• Il Cibo, una questione di cittadinanza

    (Intervista a cura di Franco Cattaneo pubblicata su L’Eco di Bergamo del 16.10.2017)

    Terminato sotto il sole nel verde diAstino il G7 sull’agricoltura, il ministro Maurizio Martina è partito per Roma dove oggi i ministri partecipano, alla Fao, alla Giornata internazionale dell’alimentazione per ascoltare le parole di Papa Francesco. «C’è un ponte ideale fra il nostro vertice e questa assise», dice, insistendo sul «passo avanti» compiuto a Bergamo, una terra predisposta a recepire e a coltivare concetti chiave del vertice internazionale come cooperazione, dialogo, unità d’intenti e vicinanza alle tragedie dell’Africa.

    Si nota questa soddisfazione fra i 7, che in realtà sono 9 con il commissario europeo e l’inviata dell’Unione africana.
    «Sì, e da parte mia aggiungo il grande orgoglio per la nostra città e per il nostro territorio. Penso che abbiamo svolto un lavoro molto utile ed è impressionante come le delegazioni siano rimaste affascinate dalla bellezza di Bergamo. Un grande ringraziamento alle forze dell’ordine, all’amministrazione comunale e provinciale, a tutte le associazioni che hanno partecipato e ai cittadini. Bergamo ha confermato la possibilità di organizzare al meglio questi appuntamenti in forma molto aperta. Mipermetto di dire che questo è stato il G7 di gran lunga più partecipato dalla società civile e anche di questo vado orgoglioso».

    Sul piano politico l’intesa completa non era scontata, considerando le posizioni dell’America di Trump.
    «Non lo era e per questo la Dichiarazione diBergamo condivisa all’unanimità è un passo avanti decisivo. Se si ragiona in termini generali, per esempio sui cambiamenti climatici, ci sono posizioni diverse e si fatica a trovare una sintesi comune. Ma se si atterra nel concreto, sulla relazione fra eventi atmosferici estremie sviluppo agricolo, allora si trovano le convergenze utili. Ed è quel che è avvenuto».

    In sostanza il ministro americano Sonny Perdue s’è rivelato disponibile.
    «È così. Il rappresentante di Washington è stato governatore della Georgia, uno Stato agricolo, ed è un uomo di notevole esperienza in questo campo. Ha lavorato con disponibilità al comunicato finale e hariconosciuto concretamente il problema che dobbiamo affrontare».

    La gestione dei rischi ambientali resta lo snodo centrale.
    «Quel che sta accadendo inAfrica e in altre parti del mondo rende il governo dell’impatto dei disastri ambientali una questionepurtroppo molto concreta. C’è l’urgenza di avere nuovi strumenti per le piccole e medie imprese familiari che sono il tessuto fondamentale di ogni agricoltura nel mondo. È la grande sfida aperta per tutti. Per questo, come presidenza italiana del G7, daremo mandato alla Fao perché si individuino, attraverso le nuove tecnologie, gli strumenti che consentano di prevenire e contenere l’effetto devastante delle calamità naturali sul mondo agricolo. Dobbiamo insistere sulla prevenzione e sulle informazioni meteorologiche in tempo utile, sulla massima diffusione delle tecnologie per sostenere le esperienze locali: un ambito non scontato nei contesti più deboli. La cooperazione agricola ha il suo focus strategico sull’Africa e ci siamo detti che il problema ci riguarda, coinvolge tutti. Dunque, dobbiamo condividere buone pratiche di uno sviluppo innovativo».

    Avete anche affermatoil principio del cibo come questione democratica.
    «La consapevolezza del nesso inscindibile fra l’accesso al cibo, le disuguaglianze e le migrazioni è stata discussa nella sessione finale. Abbiamo segnato una tappa nuova nel rapporto con l’Africa, perché l’immediatezza di alcune possibilità di coop erazione si possono misurare proprio apartire dalle conoscenze pratiche del mondo rurale dei Paesi del G7. Abbiamo declinato dallato dellanostra agenda agricola l’impegno sottoscritto dai capi di stato e digoverno al vertice dei Sette Grandi a Taormina raggiungere l’obiettivo “fame zero” entro il 2030 stabilito dall’Onu e, in particolare, siamo al lavoro perché nei prossimi anni 500 milioni di persone escano dalla denutrizione. La commissariaJosefa Sacko ci ha descritto le condizioni drammatiche, specie di alcune aree del continente: carestia, siccità, fame. Ci ha spiegato itentativi messi in atto e i nuovi strumenti adottati dall’Unione africana, ci ha chiesto unamano e ha ricevuto la massima attenzione. Dopo il summit le relazioni con quel continente escono rafforzate».

    Sono entrate nel lessico istituzionale parole-chiavecome«empowerment», cioè il conferire autorità, e resilienza, cioè la capacità di recupero. «”Empowerment” è nel titolo della Dichiarazione di Bergamo. Vuol dire riconoscere la centralità dell’investimento che dobbiamo fare sugli agricoltori e sui produttori per uno sviluppo equilibrato e sostenibile, per arginare le ferite della disuguaglianza. In definitiva, per fare dell’alimentazione una grande questione di cittadinanza e di democrazia».

    Dimensione locale e global: il G7 intende adottare politiche concrete per la tracciabilità e lo sviluppo di sistemi produttivi legati al territorio.
    «Abbiamo trovato un linguaggio comune per valorizzare le esperienze agricole locali, consapevoli che riconoscere questo è un fattore importante nello scenario competitivo mondiale. L’Italia, insieme con l’Unione europea, spingemoltoperlapriorità delle indicazioni geografiche e ci siamo ritrovati nel muoverci insieme perché questo avvenga ad ogni latitudine. Non ultimo, c’è anche l’impegno a rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi: più è alta, maggiore è la tutela dell’anello debole, che spesso èl’universo deiproduttori».

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