il 9 settembre abbiamo aiutato le cantine italiane a partecipare alla giornata del vino promossa sul web da Alibaba. Hanno aderito 50 aziende e 500 etichette contro le due imprese dell`anno precedente. C’è chi ha venduto 10mila bottiglie in un giorno. In 24 ore abbiamo raggiunto 100 milioni di cinesi di cui 50 hanno acquistato per la prima volta vino. È stata una bella dimostrazione che, nella globalizzazione, si può essere protagonisti nella propria diversità».

  • «Agricoltura più innovativa e più sostenibile»

    (Intervista a firma di Mauro Rosati, pubblicata su L’Unità dell’11 luglio 2016)
    Forse mai come in questi due anni il Governo italiano ha cercato di cambiare prospettiva all’agricoltura portando una visione diversa da quella del recente passato. Una prospettiva che si è concretizzata nei tanti atti legislativi emanati e in una promozione “culturale” nuova, indirizzata a tutta la società e non solo agli addetti ai lavori, come ha evidenziato lo scorso anno l’Esposizione Universale di Milano. Un riposizionamento questo che ha determinato anche una diversa visione imprenditoriale testimoniata dal ritorno di molti giovani all’agricoltura. Uno sguardo lungo che però non ha impedito al Ministro Maurizio Martina di essere sempre pronto a presidiare attraverso provvedimenti e iniziative ad hoc le molteplici criticità che si sono presentate nel settore. In questo contesto si inserisce anche il Collegato agricolo, che dopo un percorso parlamentare complesso durato due anni, ha finito il suo iter proprio la scorsa settimana. Approvato in via definitiva al Senato, questo intervento lascia intravedere sia un nuovo spirito riformatore che importanti interventi settoriali per sostenere le filiere produttive, in particolare quelle che stanno vivendo una pesante situazione di mercato.
    Ministro Martina, il Senato ha approvato con 140 voti a favore, nessun contrario e 99 astenuti il Collegato agricolo, un provvedimento di sistema per l’agricoltura. Come lo giudica?
    «Si tratta di un provvedimento fondamentale per semplificare il sistema agricolo. Pensato con obiettivi chiari: l’innovazione e lo sviluppo di un settore cardine dell’economia italiana».
    I produttori agricoli chiedono più semplificazione, meno burocrazia…
    «Il Collegato va proprio in questa direzione. Ad esempio ora per aprire una società agricola non serviranno più 180 giorni, ma 60. Tagliamo burocrazia con interventi mirati su singoli adempimenti che pesano sulle aziende».
    Nel Collegato ci sono alcune norme che riguardano i giovani che si affacciano al lavoro nel settore. Come si può agevolare in maniera efficace il ricambio generazionale?
    «Ringiovanire il settore è una delle nostre priorità assolute. Con il Collegato abbiamo più strumenti a disposizione che vanno ad aggiungersi al lavoro che stiamo già facendo. Penso ai mutui a tasso zero per gli under 40 e l’aumento del 25% degli aiuti europei per 5 anni alle imprese guidate da giovani».
    Altro tema chiave è rinnovazione e l’introduzione di strumenti avanzati nel lavoro quotidiana Cosa cambia con il Collegato?
    «Cambia l’approccio delle istituzioni. Usiamo la tecnologia per semplificare la vita alle aziende anche sotto il profilo amministrativo. E poi c’è l’obiettivo di rendere il nostro modello agricolo più innovativo e ancora più sostenibile. La sfida dell’agricoltura di precisione ci deve vedere protagonisti».
    È prevista l’istituzione della “Banca delle terre agricole”, di cosa si tratta esattamente?
    «La banca viene istituita presso il nostro istituto ISMEA. È prevista la creazione di un database dei terreni agricoli disponibili per abbandono dell’attività e prepensionamenti. Il traguardo sarà quello di non lasciare terre incolte, tenerle vive e produttive».
    La birra artigianale entra per la prima volta in una legge…
    «Finalmente abbiamo dato una definizione giuridica, legando questo concetto ai birrifici indipendenti ed a specifiche tecniche di produzione. Era un passo atteso da un settore con potenzialità notevoli, che vede impegnati tanti giovani imprenditori».
    Tra i produttori c’è preoccupazione sul tenta dei rischi, soprattutto per quelli derivanti dal maltempo. Quali sono le linee di azione che seguirete?
    «Vogliamo sfruttare al meglio la delega per potenziare gli strumenti di gestione del rischio in agricoltura. La tutela del reddito degli agricoltori passa soprattutto da qui. Il Fondo di solidarietà nazionale non basta, servono strumenti assicurativi più efficaci».
    Una nota: per l’approvazione del Collegato ci sono voluti 887 giorni e 3 passaggi parlamentari.
    «Sono troppi e dimostrano come sia necessario semplificare l`attuale sistema, avvicinarlo alle esigenze delle imprese e dei cittadini. È un tema che incrocia quello delle riforme costituzionali che prevedono il superamento del bicameralismo perfetto. Con un’approvazione sola il provvedimento sarebbe stato operativo in 150 giorni. Dire sì al referendum significa anche questo».

  • L’eredità dell’Expo

    (Articolo a firma di Maurizio Martina pubblicato su l’Unità il 30 aprile 2016)

    Quella di Expo è stata un`occasione « irripetibile per far conoscere al mondo le nostre produzioni alimentari di qualità». A parlare è il Sindaco di Niigata, città giapponese di quasi un milione di abitanti, intervenuto all`apertura del G7 agricolo ospitato dal paese nipponico. È passato un anno da quel primo maggio 2015 che ha dato avvio ai sei mesi di Expo e possiamo oggi tracciare un bilancio dei principali impegni presi e degli effetti generati dal grande evento che l`Italia ha ospitato coinvolgendo 140 paesi e più di 21 milioni di persone. La scommessa non era affatto scontata: oltre ai ritardi organizzativi accumulati negli anni passati, la sfida ha riguardato, prima di tutto, la natura stessa di Expo come appuntamento a cui restituire un significato nell`era digitale.

    Senza dubbio il tema Nutrire il pianeta, energie  per la vita ha aiutato molto a centrare l`obiettivo. Aver preparato, con la Carta di Milano e decine di iniziative, una piattaforma di confronto sulla questione alimentare globale, proprio nell`anno in cui le Nazioni Unite hanno definito l`agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e a poche settimane dal summit di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici, ha fatto di Expo una vera piazza di riferimento. Ancora oggi molti paesi lavorano sugli impegni della Carta e sul versante della cooperazione si sono intensificate molte partnership universitarie nelle reti di ricerca: occupazione penso ad esempio al lavoro che l`Università di Reggio Emilia e Modena sta facendo con il “Food Innovation Program”, alle nuove collaborazioni del Politecnico di Milano con gli atenei cinesi o all`esperienza di Laboratorio Expo che continua ad alimentare un circuito di 140 università e centri di ricerca.

    Non meno importanti sono i percorsi educativi inseriti nelle nostre scuole.
    Quanto ai benefici economici e produttivi già si evidenziano segnali tutt`altro che scontati. Innanzitutto  per Milano: dal boom turistico (in quattro anni presenze cresciute del 21%) a quello degli investimenti esteri, passando per il suo nuovo protagonismo sociale e culturale, la città oggi è un fiore all`occhiello. Rilevante è stata anche la ricaduta generale sul turismo che ha fatto registrare una crescita totale del 4,7%. Sono nate belle occasioni di investimento: si pensi al percorso della via Francigena promosso da Lazio, Umbria e Toscana o al progetto “Vento” per il cicloturismo` sul Po, solo per citare due esempi.  Expo ha generato lavoro e occupazione (uno studio della Bocconi fissa a quota 242mi1a le unità aggiuntive annue che si creeranno dal 2012 al 2020) ed è stata per migliaia di persone una palestra formativa e professionale unica, ma senza alcun dubbio Expo ci ha consentito di rafforzare molto anche la nostra diplomazia economica e sviluppare nuove relazioni commerciali usando il nostro saper fare agroalimentare. L`export di cibo italiano ha segnato la quota record di 36,8 miliardi di euro (nonostante il difficile blocco del mercato russo).

    La spinta di Expo, il metodo perseguito con il piano straordinario per il Made in Italy e alcuni percorsi originali avviati (come la sperimentazione legata all`Alta cucina italiana) hanno dato linfa ad una stagione di opportunità. Questa stagione ci ha dato modo anche di accelerare scelte legislative importanti. È stato così  per la prima legge a sostegno dell`agricoltura sociale e  per le innovative misure contro lo spreco alimentare e il consumo di suolo agricolo (ora in discussione).  Per le importantissime leggi sugli ecoreati e sulla cooperazione internazionale e per la stesura delle linee guida della riforma dei reati agro alimentari. È stato così anche per la più impegnativa operazione di riduzione dei tributi sull`agricoltura degli ultimi anni con l`eliminazione di Irap e IMU agricola. E al ritorno a un piano d`investimenti pubblici nella ricerca sostenibile sulle nostre colture e nelle tecnologie  per lo sviluppo dell`agricoltura di precisione. Dobbiamo lavorare ancora molto, ma la strada è tracciata e l`Esposizione universale ha contribuito davvero in modo unico ad aprire nuove piste d`impegno. Lo è certamente anche il lavoro che stiamo facendo per il futuro dell`area Expo. A partire dal progetto dello Human Tecnopole che ci consentirà di realizzare un investimento sulle Scienze per la vita, legando big data e genomica, nutrizione e salute in un’iniziativa unica nel suo genere. Noi abbiamo sempre immaginato l`esposizione come la metafora del cambiamento possibile per l`Italia. Oggi, un anno dopo, possiamo dire che l`impegno continua. Con la stessa passione e lo stesso entusiasmo vissuto da tantissimi italiani orgogliosi del loro Paese fra i padiglioni di Expo.

  • La ricerca in agricoltura ora in fase di rilancio

    (Articolo a firma del Ministro Maurizio Martina pubblicato su Il Corriere della Sera del 3 febbraio 2016)

    Caro direttore, «l’inserimento nella legge di Stabilità di 21 milioni di euro a sostegno di un plano triennale per rilanciare il miglioramento genetico in agricoltura è una chiara indicazione che finalmente le biotecnologie troveranno uno spazio anche in questo Paese. Dopo decenni di impasse, si riconsegna dignità a un settore di ricerca finora, nonostante le potenzialità e le competenze espresse dai nostri ricercatori, bistrattata se non osteggiata. Vediamo con favore questa apertura a sostegno della ricerca pubblica in agricoltura ed auspichiamo che questo sia il primo passo di una strada che porti a un dialogo sulle biotecnologie agrarie capace di andare oltre le sigle e abbandonare le barricate ideologiche». Sono queste le parole d’apertura della lettera dell’Associazione nazionale biotecnologi italiani a seguito dell’approvazione del nostro piano per la ricerca sostenibile in agricoltura. Parto da qui per rispondere volentieri alle sollecitazioni di Paolo Mieli che ha voluto porre con forza il tema della ricerca affrontando la questione Ogm.Non siamo all`anno zero e non abbiamo la testa rivolta al passato. Con il piano abbiamo scelto di focalizzare i nostri sforzi su due tecniche di ricerca avanzate come il genome editing e la cisgenesi. Tecnologie differenti dalla vecchia transgenesi, nettamente più sostenibili in contesti assai delicati come i nostri. Non si tratta di differenze di poco conto. Queste tecniche infatti non comportano l`inserimento nella pianta di Dna di specie diverse e consentono di realizzare cambiamenti mirati più precisi e affidabili. Dare futuro alla nostra agricoltura passa anche da qui, dal miglioramento genetico per avere coltivazioni più sostenibili, capaci di adattarsi al cambiamento climatico ed essere più resistenti anche alle malattie. Come ci chiedono anche tante
    aziende agricole, abbiamo deciso di supportare gli studi su piante fondamentali per il nostro modello agricolo come la vite, l’olivo, il melo o il pesco. Su alcune di queste piante siamo stati protagonisti del sequenziamento del genoma, come nel caso della vite e del frumento, su altre iniziamo ora un lavoro più sistematico. Sull’inquadramento giuridico europeo delle nuove tecniche rivendico il ruolo dell`Italia: proprio noi stiamo conducendo un confronto serrato perché Bruxelles classifichi finalmente queste tecnologie diversamente dai vecchi Ogm transgenici. La scienza lo ha già fatto tempo fa, visto che il Consiglio Consultivo per la Scienza delle Accademie europee (Easac) ha stabilito che queste tecniche non rientrerebbero nell`attuale normativa degli Ogm. Segnalo che Italia e Olanda oggi sono i due Paesi che più di tutti stanno ponendo la questione a livello comunitario. Anche qui, come si vede, non siamo fermi.
    Spesso i nostri ricercatori, prima che impedimenti di legge nella sperimentazione, non hanno avuto nemmeno le risorse per lavorare in laboratorio. Il piano colma questo deficit con l`ambizione di prepararci ai futuri scenari nei quali saranno proprio queste tecnologie le frontiere più avanzate nel rapporto tra tutela della biodiversità e sviluppo della ricerca pubblica. Certo, molto lavoro rimane da fare, ma siamo pronti a supportare i nostri ricercatori con azioni concrete e di prospettiva. Collochiamo i nostri sforzi sulla frontiera più avanzata delle tecniche di ricerca, sapendo che per fortuna la scienza ha affinato le proprie attività e ragionare oggi dei vecchi organismi transgenici degli anni go è un errore. Ci convince di più insistere tenacemente per rafforzare una via italiana alla ricerca pubblica in campo agricolo e non riprendere un dibattito che ha già frenato troppo il nostro Paese nella sua capacità di avanzare su questo fronte decisivo.

  • WikiExpo.org: un patrimonio che rimane

    Sono stati oltre 7mila gli eventi, i seminari, i convegni internazionali che in questi mesi hanno animato l`Esposizione universale. Un patrimonio di sapere che non sarà disperso grazie anche a un progetto innovativo come WikiExpo.org, il sito che sta collezionando e studiando i contenuti dell`Esposizione e rappresenta già oggi la memoria è il futuro del tema di Expo. Una piattaforma che nasce dall`idea del Food Innovation Program, Master di Secondo Livello, fondato dall`Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE), il Future Food Institute di Bologna (FFI) e Institute for the Future di Palo Alto, California (IFTF). Una vera e propria rete della conoscenza che applicata a Expo ci consente di avere a disposizione una grande quantità di informazione sui contenuti di Milano. Sostenibilità, Agricoltura, Sicurezza, Educazione alimentare, Fame zero, Spreco, Biodiversità, Innovazione, Cambiamenti climatici, Smart city. Sono queste le dieci parole chiave che sono state più usate nel semestre espositivo. Racchiuse in unico sito che ora verrà presentato dai ricercatori insieme alla Carta di Milano in un tour internazionale, che arriverà a novembre in California, nella capitale mondiale dell`innovazione. Si parlerà di tecnologia, di lotta alla fame, di nuove soluzioni per la produzione alimentare, coinvolgendo soggetti come Google e la University of California Davis. Anche questa è l`eredità di Expo.

  • Con la rete mercati più giusti

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità del 21 ottobre 2015)

    Uno dei temi principali della Carta di Milano è contribuire a sviluppare un sistema di commercio internazionale aperto, basato su regole condivise e non discriminatorio capace di eliminare le distorsioni che limitano la disponibilità di cibo, creando le condizioni per una migliore sicurezza alimentare globale. Impegno che l’Italia ha tradotto in un progetto concreto: la nuova piattaforma telematica regolamentata per il commercio agricolo internazionale, sviluppata dalla Borsa Merci Telematica Italiana e sostenuta dal Ministero delle politiche agricole e Unioncamere. Siamo pronti a partire con una prima fase sperimentale di un anno che coinvolga soprattutto i Paesi del bacino mediterraneo e quelli africani, dall’Egitto alla Tunisia, fino All’Angola. Le piccole e medie prese anche dei Paesi in via di sviluppo avranno così uno strumento operativo per accedere e sviluppare nuovi mercati per i loro prodotti, superando il gap legato alla differente regolamentazione internazionale. Il vantaggio della piattaforma, infatti, è dare sicurezza alle transazioni delle merci, attraverso regole comuni e conosciute a priori. Noi metteremo a disposizione anche le nostre buone pratiche sulla certificazione delle attività delle imprese, per rendere ancora più trasparenti le operazioni di vendita. Regole chiare e innovazione, con questi strumenti supportiamo davvero anche i piccoli agricoltori.

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