• Meno tasse e grano d`alta qualità. Così daremo forza all`agricoltura

    Intervista a firma di Sandro Neri, pubblicata su Il Giorno il 05.10.2016

    Si inserisce anche lui nella schiera degli ottimisti: «Lavoriamo per vincere la partita con l`Europa», assicura Maurizio Martina.  Il ministro alle Politiche Agricole, che detiene anche la delega sul post-Expo, è nella cabina di regia creata dal Governo per sostenere la candidatura di Milano come futura sede dell`Agenzia europea del farmaco.
    «Un comparto – sottolinea – dove Milano, con le sue eccellenze, può dire la sua».

    In realtà alle porte si aprono scenari ancora tutti da definire. C`è chi, come il sindaco di Milano Beppe Sala, l`ha definita un`occasione. C`è l`impesino del Governo?
    «E una partita complessa che vogliamo giocare in squadra. Milano ha tutte le carte in regola per essere una candidata credibile e questa operazione si inserisce bene anche nel quadro strategico delle azioni previste per il dopo Expo, in particolare col progetto Human Technopole. Il Govemo è in campo al fianco delle istituzioni locali e farà la sua parte fino in fondo. Come fatto sino a qui».

    Ministro, la prossima Legge di Bilancio vedrà l`agricoltura protagonista. Tra le prime anticipazioni fatte dal presidente del Consiglio Matteo Renzi c`è il taglio dell`Irpef per gli agricoltori. Che impatto prevedete?
    «Il nostro obiettivo è tutelare il reddito di chi vive di agricoltura. Per questo l`anno scorso abbiamo deciso di cancellare l`Irap e l`Imu sui terreni. Con la prossima legge di Bilancio completiamo il lavoro tagliando anche l`Irpef, con un intervento sulle rendite catastali dei terreni di imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti. Un taglio di tasse in due anni da 1,3 miliardi di euro non si era mai visto per il set- tore primario».

    Quanto potranno risparmiare le imprese?
    «Ad esempio per un`azienda forovivaistica toscana di 10 ettari e con un reddito imponibile di 20mila euro il risparmio di Irpef è di circa seimila euro. Attraverso la conferma dell`azzeramento di Irap e Imu, questa cifra è ancora più consistente. Perun`azienda di allevamento lombarda il vantaggio fiscale supera i 12mila euro, considerando anche l`aumento della compensazione Iva».

    Per alcuni settori sarà una boccata d`ossigeno davanti alla crisi. Pensiamo alla forte crisi del grano che quest`estate ha visto il crollo dei prezzi ai produttori. Quali sono le proposte del suo Ministero?
    «Abbiamo dato avvio al piano cerealicolo nazionale con un primo investimento di 10 milioni di euro. Concentriamo le risorse sui produttori agricoli, favorendo i contratti di filiera con l`industria della pasta. L`obiettivo è arrivare a 100mila ettari coinvolti con un aiuto per ettaro da 100 euro. Più in gene- rale serve un patto strategico che coinvolga tutti i soggetti in campo». Un patto su cosa, in particolare? «Aumento della qualità del grano italiano, più trasparenza nella formazione del prezzo, sperimentazione di un`assicurazione dei ricavi degli agricoltori e indicazione dell`origine del grano nell`etichetta della pasta. Su quest`ultimo fronte dobbiamo fare di più, giocare d`anticipo e dare la massima informazione ai consumatori. Credo possa essere una chiave vincente per tutta la filiera».

    Un altro fronte sempre caldo è quello del latte. In questi giorni il latte spot è arrivato a toccare i 41 centesimi con un rialzo che non si vedeva da tempo. La crisi è passata?
    «Sono segnali importanti, ma la crisi non è passata, perché è strutturale ed europea. Da parte nostra siamo intervenuti con una serie di misure concrete come la moratoria per i debiti degli allevatori e l`aumento della compensazione Iva, che fanno parte di uno stanziamento da oltre 120 milioni di euro. Dall`Europa servono risposte più forti e stabili».

    Come giudica l`intervento da 150 milioni che la Commissione ha messo in campo proprioper ridurre la produzione di latte europeo?
    «È andato nella direzione che chiedevamo: uno strumento d`azione valido per tutta Europa. Il risultato è che per i prossimi 3 mesi ci sarà un milione di tonnellate in meno di latte in tutta l`Ue. Solo 23mila tonnellate sono italiane e anche questo è un dato positivo perché a ridurre sono i Paesi che hanno sovraprodotto come Germania, Francia e Olanda».

    Ma l`Europa non è troppo spesso sorda alle richieste delle imprese e dei cittadini?
    «Continuo a pensare che l`Europa sia una grande opportunità. Ma deve cambiare passo. Fare scelte più coraggiose e più inclusive, dando un taglio netto alla burocrazia. Solo così possiamo rilanciare l`Unione».

  • «A ottobre nuovo piano per agrumi»

    (Intervista a firma di Andrea Lodato pubblicata su La Sicilia del 4 ottobre 2016)

    Ministro Martina, nei giorni scorsi Renzi ha annunciato il taglio dell`Irpef agricola nella prossima legge di Bilancio. Che cosa significherà per le imprese?

    «È una misura che completa il nostro lavoro di riduzione delle tasse per chi vive di agricoltura. Dopo la cancellazione di Irap e Imu agricole, interveniamo sull`Irpef. Abbatteremo le rendite catastali dei terreni di proprietà di imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti. Con questi interventi realizziamo la più grande operazione di sgravio di tasse sul settore agricolo mai fatta in Italia. Oltre 1,3 miliardi di euro in due anni».

    Quali benefici immediati ed effettivi produrrà?

    «Le faccio un esempio: un`azienda siciliana con olio, vino, agrumi e bosco che abbia un reddito imponibile di 8.500 euro avrà un risparmio Irpef di 2.700 euro. A questo si sommano gli sgravi Imu e Irap che ad esempio su un`azienda agrumicola di 14 ettari corrispondo a 12.200 euro di tasse in meno».

    Tra le preoccupazioni maggiori per l`agricoltura siciliana c`è la crisi del grano, i prezzi crollati, le importazioni da Paesi esteri.

    «Dobbiamo dare tutela ai nostri agricoltori contro fenomeni speculativi. Serve un patto strategico per la filiera grano pasta italiana. Ognuno deve fare la sua parte. Come Ministero abbiamo messo in campo un primo stanziamento di risorse per avviare il piano cerealicolo nazionale con 10 milioni di euro. Vogliamo puntare sul miglioramento dei rapporti tra produttori e trasformatori attraverso la promozione di contratti di filiera».

    Di cosa si tratta?

    «Di contratti tra produttori di pasta e agricoltori che fissano il livello qualitativo e quantitativo del grano dando più certezze anche sul prezzo. Puntiamo a far aumentare del 20% le superfici coinvolte da questi accordi dando un aiuto di 100 euro ad ettaro ai produttori. Possiamo passare da 80 mila a 100 mila ettari».

    E per quanto riguarda la valorizzazione del prodotto Made in Italy?

    «È un passo che va fatto insieme al miglioramento qualitativo. Serve un`indicazione chiara dell`origine del grano in etichetta. Non dobbiamo avere paura di sperimentare e dare informazioni complete ai cittadini. Dobbiamo farne uno strumento di competitività per tutta la filiera».

    Si è parlato anche di strumenti assicurativi contro la speculazione sui prezzi.

    «Abbiamo intenzione di sperimentare, primi in Europa, un`assicurazione sui ricavi per i produttori di grano.
    Stiamo studiando i meccanismi di agevolazione per partire già dalla prossima campagna di semina».

    Si avvicina la stagione di raccolta sugli agrumi e anche in questo settore l`aria di crisi sembra non passare.

    «Abbiamo deciso di convocare il tavolo tecnico della filiera agrumicola a Roma per il 20 ottobre proprio per iniziare ad affrontare il tema. C`è bisogno di un piano nazionale che fissi strategia, tempi e risorse. E serve più aggregazione. In Sicilia le realtà che hanno saputo mettere insieme i piccoli produttori stanno affrontando meglio il mercato».

    Al Commissario europeo per l`Agricoltura Phil Hogan le organizzazioni agricole in Sicilia hanno chiesto una serie di garanzie a tutela delle produzioni locali contro l`invasione “legalizzata” da Bruxelles, di prodotti di Paesi extracomunitari.

    «È una partita complessa sulla quale ci siamo impegnati molto in questi mesi. Servono strumenti di compensazione e una tutela più forte per l`agricoltura mediterranea che troppo spesso è sacrificata. Un primo risultato lo abbiamo ottenuto: da gennaio aumentano i prezzi di ritiro dell`ortofrutta. Erano fermi dal 2011».

    Ministro lei ieri è stato a Catania per l`Assemblea di “Sinistra è cambiamento” per supportare il sì da sinistra al referendum. Quali sono le ragioni a sostegno della riforma costituzionale?

    «L’Italia ha bisogno di istituzioni che siano capaci di rispondere alle esigenze di cittadini e imprese tempestivamente. Penso ad esempio al mondo agricolo: ci sono voluti 887 giorni per approvare una legge importante come il collegato agricoltura. Troppi. Con sì alla riforma potremo avere istituzioni più semplici, sobrie e veloci. E un Paese più forte».

  • Dopo Imu e Irap, via Irpef agricola «In tutto tolti 1,3 miliardi di tasse»

    (Intervista a firma di Franco Cattaneo, pubblicata su Eco di Bergamo del 2 ottobre 2016)
    «Obiettivo numero uno è tutelare agricoltori e allevatori», afferma soddisfatto il ministro Maurizio Martina dopo il colpo che gli è riuscito: l`Irpef molla la presa sul mondo agricolo, viene abbattuta fra tanti applausi e, con l`archiviazione l`anno scorso di Imu e Irap, il mondo verde può giocare una partita con minori fardelli. In due anni la pressione fiscale totale è stata ridotta di un miliardo e 300 milioni, una quota che non ha precedenti. Dopo l`annuncio l`altro giorno, alla Coldiretti a Firenze, di Renzi e di Martina, il titolare delle Politiche agricole spiega i contenuti della svolta.
    Si parte da subito, con la prossima legge di Bilancio.

    «Sì, questo è il terzo atto di una strategia per sostenere chi vive di agricoltura: l`abolizione del l`Irpef sulle rendite catastali dei terreni per gli imprenditori agricoli professionali e per i coltivatori diretti completa il processo iniziato con l`eliminazione di Imu e Irap. Posso parlare di triade vincente? Rendiamo chiara la scelta di tutelare chi vive nell`universo dei campi. Un intervento massiccio, mai visto: l`operazione Irpef è di circa 200 milioni di euro e si rivolge a 400 mila imprese in tutto il Paese. Se mettiamo insieme la cancellazione di Imu e Irap, già attuata e confermata anche per i prossimi anni, e ora lo stop dell`Irpef, parliamo di un taglio fiscale chirurgico di un miliardo e 300 milioni».

    Per gli standard più vicini alla realtà bergamasca, in concreto cosa significa?

    «Per un`azienda florovivaistica della nostra terra, da 7 ettari e con un`imponibile di 14 mila euro, vuol dire un risparmio Irpef di 4 mila 200 euro».

    Obiettivo investimenti, si suppone.

    «Vedo due traguardi. Il primo: meno costi e quindi più tutela per il reddito dell`imprenditore e dell`agricoltore. Secondo: maggiore liquidità e spinta agli investimenti. Aggiungo che la nostra iniziativa è a leva diretta: gli interessati non hanno bisogno di chiedere niente, non devono aspettare nessuno. Questa misura di macropolitica condurrà l’Italia ad avere l`agricoltura con la più bassa pressione fiscale d`Europa».

    Lei, però, insiste su un rischio: l`impatto degli choc di mercato.

    «Sono consapevole del tanto lavoro fatto e ritengo che le scelte compiute pagheranno e del resto questo già avviene, perché i numeri del settore sono interessanti sia in termini di Pil prodotto sia di valore aggiunto. Tuttavia, serve realismo. Fra i numerosi problemi da affrontare, il principale riguarda la costruzione di strumenti di garanzia del reddito degli agricoltori e degli allevatori nelle crisi di mercato. Il che significa: mettere al riparo i nostri produttori dalla volatilità dei prezzi. Troppo spesso non riescono a coprire i costi di produzione con il livello dei prezzi riconosciuti sulle varie piazze. In ogni caso le misure che entreranno nella manovra finanziaria sono importanti e ci aiutano in chiave nazionale».

    Tuttavia la battaglia in Europa è sempre dura.

    «Il confronto è serrato, ci sono cose buone, ma anche tantissime questioni su cui Bruxelles deve migliorare. In particolare serve una politica agricola comune meno burocratica, più semplice e affrontare il problema dei problemi: nuovi meccanismi per gestire le crisi dei mercati e l`instabilità dei prezzi».

    Domani all`assemblea di Confindustria ci sarà il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, mentre alla vigilia di questo appuntamento il presidente degli imprenditori, Ercole Galizzi, ha dichiarato conclusa la crisi nella Bergamasca. Lei cosa ne pensa?

    «Dobbiamo guardare ai segnali positivi che stanno emergendo e sarebbe sbagliato non riconoscerli. A questo punto, tuttavia, dobbiamo accelerare, stando con i piedi per terra. C`è ancora tanto da fare per rimontare gli anni duri che abbiamo alle spalle. Dobbiamo sforzarci, ciascuno per la propria parte, di rilanciare gli investimenti e consolidare questa prima ripresa. Occorre concentrarsi sull`efficacia delle azioni da mettere in campo, azzeccare le scelte e puntare sul lavoro dei prossimi mesi. L`agricoltura è parte del progetto Industria 4.0 che il ministro presenta anche a Bergamo. Qui abbiamo novità importanti: si abbattono i costi di accesso ai Fondi di garanzia anche per le imprese verdi, si potrà utilizzare il super ammortamento anche per quelle agricole e i due ministeri lavoreranno insieme, in particolare con il Cluster Agrifood, per lo sviluppo dell`agricoltura di precisione. Un grande obiettivo d`innovazione tecnologica e digitale pure per il settore primario».

  • Campi bio e hi-tech: così rilanceremo il cibo Made in Italy

    (Intervista a firma di Ettore Livini pubblicata su La Repubblica del 23.09.16)

    Ha messo una toppa alla crisi del latte («dal 2017 saremo i primi con la Francia a mettere in etichetta l`origine della materia prima»). È alle prese con i guai del grano, schiacciato da quotazioni da saldo. Il ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina vuol guardare anche oltre le urgenze: «Viviamo in un`epoca dove la Bayer si fonde con Monsanto e la Cina sfida gli Usa incentivando i suoi contadini con 100 miliardi di dollari di aiuti – dice – . L`agricoltura italiana non ha le dimensioni per combattere quella guerra né può ridursi sempre a ragionare a breve termine. Abbiamo bisogno di disegnare una nostra strategia anticipando i cambiamenti e non subendoli».

    Come?

    «Puntando tutto su ecologia e rivoluzione digitale con un obiettivo chiaro: entro il 2030 la nostra agricoltura deve essere 100% sostenibile».

    Dopo Oscar Farinetti (Eataly) e Carlo Petrini (Slowfood) Martina risponde sul tema del Made in Italy, tra eccellenze e falsi miti. Scommessa ambiziosa, la sua.

    Ma perché contadini e imprese dovrebbero seguirla?

    «Perché la sostenibilità aumenta la competitività. I cittadini, sempre più consapevoli, domandano qualità e basso impatto ambientale. Il biologico è l`esempio. In Italia le superfici bio sono aumentate del 50% in 5 anni, i consumi del 20%. E sui prodotti coltivati così si guadagna in media il 10-15% in più. E il modo per valorizzare la nostra biodiversità coniugandola con la redditività».

    E come si possono incentivare rapporti migliori tra industria e produttori agricoli?

    «Con strumenti utili, le faccio un esempio: i contratti di filiera per il grano che stiamo supportando anche in questi giorni. È una scommessa condivisa tra coltivatori e imprese. I contadini garantiscono cereali di maggiore qualità. Le aziende il ritiro del raccolto e il prezzo con accordi pluriennali. Noi mettiamo 100 euro di aiuti all`ettaro e i controlli. In più vogliamo lanciare per primi in Europa un`assicurazione per coprire i ricavi dei campi proteggendoli dalle fluttuazioni dei prezzi. L`obiettivo è tutelare meglio il reddito degli agricoltori».

    L`Italia è il Paese delle micro aziende agricole. Realtà difficili da integrare in una rivoluzione di questo tipo…

    «Questa rivoluzione può partire proprio dai piccoli. lo chiedo ai nostri produttori di aggregarsi. Si può essere piccoli e globali. Pensi alle mele del Trentino: 15mila piccoli produttori indipendenti che fanno rete e oggi controllano assieme il 70% del mercato nazionale e hanno una leadership mondiale. Sono la prova che soprattutto in agricoltura si può essere glocal».

    I “piccoli” però non hanno margini tirati e pochi mezzi per rinnovare le aziende. Come fare?

    «Ci si deve rendere conto che la smart-farm, la fattoria tecnologica e multifunzionale, sfruttando l`Internet delle cose può abbattere i costi e migliorare le rese. Ci sono ad esempio già oggi aziende vitivinicole che usando i sensori dell`irrigazione di precisione hanno ridotto del 30% i consumi di acqua. Anche per questo abbiamo lavorato per estendere i vantaggi del piano “Industria 4.0” all`agricoltura con i superammortamenti su macchine e tecnologie di ultima generazione. Il digitale rivoluzionerà anche tracciabilità ed etichette. Pure qui dobbiamo giocare d`anticipo e non avere paura della massima informazione al cittadino».

    Oggi industria e distribuzione hanno il coltello dalla parte del manico. Come fare per ridare potere negoziale a contadini e consumatori?

    «Digitale ed ecologia accorciano la filiera e avvicinano in modo più trasparente chi lavora nei campi e chi compra dagli scaffali. Anche i trasformatori ci chiedono più aiuti per materie prime sostenibili e di qualità. La distribuzione va coinvolta e deve farsi coinvolgere sempre di più. Sul latte, per esempio, ha dato una mano. Inoltre su questo fronte l`innovazione paga: il 9 settembre abbiamo aiutato le cantine italiane a partecipare alla giornata del vino promossa sul web da Alibaba. Hanno aderito 50 aziende e 500 etichette contro le due imprese dell`anno precedente. C’è chi ha venduto 10mila bottiglie in un giorno. In 24 ore abbiamo raggiunto 100 milioni di cinesi di cui 50 hanno acquistato per la prima volta vino. È stata una bella dimostrazione che, nella globalizzazione, si può essere protagonisti nella propria diversità».

  • Aiuti fiscali per le ristrutturazioni. Renderemo conveniente mettere in sicurezza le case

    (Intervista a firma di Maria Zegarelli pubblicata su l’Unità del 30 agosto 2016)

    Uscire dall’emergenza, iniziare a progettare interventi per rendere questo Paese meno vulnerabile, più sicuro. Ma anche andare a fondo e capire le responsabilità perché non è normale che una scuola e un ospedale cadano come castelli di sabbia.   Il ministro per le politiche Agricole Maurizio Martina, dice, parlando alla festa dell`Unità di Modena, che adesso inizia un`altra fase più difficile, dopo il dolore. La ricostruzione.

    Ministro, le persone dei luoghi terremotati hanno chiesto alle istituzioni è di non essere lasciati soli, il governo ha annunciato una ricostruzione scrupolosa e veloce. E si è fatto il nome di Vasco Errani come commissario per seguire la ricostruzione. E’ il modello Emilia che si cerca di esportare?

    «Nella tragedia, noi abbiamo anche toccato con mano in queste ore il volto più bello di questo Paese, la solidarietà arrivata da migliaia di persone e l`efficienza della gigantesca macchina dei soccorsi. Ma ora il nostro dovere è quello di fare in modo che non si perda neanche un istante per avviare la fase della ricostruzione. E credo che l`esperienza di Vasco Errani sia una risorsa importante per il Paese perché ha dimostrato una sensibilità rara quando ha dovuto affrontare la ricostruzione proprio qui in Emilia Romagna. Penso, però, e sono sicuro che anche Vasco sia d`accordo con me, non basta un uomo solo, non ci sono supereroi da mettere in campo. C’è bisogno di un grande lavoro corale, di squadra, e consapevolezza diffusa. Le istituzioni devono tutte essere coinvolte ma devono essere coinvolti gli abitanti dei paesi e delle frazioni che vanno ricostruite perché non c`è un modello da esportare, ogni luogo ha le sue peculiarità. Noi dobbiamo prendere il meglio delle storie di successo che abbiamo avuto ma poi dobbiamo calarle nelle specificità».

    L`assessore di Amatrice, Filippo Palombini, ha detto che è dall’agricoltura che rinasceranno Amatrice e gli altri paesi colpiti. II suo ministero come affronterà questo aspetto?

    «Noi abbiamo già attivato l`anticipazione dei contributi agricoli europei per 5 milioni di euro per le imprese agricole dei 16 Comuni colpiti, ma non basta. Abbiamo responsabilità enormi in quei territori rurali perché senza agricoltura non c`è futuro. Nelle prossime ore saremo sul posto con gli assessori regionali e anche insieme alle imprese imposteremo un progetto di rilancio agricolo».

    Il procuratore antimafia Roberti ha detto che non assisteremo ad un altro scandalo come l`Irpinia, ma intanto abbiamo assistito, dopo San Giuliano, allo scempio di una scuola inaugurata nel 2012 e crollata. Ad un ospedale venuto giù. Le chiedo cosa intende fare il governo affinché le strutture strategiche siano davvero sicure e non le più fragili.

    «Quelle immagini hanno colpito tutti noi, vedere gli edifici pubblici collassare ci ha messo di fronte ad un impegno immediato, oggi non domani, affinché le strutture strategiche quando siano sottoposte a restauro e nuove edificazioni, siano sottoposte a severi controlli preventivi e non postumi. È chiaro che abbiamo bisogno di capire di più su quegli edifici crollati, cosa si è fatto e cosa non si è fatto nelle fasi di ristrutturazione, ma stavolta si dovranno individuare le responsabilità e chi ne dovrà rispondere».

    State valutando come Cdm l`introduzione di misure, come le agevolazioni fiscali, per incentivare la ristrutturazione e messa in sicurezza di edifici privati nelle zone ritenute ad alto rischio?

    «Penso che dovremo compiere delle scelte già nella prossima legge di stabilità. Il ministro Delrio ha già delineato delle ipotesi di lavoro sul fronte degli incentivi ai privati sulle ristrutturazione mirate, c`è il modello del Canada a cui guardare per esempio. Dobbiamo agevolare la spesa del privato rendendo conveniente fare ciò che oggi non lo è. Sarà un percorso complesso ma è un dovere intervenire sulla sicurezza del pubblico e del privato. Ci sono scelte non rinviabili: i rischi sismici di questo Paese non possiamo scoprirle il giorno dopo gli eventi drammatici».

  • Una Cun cereali

    Intervista pubblicata sulla Gazzetta di Mantova il 09.08.2016

    Dal grano al latte, dai suini alla promozione sui mercati esteri. Il ministro Maurizio Martina ieri sera alla festa provinciale del Pd di Suzzara ha affrontato tutti i temi di attualità nel mondo agricolo, anticipati poco prima del dibattito in questa intervista concessa alla Gazzetta.

    Crisi del grano: cosa può fare il governo e a chi toccano gli interventi più importanti per risolverla?
    «Il governo ha già proposto alcuni interventi che crediamo utili per aiutare la filiera. In particolare abbiamo già stanziato subito dieci milioni per il piano cerealicolo nazionale e proposto l`attivazione di una vera e propria Cun (commissione unica nazionale) per attenuare le dinamiche difficili che abbiamo visto anche recentemente. È chiaro che il prezzo non lo può fare una istituzione pubblica, ma certamente noi dobbiamo aiutare a difendere il reddito dei nostri agricoltori e favorire rapporti di filiera più positivi lavorando sempre di più sulla qualità del 100% italiano».

    A proposito di Cun: quella sui suini di Mantova continua a non funzionare.
    «Per quello che ci riguarda stiamo cercando di affrontare anche le difficoltà del settore suinicolo con azioni precise. Lavoriamo per confermare anche per il 2017 l`aumento della compensazione Iva,per allargare e semplificare la moratoria debiti con il pagamento diretto degli interessidelle aziende, per la creazione di un marchio unico nazionale per i regimi di qualità. Su tutti gli ulteriori passi possibili ragioneremo anche con le regioni più interessate, Lombardia in primis».

    L`export agroalimentare cresce, ma molto meno di quello che potrebbe. I consorzi faticano ad arrivare oltre una certa soglia.
    «La congiuntura economica internazionale non è certo semplice, ma io confido in una seconda parte dell`anno più positiva. In ogni caso il nostro export agroalimentare rimane una delle leve più forti che abbiamo e dobbiamo investire sempre meglio a supporto di tutti i soggetti in grado di organizzare l`offerta agroalimentare per ramificarne nel modo la distribuzione. I consorzi devono essere parte di questa strategia, non c`è dubbio».

    Nel collegato agricolo si parla di riorganizzazione di Agea: in che cosa consiste?
    «Dopo aver riorganizzato Ismea con Isa e Cra con Inea ora tocca ad Agea. È un nodo cruciale del nostro programma. Penso a un soggetto pagatore più efficiente, più coordinato con gli enti pagatori regionali. Più snello e più forte per affrontare la gamma di servizi garantire al sistema agricolo nazionale. Abbiamo trovato una situazione molto delicata quando siamo arrivati, il mio impegno è quello di lasciare una Agea più credile ed efficiente».

    Prezzo del latte: il problema si ripete ciclicamente per effetto di dinamiche sui mercati internazionali. In che misura sono dinamiche governabili?
    «Il nostro impegno continua con la consapevolezza di essere stati uno dei governi europei più attivi su questo fronte. La crisi del latte è di carattere continentale e purtroppo non esistono ricette facili. Noi non siamo stati con le mani in mano: dalla moratoria dei debiti, al fondo latte, ai ritiri straordinaria per gli indigenti, all’abolizione di Imu e Irap. Dopo gli interventi dei mesi scorsi, fra cui ricordo anche la novità storica dell`introduzione dell`origine della materia prima in etichetta dal prossimo gennaio 2017, a settembre dovremo definire la destinazione dei 21 milioni di budget avuto da Bruxelles nell’ultimo consiglio agricolo di luglio. Abbiamo già delle idee, ma vogliamo affinare le proposte ascoltando il settore. Rimane in ogni caso la necessità di uno strumento stabile di organizzazione e lavoro per la filiera. Io continuo a credere che ci sia bisogno assoluto di una vera interprofessione del latte per farci fare un salto di qualità strutturale».

  • La legge contro il caporalato. Il dovere di fermare chi sfrutta

    (Dal Corriere della Sera del 3 agosto 2016)

    Il voto in Senato alla legge proposta dal governo contro il caporalato rappresenta una tappa decisiva a cui abbiamo lavorato con impegno.
    Finalmente, dopo anni di discussioni a vuoto, si passa ai fatti definendo nuove azioni di repressione e prevenzione per combattere un fenomeno che purtroppo ha radici antiche.
    Questa legge è un “mai più” opposto allo sfruttamento, a sostegno della dignità di ogni lavoratrice e lavoratore.
    Negli ultimi dodici mesi il Governo si è impegnato in maniera unitaria, alzando il livello di contrasto come mai fatto in passato. Vogliamo combattere questa piaga come si contrasta la mafia.
    Abbiamo aumentato i controlli del 59% rispetto all’anno precedente. Reso operative task force composte da ispettori del lavoro affiancati da Carabinieri e Forestale nei territori più a rischio. Grazie al supporto dei ministri Alfano e Poletti sono state attivate specifiche cabine di regia nelle prefetture che stanno attuando piani di assistenza dei lavoratori stagionali. Con la nuova legge avremo ancora più armi dalla nostra parte.
    Pensiamo all’allargamento delle fattispecie del reato di caporalato e alla semplificazione della sua attuazione, alla responsabilità del datore di lavoro, al controllo giudiziario sull’azienda che ci consentirà di portare comunque avanti l’attività agricola e alla doverosa semplificazione degli indici di sfruttamento per renderli più cogenti.
    Tutti elementi che si aggiungono alla struttura portante della legge che prevede la confisca dei beni come per le organizzazioni criminali, l’arresto in flagranza, l’estensione della responsabilità degli enti e l’assegnazione dei proventi delle confische al fondo per le misure antitratta.
    In questa lotta per la dignità del lavoro l’agricoltura diventa protagonista. Non subisce, ma guida il cambiamento necessario. Lo dobbiamo innanzitutto a migliaia di lavoratori e a migliaia di aziende. Questa legge è anche per tutti quegli imprenditori che davanti a situazioni di mercato spesso complicate fanno squadra con i loro lavoratori.
    Ora, dopo il voto dell’aula al Senato, confidiamo in un lavoro serrato alla Camera per poter approvare definitivamente la legge e scrivere così una nuova pagina giusta a sostegno del lavoro.
    La guerra al caporalato ci riguarda tutti. Ognuno per la propria parte. Perché cambiare la mentalità si può. Isolare chi sfrutta è un dovere. Libertà, dignità, lavoro. Noi lottiamo per questo.

    Maurizio Martina – Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali
    Andrea Orlando – Ministro della Giustizia

  • «Agricoltura più innovativa e più sostenibile»

    (Intervista a firma di Mauro Rosati, pubblicata su L’Unità dell’11 luglio 2016)
    Forse mai come in questi due anni il Governo italiano ha cercato di cambiare prospettiva all’agricoltura portando una visione diversa da quella del recente passato. Una prospettiva che si è concretizzata nei tanti atti legislativi emanati e in una promozione “culturale” nuova, indirizzata a tutta la società e non solo agli addetti ai lavori, come ha evidenziato lo scorso anno l’Esposizione Universale di Milano. Un riposizionamento questo che ha determinato anche una diversa visione imprenditoriale testimoniata dal ritorno di molti giovani all’agricoltura. Uno sguardo lungo che però non ha impedito al Ministro Maurizio Martina di essere sempre pronto a presidiare attraverso provvedimenti e iniziative ad hoc le molteplici criticità che si sono presentate nel settore. In questo contesto si inserisce anche il Collegato agricolo, che dopo un percorso parlamentare complesso durato due anni, ha finito il suo iter proprio la scorsa settimana. Approvato in via definitiva al Senato, questo intervento lascia intravedere sia un nuovo spirito riformatore che importanti interventi settoriali per sostenere le filiere produttive, in particolare quelle che stanno vivendo una pesante situazione di mercato.
    Ministro Martina, il Senato ha approvato con 140 voti a favore, nessun contrario e 99 astenuti il Collegato agricolo, un provvedimento di sistema per l’agricoltura. Come lo giudica?
    «Si tratta di un provvedimento fondamentale per semplificare il sistema agricolo. Pensato con obiettivi chiari: l’innovazione e lo sviluppo di un settore cardine dell’economia italiana».
    I produttori agricoli chiedono più semplificazione, meno burocrazia…
    «Il Collegato va proprio in questa direzione. Ad esempio ora per aprire una società agricola non serviranno più 180 giorni, ma 60. Tagliamo burocrazia con interventi mirati su singoli adempimenti che pesano sulle aziende».
    Nel Collegato ci sono alcune norme che riguardano i giovani che si affacciano al lavoro nel settore. Come si può agevolare in maniera efficace il ricambio generazionale?
    «Ringiovanire il settore è una delle nostre priorità assolute. Con il Collegato abbiamo più strumenti a disposizione che vanno ad aggiungersi al lavoro che stiamo già facendo. Penso ai mutui a tasso zero per gli under 40 e l’aumento del 25% degli aiuti europei per 5 anni alle imprese guidate da giovani».
    Altro tema chiave è rinnovazione e l’introduzione di strumenti avanzati nel lavoro quotidiana Cosa cambia con il Collegato?
    «Cambia l’approccio delle istituzioni. Usiamo la tecnologia per semplificare la vita alle aziende anche sotto il profilo amministrativo. E poi c’è l’obiettivo di rendere il nostro modello agricolo più innovativo e ancora più sostenibile. La sfida dell’agricoltura di precisione ci deve vedere protagonisti».
    È prevista l’istituzione della “Banca delle terre agricole”, di cosa si tratta esattamente?
    «La banca viene istituita presso il nostro istituto ISMEA. È prevista la creazione di un database dei terreni agricoli disponibili per abbandono dell’attività e prepensionamenti. Il traguardo sarà quello di non lasciare terre incolte, tenerle vive e produttive».
    La birra artigianale entra per la prima volta in una legge…
    «Finalmente abbiamo dato una definizione giuridica, legando questo concetto ai birrifici indipendenti ed a specifiche tecniche di produzione. Era un passo atteso da un settore con potenzialità notevoli, che vede impegnati tanti giovani imprenditori».
    Tra i produttori c’è preoccupazione sul tenta dei rischi, soprattutto per quelli derivanti dal maltempo. Quali sono le linee di azione che seguirete?
    «Vogliamo sfruttare al meglio la delega per potenziare gli strumenti di gestione del rischio in agricoltura. La tutela del reddito degli agricoltori passa soprattutto da qui. Il Fondo di solidarietà nazionale non basta, servono strumenti assicurativi più efficaci».
    Una nota: per l’approvazione del Collegato ci sono voluti 887 giorni e 3 passaggi parlamentari.
    «Sono troppi e dimostrano come sia necessario semplificare l`attuale sistema, avvicinarlo alle esigenze delle imprese e dei cittadini. È un tema che incrocia quello delle riforme costituzionali che prevedono il superamento del bicameralismo perfetto. Con un’approvazione sola il provvedimento sarebbe stato operativo in 150 giorni. Dire sì al referendum significa anche questo».

  • Cambiare la legge elettorale non è un tabù, bene il sistema francese

    (Intervista a firma di Carlo Bertini pubblica su La Stampa del 10 luglio 2016)

    Ha sentito ministro Martina, Renzi sulla legge elettorale sembra lasciare la palla al parlamento e preferisce concentrarsi sul referendum. Fa bene?

    «Mi sembra che tutti dobbiamo sforzarci di tenere il referendum sul merito e di aprire un confronto su quello. Per capire concretamente le ragioni del si, ecco un esempio: abbiamo approvato l`altro giorno al Senato il collegato agricoltura della legge stabilità del 2013. Ci sono voluti 883 giorni, tre letture, un`era geologica. Dunque la grande questione è l`abolizione del bicameralismo e l`allineamento dei tempi delle istituzioni ai bisogni della società. Una democrazia decidente, insomma».

    Anche Carlo De Benedetti consiglia a Renzi di cambiare l`Italicum per aiutare le ragioni del sì. Suggerimento cui dare ascolto?

    «Invito tutti a riflettere sulle ragioni del referendum e del sì a partire dalla riforma in sé. Poi credo sia giusto ragionare anche sull`Italicum ed è giusto il messaggio di Renzi di valutare se si aprono spazi per una riflessione aggiornata. Considero l`Italicum un passo avanti importante rispetto al Porcellum, ma non è tabù».

    In che modo si può cambiare secondo lei?

    «Intanto io sono convinto che una prevalenza dei sì al referendum possa aprire alla possibilità di una riflessione più aperta. Non certo il no, che complicherebbe la situazione al paese».

    Fatte le dovute premesse, come la modificherebbe la legge?

    «Se dovessimo partire dalla tripolarizzazione del sistema, la risposta non è tanto nel premio alla coalizione anziché alla lista. Piuttosto bisognerebbe ragionare di nuovi modelli. E personalmente forse parlerei di un modello similfrancese, o un Mattarellum corretto, magari un doppio turno di collegio dove vanno al secondo turno quelli che superano una certa soglia. Sistema che ha un senso quando ci sono tre soggetti che competono tra loro».

    Se perdesse il referendum però Renzi non cambierebbe nulla dell`Italicum, o no?

    «Fa bene a spingere l`attenzione sul referendum e a non sovrapporre i due piani, ma ha detto pure che se in Parlamento maturano condizioni che oggi non ci sono, sarebbe giusto andare a vedere».

    Ritiene giusto cambiare la legge per ostacolare la vittoria dei grillini, dato che l`Italicum li favorisce?

    «Il punto non è questo. Abbiamo visto che clima e orientamenti cambiano repentinamente. Sarebbe più saggio aggiornare alcuni elementi perché l`Italicum garantisce governabilità, ma fa scattare dinamiche dei secondi e terzi contro i primi, a prescindere dalla responsabilità di governo, che qualche effetto distorto lo possono generare. Può prevalere un sistema di voto “contro” più che di voto “per”».

    Ma se perdete il referendum secondo lei cosa succede?

    «Non metto il carro davanti ai buoi e comunque non credo che accadrà. Penso che noi dobbiamo lavorare tutti assieme per allargare il campo di quanti vogliono darci una mano e una pluralità di voci a sostegno del si. C`è bisogno della sinistra riformista in campo più di quanto non sia stata fin qui».

    Sembra che in caso di sconfitta, Renzi non si dimetterà da segretario ma solo da premier. Giusto?

    «Notizie che filtrano non ho voglia di commentarle, né mi interessano. Tutta la nostra attenzione deve restare ai fatti. So bene che il Pd tutto insieme si gioca una partita cruciale nelle prossime settimane e che questo lavoro a sostegno del referendum deve incrociare la nostra azione sul fronte delle misure sociali. Per costruire novità importanti nella legge di stabilità sul tema della flessibilità in uscita per la pensione, delle politiche attive del lavoro, degli investimenti pubblici e privati. Credo che questione democratica e questione sociale viaggino ancora di pari passo».

    Lei si candiderà al congresso contro Renzi? E concorda con Cuperlo che l`esperimento del doppio incarico sia fallito?

    «Non credo sia quello il problema. Ma che abbiamo davanti a noi una scommessa che nessuno è riuscito fin qui a vincere. Un partito-comunità organizzato nel tempo della globalizzazione e della sfida tecnologica. E la grande questione del prossimo congresso sarà come interpretare questa sfida. Io sto facendo il mio lavoro e la mia testa c`è l`ho qui e basta».

  • Comitati di sinistra per il sì, serve andare anche oltre i dem

    (Intervista a firma di Alessandro Trocino pubblicata sul Corriere della Sera del 04.07.2016)

    «Bisogna allargare il campo, anche dando vita a comitati della sinistra per il sì al referendum». Maurizio Martina è il ministro delle Politiche agricole e politicamente fa parte della minoranza dialogante del Pd. Dalla sua prospettiva prova a dare una mano al premier per mobilitare consenso intorno alla consultazione referendaria sulla riforma costituzionale.

    In che senso «comitati di sinistra»?

    «C`è bisogno di mobilitare in modo diffuso la cultura, la sensibilità e l`esperienza della sinistra di governo, progressista e riformista. A partire da un dato: per affermare meglio i principi della prima parte della Costituzione, c`è bisogno di innovare la seconda. E un passaggio irrinunciabile se vogliamo sconfiggere le forze populiste che mirano a scardinare l`idea che le istituzioni possano autoriformarsi».

    Quale sinistra? Dentro o fuori dal Pd?

    «Nel Pd ma non solo. Anche oltre. Serve un lavoro plurale di esperienze e personalità che contribuiscano a entrare nel merito della riforma».

    La sinistra è in maggioranza ostile a questa riforma.

    «Se stiamo al merito penso che il consenso possa allargarsi. Già diverse personalità si sono espresse in senso favorevole, penso a Luigi Berlinguer, Giuseppe Vacca, Salvatore Veca. Si deve passare a una nuova fase della campagna referendaria e uscire dall`eccessiva personalizzazione. Questo è un cambiamento di sistema necessario. Le racconto un fatto concreto: si sta per concludere al Senato un lavoro durato 24 mesi sul collegato agricolo. Quando è partito, eravamo ancora nel governo Letta. Il continuo rimbalzo tra Camera e Senato dà la misura dell`urgenza della riforma».

    Un primo grimaldello per convincere la sinistra sarebbe cambiare l`Italicum.

    «Per me la legge non è un tabù ma è un grande passo avanti. C`è chi lo paragona al Porcellum, ma non scherziamo: c`è un abisso».

    Introdurre il premio alla coalizione invece che alla lista è un correttivo possibile?

    «Non risolverebbe il tema della tripolarizzazione uscita dalle urne. Anche piccole correzioni temo rischino di vanificare il lavoro fatto. Sai dove cominci ma non dove finisci».

    Una maggioranza su questo punto si trova.

    «Se si realizzassero le condizioni per una convergenza netta ci si potrebbe ragionare. Ma vedendo il dibattito recente non credo proprio che ci siano queste condizioni».

    Alla Direzione la minoranza chiederà un cambio di passo.

    «Credo che debba uscire un messaggio unitario di rilancio innanzitutto sul fronte sociale. Il Pd deve produrre una svolta su temi decisivi: pensioni, lavoro e povertà».

    Il partito, si dice, è visto come un impaccio.

    «Accanto a un leader forte, serve una classe dirigente forte ovunque e un partito comunità radicato. Dobbiamo ancora dare ancora molte risposte a milioni di italiani su tante questioni. Ripartiamo da problemi essenziali come le pensioni minime, i lavoratori precoci e la flessibilità in uscita».

Pagina 10 di 17« Prima...89101112...Ultima »