• Lo scontro tra Lega e Cinque stelle conferma che Salvini e Di Maio sono i principali alleati degli speculatori

    Intervista pubblicata su La Stampa il 20 ottobre a firma di Francesca Schianchi

     

    «Marcello Foa si qualifica da sé per le  gaffes continue che fa e le falsità quotidiane che dice. Di certo risponderà anche legalmente delle sue affermazioni». Non usa mezzi termini il segretario Pd Maurizio Martina, per commentare le dichiarazioni che il presidente della Rai ha rilasciato sui dem («gli eurodeputati pagati da Soros») dalle pagine del quotidiano israeliano Haaretz. E ne ha anche per il governo e le tensioni di questi giorni: «Lo scontro tra Lega e Cinque stelle conferma che Salvini e Di Maio sono i principali alleati degli speculatori».

    Addirittura?

    «È ormai evidente il rischio che l’Italia corre, con lo spread al massimo dal 2013, segno dei problemi che questo governo ha generato, e i due vicepremier se le suonano dando uno spettacolo indecoroso».

    Si chiariranno o si rischia una crisi di governo?

    «La smania di potere di entrambi li terrà insieme. Nonostante quello che sta succedendo: dopo la scena di tre giorni fa di Di Maio in tv da Vespa, mi sarei aspettato un passo indietro. E invece vanno avanti con una manovra ingiusta che contiene un condono vergognoso».

     

    Per contrastarla non era meglio che il Pd presentasse una sola contromanovra? Una l’ha presentata lei nei giorni scorsi, un’altra ieri Renzi con Padoan…

    «La contromanovra del Pd è una sola: quella che abbiamo presentato dieci giorni fa, costruita intorno a cinque proposte chiave: giovani, famiglie, lotta alla povertà, casa, investimenti».

     

    Eppure anche big come Calenda e Orlando notano e si stupiscono che Renzi ne presenti un’altra. Quanti Pd ci sono?

    «C’è un solo Pd e la proposta sulla manovra è una sola: dopodiché tutte le altre proposte si possono affiancare per quello che sono, un contributo».

     

    La settimana scorsa lei è andato a Piazza Grande, l’iniziativa di Zingaretti. Questo weekend andrà alla Leopolda?

    «No, perché ho una serie di altri impegni. Ma trovo anche questi giorni a Firenze utili, nell’ottica di contribuire tutti a sviluppare idee per l’Italia a partire da noi».

     

    Non le sembra invece che la Leopolda sia un partito nel partito?

    «No e credo che nessuno abbia questa intenzione. Dobbiamo stare tutti attenti a non correre un rischio simile: dobbiamo unirci e aprirci, lo dico anche pensando alle Europee, dove il Pd deve promuovere liste aperte alle energie europeiste e progressiste. Dobbiamo stare attenti, perché questa maggioranza vuole portarci fuori dall’Europa».

     

    È questo secondo lei il vero obiettivo?

    «Sono molto preoccupato: i due vicepremier stanno facendo un gioco pericoloso che rischia di compromettere l’Italia in Europa».

     

    Tra una settimana, al Forum di Milano, si conclude il suo mandato: che esperienza è stata questa da segretario?

    «Sono stati mesi duri, intensi, faticosi. Ma mi hanno anche dato prova che ci sono spazi di lavoro per noi più grandi di quel che si vede».

     

    Quante volte le hanno messo i bastoni tra le ruote? Non negherà che talvolta c’è stato il fuoco amico…

    «Sarebbe sciocco negare che ci sono stati anche momenti difficili e incomprensioni, ma quando si deve gestire una fase complicata come quella che stiamo vivendo non è mai facile. Io ho cercato di tenere la barra dritta su unità e apertura, tornando anche nei luoghi di maggiore frattura tra noi e il Paese».

     

    Ha annunciato primarie e congresso per febbraio: lei si candida?

    «Fino al Forum di Milano, il 27 e 28 ottobre, voglio rimanere concentrato sul mandato che ho».

     

    Non mi sembra un no… Dopo il Forum scioglierà la riserva?

    «Dopo il Forum ciascuno farà le sue valutazioni e certamente anch’io. Il congresso deve prepararci alle Europee: dobbiamo tornare a essere il cuore dell’alternativa».