• I dazi? Una follia per le imprese. Il lavoro è la priorità

    Intervista pubblicata su Eco di Bergamo del 4 febbraio 2018 a firma di Franco Cattaneo

    La proposta di Salvini di rimettere i dazi è un danno per il Paese e soprattutto per il Nord. Parte da qui l’analisi di Maurizio Martina, ministro delle Politiche e agricole e vice segretario Pd.

    Un danno in che termini?
    L’Italia, che ha una bilancia commerciale in surplus, cioè in positivo di 50 miliardi, non può permettersi questa follia. Per fortuna in Europa nessun Paese può decidere da solo. Avremmo conseguenze devastanti specie per la piccola e media impresa del Nord la cui forza sta proprio nell’export. Questo tessuto sarebbe il primo ad essere colpito dalla reazione dei Paesi terzi, perché a quel punto anche loro alzerebbero le barriere protettive a nostro danno.

    Agricoltura compresa.
    Certo, un danno aggiuntivo dopo che in questa legislatura la prospettiva agroalimentare è tornata al centro delle scelte pubbliche, anche perché quando siamo partiti, nel 2013, avevamo alle spalle 7 titolari dell’Agricoltura in 7 anni. Cito tre dati di cui sono orgoglioso. Nel 2017 l’Italia ha stabilito il record dell’export in questo settore, passando dai 33 miliardi di euro del 2013 agli attuali 41. La redditività media per impresa è aumentata da 30 mila euro a 35 mila. Sottolineo poi l’aspetto più importante: solo l’anno scorso ci sono stati 10 mila nuovi giovani imprenditori agricoli, confermando la leadership italiana in Europa. Abbiamo fatto scelte concrete, come la cancellazione di Imu, Irap e Irpef agricole che valevano un miliardo di euro all’anno e introdotto l’origine obbligatoria in etichetta per latte, formaggi, pasta, riso. Resta ancora molto da fare, ma il nostro impegno ha prodotto frutti importanti: una semina che ha bisogno di continuità.

    Tutti puntano alla riduzione della pressione fiscale: la flat tax, la tassa piatta, sembra allettante.
    Salvini e Berlusconi dimenticano di dire che in questo caso il 50% del beneficio fiscale andrebbe al 5% dei contribuenti, cioè ai super ricchi: è inaccettabile per un’evidente questione di equità. Noi proponiamo serietà e responsabilità, mentre I nostri avversari che promettono tutto a tutti, costretti ad inventarsi un nemico e a spararla grossa. In questi anni abbiamo lavorato molto e i risultati ci sono stati. Non possiamo disperdere un patrimonio di serietà e competenze. E’ necessario affrontare la nuova fase con un governo di centrosinistra, capace di giocare il proprio ruolo nello scenario nuovo che s’è aperto in Europa con Macron e con la ridefinizione della Grande coalizione in Germania.

    In testa al vostro programma c’è il lavoro.
    Priorità assoluta all’occupazione e al rilancio economico-sociale per consolidare la ripresa, redistribuendone i dividendi al ceto medio, alle famiglie e a chi fa più fatica. Scelte possibili e realistiche, non fantasie, di cui indichiamo le coperture finanziarie nel quadro della sostenibilità del risanamento dei conti pubblici. Il complesso delle risorse che mettiamo in campo è pari a quelle impegnate in questi anni. Proponiamo il taglio del costo del lavoro a tempo indeterminato: un punto percentuale in meno di cuneo fiscale ogni anno per 4 anni in modo da scendere dal 33% al 29% dei contributi. Per le imprese, ulteriore riduzione di Ires e Iri per portarla dal 24% al 22%. Quanto alle famiglie, pensiamo ad un assegno universale per i figli, con un beneficio tra i mille e i 3 mila euro in base all’età e alla composizione dei nuclei.

    Nella vostra gerarchia qual è il principale avversario?
    Gli estremisti della destra e i 5 Stelle. Nel nuovo corso che si va prospettando in Europa, l’Italia sarebbe a rischio con le avventure alla Salvini e alla Di Maio. Il centrodestra è, nei fatti e nel linguaggio, la destra egemonizzata dalle parole d’ordine di questa Lega. Di Maio non è credibile: un giorno parla delle larghe intese, il giorno dopo smentisce se stesso. Vogliamo contrastare scelte al buio che farebbero male al Paese e ai nostri territori, in una fase in cui abbiamo la possibilità di collocarci alla testa della nuova stagione europea.

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