• Crivello sarà un sindaco coi piedi per terra

    (Intervista a firma di Matteo Pucciarelli pubblicata su “La Repubblica – Genova” il 19.05.2017)

    Maurizio Martina, vicesegretario del Pd, lo ribattezza così: “Il sindaco del popolo”. O meglio, sindaco del popolo è ciò che potrebbe diventare Gianni Crivello, candidato del centrosinistra, il mese prossimo. Il ministro dell’Agricoltura è in visita in città per lo Slow Fish.

    Il ministro dell’Agricoltura ieri in città per lo Slow Fish e per appoggiare la candidatura a sindaco dell’assessore della giunta Doria.
    «Crivello ha lo stile giusto, una grande conoscenza del territorio e consapevolezza. Lo definirei il sindaco del popolo, ha la capacità di conoscere i problemi. Io penso che la sua figura rappresenti una bellissima occasione per rilanciare la prospettiva della città e rimettere al centro le nostre ragioni»

    Il prossimo 8 giugno il vicesegretario del Pd tornerà a Genova insieme a Giuliano Pisapia.
    «Vogliamo entrambi dare una mano per continuare l’esperienza di governo del centrosinistra. E per dimostrare che lo spazio per lavorare insieme tra forze diverse della sinistra c’è».

    Ieri nella sala della Camera di commercio è stata firmata la “carta di Genova”, un documento sulle politiche della pesca e dell’acquacoltura, scaturito dalla commissione politiche agricole e condiviso da tutte le regioni che sarà sottoposto ai governatori nel corso della prossima conferenza delle regioni. Ma c’è anche da sostenere la candidatura di Crivello e il centrosinistra nella città più importante al voto in questa tornata di amministrative. Dopo l’incontro con le istituzioni, Martina con Crivello visita un’azienda che coltiva basilico a Prà, poi un altro incontro in sezione del Pd e l’idea condivisa con il candidato di progettare una “scuola del saper fare” della pesca artigianale. Martina è renziano, si sa, ma viene dalla vecchia ditta diessina. Una città rossa, quella dei moti del ’60 contro il congresso dell’Msi, antifascista e operaia. Fin qui siamo all’immaginario collettivo per chi viene da fuori.
    Per la sinistra, a livello nazionale, l’importanza rivestita da Genova è ancora questa oppure si è sbiadita?
    «Rappresenta ancora moltissimo, certo; ha un potenziale straordinario per tutto il Paese e può dire tanto allo sforzo progressista che facciamo ogni giorno. Su questo non c’è dubbio».

    Però stavolta la sfida sembra apertissima, la sinistra non è cosi sicura di vincere, anzi. Paradossalmente chi ha tutto da perdere è il Pd. Se il centrosinistra vince, è la normalità, la tradizione. Se perde, è una sconfitta storica.
    «Ma io penso che il centrosinistra abbia fatto un grande lavoro in passato e in questi ultimi tempo. Crivello ha lo stile giusto, una grande conoscenza del territorio. Lo definirei il sindaco del popolo, ha la capacità di conoscere i problemi. Io penso che la sua figura rappresenti una bellissima occasione per rilanciare la prospettiva della città e rimettere al centro le nostre ragioni».

    A proposito di Gianni Crivello, il suo stile e anche la sua posizione politica è molto diversa da quello delle nuove leve renziane. Poco appariscente, legato al ricordo di Enrico Berlinguer ad esempio. Rappresenta il ritorno ad un passato, magari confortevole e riconoscibile, ma passato.
    «Ciascuno ha il suo stile, ciò che conta è lavorare per un obiettivo comune. Crivello ha i piedi ben piantati per terra, respira la città come pochi. Il suo lavoro può arrivare e dire molto anche a quelli fuori dai nostri confini classici. Lo considero il sindaco delle strade e dei quartieri, della realtà di Genova di ogni giorno e per me questo è un valore per la città».

    Il segretario del Pd Matteo Renzi ha intenzione di venire a dargli una mano nelle prossime settimane?
    «Vedremo, l’agenda è aperta, ma credo di sì. Di sicuro l’8 giugno io tornerò qui insieme a Giuliano Pisapia, vogliamo entrambi dare una mano per continuare l’esperienza di governo del centrosinistra. E per dimostrare che lo spazio per lavorare insieme tra forze diverse della sinistra c’è».

    Un segnale per le future scelte del Pd a livello nazionale?
    «Sì, un segnale che può sicuramente andare oltre. Noi comunque possiamo dare una mano per quello che ci compete, per le responsabilità che abbiamo, possiamo lavorare per contribuire a questa proposta ma il cuore pulsante nasce e cresce dentro i quartieri di Genova. Credo che questa sia la cosa più bella e più utile».

    Senta, spesso si tende a rimuovere il recente passato. Marco Doria si sta tenendo abbastanza in disparte in questa campagna elettorale, lei come valuta il suo operato di sindaco?
    «Sono convinto che in questi anni si sia fatto un lavoro duro e importante. Ciò che fai in una grande città non basta mai e quindi a volte occorre uno sguardo in avanti. Ho frequentato Genova negli ultimi tempi, posso dire che ad esempio sul turismo ricettivo ci sono stati dei grandi miglioramenti. L’evoluzione c’è stata e lo dicono i numeri. E poi sulla cura del territorio, anche lì, un impegno costante che porterà benefici sul lungo e medio periodo. Grazie anche all’impegno del governo, aggiungo. Però insomma sono queste le politiche che garantiscono futuro. E la sfida dei riformisti è come fare meglio ancora, adesso».

    E Crivello rappresenta la continuità…
    «Direi che rappresenta la consapevolezza e apertura».

    Tornando al Pd: il vostro candidato sindaco lo avete dovuto pescare fuori. Crivello viene sì dal Pci-Pds-Pd, ma non ha mai avuto la tessera dei democratici. Sintomo di una debolezza?
    «Non penso sia stata una nostra mancanza. Anzi. Siamo stati i protagonisti della ricerca di un candidato che andasse oltre il Pd, abbiamo ricoperto una funzione di apertura consapevoli che così si vince. Occorreva un allargamento, contava una figura capace di unire, riconosciuta in città e che conoscesse a sua volta la città».

    Un comunista come quelli di una volta.
    «Un sindaco, futuro sindaco spero, militante. Ripeto: del popolo, nella migliore accezione che possiamo dare al termine in sé».

    Se invece per voi dovesse andar male, se il centrosinistra dovesse perdere le elezioni, cosa sarebbe peggio dal suo punto di vista? Una vittoria della destra o una dei Cinque Stelle?
    «Le considero due prospettive entrambe negative. Genova finirebbe ostaggio di Matteo Salvini, oppure di Beppe Grillo. Mentre credo che Crivello possa garantire la giusta autonomia alle città. Gli altri candidati rispondono a logiche esterne rispetto a quelle del governo locale. Crivello invece è per Genova».

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