• Non perdiamo questa occasione

    Intervista a cura di Giovanna Casadio pubblicata su La Repubblica del 15.11.2017

    Maurizio Martina, vice segretario del Pd e ministro dell’Agricoltura, rilancia l’appello alla sinistra di Bersani, di Civati e di Fratoianni, e a Giuliano Pisapia per l’unità del centrosinistra.
    Martina, state passandovi di mano il cerino per vedere a chi resta la responsabilità della frattura della sinistra?
    «Non è un gioco, la questione non è a chi resta in mano il cerino. Tutti dobbiamo essere responsabili. Nelle Direzione del partito lunedì, il Pd ha fatto la scelta giusta. Ora noi saremo conseguenti rispetto a quelle indicazioni, già a partire da queste ore».
    In concreto?
    «Ci sono tre questioni essenziali. Costruire unità, e l’abbiamo fatto al nostro interno. Costruire apertura, e abbiamo detto alle altre forze politiche di centro e di sinistra che c’è una pagina bianca da scrivere insieme. La terza questione cruciale è costruire insieme una prospettiva».
    Però da sinistra vi chiedono discontinuità. Renzi su questo non ci sente?
    «Non possiamo fermarci a questa discussione. Noi dem siamo convinti di avere fatto in questi anni un lavoro duro, faticoso e utile per il paese. Molto va fatto e molto dobbiamo migliorare. Le cose fin qui realizzate non sono la nostra meta: siamo disposti a un confronto purché ci sia cooperazione e uno sforzo in avanti che tutti, anche Bersani e gli altri, devono fare. Non poniamo veti, non abbiamo questioni da rivendicare rispetto a ciò che è accaduto».
    Niente rancori con gli scissionisti dem?
    «Ci sono state divisioni e passaggi dolorosi. Ma ora vediamo se siamo d’accordo sul punto fondamentale e cioè che il paese non si può permettere di essere consegnato a una destra egemonizzata da Salvini né una deriva firmata 5Stelle. Loro investono sulla disgregazione, noi su una nuova idea della sovranità italiana dentro la scommessa europea. Il Pd ha fatto un’offerta e sono arrivate diverse disponibilità».
    Da parte di chi?
    «C’è stato un primo incontro serio con i Radicali. Disponibili si mostrano forze moderate e di centro, forze laico-socialiste, ambientaliste, esperienze civiche».
    Pisapia non l’avete ancora convinto?
    «Siamo interessati a un confronto senza preclusioni, a maggior ragione con una esperienza importante come quella di Giuliano. Ma questa nostra discussione non deve essere autoreferenziale. Dobbiamo partire dalle questioni cruciali».
    Cruciali sono il Jobs Act e la buona scuola.
    «Cruciale è unire crescita e uguaglianza a partire dal lavoro, sì. Noi un filo lo troviamo. Ad esempio, nella legge di bilancio che stiamo discutendo abbiamo inserito l’aumento del costo dei licenziamenti. Inoltre stiamo discutendo l’equo compenso per i professionisti e, in particolare, per gli avvocati. Con il sindacato è aperto il confronto su maggiore equità in fatto di pensioni, penso ai lavori gravosi. Siamo sulla stessa frontiera dei diritti dallo Ius soli al biotestamento».
    Quindi se la sinistra non ci sta, è solo ostracismo nei confronti di Renzi?
    «Non mi convincono le dichiarazioni fatte dopo appena un quarto d’ora dall’inizio della Direzione dem».
    Lei come giudica la discesa in campo come leader della sinistra dei due presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso?
    «Vale la regola del massimo rispetto per le due figure istituzionali, a cui chiedo rispetto anche per il Pd. Non voglio alimentare polemiche».

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