• Produrre meglio sprecando meno

    (Intervista a firma di Franco Cattaneo pubblicata sull’Eco di Bergamo del 05.10.2017)

    Costruire un confronto protezionismi, nuova agenda sui temi dell’agricoltura e dell’alimentazione, in una fase in cui sembra acuirsi la tragedia della fame nel mondo e in un passaggio critico della democrazia internazionale. Sono queste le ambizioni del vertice agricolo e alimentare del G7, il 14 e 15 ottobre a Bergamo, in coerenza con le prospettive aperte dall’Expo di Milano, come ci spiega il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che sarà al tavolo di regìa.

    Dialogo, apertura, condivisione: termini che ricorrono nei documenti preparatori del summit internazionale.

    «Il vertice si svolge in un momento delicato e particolare delle vicende internazionali ed è evidente che – tra ritorni di protezionismi, nuova agenda europea e nuovi attori in campo – avremo bisogno di costruire una riflessione comune che faccia i conti con queste novità che impongono un cambio di passo. Il nostro obiettivo è costruire un confronto di primo livello che riesca a unire i grandi Paesi del G7 coinvolgendo ovviamene l’Unione europea, le istituzioni mondiali come Ocse, Fao, Ifad, World Food Programme. Siamo , inoltre, contenti di avere il commissario allo sviluppo rurale dell’Unione africana, una voce significativa per lavorare con quel continente: questo dimostra più di tante parole l’impegno dell’Italia, che in questo periodo ha la presidenza del G7, per chiamare al tavolo negoziale nuovi soggetti fondamentali».

    In sostanza l’agricoltura come fattore geopolitico.

    «”Produrre meglio, sprecando meno”: il focus principale riguarda la svolta sostenibile dell’agricoltura e delle produzioni alimentari, con due temi che ne derivano. Il primo è la gestione delle crisi economiche e climatico-ambientali in agricoltura, quindi la tutela dei produttori. Il secondo, che ha una dimensione strategica, s’interroga su come la cooperazione agricola possa essere strumento di governo collaborativo dello sviluppo dei territori, in relazione anche ai fenomeni generati dalle nuove migrazioni. E qui c’è lo snodo forte del rapporto con l’Africa».

    In un periodo in cui questo continente sta riacquistando centralità.

    «Per noi è decisivo approfondire questo versante: G7 e Ue possono assumere un ruolo che segna un prima e un dopo. Del resto siamo già su questa linea: penso, per esempio, all’idea di un Piano Marshall per l’Africa lanciata recentemente dalla signora Merkel, che l’Italia aveva in qualche modo anticipato nel 2015 con il Migration Compact. In sostanza affronteremo due ambiti precisi: la tutela dei piccoli produttori dinanzi alle crisi di mercato e ambientali e la cooperazione agricola come fattore inclusivo di crescita. Questi due fronti si ritrovano insieme in una premessa fondamentale: quella di fare il punto sulla lotta alla denutrizione nel contesto dell’obiettivo Onu “fame zero-2030″».

    Qui, però, siamo al di sotto delle attese.

    «Cercheremo di rispondere a questa domanda: a che punto siamo? La Fao, proprio in questi giorni, ha lanciato l’allarme. Purtroppo, rispetto ai miglioramenti degli ultimi anni, la tendenza più recente s’è invertita, mentre nelle regioni centro orientali del continente nero si sta consumando una delle più gravi carestie degli ultimi decenni, peraltro senza un’adeguata copertura informativa per l’opinione pubblica occidentale. A maggior ragione diventa urgente indicare nuove strategie. Lunedì 16, all’indomani degli incontri a Bergamo, saremo all’assemblea generale della Fao in occasione della Giornata internazionale dell’alimentazione per ascoltare le parole di Papa Francesco: una presenza che ci richiama tutti al dovere dell’impegno e della responsabilità».

    Questi temi stanno nelle corde della sensibilità della Bergamasca.

    «Per me è molto importante che si viva questo appuntamento nel segno della condivisione e dell’apertura. Bergamo è la terra di Papa Giovanni e già questo dice tutto. Con il Comune e la Provincia abbiamo organizzato più di 50 appuntamenti nell’intento di proporre un approccio educativo, un valore aggiunto che accompagni in parallelo i lavori dei ministri, spingendo il più possibile su un confronto dialettico alto. Tanto più che, nella storia del passato e del presente della nostra terra, l’Africa è una realtà che sentiamo vicina e le tragedie collettive di quel continente hanno sempre trovato una pronta risposta dei bergamaschi. L’aspetto educativo e formativo, ripeto, rimane in cima alle nostre istanze. Un vertice riservato alle sole istituzioni e agli addetti ai lavori non può bastare se non dialoga con la comunità e la cittadinanza viva del territorio. L’aver coinvolto le scuole, l’università, BergamoScienza, tanti giovani, vale tanto quanto il summit stesso».

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