• “Gioco di squadra per far vincere la qualità”

    (Intervista al “Corriere della Sera Milano” del 30 dicembre 2014)

    «Siamo già campioni di qualità, ma continuiamo a giocare individualmente. Dobbiamo imparare a muoverci meglio in squadra».

    Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, 36 anni, bergamasco di Calcinate, un diploma in agraria prima e una laurea in Scienze Politiche poi, parte dai numeri dalla «sua» Lombardia per disegnare le prospettive del comparto agroalimentare che continua la scommessa della qualità.

    Anche in questi anni di crisi, l’esportazione delle bontà italiane ha assicurato sviluppo e persino un aumento dell’occupazione ( 1,5% nel terzo trimestre 2014, dati Coldiretti).

    «È un settore di enorme valore: in Lombardia, prima regione agricola del Paese, arriviamo ad un potenziale del settore di 40 miliardi. La legge di stabilità completa il piano da 100 milioni per aumentare l’export».

    Le aziende agricole lombarde, quasi 50 mila, come le 11 mila dell’artigianato alimentare chiedono maggiore tutela per il made in Italy.

    «Nel 2014 i nostri ispettori hanno fatto oltre 100 mila controlli e sequestrato “falso cibo” per 4o miliardi. E in marzo, su tutto questo, organizzeremo a Lodi un forum con gli organismi di controllo europei e internazionali in vista di Expo».

    Come funzionano nella pratica questi controlli?

    «Da qualche anno la clausola ex officio chiama tutti gli Stati membri della Ue a contrastare i prodotti contraffatti. Ecco perché a maggio è bastata mezza giornata perché dagli scaffali di Harrods, a Londra, sparissero le bottiglie di falso olio toscano individuate dai nostri ispettori e segnalati all’agenzia di controllo inglese».

    In Lombardia ci sono 15 mila aziende agricole guidate da titolari sotto i 40 anni.

    «Ma l’età media è ancora di 56 anni, e a livello nazionale, da noi, soltanto il 5% delle aziende ha un titolare sotto i 35 anni. Gli incentivi di Campolibero —il pacchetto lanciato l’estate scorsa — vogliono appunto aiutare i nuovi imprenditori, con mutui a tasso zero, detrazioni per gli affitti e 8o milioni all’anno per incrementare i fondi europei».

    Coltivare i campi non basta più. Le nuove aziende offrono anche ristorazione, turismo e vendita diretta.

    «Multifunzionalità e qualità sono le parole chiave: per gli allevamenti, ora che le quote latte spariscono, abbiamo il Fondo Qualità con 110 milioni di euro. Fattorie didattiche, agriturismi, agricoltura sociale sono tutte pagine di un libro da comporre insieme, nella grande squadra delle quasi 50 mila aziende lombarde: in rete, lavorando in costante collegamento per vendere meglio, specialmente sui mercati emergenti».

     

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