• Referendum Lombardia? Siamo alla propaganda politica, inutile spreco di soldi pubblici

    (Intervista a firma di Nando Santonastaso pubblicata su Il Mattino del 21.04.2017)

    Lombardo di Calcinate, provincia di euro per un referendum senza Bergamo, e ormai sempre più uomo efficacia se può raggiungere lo stesso forte del Pd in Lombardia, Maurizio obiettivo con la richiesta al governo Martina, è ministro anche con il governo Gentiloni delle Politiche agricole. Renziano di ferro, ha stretto con l’ex premier un’alleanza perle primarie dem del 30 aprile che lo sta portando in giro per l’Italia da settimane. E’ stato lui il primo a intervenire dopo che le agenzie avevano battuto la notizia dell’imminente annuncio del referendum, in Lombardia cui dovrebbe seguire oggi quello del Veneto, altra Regione a caccia di poteri speciali.

    Ministro Martina, l’iniziativa del governatore Maroni va letta solo in in questa chiave politica o apre una riflessione più ampia sulle Regioni più forti economicamente del Paese?

    «Se una regione come la Lombardia vuole proporsi per la gestione di ulteriori materie delegate dallo Stato può farlo seguendo la Costituzione e le leggi. Anziché spendere quasi 50 milioni di euro dei cittadini, come vorrebbe fare, per organizzare un referendum regionale consultivo Maroni chieda al governo l’apertura di un confronto nel merito. Mi pare invece che prevalga purtroppo l’uso strumentale del tema».

    Già, ma come pensa che reagiranno gli elettori Pd? Non c’è per voi un rischio di deriva populista che può isolarvi?

    «Credo che i cittadini la pensino proprio come noi. Perché una regione deve spendere milioni di euro per un referendum senza efficacia se può raggiungere lo stesso obiettivo con la richiesta al governo di aprire un confronto subito?».

    La bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre ha rimesso in discussione molte cose: qual è secondo lei il futuro delle Regioni? Hanno ancora un senso gli statuti speciali?

    «Da sempre credo che regioni ben governate siano importanti e spesso decisive per lo sviluppo dei diversi territori. In generale penso che l’intera architettura dei poteri pubblici statuali vada riorganizzata per essere più efficace e funzionale».

    Non sente puzza di secessionismo in queste ed altre iniziative non solo leghiste?

    «Referendum costosi e inefficaci come quelli proposti tempo rispondano solo ad una logica di propaganda politica e basta».

    Il governatore Maroni è stato di recente a Napoli e ha incontrato il suo omologo campano, De Luca, per spiegargli il modelli Lombardia sul piano gestionale e i suoi indubbi successo. Che ne pensa?

    «Se le Regioni si scambiano esperienze di gestione e buone pratiche amministrative può essere sempre utile e interessante».

    Ma secondo lei ha ancora un senso parlare di federalismo fiscale in Italia oggi o si tratta di un capitolo della storia repubblicana ormai chiuso per sempre?

    «Ha senso ridisegnare il sistema per renderlo più efficace di fronte ai bisogni dei cittadini. Ha senso parlare di costi e prestazioni standard e di riorganizzazione delle competenze. In questo sforzo gli Enti locali, i comuni in primis, rimangono essenziali secondo me».

    Parliamo di primarie: mancano meno di dieci giorni alle primarie del Partito democratico dove lei si presenta in ticket con Matteo Renzi. Quanta affluenza prevedete per il 30 aprile?

    «Io chiedo a tutti gli elettori democratici di andare a votare. Sono certo che il popolo del Pd risponderà, come ha sempre fatto, con forza. Possiamo rafforzare il nostro progetto a partire proprio dal massimo coinvolgimento possibile di tante e tanti».

    Ma cosa accadrà dopo le primarie?

    «Sono certo che le primarie del 30 aprile ci consegneranno un Partito democratico più forte e unito. Dopo le primarie tutti insieme dovremo promuovere la nostra idea di paese a partire da alcune priorità essenziali. Io dico innanzitutto lavoro, giovani, mezzogiorno. E poi cambiare il PD e migliorarlo al centro come nei territori. Dovremo essere sempre di più l’alternativa forte alle derive pericolose di Grillo e Salvini».

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