• Il mio intervento al Forum nazionale dei Circoli Pd di Milano

    Grazie a tutti per essere qui con noi oggi.
    Al sindaco Beppe Sala.
    Grazie al PD di Milano e della Lombardia per l’impegno e il supporto anche in questa occasione.

    Dare vita a un forum nazionale dei circoli come questo esprime già una precisa scelta politica.

    Significa dare protagonismo prima di tutto a chi, nei territori, vive la militanza e la partecipazione politica come autentico servizio.

    Significa dare centralità al senso di appartenenza a una comunità come la nostra, unica in Italia e in Europa, fatta di tante donne e uomini che partecipano da elettori o da iscritti al nostro impegno.

    Loro, voi, siete un patrimonio civico straordinario che portiamo in dote al paese.
    Altro che partito personale.

    Siamo l’unica forza che può contare su una rete così organizzata.

    Siamo l’unica forza che in tempi di antipolitica militante può mobilitare ancora milioni di persone per la scelta del suo segretario e del suo progetto.

    Sappiamo che non basta.
    Sappiamo di avere ancora limiti da superare e nodi da affrontare.

    Tutto questo però ci deve spingere ad avere sempre di più piedi, cuore e testa dentro il paese reale.

    Nei suoi bisogni, nelle sue speranze, nelle sue attese.

    Noi dobbiamo ringraziarvi per l’esempio che rappresentate nell’Italia dei comuni, delle città, dei borghi.

    E dobbiamo anche chiedervi scusa se a volte, nel confronto dentro il gruppo dirigente nazionale, non riusciamo ancora ad essere all’altezza dell’impegno che portate avanti generosamente in nome di tutti.

    Ci confronteremo anche per questo nelle diverse piazze tematiche che abbiamo organizzato per questa sera.

    Ascolteremo testimonianze e voci che ci aiuteranno a comprendere la portata di alcune grandi sfide che già ci attraversano e ci riguardano.
    Oggi come domani.

    Questa è la prima tappa di un lavoro in profondità che vogliamo portare avanti con coerenza e continuità.

    Sul territorio, come sulla rete.

    Nella consapevolezza che abbiamo una sfida ambiziosa e necessaria.

    Fare un partito nuovo contemporaneo.
    Farlo aperto, inclusivo e radicato, perché la forma è sostanza.

    Un partito pensante e popolare, come abbiamo detto più volte.
    Un partito umile e utile, come ci ha insegnato l’esperienza delle magliette gialle.

    Penso al partito della mediazione sociale.
    Della nuova responsabilità sociale.
    Per riannodare i fili tra bisogni e interessi, fra aspettative individuali e necessità collettive.
    Un progetto in grado di ascoltare e capace di costruire alleanze nella società, con le persone in carne ed ossa, con le associazioni e le comunità, prima ancora che con sigle di partito.

    Questa è la nostra sfida.
    Niente meno di questo, in un tempo che segna la fatica e la crisi del pensiero progressista e riformista ovunque su scala globale.

    Il difficile voto amministrativo che abbiamo alle spalle ci consegna temi fondamentali su cui lavorare da subito.
    Primo fra tutti io credo sia l’astensione che ci ha riguardato in tante realtà, che ha colpito noi e tutto il centrosinistra.

    Fatemi mandare da qui un grande ringraziamento ai nostri amministratori locali.

    Ai sindaci, ai consiglieri del PD e delle esperienze civiche di centrosinistra che con il loro lavoro sono ogni giorno in prima linea per rispondere ai bisogni e alle necessità dei cittadini.

    Conosciamo il peso delle responsabilità che vi siete caricati in questi anni e i temi che devono trovare ancora risposta.

    Anche per questo siamo qui.

    Esattamente due mesi fa, il 30 aprile scorso, quasi due milioni di persone hanno partecipato e scelto non solo un segretario ma una linea politica e un progetto.

    Ora, non sarebbe comprensibile che si ricominciasse daccapo.
    Non sarebbe pensabile aprire un secondo tempo congressuale.
    Non possiamo permettercelo. Sarebbe sbagliato per tutti noi.

    Altra cosa è ascoltare e ascoltarsi per migliorare il nostro lavoro.
    Altra cosa è fare vivere la nostra pluralità di idee come ricchezza per tutti.

    E se siamo qui è perché esattamente dieci anni fa il Partito Democratico nasceva con la missione di portare le ragioni della sinistra italiana e dei riformisti nel secolo nuovo.

    Nessuna comunità politica, nessun progetto collettivo, può esistere e crescere senza una missione. Senza un orizzonte.

    Dieci anni dopo, diciamo senza alcun dubbio, che la nostra missione è ancora questa.

    Ma questa missione, questo orizzonte, oggi, è ancora più complessa di ieri e proprio per questo ancora più necessaria.

    Ecco perché non vogliamo tornare indietro.
    Ecco perché non possiamo rassegnarci a un ritorno a formule figlie di una stagione che non c’è più.

    Perché la necessità storica del PD, ora, non è data tanto da ciò che accade dentro lo spazio che conosciamo della politica, ma da ciò che ancora non conosciamo e sta cambiando radicalmente nella società.

    Sta in quel “cambio di paradigma” dopo la crisi, descritto bene da Mauro Magatti recentemente e nella sua riflessione sulla ricerca di un nuovo baricentro per le democrazie.

    Per questo il tema urgente adesso è attualizzare valori e ragioni del progetto democratico e vivere i mutamenti del nostro tempo.

    Pensate all’irruzione sulla scena di una dinamica emotiva tra razionale e irrazionale, tra falso e vero, completamente nuova.
    La “democrazia a bolle” come l’ha chiamata recentemente Barack Obama, in cui rischiamo di essere imprigionati, che elimina dalla nostra visuale i punti di vista alternativi. Una questione delicatissima.

    Pensate all’irrompere drammatico del nuovo terrorismo internazionale di ultima generazione.

    Alla radicalita’ del fenomeno migratorio che ci riguarda da vicino nel cuore del mediterraneo. Su questo nodo cruciale, fatemi ribadire il nostro sostegno al presidente Gentiloni e al ministro Minniti per gli sforzi che stanno compiendo anche in queste ore in Europa. Perché ci sia consapevolezza della svolta necessaria ormai ineludibile nella gestione dell’accoglienza.

    E pensando ancora ai mutamenti che abbiamo davanti, come non porsi delle domande di fronte alla gigantesca questione ambientale che abbiamo di fronte ai nostri occhi ogni giorno legata ai termini fondamentali della sostenibilità dello sviluppo.

    Alla metamorfosi del lavoro di fronte alla rivoluzione digitale in atto.

    Dieci anni fa, quando nacque il PD, eravamo all’inizio della più radicale crisi economica e sociale dopo il 29.

    Dieci anni dopo, ovunque, ma sopratutto in Italia, le fratture generazionali si sono aperte e la questione giovanile è diventata ancora di più questione nazionale.

    Perché se convivi per troppo tempo con l’idea di una precarietà dell’esistenza, la rabbia e la frustrazione non rimangono comportamenti individuali ma si trasferiscono nello spazio pubblico.

    L’attualità del Partito Democratico sta su queste frontiere, non nella polemica quotidiana da transatlantico.

    Se si comprendesse meglio la portata di queste sfide si capirebbe anche che senza il partito democratico l’argine alle forze populiste e antisistema sarebbe molto più fragile.

    Perché rimane proprio il PD il primo argine a queste derive e bisognerebbe esserne tutti un po’ più consapevoli.

    Ecco perché non ci può essere centrosinistra senza partito democratico.
    Ecco perché a noi non interesserà mai la logica nel nemico-vicino.
    Sia chiaro che non ci definiremo mai contro qualcuno, ma sempre per qualcosa.

    Per questo ha fatto bene il segretario a indicare l’orizzonte Italia 2020.

    Ci interessa guardare negli occhi gli italiani e proporre loro una prospettiva forte per il futuro.

    Diciamo Italia 2020 perché sappiamo che le vere faglie non stanno nel dibattito autoreferenziale della politica, ma nella società e tra i cittadini che sentono sulla loro pelle inquietudini e domande nuove.

    Diciamo Italia 2020 e collochiamo questo orizzonte innanzitutto dentro la sfida per la svolta sociale e politica dell’Europa.
    Come unica alternativa possibile ai rigurgiti nazionalisti e sovranisti.

    Diciamo Italia 2020 e ci poniamo il tema della nuova democrazia economica e sociale. Perché il passaggio che può esserci, dalla società del consumo alla società della condivisione, apre spazi di partecipazione e di lavoro inediti che spetta a una forza come il PD interpretare.

    Diciamo Italia 2020 e ribadiamo che il tema dell’uguaglianza è e sarà ancora il cuore della nostra visione.
    Non smetteremo mai di partire dai più deboli. Da chi soffre, da chi è più insicuro.

    Noi viviamo l’inquietudine di chi sa che non basta un convegno per cambiare lo stato delle cose: occorre sporcarsi le mani, tentare vie nuove, cambiare in radice politiche e strumenti.

    Diciamo Italia 2020 e ribadiamo la nostra ossessione per la centralità del lavoro.
    Per il lavoro di cittadinanza da creare in particolare nel mezzogiorno e verso giovani e donne. Prima di tutto come leva indispensabile di dignità per tutte le persone.

    Diciamo Italia 2020 perché la riforma dello Stato e delle istituzioni e’ ancora un’urgenza e un bisogno democratico indispensabile per riallacciare un rapporto credibile tra poteri pubblici e cittadini.

    Ecco perché rivendichiamo il lavoro di questi anni.

    Dentro un quadro politico difficilissimo, abbiamo dato un senso a questa stagione.
    È stata ed è una stagione di cambiamento utile.

    Dobbiamo continuare.
    Sullo Ius Soli, ad esempio.
    Perché la nuova cittadinanza è un atto di civiltà e ora la legge dopo anni va finalmente approvata prima della pausa estiva.
    Proprio sui diritti di cittadinanza, peraltro, si è svelata la vera natura del movimento cinque stelle che rende meno difficile comprendere anche il loro sostegno alla destra negli ultimi ballottaggi.

    Ma dobbiamo continuare anche a difesa della salute con la scienza, contro semplificazioni devastanti.

    E dobbiamo continuare, ponendoci nuovi obiettivi.

    Penso ad esempio alla battaglia per l’equo compenso.
    Abbiamo ancora troppi giovani professionisti sottopagati e spesso anche non pagati per le loro prestazioni e per questo occorre tornare ad avere dei riferimenti per garantire equità secondo ciò che dice l’articolo 36 della costituzione.

    Dobbiamo continuare.

    Senza arroganza. Senza la pretesa di avere fatto tutto giusto.
    Noi per primi ci poniamo il tema dei limiti che abbiamo vissuto.

    Ma guai a non vedere i passi avanti fatti.

    Sul lavoro e sull’economia.
    Sui redditi e sulla lotta alle povertà.
    Sui diritti, sulla giustizia, sul sapere, sulla cultura.

    Anche i dati di queste ore sul potere d’acquisto delle famiglie così come quelli sulla crescita economica sono lì a dimostrarlo più di ogni altra parola.

    Se cercate la sinistra la trovate nell’introduzione per la prima volta nella storia di questo paese del reddito di inclusione contro la povertà per oltre 600mila famiglie.

    Se cercate la sinistra la trovate nel superamento di Equitalia, da domani.

    La trovate nei 19 miliardi di recupero di evasione fiscale del 2016 e nella diminuzione della pressione fiscale per famiglie e imprese.

    La trovate nell’anticipo pensionistico finalmente attivo e già chiesto ad oggi da oltre 30mila persone.

    Nelle otto salvaguardie per gli esodati della legge Fornero.

    La trovate nel bonus cultura che ha interessato 350mila ragazzi.

    Se cercate la sinistra la trovate anche nella quattordicesima estesa da domani a tre milioni e mezzo di pensionati.

    Ma la trovate ancora nelle unioni civili, nella legge contro il caporalato, nella norma contro i licenziamenti in bianco, nella legge sugli ecoreati, nel ripristino del falso in bilancio, nelle scelte contro la corruzione e per la legalità.

    E continuo a pensare che avere indicato in questo tempo difficile l’impegno “per ogni euro in sicurezza, un euro in cultura” sia stata la responsabilità più qualificante per essere coerenti con i nostri valori.

    Questi siamo noi.

    E’ tutto? Certo che no.

    Siamo i primi a vivere l’inquietudine di chi sa che ancora molto deve essere fatto.

    Da qui ai prossimi mesi lavoreremo su tutto questo.

    Sul progetto. Sulle idee. Sulle scelte. Sulle prospettive.
    Non sulle polemiche, non sui personalismi, né tantomeno sui destini personali.

    Per fare questo lanciamo qui oggi insieme il Forum programmatico nazionale per l’autunno.

    Sarà quello il momento fondamentale della sintesi sulle idee, sulle azioni e sulle responsabilità che vogliamo prenderci per il futuro dell’Italia.

    Dopo la festa nazionale che quest’anno terremo a Imola dal 9 al 24 settembre ci metteremo in viaggio per l’Italia e la percorreremo in treno ascoltando e incontrando territori, cittadini, associazioni.

    Sarà anche questa un’occasione straordinaria per essere all’altezza delle persone che vogliamo rappresentare.

    Ascolteremo tutti, ci conforteremo con chiunque. Guarderemo sempre avanti.

    Dove ci sarà un confronto sulle idee, ci saremo noi.
    Dove ci saranno scontri sulle persone, o peggio ancora veti sulle persone, non ci troverete.

    La posta in gioco è troppo alta per commettere certi errori già vissuti.

    Vasco Rossi in “Un mondo migliore”, la canzone con cui abbiamo aperto, a un certo punto scrive: “Non è facile pensare di cambiare le abitudini di tutta una stagione”

    Non sarà facile nemmeno per noi, ma in fondo siamo nati proprio per questo: per provarci.

    Buon lavoro a tutti. Avanti, insieme.

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