• Contano le alleanze sociali

    (Intervista a firma di Alessandro Trocino pubblicata su Il Corriere della Sera del 14.03.2017)

    Ministro Maurizio Martina, è stata appena depositala la mozione di Mdp, gli ex Pd, che chiede di sospendere le deleghe al suo collega Luca Lotti.

    «È una mozione che sarà respinta, come quella dei Cinque Stelle. Lotti deve continuare il suo lavoro».

    È uno schiaffo al Pd?
    «Ricordo solo che hanno sempre detto di sostenere il governo e non mi pare proprio che la scelta vada in questa direzione. Evidentemente poi hanno cambiato idea anche sul garantismo».

    Al Lingotto si è discusso molto di alleanze, di chiudere o aprire ai moderati o alla sinistra.
    «Io dico che prima delle formule elettorali ci sono le alleanze sociali. A Torino abbiamo iniziato a discutere il nostro progetto per il Paese, chi vogliamo rappresentare e a chi ci rivolgiamo».

    Ecco, chi volete rappresentare? I moderati? O la sinistra?
    «Il Lingotto ha segnato un cambio di passo, fuori dalle formule politiciste. Le priorità sono altre: noi ci rivolgiamo prima di tutto alle nuove generazioni. All’universo femminile. Alle famiglie. Al Sud. Ai non garantiti delle partite Iva e del lavoro autonomo».

    Lei dice «alleanze politiche dopo» anche perché la legge elettorale potrebbe non incoraggiarle prima.
    «Noi abbiamo ribadito la necessità di non scivolare sul piano inclinato iper-proporzionale. Vogliamo trovare soluzioni che salvaguardino la democrazia dell’alternanza».

    Chi insiste con il Mattarellum, sostiene uno degli sfidanti di Matteo Renzi, Andrea Orlando, vuol andare al voto con questa legge. O vuole tornare al voto dopo sei mesi dalle urne.
    «La strada maestra per noi restano i collegi uninominali del Mattarellum. Ma vedremo se ci saranno le condizioni per lavorare su altre soluzioni che aiutino la governabilità».

    Usciti gli ex DS dal Pd, dicono le cronache, al Lingotto sono tornati protagonisti altri ex DS, come lei.
    «Non mi ritrovo in questa descrizione. Il tema non sono le vecchie provenienze, ma la nuova appartenenza comune. Sarebbe bello che si parlasse delle tante nuove energie. Come di Federico, che a 16 anni è arrivato dalla Puglia con gli amici e tanta passione».

    Dicono che lei sia l’anima di sinistra del renzismo.
    «Propongo ciò in cui credo per valorizzare alcuni temi: la questione sociale, il lavoro, la nuova Europa, il cambio di passo sulle reti di protezione sociale. Segnalo che dei tre candidati, quello che per me sta interpretando meglio collegialità e pluralità è Renzi».

    Una vera sterzata, visto che era accusato di fare l’uomo solo al comando, insieme al cerchio magico toscano.
    «Facciamo crescere una bella squadra, che dà conto di quante energie ci sono nel Pd».

    Lei ha invitato Emma Bonino al Lingotto. Ottima idea, ma il Pd non applica nessuna delle ricette radicali: dalle droghe, all’immigrazione, al fine vita.
    «Sono contento di averla invitata e che lei stessa riconosca nel Pd un interlocutore fondamentale. Ci sono punti di contatto e differenze, ma siamo un partito aperto, che deve guardare oltre i suoi confini».

    Cosa pensa dell’idea di secretare l’avviso di garanzia fino al rinvio a giudizio?
    «Non la credo praticabile, ma al netto delle idee di ciascuno, il messaggio fondamentale l’ha dato Renzi, ribadendo un concetto semplice: serve una giustizia sempre più al servizio dei cittadini».

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