• Relazione introduttiva alla Conferenza programmatica di Napoli

    27.10.2017

     

    Cari amici, cari compagni e gentili ospiti,

    grazie a tutti per la vostra presenza. Grazie a Napoli, a Portici e alla Campania per l’accoglienza e la l’ospitalità.

    Al presidente De Luca e a tutto il PD napoletano e campano.

    Apriamo con questa conferenza nazionale il lavoro che ci porterà al programma per le prossime elezioni politiche.

    In questi tre giorni ascolteremo e ci confronteremo con fra di noi e con tante esperienze vitali delle società, dell’impresa, dell’associazionismo, della scuola, del sociale.

    Presenteremo le nostre prime proposte fondamentali. Ragioneremo dei grandi temi che stanno già cambiando nel quotidiano la vita degli italiani.

    Lavoreremo avendo come orizzonte di riferimento l’Italia al 2020.

    Dieci anni dopo l’inizio di questa esperienza unica del riformismo democratico e progressista europeo, noi rinnoviamo la nostra responsabilità per dare agli italiani una guida all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte.

    Quest’ultimo decennio ha reso ancora più urgente e necessario questo impegno.

    La globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni ha ceduto il passo a un mondo multipolare. Un profondo cambiamento geopolitico sta ridefinendo poteri e alleanze mondiali e gli strumenti di cooperazione, concepiti dopo la Seconda guerra mondiale, stanno affrontano un’evidente crisi di significato.

    Usa, Cina e Russia sono oggi i principali protagonisti di questo scenario, mentre l’Europa fatica ancora a svolgere la funzione politica globale che le spetterebbe.

    La crisi economica e sociale più grave dal dopoguerra che ha attraversato tutti i paesi avanzati e segnato in profondità la vita di milioni di persone, ha divaricato ulteriormente le differenze sociali e colpito tanta parte dei ceti medio-bassi.

    E’ cambiata la Storia. Il modello che per anni ha garantito prosperità e crescita ha esaurito la sua funzione.

    La nuova divisione internazionale del lavoro determinata dalla rivoluzione tecnologica e digitale sta modificando innanzitutto il rapporto tra persone e lavoro. Il cambiamento vorticoso del mondo sta provocando in tanti cittadini la sensazione di aver perso il controllo sul proprio destino.

    Occorrono nuove categorie interpretative della realtà. Avanzano domande di protezione che le forze democratiche e progressiste hanno tardato a comprendere.

    La crisi della sinistra europea nasce da qui. Dalla sua incapacità di offrire risposte convincenti alle fratture emergenti: quelle generate dall’ineguaglianza redistributiva, da sistemi di protezione incapaci di tutelare i più deboli, dal contrasto tra società aperta e le ideologie della chiusura.

    Sono fratture che agitano paure e rancori tra chi si sente tutelato e chi no.

    Tra chi teme di perdere protezione e chi invece la ricerca.

    Noi siamo consapevoli del ruolo che in Italia e in Europa dobbiamo svolgere per rispondere a questa sfida costruendo un’alternativa credibile alla destra.

    L’Europa, attraversata da una crisi di rappresentanza politica, ha offerto risposte timide e inadeguate, rinunciando al coraggio di un cambio di passo che la rendesse prima di tutto più sociale e solidale.

    Il tempo che stiamo vivendo sta facendo emergere, accanto a straordinarie opportunità, anche rischi e bisogni inediti: per la sovranità, la democrazia, la libertà.

    Proprio per questo l’Europa rimane il nostro orizzonte fondamentale e l’unica dimensione possibile di cittadinanza, pace e cooperazione per il futuro.

    Siamo orgogliosamente europei e tenacemente italiani e l’identità nella diversità rimane la nostra sfida.

    Sappiamo che l’interesse nazionale si tutela con il progetto europeo e che questa apertura può esaltare e non negare le radici e l’identità dell’Italia.

    Di fronte a noi si impongono ora scelte strategiche che determineranno le condizioni generali della convivenza e dello sviluppo; e la nostra prima scelta di chiama ancora Europa.

    La minaccia rappresentata dall’estremismo terrorista di matrice islamica richiede azioni e responsabilità più avanzate per sconfiggere chi semina morte e violenza e garantire così pace, libertà e sicurezza.

    La questione migratoria nel cuore del Mediterraneo, spostando la frontiera europea più a sud, segna un cambio di fase storica e pone l’urgenza di comuni politiche di gestione dei confini, della cooperazione e delle regole di cittadinanza.

    I ripiegamenti protezionisti, populisti e nazionalisti, cui stiamo assistendo, rendono evidenti i pericoli che corrono democrazia e politica quando incapaci di rinnovarsi, di rappresentare e di decidere.

    Questi messaggi di chiusura e risentimento non vanno sottovalutati perché di fronte allo smarrimento e all’incertezza di questo tempo rischiano di essere convincenti per tanti cittadini fragili e vulnerabili.

    Commetteremmo un grave errore a liquidare tutto questo con superficialità o peggio ancora, com’è già accaduto tempo fa, manifestando una presunta superiorità antropologica. Nulla di tutto ciò.

    Noi siamo alternativi a elitarismo e populismo.

    Vinceremo questa sfida costruendo, nel concreto, un nuovo progetto di società e una prospettiva in grado di chiudere le fratture sociali, territoriali, generazionali e di genere che ancora la attraversano.

    Il nostro compito è il rinnovamento della democrazia e la costruzione, su basi nuove, di un umanesimo capace di rimettere al centro la persona.

    Per ricostruire un’alleanza tra diritti, libertà e protezioni; tra opportunità e fragilità.

    Per tenere insieme prosperità e democrazia, economia e società.

    Per uno sviluppo sostenibile e inclusivo in grado di ricucire le diseguaglianze.

    Per investire sul capitale umano e sulla comunità, sapendo che Stato e mercato non bastano più.

    Collochiamo il nostro progetto nel quadro degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo sostenibile e in piena coerenza con gli accordi di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici.

    Da questi capisaldi, lavoriamo a una prospettiva fondata su un’idea forte della cittadinanza, sapendo che questa fase di profonda trasformazione apre opportunità e libera energie nuove, a partire dai talenti giovanili e dal protagonismo fondamentale delle donne.

    Un nuovo Patto di cittadinanza è possibile e riconosciamo in queste idee fondamentali il nostro impegno per l’Italia:

    • Il lavoro e l’impresa come dimensioni irrinunciabili della cittadinanza,

    • Conoscenza e cultura come prime leve di opportunità,

    • La cura delle persone e delle comunità per l’equità e l’uguaglianza

    • La sostenibilità ecologica dello sviluppo e della società,

    • Le pari opportunità e l’avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza,

    • La lotta senza quartiere a tutte le illegalità,

    • L’efficienza dello Stato e il rinnovamento della politica,

    • Una nuova Europa casa di pace e cooperazione fra i popoli,

    Proponiamo con forza l’affermazione di un’etica pubblica fatta di diritti e di doveri condivisi.

    Proponiamo una sfida educativa per sconfiggere nuove intolleranze emergenti, vecchi rigurgiti razzisti di ritorno e il dramma della violenza sulle donne.

    Investiamo su scelte in grado di affrontare la questione demografica italiana, supportando concretamente la natalità, le famiglie e le generazioni.

    Sosteniamo la scienza, la medicina e il diritto alla salute come abbiamo fatto con l’introduzione dell’obbligo sui vaccini, contro le pericolose derive antiscientifiche emergenti.

    Ci impegniamo da protagonisti nel paese a promuovere una mobilitazione culturale popolare che sostenga i valori dell’apertura, del dialogo, della tolleranza, del rispetto reciproco.

    Noi vogliamo lavorare a una stagione che valorizzi sempre meglio i legami sociali, il civismo diffuso, il mutualismo della società e la partecipazione consapevole dei cittadini nelle scelte pubbliche.

    Rinnoviamo per tutto questo la vocazione del Partito Democratico ad essere il partito del paese.

    L’ambizione cioè di una grande forza di centrosinistra, figlia dell’Ulivo, in grado di pensare sempre sé stessa come comunità in grado di unire il pluralismo della società e l’interesse generale.

    Questa vocazione non ha mai significato per noi isolamento ma consapevolezza che senza le donne e gli uomini del Partito Democratico non potrà esserci un’alternativa possibile ai populismi e alla destra.

    Noi siamo l’argine a queste derive.

    Ed è questo il compito storico di una moderna forza progressista e di centrosinistra come il PD, consapevole anche dei gravi errori commessi nel nostro campo quando a prevalere sono state invece divisioni, veti e personalismi.

    Quando la sinistra si è fatta prigioniera di questi errori è finita nell’angolo della sola testimonianza.

    Noi non seguiremo questa via.

    Siamo interessati a un confronto con le forze alternative alla destra, ai populisti e agli estremisti.

    Noi non abbiamo nemici nel centrosinistra.

    Oggi più di ieri, da qui, siamo pronti a un confronto positivo e di prospettiva.

    Siamo pronti a unire le forze, nella pluralità, per costruire una proposta di coalizione ora che la legge elettorale consente questo lavoro.

    La nuova legge elettorale approvata in queste ore è frutto di un confronto positivo tra forze di maggioranza e di opposizione. E’ un passo avanti utile per ricostruire un rapporto più forte tra eletti ed elettori.

    Oggi c’è uno spazio nuovo. Va usato da tutti per produrre più unità e condivisione.

    Noi crediamo che l’Italia e gli italiani abbiano bisogno ancora di trovare nella comunità del Partito Democratico una guida salda, credibile e responsabile.

    Siamo consapevoli del disorientamento verso la politica e le istituzioni che può portare gli elettori ad allontanarsi dall’esercizio del voto.

    A questi concittadini vogliamo rivolgerci con attenzione, non proponendo loro miracoli e propaganda, ma la forza del nostro impegno quotidiano fatto di serietà e responsabilità: perché solo la tenacia della buona politica può scacciare davvero la cattiva politica.

    In questi anni ci siamo fatti carico di impegni cruciali per portare l’Italia fuori dalla stagione più dura della recessione economica e della crisi sociale.

    Dalla pesante situazione ereditata, abbiamo risalito la strada.

    Passo dopo passo abbiamo aperto una coraggiosa stagione di riforme.

    La nostra politica economica ha migliorato le condizioni del Paese e consentito la ripresa dei consumi e del potere d’acquisto, della produzione industriale e delle esportazioni.

    Questi impegni sono stati sempre accompagnati da cruciali novità, mai raggiunte prima, per l’avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza e per la promozione delle pari opportunità.

    Di tutte le scelte fatte, rendiamo conto agli italiani con responsabilità e orgoglio avendo lavorato sempre per un unico obiettivo: ridare futuro e speranza all’Italia, liberarne le energie e sostenere chi è più debole.

    Fatemi qui ringraziare tutte le donne e gli uomini che hanno contributo a questo lavoro faticoso. Fatemi ringraziare il segretario Matteo Renzi.

    Tutti i ministri, i parlamentari e i capigruppo. I sindaci, i presidenti di regione,

    Fatemi salutare e ringraziare per il lavoro prezioso che fa il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

    Siamo una squadra essenziale per il Paese di fronte all’inaffidabilità e ai rischi dei nostri avversari.

    Sappiamo che molta strada va ancora fatta.

    Che ci sono italiani che ancora soffrono e fanno fatica.

    Ora che l’Italia è uscita dalla fase più acuta della crisi, possiamo aprire il nuovo tempo del nostro impegno per lo sviluppo.

    Per spingere sulla crescita intelligente e sostenibile, facendo leva su ricerca, formazione e capitale umano.

    Per dare priorità agli investimenti pubblici sui beni comuni nei territori.

    Per affermare nuovi strumenti di protezione e promozione sociale capaci di tutelare meglio le persone.

    Unire crescita e uguaglianza a partire dal lavoro è ancora il compito di una grande forza come il Partito democratico.

    Il Paese riparte dal lavoro e dall’impresa. Dalle famiglie, dalla cultura, dalla scuola e dall’università. Dal Terzo settore e dai territori.

    Riparte dal Mezzogiorno con il suo inestimabile potenziale ancora inespresso che dobbiamo liberare. Riparte dalle terre colpite dal terremoto, per le quali continueremo a impegnarci con la massima responsabilità. Riparte delle energie e dalle aspirazioni delle forze produttive del nord.

    Ovunque nel Paese, sappiamo che la questione giovanile è la prima sfida da affrontare per liberare energie, creatività e talenti di generazioni essenziali per il futuro dell’Italia.

    Tocca a noi dare centralità e dignità al lavoro, dipendente e autonomo e combattere la disoccupazione partendo da quella giovanile e femminile. La nuova composizione demografica aperta ovunque dalla rivoluzione digitale ci pone il tema di quale nuova rappresentanza dei lavoratori.

    Servono nuovi diritti e tutele. Per valorizzare professionalità, eliminare la precarizzazione e la concorrenza sleale, il lavoro nero, il caporalato e le morti bianche. Dobbiamo continuare a creare occupazione. Dobbiamo investire sulle politiche attive. Il costo del lavoro a tempo indeterminato deve essere tagliato stabilmente, proseguendo anche nella costruzione di ammortizzatori sociali universali legati alla riqualificazione dei lavoratori.

    Noi vogliamo avviare la sperimentazione delle pensione contributiva di garanzia per i giovani.

    E ribadiamo da qui il nostro impegno per rivedere l’automatismo per l’aumento dell’età pensionabile legata all’aspettativa di vita, voluto dai governi Berlusconi e Monti.

    Non discutiamo il principio. Discutiamo le modalità. Serve gradualità. Perché non tutti i lavori sono uguali e non tutti i lavoratori hanno le stessa aspettativa di vita.

    Tocca a noi sostenere la forza delle imprese, dei lavoratori autonomi, degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti e di tante esperienze cooperative che vivono il loro impegno con passione, generosità e ingegno. Il rilancio degli investimenti pubblici e privati è la chiave per rafforzare la crescita.

    Davanti a noi abbiamo l’imperativo di affrontare le novità dirompenti che l’innovazione tecnologica e digitale sta portando nel modo di produrre e lavorare: vanno colte le opportunità e compresi i rischi di questa trasformazione.

    Si tratta di trovare il posto dell’Italia nell’economia digitale globale conoscendo il potenziale che possiamo esprimere. Per i lavoratori si tratta di realizzare la più poderosa operazione di riqualificazione formativa permanente degli ultimi decenni; per le imprese di tratta di scommettere su nuovi fattori di competitività e produttività.

    Tocca a noi affermare il principio “pagare meno, pagare tutti” e ridurre ancora la pressione fiscale per chi crea lavoro, per le famiglie e per chi ha di meno, chiedendo di più alle rendite e continuando la lotta all’evasione e all’elusione fiscale che con i nostri governi ha raggiunto cifre di recupero mai toccate. Occorre tassare i profitti dell’economia digitale internazionale. Serve rafforzare la vigilanza sulle banche, le sanzioni contro chi commette illeciti e garantire di più la tutela del risparmio.

    Tocca a noi investire in conoscenza, cultura, ricerca e innovazione. Serve un vero welfare della conoscenza. Occorre un salto di qualità nell’alternanza scuola-lavoro, nuovi strumenti di formazione permanente e competenze lungo tutto l’arco della vita, una strategia di contrasto alla dispersione scolastica e all’analfabetismo rilanciando il patto di corresponsabilità con le famiglie e i territori.

    Servono più laureati e più ricercatori. Occorre insistere con la Strategia per la crescita digitale e la banda Ultra Larga.

    Tocca a noi una nuova via alla cura delle persone. Per un welfare inclusivo, partecipato e promozionale anche grazie alle energie straordinarie del Terzo Settore. Dobbiamo continuare la lotta alla povertà nel solco delle scelte fatte con l’introduzione del Reddito di Inclusione che ora va rafforzato. Nell’arco della prossima legislatura le risorse vanno almeno raddoppiate. Cosi come andrà proseguito il programma sperimentale di contrasto alla povertà educativa.

    Tocca a noi promuovere lo sviluppo ecologico e ambientale e una via italiana all’economia circolare. Per fare della sostenibilità una leva di competitività e investire sulla cura del territorio. Per garantire benessere e sviluppo percorrendo la transizione verso un modello rifondato sul capitale naturale.

    Tocca a noi promuovere pari opportunità, diritti civili e di cittadinanza. Siamo stati in questi anni protagonisti di una nuova stagione dei diritti, dei doveri e delle libertà di cui andare orgogliosi.

    Le Unioni civili sono state un passo storico per l’uguaglianza.

    La legge contro il Caporalato una battaglia di civiltà vinta.

    Ora occorre andare avanti.

    Noi vogliamo costruire nuova cittadinanza con lo Ius Soli temperato, a partire dai bambini nati e cresciuti in Italia e daremo tutto per arrivare a questo obiettivo di civiltà.

    Vogliamo approvare la legge sul fine vita. Dichiariamo guerra alla violenza di genere e ci impegniamo per la diffusione dei piani antiviolenza.

    Tocca a noi battere tutte le illegalità. Combattere le mafie sul piano educativo e culturale e rafforzare tutti gli strumenti per il loro contrasto. La nostra funzione è rilanciare prima di tutto un’antimafia sociale per la legalità e lo sviluppo nelle aree più vulnerabili.

    Sulla giustizia, rivendichiamo con convinzione l’approccio di questi anni per migliorare prima di tutto il servizio ai cittadini, a partire dalla giustizia civile, superando invece lo scontro tra politica e magistratura che per troppo tempo ha bloccato il paese. Per noi cultura della legalità e cultura delle garanzie devono andare di pari passo, più di quanto non sia accaduto in questi anni.

    Tocca a noi liberare le persone dalla paura unendo inclusione, legalità, diritti e sicurezza. L’immigrazione è la sfida del nostro tempo.

    Noi ribadiamo i nostri capisaldi: controllare le frontiere, combattere i trafficanti di persone, salvare vite umane in mare e accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni, migliorare il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati, attuare con rigore le leggi che regolano ingresso e soggiorno.

    Va rafforzata la cooperazione con i paesi del mediterraneo per la riammissione dei cittadini espulsi o respinti, per il controllo delle frontiere e l’aperura di canali di ingresso regolare.

    Va garantito il pieno rispetto dei diritti dei richiedenti asilo velocizzando le valutazioni delle domande di protezione internazionale e asilo. Dobbiamo migliorare le misure per il rimpatrio volontario assistito.

    L’accoglienza nelle regole è fattore di sicurezza e vanno comprese tanto le ragioni di chi è ospitato quanto quelle di chi ospita. Vogliamo lavorare a rendere l’accoglienza diffusa un modello sempre più efficiente.

    Promuoviamo l’idea di un Piano nazionale per l’integrazione che aiuti a imparare la lingua italiana, condividere i valori della Costituzione, rispettare le leggi, partecipare alla vita economica, sociale e culturale del territorio.

    Il principio “per ogni euro in sicurezza, un euro in cultura” definisce il nostro orizzonte valoriale e il nostro impegno alternativo alla destra e ai populisti.

    Tocca a noi rilanciare l’efficienza dello Stato. Perché l’urgenza di istituzioni più semplici rimane un punto essenziale. Tra centralismo e localismo, noi scegliamo invece la sussidiarietà.

    I Comuni vanno ora resi più forti, rilanciano il rapporto tra responsabilità e autonomia a partire dalla fiscalità locale e oltre la finanza derivata.

    Siamo pronti a investire su un regionalismo moderno e cooperativo anche attraverso l’investimento nelle possibilità date dal federalismo differenziato indicato della Costituzione.

    Facciamo nostro il monito di un grande autonomista come Riccardo Illy che in questi giorni ha detto parole di verità: “nessuno più può illudersi di essere padrone a casa sua. Se si confonde l’autonomia con l’egoismo, primo quello fiscale, i limiti superano le opportunità”.

    Tocca a noi proporre all’Europa una nuova via tra euro-ottimismo acritico e euro-scetticismo disfattista. Compito dei democratici è ricostruire una doppia fiducia: quella tra cittadini e istituzioni e quella tra paesi. Serve una unione politica con i popoli e gli Stati che la vogliono, senza accettare veti da nessuno. Vogliamo superare il Fiscal Compact e riformare l’eurozona approdando a una vera Unione fiscale.

    Vogliamo tornare con la mente a Ventotene. A un’idea di Europa legata alla cooperazione tra i popoli e a un modello di protezione sociale unico al mondo.

    La Children union perché nessun bambino rimanga senza cibo, educazione e casa, assicurazione europea contro la disoccupazione, armonizzazione fiscale per le imprese e lotta all’erosione internazionale di base imponibile, standard riconoscibili di diritti lungo tutta la catena di creazione del valore sono per noi obiettivi irrinunciabili.

    Per competere nel mondo serve una politica industriale comunitaria che affermi chiari criteri di reciprocità nei modi di produrre e nell’apertura dei mercati.

    Per l’Italia proponiamo un patto di legislatura con l’Europa per tornare ai criteri di Maastricht nel rapporto deficit/Pil con limite del 2,9%, liberando così risorse per ridurre la pressione fiscale su chi crea lavoro e sulle famiglie e investire con la massima forza su crescita, coesione sociale ed equità garantendo nel contempo la riduzione del debito pubblico con ulteriori misure specifiche.

    Sul piano politico rilanciamo con forza l’idea dell’elezione diretta del Presidente della Commissione e la scelta di liste transnazionali per il prossimo Parlamento europeo. Questa Europa, dopo essersi allargata ad est, deve oggi assumere il Mediterraneo e l’Africa come l’area strategica di questo secolo. Sosteniamo le proposte di riforma per una Difesa comune Europea, per il superamento della Convenzione di Dublino e la redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo.

    Se l’Europa saprà tornare agli ideali di Maastricht, Lisbona e Ventotene potrà ripartire.

    Partiamo da Napoli nella consapevolezza della centralità di tutto il Mezzogiorno per il futuro del Paese.

    Da queste giornate animeremo per settimane e mesi un percorso di partecipazione aperto e inclusivo.

    Abbiamo bisogno di raccogliere nuove energie fuori di noi.

    Abbiamo bisogno di allargare il nostro orizzonte, aprirci ancora, mobilitare tutte le energie possibili.

    Ascolto, partecipazione, unità sono le nostre parole.

    Quanto abbiamo fatto in questi anni non rappresenta la nostra meta.

    Noi sappiamo che il nostro impegno ora deve migliorare e rafforzarsi: fare di più e stare sempre all’altezza di questo sforzo è il nostro compito.

    Vogliamo portare l’Italia dove deve stare nel mondo e valorizzare i suoi punti di forza: dalla manifattura di qualità delle nostre imprese alla ricerca, dalla cultura, l’arte e il turismo, alla biodiversità dei suoi paesaggi.

    Non possiamo consentire che il paese venga governato da forze estremiste, intenzionate solo a speculare sulla paura, a investire sulla chiusura e sull’isolamento alimentando facili promesse dopo averci portato sull’urlo del baratro negli anni passati.

    Non saranno le battaglie ideologiche per l’uscita dall’Euro o impraticabili proposte neo-assistenzialiste ad aiutare davvero gli italiani.

    Il Paese non può tornare indietro, l’Italia deve andare avanti.

    Noi possiamo aprire una nuova stagione della democrazia rappresentativa.

    Possiamo investire sulla trasformazione sociale come alternativa al rancore e alle paure; per produrre valore e metterlo a disposizione dei cittadini e della comunità.

    Perché il compito della buona politica è proprio quello di aiutare a definire obiettivi comuni, riconoscendo e supportando il contributo dei cittadini, delle associazioni, delle imprese e delle comunità.

    Noi proponiamo al Paese la serietà, il buon senso e la responsabilità delle donne e degli uomini del Partito democratico.

    Proponiamo all’Italia di avere fiducia nelle proprie forze.

    L’Italia ha futuro. E con questa convinzione profonda ci rivolgiamo a tutti gli italiani forti dei nostri valori: uguaglianza, libertà, solidarietà, equità.

    C’è ancora tanto da fare e noi siamo pronti a rimetterci in cammino.

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