• Sono pronti 15 decreti sul vino

    (Intervista a firma di Luigi Chiarello pubblicata su Italia Oggi dell’8 aprile 2017)

    Un no secco all’iniziativa della Commissione europea di inserire le calorie nelle etichette degli alcolici, vini inclusi. E un sì convinto a 15 nuovi decreti, che saranno presentati al Vinitaly, in attuazione del Testo unico della vite e del vino. Tra i più importanti, quello sulla tracciabilità, per dare maggiori certezze ai consumatori, quello sui controlli e quello sulla tutela della qualità. Il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, rilegge con ItaliaOggi le prospettive del comparto vino, in occasione della rassegna di Verona (9-12 aprile). E non esita ad affrontare anche temi scomodi, come il fallimento dell’ultimo bando per l’Ocm promozione: «Sarà il giudice a valutare gli atti», dice.

    Domanda. Ritorna Vinitaly, il suo quarto da ministro.

    Risposta. È un appuntamento a cui sono legato, Vinitaly è un riferimento mondiale. Quest’anno sarà quasi un record per un ministro dell’agricoltura…

    D. Che bilancio traccia sul settore vitivinicolo italiano in questi quattro anni?

    R. Il saldo è positivo. Il vino è un settore modello, non solo per il valore economico che supera i 14 miliardi, ma per la sua capacità di tenuta occupazionale, sociale e ambientale in tanti territori italiani. La vocazione internazionale è confermata dai 5,6 miliardi di export record del 2017. In questi quattro anni abbiamo lavorato molto sul fronte fiscale e sulla semplificazione, ma non abbiamo certo raggiunto tutti i traguardi.

    D. Quali sono gli obiettivi di crescita?

    R. Superare in valore la Francia nel mondo. Non deve restare solo un sogno.

    D. Il vino italiano non riesce a penetrare il mercato cinese. Nonostante gli sforzi da lei compiuti nel recente passato a sostegno di accordi di promozione commerciale sul fronte dell’e-commerce le percentuali restano basse. Gli imprenditori arrivano in ordine sparso. Non è il caso di inventarsi qualcosa per generare una maggiore offerta aggregata, come i francesi?

    R. Abbiamo un gap da colmare su un mercato ancora acerbo e con numeri impressionanti, ma finalmente il lavoro è iniziato. L’accordo con Alibaba, firmato da Matteo Renzi e Jack Ma, ha aperto una nuova stagione e un approccio diverso. Vogliamo proseguire con un approccio legato alla promozione e alla tutela. Educhiamo i consumatori cinesi ai nostri prodotti e combattiamo i falsi. I risultati arrivano. Lo abbiamo visto il 9 settembre dello scorso anno con i vini italiani sold out in poche ore.

    D. Il nodo è l’assenza di un campione italiano della distribuzione organizzata?

    R. Non solo, è mancata anche una strategia unitaria dei produttori. Siamo andati troppo spesso in ordine sparso.

    D. Sempre sul fronte promozione, l’ultimo bando Ocm è stato un disastro. Prima una graduatoria di beneficiari, poi il ritiro a seguito dei ricorsi al Tar Lazio. Quindi, la revoca del primo bando e una seconda graduatoria che ancora non vede la luce. Intanto le proteste aumentano a dismisura. Tra queste quelle di Federvini, dei Grandi Marchi, di Confagricoltura e di Federdoc.

    R. Gli uffici del Ministero stanno lavorando per non perdere nessuna risorsa. Sono stati fatti controlli approfonditi per evitare situazioni di doppio finanziamento alle aziende richiedenti, che avrebbero comportato la bocciatura europea. Ora sarà il giudice amministrativo a valutare gli atti. Dal mio punto di vista dico che sulla prossima programmazione ci stiamo confrontando positivamente con la filiera.

    D. Passiamo all’Unione europea. La Commissione europea vuole le calorie degli alcolici in etichetta. Che ne pensa?

    R. Contrari. Darebbero un’informazione parziale e distorta al consumatore. Come le etichette a semaforo che danno luce verde alle bibite gassate senza zucchero e rosso al Parmigiano Reggiano dop e all’olio d’oliva. Su questo continueremo a dare battaglia in Europa. Ho scritto ai Commissari Mogherini, Hogan e Andriukaitis perché prendano una posizione forte e chiara contro questo approccio.

    D. Al Vinitaly sarà presente il commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan. Gli obiettivi che intende raggiungere?

    R. Sarà il nostro appuntamento per la celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma. Abbiamo scelto Verona per rilanciare l’idea di un’Europa che sia vicina alle aziende e ai cittadini. Sono felice che il Commissario Hogan abbia accettato il nostro invito. Ci confronteremo sulla nuova Pac che dobbiamo scrivere insieme.

    D. Quali sono le priorità dell’Italia?

    R. Semplificazione concreta, investimenti per l’innovazione, tutela del reddito e salvaguardia delle produzioni per garantire il futuro delle filiere. Per realizzare questi obiettivi proponiamo di valorizzare meglio le Ocm come terzo pilastro della Pac, creare nuovi strumenti di gestione del rischio nell’ambito dei pagamenti diretti, tagliare la burocrazia dei programmi di sviluppo di rurale. E necessario anche un focus specifico su argomenti centrali come ricambio generazionale, sviluppo nelle aree interne e investimenti in ricerca e innovazione.

    D. Con voi sabato saranno presenti, dietro sua sollecitazione, anche le istituzioni finanziarie europee per concordare strategie e budget con le regioni sui finanziamenti al comparto in Italia.

    R. Si tratta della prima sperimentazione in Europa dove sono coinvolte Banca europea degli investimenti e Fondo europeo degli investimenti insieme a Regioni, Ismea e Cassa depositi e prestiti. Si tratta di un sistema di garanzie per le piccole e medie imprese legato ai fondi di sviluppo rurale. Mobilitiamo oltre 400 milioni di euro di risorse Ue e nazionali. Un passo concreto per dire quale Europa vogliamo (si veda altra articolo a pag. 37).

    D. Passiamo all’Italia. II Testo Unico del vino è stato presentato almeno un paio di volte al Vinitaly e poi è finito nel cassetto. Ora si è in attesa della lunga lista di decreti attuativi. A proposito, quanti sono?

    R. Aver approvato il Testo Unico del vino a fine novembre dello scorso anno è un risultato che rivendico. Siamo passati dalle proposte ai fatti, visto che ora tutte le leggi del vino sono condensate in 90 articoli. Negli ultimi 5 mesi abbiamo lavorato all’attuazione e a Vinitaly presenteremo un primo pacchetto da 15 decreti attuativi.

    D. Quali saranno i primi decreti a vedere la luce e di cosa trattano?

    R. Sistema dei controlli, tutela della qualità e alcuni aspetti tecnici previsti dal Testo Unico. Per molti decreti abbiamo aperto una consultazione con la filiera in modo da ricevere osservazioni da chi dovrà attuare la norma. Tra i più importanti c’è il decreto sulla tracciabilità che può aprire una nuova strada nel dare massima informazione ai consumatori (si veda quanto anticipato da ItaliaOggi il 31/03/2017).

    D. Tra le riforme che interessano il vitivinicolo c’è la famosa dematerializzazione dei registri vinicoli. Il sistema però sembra inceppato. E un problema di software o di digital divide?

    R. Credo sia giusto fare chiarezza. Con il nostro decreto Campolibero abbiamo esentato 33 mila produttori dal tenere i registri vinicoli. Prima dovevano compilarli su carta ora non hanno più nessun onere di questo tipo. L’obbligo del registro dematerializzato riguarda quindi una platea di circa 23 mila imprese tra produttori e imbottigliatori. Ad oggi stanno usando il sistema 17 mila aziende.

    D.Alcune aziende dicono che dovranno assumere personale per adempiere.

    R. Per il 90% dei produttori l’obbligo è la compilazione entro 30 giorni. Non quotidiana. Come tutte le innovazioni ha bisogno di una fase di rodaggio e per questo abbiamo sospeso le sanzioni per dare tempo di adeguarsi. Il nostro Ispettorato repressione frodi ha creato anche un sito con centinaia di risposte operative. Siamo aperti al confronto, ma senza pregiudizi.

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