• «Con il premier in squadra possiamo fare la differenza Prodi? Conta essere uniti»

    (Intervista pubblicata su Il Corriere della Sera del 22.02.18 a firma di Cesare Zapperi)

    Dopo Romano Prodi, anche Giorgio Napolitano è sceso in campo perché Paolo Gentiloni sia il presidente del Consiglio dopo il 4 marzo. E il Pd che fa?

    «Noi offriamo al Paese una squadra — risponde Maurizio Martina, vicesegretario dem — e personalità di spicco come quella del premier. Paolo è un protagonista assoluto del Pd».

    Ma Renzi finora non si è spinto a dire: è il nostro candidato premier.

    «Riconosciamo tutti la centralità dell’esperienza di governo di Gentiloni. Come altri, penso che abbiamo la possibilità di schierare una squadra che, anche grazie a Paolo, può fare la differenza».

    Perché non investirlo direttamente del ruolo come fanno Prodi e Napolitano, allora?

    «Gentiloni è e sarà fondamentale in questa partita».

    E quindi…

    «C’è il rispetto della Costituzione e dei ruoli. Del premier del futuro si discuterà dopo il 4 marzo. Per questo, è fondamentale arrivare a quel giorno con un Pd più forte perché siamo l’unico partito che può garantire un Paese stabile».

    I sondaggi, però, non promettono bene.

    «Giro l’Italia e dovunque raccolgo l’interesse di molti a dare una mano al Pd. I nostri programmi sono altra cosa rispetto alle risposte pericolose e sbagliate degli avversari».

    Su cosa puntate per far leva sugli elettori?

    «Sulla serietà e concretezza delle nostre proposte rispetto alle illusioni degli altri. Vogliamo parlare della flat tax, per esempio? Al di là che ognuno nella destra stabilisce un’aliquota diversa, è un meccanismo profondamente iniquo. Per contro, noi proponiamo una riforma fiscale che sostenga le famiglie e le imprese. Nel solco delle scelte utili di questi anni».

    Altri temi, così a spot.

    «Ci battiamo per la centralità assoluta del lavoro e della sua qualità, puntando sulla stabilizzazione dei contratti. E poi proponiamo il salario minimo universale e per l’estensione del reddito di inclusione».

    Perché non riuscite a trovare un’intesa con Leu?

    «Ho visto che sono andati da Corbyn. Vorrei ricordare loro che lui non ha mai lasciato i laburisti nonostante le profonde differenze con la leadership fin dai tempi di Blair. Credo che gli elettori sanzioneranno le loro scelte divisive».

    Anche Prodi non capisce.

    «Condivido la posizione di Romano e il suo sostegno ad una coalizione plurale per una vittoria comune».

    Però nemmeno lui vota Pd.

    «Il padre dell’Ulivo ci richiama tutti all’unità, questo è ciò che conta».

    Per il centrodestra il Pd ha perso centralità.

    «A me pare solo un’armata brancaleone in cui si è divisi sia sui programmi che sulla leadership. Oltretutto, con uno sbilanciamento netto verso l’ala populista che già genera instabilità».

    E se, in assenza di una maggioranza, foste costretti alle larghe intese?

    «Non è questa la nostra prospettiva. Ribadisco: più forte sarà il Pd il 4 marzo e più sarà in grado di determinare le condizioni di avvio della nuova legislatura».

    Senza maggioranza autonoma dovrete aprirvi: meglio Forza Italia o il Movimento 5 Stelle?

    «Queste ipotesi non sono sul tavolo. Noi ci impegniamo allo spasimo perché il Pd si confermi il perno centrale del Paese».

    Volete essere voi a dare le carte?

    «Rispondo così: più forte sarà il Pd, più stabile sarà l’Italia».

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