• “Non siamo dei signor no. Ora avanti con la legge di stabilità”

    (Intervista a La Stampa del 20 novembre 2014)

    “Noi non siamo dei signor no. Siamo quelli che, gelosi delle proprie idee, vogliono lavorare testardamente per rafforzare sempre più i provvedimenti del governo e vincere, insieme, la sfida del cambiamento: lo abbiamo fatto con il Jobs Act e lo faremo con la legge di stabilità”. Quando dice «noi», il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina parla di Area riformista, quella parte della minoranza Pd guidata dal capogruppo Speranza che si è riunita sabato scorso a Milano.

    Quindi siete soddisfatti del Jobs Act?
    “Il mio è un giudizio positivo: l’ho sempre considerato un’opportunità, e ora, con il lavoro fatto in Commissione Lavoro alla Camera, è ulteriormente migliorato. E la prova che i provvedimenti del governo con il contributo del Parlamento possono uscire rafforzati”.

    Il suo collega Fassina dice che verrà data libertà di licenziamento…
    “Non condivido il giudizio di Fassina. Grazie al lavoro fatto alla Camera si precisa meglio la nuova disciplina dell’articolo 18 che, ricordo, era già stato cambiato dalla Fornero”.

    Macome può piacere a voi sinistra Pd un testo che soddisfa Sacconi e, parole sue, supera l’articolo 18?
    “Il Jobs Act uscito dal Senato andava migliorato, e la Camera lo sta facendo anche sull’articolo 18. Noi abbiamo chiesto e ottenuto che le disposizioni finali della direzione Pd fossero accolte pienamente, con una tipizzazione delle fattispecie, che verrà fatta nei decreti attuativi. L’art.18 è già stato cambiato dal governo Monti, ora si trattava di risolvere nodi interpretativi rimasti aperti, e lo stiamo facendo con equilibrio. Io credo che come minoranza dobbiamo dibattere e portare avanti le nostre idee: poi, quando si ottengono risultati, dobbiamo riconoscerli e valorizzarli”.

    Sul Jobs act avete portato a casa risultati?
    “Assolutamente sì. Il Jobs Act è la prova che anche chi si riconosce in un’area di minoranza nel Pd può dare il proprio contributo per migliorare i provvedimenti. E così andremo avanti anche sulla legge di stabilità”.

    Cosa bisogna cambiare della stabilità?
    “Direi che si possono rafforzare alcuni obiettivi nel solco delle scelte fatte. Ad esempio, vorremmo ampliare le misure di sostegno agli investimenti delle piccole e medie imprese. Abbiamo posto il tema di una revisione del bonus bebè, e bene ha fatto il governo ad aprire a una sua riorganizzazione. Ancora, è importante avere più risorse per gli ammortizzatori sociali”.

    Una parte della minoranza Pd è molto critica verso i provvedimenti del governo. Torna l’ipotesi di una scissione?
    “Lo escludo. E se guardo agli interessi dell’Italia e del Pd, penso che uno scenario del genere non verrebbe proprio capito”.

    Giudizi severi arrivano dai sindacati: si allarga alla Uil il fronte dello sciopero generale.
    “Ho il massimo rispetto per ogni mobilitazione sindacale. Quando sei davanti a scelte importanti come queste, ciascuno si prende le proprie responsabilità. La dialettica ci sta, purché non si ecceda nei toni e non si chiuda il confronto”.

    Apre un nuovo fronte di ciritica al governo anche il ricorso del Cda Rai…
    “Un bel boomerang per la Rai: in un momento come questo, mi sembra giusto che anche una realtà importante come la Tv pubblica concorra agli obiettivi di risparmio. Credo che questo ricorso sia un errore e rischi di non essere proprio capito dai cittadini”.

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