• Tocca ancora alla squadra PD garantire all’Italia un cambiamento responsabile

    Intervista a firma di Alessandro Trocino pubblicata su Il Corriere della Sera del 28.12.2017

    «Dobbiamo andare a testa alta e rivendicare i nostri risultati con orgoglio. Tocca al Pd completare il cambiamento del Paese». Maurizio Martina, vicesegretario dem e ministro, scommette sulla «modernizzazione» della Pa e sugli investimenti pubblici. E parla della legislatura sul binario d’arrivo.

    Cuperlo chiede che la legislatura non termini ora e si porti a termine lo ius soli.

    «Non entro nelle prerogative del capo dello Stato, ma per tutti noi rimane una legge fondamentale. A chi fa le pulci al Pd, ricordo che solo grazie a noi lo ius soli è stato votato alla Camera, nel pieno della campagna delle Amministrative».

    E i 29 assenti del Senato?

    «Non sono state assenze politiche e purtroppo non sarebbe bastato tutto il Pd in Aula. Si guarda la pagliuzza e non la trave: M5S e destra hanno organizzato il vero boicottaggio della legge con le loro assenze».

    Ministro, si annunciano elezioni difficili per il Pd.

    «Nel 2013, quando la legislatura sembrava nata morta, nessuno ci dava grandi chance. Venivamo da una crisi durissima, avevamo perso un quarto della produzione industriale e milioni di posti di lavoro. Abbiamo fatto un lavoro importante che è giusto rivendicare nei confronti di chi denigra tutto. Ora questo lavoro va completato».

    L’economia riprende ma non si può dire che l’Italia sia in salute.

    « Un viticoltore, sulle colline di Bergamo, mi ha detto: “Dovete lavorare sulla crisi di fiducia che c’è nel mondo occidentale”. Ed è vero. Poi ci siamo fatti una domanda: cinque anni fa, il Paese stava peggio o meglio? La risposta è inequivoca: stava peggio. Ma c’è molto da fare».

    Perché bisognerebbe dare ancora fiducia al Pd?

    «Perché è l’unico che può garantire serietà, stabilità e cambiamento. La serietà di un approccio di governo ai problemi, la stabilità delle istituzioni, la forza di saper prendere decisioni».

    Ce ne dice qualcuna?

    «Lavoro e ancora lavoro. Lotta alla precarietà, specie dei giovani, con gli incentivi strutturali. Questione salariale, anche con il salario minimo legale. E poi rinnovamento della Pa: da qui a 5 anni inserire almeno 500 mila nuove leve. E ancora, nella prossima legislatura dobbiamo arrivare almeno al 3% del Pil di investimenti pubblici. E dimezzare il gap, rispetto all’Ue, per spesa in scuola, università e ricerca. Partirei dal tempo pieno nelle scuole del Sud. Poi avanti nella lotta alla povertà con il reddito di inclusione e lavoro sulla decarbonizzazione del Paese».

    Berlusconi propone il «reddito di dignità».

    «Negli anni devastanti della crisi, Berlusconi non guardava la curva della povertà ma ci raccontava che i ristoranti erano pieni. Ora scopre la povertà, per motivi propagandistici. Noi il reddito di inclusione l’abbiamo fatto».

    Carlo Calenda, al Corriere della Sera, ha proposto un’assemblea costituente per rinnovare l’assetto del Paese. E d’accordo?

    «Non mi avventuro in una riflessione sullo strumento, ma condivido con Calenda lo sforzo di rimettere al centro il tema del rinnovamento dello Stato».

    Il Paese ha detto no alla riforma costituzionale.

    «Ma la battaglia per il cambiamento delle istituzioni continua».

    Calenda vorrebbe un Pd diverso, con «meno rottamazioni, slogan e leadership solitarie».

    «Il Pd è l’unico partito che non avrà nel simbolo il nome di un leader. Abbiamo l’orgoglio di presentare agli italiani una squadra».

    Lei cita spesso l’Europa, ma Emma Bonino minaccia di correre da sola con i radicali.

    «Rinnoviamo la piena disponibilità per una battaglia comune sull’Europa. Quando Salvini parla di dazi, mi chiamano imprenditori dell’agroalimentare preoccupati. È una partita troppo importante per consegnarla alla Lega. O ai pericolosi tentativi referendari dei 5 Stelle che ci vogliono portare fuori dall’Euro, come se fosse un gioco».

  • La grande occasione di Expo: gli effetti economici sul nostro Paese

    Questa mattina alla Camera di Commercio di Milano siamo tornati a parlare di Expo all’incontro “Da Expo all’Italia: gli effetti economici sul Paese” insieme al Ministro Padoan, al Presidente Sangalli, al Sindaco Pisapia e al vicepresidente della Regione Sala.

    I numeri della ricerca realizzata da Sda Bocconi confermano l’importanza dell’Esposizione, che ha prodotto un gettito fiscale aggiuntivo stimato oggi in mezzo miliardo di euro, con un indotto complessivo dal 2012 al 2020 di 31,6 miliardi di euro per volume di affari generato, un valore aggiunto di 13,9 miliardi di euro e un impatto occupazionale di 242,4mila unità equivalenti annue.

    C’è anche un legame profondo tra il successo di Expo e quello dell’agroalimentare italiano che nel 2015 ha toccato la quota record di 36,8 miliardi di euro di export.

    Un risultato in linea con il nostro obiettivo di arrivare a 50 miliardi entro il 2020.

    Dopo Expo vogliamo raggiungere altri traguardi strategici per tutto il Paese, a partire da Human Technopole.

    A questo link alcuni dati presentati stamattina: http://bit.ly/1UBBwKW

  • «Una legge di Stabilità che investe sull’agricoltura»

    (Intervista a firma di Mauro Rosati pubblicata su L’Unità del 9 novembre 2015?
    I sei mesi dell’esposizione universale hanno avuto il grande merito di rappresentare quali sono le sfide che dobbiamo affrontare in agricoltura nei prossimi anni, adesso, volendo mantenere le promesse, è arrivato il momento di dare seguito a questa fase di “semina”, raccogliendo appunto queste sfide con risposte concrete ai problemi reali degli oltre trecentomila agricoltori italiani protagonisti dello storico evento milanese. L’agroalimentare rappresenta uno dei settori più dinamici del Paese e appare oggi uno dei fattori chiave potenziali per fare da traino a tutta l’economia nazionale, sarebbe quindi un danno alla collettività non programmare politiche a lungo termine per il suo rilancio e il suo sviluppo. E a dire il vero, la risposta del Governo guidato da Matteo Renzi non si è fatta attendere. In molti infatti hanno espresso la convinzione che, con le misure “straordinarie” per l’agricoltura contenute nella legge di Stabilità, ci sia stato un segnale deciso da parte dell’esecutivo per mettere questo settore al centro del progetto politico ed economico del Paese. Dopo anni in cui sono stati chiesti sacrifici all’agricoltura per la prima volta si investono risorse finanziarie e si diminuiscono gli oneri fiscali sul settore. «Una legge di Stabilità tra le più agricole degli ultimi anni», ricorda il ministro Maurizio Martina che crea i presupposti per una vera espansione del settore primario. Se in questo quadro si saprà inserire anche la finanza dei privati, supportando adeguatamente le Pmi agricole, allora si potrebbero creare le basi di una vera svolta “verde” del nostro Paese.
    Ministro Martina, che cosa cambia In concreto per l’agricoltura italiana con la legge di Stabilità?

    «Meno tasse e più semplificazione per chi fa agricoltura ogni giorno. Abbiamo messo in campo interventi strategici per il settore, con l’obiettivo numero uno di sostenere il reddito degli agricoltori e favorire il rilancio degli investimenti. Alle imprese agricole destiniamo complessivamente 800 milioni di euro. Partiamo dalla cancellazione dell’Irap e dell’Imu sui terreni, con cui liberiamo dalle tasse fattori produttivi cruciali. Un impegno mantenuto. A questo si aggiunge l’intervento inserito nel nostro Piano latte con l’aumento della compensazione Iva da 8,8% a 10% per i produttori di latte fresco, con 32 milioni di euro per aiutare gli allevatori in questa fase molto delicata. Interveniamo concretamente anche sul fronte delle assicurazioni contro le calamità naturali, con 140 milioni di euro in due anni per il programma di agevolazioni assicurative».

    Tradotto in cifre, quanto risparmia un’azienda con queste misure?

    «Prendiamo il caso di un`azienda di produzione di latte in Lombardia, con un fatturato da 400mila euro. Tra il taglio dell’Irap pari a 3.100 euro, dell’Imu con 1.800 euro e l’aumento della compensazione Iva di oltre 5500 euro si arriva a un totale di 10500 euro di tasse in meno. Al sud ad esempio un’azienda agrumicola in Sicilia da 14 ettari risparmierà oltre 12 mila curo».

    In agricoltura un altro tema caldo è quello della sicurezza. Come interviene la legge di Stabilità in merito?

    «Ci sono ancora troppi incidenti, per questo abbiamo deciso di intervenire con un fondo straordinario per aumentare la sicurezza delle macchine agricole. Dopo molti anni torniamo a incentivare il rinnovo del parco macchine con 45 milioni di euro, che servono a finanziare gli investimenti Per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. Vogliamo proteggere meglio i lavoratori, e sostenere l’abbattimento di emissioni inquinanti e l’efficienza energetica».

    Si direbbero buone notizie per il comparto. Eppure sulla legge di Sabilità non sono mancate polemiche. Di Maio l’ha contestata duramente affermando in sostanza che si trattava dell’ennesimo inganno del governo.

    «Si vede che non ha letto le norme che abbiamo approvato in Consiglio dei ministri, o che vuole fare propaganda prendendo sulle spalle dei nostri agricoltori. Purtroppo ancora oggi, invece di fare un gioco di squadra per un settore come quello agroalimentare che è una leva centrale per tutto il sistema Paese, ci troviamo a fare i conti con attacchi populisti agli impegni che il Governo sta mantenendo. Le coperture complessive vengono per oltre l’85% da fuori il comparto agricolo, ovvero dal bilancio generale della Stato. Nel suo attacco Di Maio ha sostenuto che gli agricoltori sarebbero stati fortemente penalizzati, ha citato gli aumenti delle rendite agrarie e dominicali, ma non ha capito che non riguarderanno gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti. Sull’aumento dell’imposta di registro gli è sfuggito che anche questo adeguamento non riguarderà chi fa agricoltura di professione. Dovremmo pensare al bene delle imprese e non lanciare allarmi ingiustificati, invocando addirittura i trattori in piazza».

    Uno dei temi più battuti ad Expo è stata la lotta agli sprechi alimentari che torna anche nel provvedimento. Come?

    «Partiamo da un fatto: un terzo del cibo, prodotto nel mondo viene sprecato. È inaccettabile. In Italia lavoriamo da anni su un modello di recupero che oggi arrivare a salvare 550 mila tonnellate di cibo, che poi vengono distribuite agli indigenti. Entro il 2016 vogliamo arrivare a 1 milione. Per questo nella Stabilità siamo partiti dalla semplificazione. Con il ministero dell’Economia, siamo riusciti a rendere più conveniente per le aziende donare che sprecare. Lo facciamo innalzando a 15 mila euro la soglia per l’obbligo di comunicazione preventiva in caso di donazione
    e lasciando a 10 mila euro la soglia per la distruzione. Un esonero che vale anche per i prodotti deperibili. La questione degli sprechi è davvero centrale per raggiungere l’obiettivo di Spreco Zero. Serve arrivare a una rapida approvazione della legge contro gli sprechi ora in Parlamento, che può essere una grande eredità di quello che abbiamo seminato a Expo».