• Ritroviamo il coraggio per cambiare il Paese

    Intervento su La Repubblica del 4 aprile 2018

    Nessuno a sinistra, nel campo democratico e progressista, può sottovalutare e liquidare la portata del cambiamento prodotto dai cittadini il 4 marzo. Penso che dobbiamo fare i conti fino in fondo con la cesura radicale che si è realizzata tra le culture fondative della nostra Repubblica e il Paese. Siamo a un cambio di scenario anche in Italia e il destino del Partito Democratico è legato alla sua capacità di proporre un’analisi profonda e una reazione conseguente all’altezza del tempo che abbiamo davanti a noi. Ovunque nel mondo la destra ha cambiato pelle nella seconda stagione della globalizzazione. Da ultra liberista è diventata paladina dell’ideologia della chiusura, dando così l’impressione di rispondere in particolare alle domande di protezione di larga parte dei cittadini più fragili. Al cambiamento del capitalismo globale ha fatto seguire una nuova proposta ideologica e politica. E la sinistra? È rimasta ferma. Ha continuato ovunque a professare la società aperta faticando sempre di più a porsi il problema degli ultimi. Faticando a riconoscere le frontiere dei bisogni generati da cambiamenti che ovunque hanno fatto emergere paure e solitudini. Il presente imprigiona, il futuro spaventa. E dentro questa perdita d’orizzonte si consuma la crisi di senso della sinistra.

    L’allargamento della forbice delle diseguaglianze, in Italia come in occidente, ha prodotto smottamenti che hanno messo in discussione interi territori e figure sociali di riferimento un tempo pilastri essenziali del Paese. A ciò si aggiunga la fatica della responsabilità di governo anche quando si sono compiute importanti scelte di avanzamento dei diritti e riforme economiche e sociali necessarie. E limiti ed errori compiuti in primo luogo al sud, dove i cittadini hanno prevalentemente votato “contro” di noi per esprimere una domanda radicale di rinnovamento della politica. Penso che per ripartire serva una nuova prospettiva democratica in grado prima di tutto di rimettere al centro del nostro impegno l’urgenza di un valore antico ma quanto mai attuale: la giustizia. Ci sono battaglie da condurre e sono sfide di giustizia. Che si tratti delle donne ancora sottopagate nei loro lavori e nella loro fatica di conciliazione coi tempi di vita, che si ascoltino le voci di tanti giovani del mezzogiorno senza prospettive e certezze, che si pensi a lavoratori e disoccupati a cui garantire concretamente protezione e reddito con strumenti realmente universalistici o che si affronti il futuro delle periferie urbane dove è più evidente il bisogno di costruire integrazione e sicurezza nella piena cittadinanza.

    Credo, come altri, che abbiamo bisogno di organizzare una nuova risposta ai bisogni di protezione dei cittadini. L’alternativa all’individualismo e alla chiusura torna ad essere la comunità. E dunque un nuovo contratto sociale capace di proteggere e promuovere. In grado di riconoscere il “valore condiviso”, il mutualismo e i cittadini come protagonisti attivi e non solo come consumatori (anche delle istituzioni e della politica). Si tratta di realizzare un vero cambio di prospettiva prendendo certamente anche il buono che abbiamo seminato in questi anni che c’è e va riconosciuto. Rimettere al centro la giustizia sociale, rispondere ai bisogni con una idea forte di comunità, dare forma a nuovi diritti ma anche a nuovi doveri e responsabilità. Affrontare la questione ineludibile della sostenibilità integrale dello sviluppo a partire dalla sua svolta ecologica. E riproporsi come il soggetto capace di sostenere con coraggio il rinnovamento della democrazia rappresentativa, la riforma delle sue istituzioni per garantirne un corretto funzionamento verso persone, famiglie e imprese e nuove pratiche di partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche. Dunque, un’idea di società, più che un menù di promesse. Una prospettiva e una speranza possibile per il futuro, più che un semplice programma. Un impegno da collocare dentro una chiara scelta di campo europeista, perché proprio l’Europa dovrà essere lo spazio di cittadinanza fondamentale per questa svolta, pena la sua definitiva decadenza. Anche per questo le prossime elezioni europee 2019 saranno un banco di prova essenziale per l’alternativa progressista ai ripiegamenti nazionalisti e ai populismi autoritari.

    Lavoro perché il Partito Democratico sia capace di offrire a tanti questa proposta d’impegno. Siamo nati come il partito del cambiamento del Paese; dobbiamo ritrovare le nostre ragioni ripartendo esattamente da questa missione. Ed è giusto, anzi necessario, che questo sforzo attraversi il PD ma vada anche oltre. C’è da allargare il campo e da superare vecchi e nuovi conflitti. C’è da chiedere un passo avanti a tante energie pronte a dare una mano e figlie di esperienze forti in campo sociale, culturale, associativo. “Il mare calmo non ha mai fatto buoni marinai” mi ha detto un caro amico e compagno. Ha ragione. Ora il mare non è certo calmo ma proprio per questo vale la pena di navigare insieme. E solo insieme prendere la rotta giusta.

     

     

  • Il coraggio di ripartire, insieme

    Credo non sfugga a nessuno di noi la delicatezza di questa Direzione e della fase nuova e dura che si è aperta dopo l’esito del voto del 4 marzo.

    Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il Segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l’impegno enorme di questi anni.

    Sento anche il bisogno, insieme a voi, di non cercare a partire dalla Direzione di oggi scorciatoie o capri espiatori a una sconfitta netta e inequivocabile che ci riguarda tutti, ciascuno per la propria responsabilità, e da cui tutti dobbiamo imparare molto.

    Sarebbe folle banalizzare quello che è avvenuto, dividendoci come fossimo tifoserie.

    Sarebbe sbagliato liquidare sbrigativamente il voto e per questa ragione propongo a breve la riconvocazione della Direzione Nazionale anche con tutti i parlamentari eletti per andare in profondità nell’analisi e nel confronto fra noi per capire quello che è successo.

    Il voto ci consegna un cambio di fase talmente radicale nella sua portata da non poter lasciare alibi a nessuno nel PD, così come in tutte le forze progressiste, europeiste e di centrosinistra.

    Non è stata sconfitta solo una forza, la nostra. È stato sconfitto un intero campo politico e culturale.

    Non ho timore a dire che si è realizzata una cesura storica tra le culture fondative della Repubblica e il Paese.

    Penso che per quantità e qualità degli spostamenti elettorali avvenuti, dobbiamo fare i conti fino in fondo con un quadro che ha cambiato la prospettiva repubblicana.

    E vorrei innanzitutto provare a collocare quello che è successo dentro il contesto internazionale e nel momento storico che stiamo vivendo.

    ***

    Nella trasformazione che si è messa in moto con la crisi del 2008 le destre si sono andate riposizionando ovunque nel mondo in modo molto più forte e aggressivo del campo progressista.

    Quando Trump dice “American first” afferma una visione molto diversa da quella che proponevano Reagan e la Thatcher.

    Se nella prima fase della globalizzazione espansiva tutto si slegava, e in qualche modo si liberava, ora la domanda forte e crescente è tornare a legare, in particolare economia e società.

    Tornare ad avere un senso del limite, rileggere in forme nuove concetti considerati fino a pochi anni fa superati come frontiera, come identità, riconoscendo in sostanza i limiti del mito cosmopolita di fine secolo scorso.

    In questo contesto, sul piano sociale, l’immigrazione è diventata il crocevia dei sentimenti più profondi di rabbia, di disorientamento e di ricerca di un freno e di un argine ai processi di cambiamento che investono la vita quotidiana delle persone in carne ed ossa.

    Così le destre si sono mosse alla ricerca di un nuovo punto di esistenza e di attacco, molto diverso da quello neo-liberista, e lo hanno fatto principalmente attorno all’idea-ideologia di chiusura.

    Trump, la Brexit, i populismi europei. Ma anche la Russia di Putin e persino alcune scelte della Cina di Xi interpretano questa dinamica con varianti differenti.

    In Italia il sorpasso della Lega di Salvini su Berlusconi certifica a suo modo questa trasformazione.

    E la sinistra? È chiaro cosa non è più, ma non è ancora chiaro quello che può essere.

    Non c’è più la Terza Via di Blair. Non c’è più la socialdemocrazia del novecento. La sinistra europea vive una crisi senza precedenti e persino l’audacia della speranza di Obama si è dovuta fermare.

    Manca ancora una risposta globale di sinistra, progressista e democratica, a questo radicale mutamento dove globalizzazione e rivoluzione tecnologica espongono le persone a nuovi rischi.

    Non basta più alzare la bandiera della società aperta. È uno slogan che rischia di essere vuoto. Perché mentre noi raccontavamo il sogno globale, i cittadini più fragili domandavano protezione.

    Michele Nicoletti ha scritto parole di grande significato su questo.

    Sulla paura, sul bisogno di protezione e sul fenomeno che lui definisce dello “spossessamento di sé” e sull’incapacità dei progressisti di rilanciare reali politiche emancipatorie per queste persone.

    In particolare in occidente, tali mutamenti allargano la forbice delle diseguaglianze interne, mandano in difficoltà interi territori e quelle figure di riferimento del ceto medio un tempo pilastri essenziali della tenuta delle comunità nazionali.

    In particolare in Europa si minano anche le basi fondamentali del progetto comune, dimenticandosi che esso rimane l’unica vera prospettiva in grado di moderare le conseguenze negative della globalizzazione senza freni garantendo una nuova sovranità al passo coi tempi.

    La stessa idea di democrazia cambia di segno mandando in crisi verticale quella rappresentativa a tutto vantaggio di istanze di democrazia diretta distorte molto spesso dall’utilizzo irrazionale della rete con le sue bolle.

    ***

    Io credo che dobbiamo collocare quanto successo domenica dentro questo quadro generale.

    E penso che dovremmo compiere uno sforzo di analisi profonda e non limitarci a stare in superficie.

    Non per cercare altrove responsabilità ed errori che abbiamo certo commesso e vanno riconosciuti.

    Ma perché nessuno sforzo di prospettiva potrà essere utile se non si colgono queste dinamiche di fondo.

    Il punto è che quanto abbiamo fatto fino a qui non ha risposto a sufficienza a queste novità dirompenti.

    Noi dobbiamo continuare ad essere fieri del lavoro fatto.

    Il Partito Democratico ha contribuito in questi anni ad alzare l’argine per contenere queste pulsioni. Ma non è stato sufficiente.

    Mi ricordo bene il passaggio difficile ma necessario che compimmo, proprio qui, nel 2014.

    Quando capimmo che senza uno scatto in avanti del PD nella sua responsabilità di governo e cambiamento, il Paese si sarebbe affidato, nostro malgrado, ad altre forze.

    Abbiamo realizzato dal 2013 una stagione di riforme sociali, civili, economiche che rimane e rimarrà anche per il futuro una pagina preziosa del nostro impegno per l’Italia.

    Le conquiste e i risultati rimarranno, oltre i limiti e gli errori.

    Ma questo voto ci dice che la sfida è ben più radicale e complessa e anche la nostra iniziativa è mancata su fronti essenziali.

    Questo voto ci dice che dobbiamo rimetterci a studiare, a capire, ad ascoltare.

    Rabbia e solitudine sono più di ieri sentimenti individuali che producono comportamenti collettivi che non siamo riusciti ad arginare come sarebbe stato necessario.

    Rabbia e solitudine emergono da questioni sociali, generazionali e territoriali irrisolte e hanno trovato sbocco principalmente con il voto a Lega e Cinque Stelle, tanto che per la prima volta persino il partito del non voto e delle astensioni viene sconfitto.

    Rabbia e solitudine non hanno trovato risposte convincenti nei dati economici e sociali della ripresa – seppure reale e in atto – e quasi per paradosso più comunicavamo questi fatti, più la distanza con i tanti ancora in difficoltà aumentava radicalizzandosi.

    Disuguaglianze, precarizzazione e insicurezza hanno prevalso sui nostri sforzi.

    La Lega ha dato casa a queste domande di protezione sbandierando concetti come razza e nazione (prima gli italiani), i Cinque Stelle lo hanno fatto spingendo al massimo la retorica di una class action dei cittadini contro la politica.

    Guai a noi se non ci sforzassimo di capire meglio cosa è successo in particolare nello spostamento di consenso avvenuto ai nostri danni a vantaggio del movimento Cinque Stelle.

    Guardiamo l’età, i luoghi di nascita e i livelli di istruzione di chi li ha votati per comprenderne la trasversalità e l’ampiezza.

    Guardiamo al segnale netto arrivato dalle giovani generazioni di questo Paese tanto al nord quanto al sud.

    Penso che sarebbe un grave errore non interrogarsi su tutto questo liquidando in modo semplicistico ciò che è avvenuto.

    Perché a quelle domande di protezione e di giustizia dovevamo e dobbiamo ancora rispondere noi.

    La nuova polarizzazione emersa il 4 marzo ci pone urgenze drammatiche come quelle del mezzogiorno.

    Non mi convincono analisi sbrigative legate solo a una sedicente richiesta di una nuova politica assistenzialista.

    Gli effetti della crisi sulle fasce più deboli della popolazione, in primo luogo giovani e famiglie a basso reddito, hanno fatto emergere dal sud in particolare un grido di dolore ben più complesso.

    Perché la paura di essere esclusi dai processi di modernizzazione può generare, in particolare nelle aree più fragili, un senso di isolamento e ribellione.

    Non siamo riusciti a interpretare la domanda di emancipazione e cambiamento che veniva da tanti cittadini e siamo apparsi troppo attenti solo a conservare il benessere di chi già ce la fa.

    E i nostri strappi, le nostre lacerazioni e le nostre divisioni di questi anni hanno fatto male anche perché hanno sedimentato un rumore di fondo costante che ha allontanato sempre di più i cittadini dal nostro impegno.

    In questo quadro duro e difficile, nel Lazio, la vittoria di Nicola Zingaretti e del PD con la coalizione di centrosinistra è certamente un risultato molto significativo.

    Vanno riconosciuti poi risultati in diverse città. Penso a Milano, Firenze, Roma, a Torino e Bologna, anche se ovunque nelle aree urbane non possiamo nasconderci la nostra crescente difficoltà di consenso e radicamento nelle periferie.

    Voglio poi ringraziare per la passione e l’impegno Giorgio Gori che ha combattuto una battaglia assai difficile in Lombardia.

    E con lui voglio salutare tutte le candidate e i candidati eletti e non eletti che hanno lavorato con generosità e impegno in questi mesi così come chiedo un applauso di questa direzione a tutti i nostri militanti, iscritti e volontari per la passione e la straordinaria dedizione di questi mesi.

    Fatemi ringraziare anche i circoli, i candidati e i nostri della rete internazionale per il lavoro fatto che ci ha consentito di confermare il PD come primo partito nella circoscrizione estero.

    E un grazie va al Presidente del consiglio Paolo Gentiloni, a tutti i Ministri e al Governo per l’impegno costante garantito in tutto questo tempo.

    ***

    Tocca a noi ora ricostruire e rilanciare il progetto democratico e proporre una prospettiva alle forze del centrosinistra.

    Dovremo trovare la forza di nuotare in mare aperto e di compiere anche cambiamenti radicali, se necessario.

    Con la consapevolezza che non bastano accordi di vertice ma che solo un lavoro aperto, partecipato e popolare può aiutarci davvero.

    Continuo a pensare, come altri, che a noi spetti il compito di costruire la nuova stagione dell’impegno democratico ripartendo dall’uguaglianza come stella polare e come unica alternativa possibile alle nuove guerre tra poveri.

    PierLuigi Battista qualche giorno fa scriveva lucidamente della solitudine di massa, dell’impoverimento della disintermediazione, dell’emancipazione dalle appartenenze che hanno sempre fatto da cuscinetto tra le persone e lo Stato.

    Ci siamo ritrovati senza appartenenze, senza luoghi in cui trovarsi, senza vincoli.

    Spesso le persone rimangono sole con una tastiera, escluse da tutto.

    E invece emerge una domanda di legami sociali che sale in particolare da chi continua a pagare sulla propria pelle i costi di un cambiamento infinito che dobbiamo saper interpretare se non vogliamo che prenda vie regressive.

    Penso innanzitutto al lavoro. Alla sfida della rappresentanza del lavoro in questo tempo, di fronte alla quarta rivoluzione industriale e all’era digitale.

    In questo senso, fatemi dire che il recente accordo unitario firmato tra le parti sociali sul nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali è un passo utile che va nella giusta direzione.

    La grande sfida è riconnettere economia e società come condizione essenziale per un modello di sviluppo nuovo, centrato sulla sostenibilità integrale e la contribuzione di ogni cittadino a quello che Micheal Porter chiama “valore condiviso”.

    Se la sinistra non fa questo mestiere cosa deve fare? Quale può essere il suo compito?

    Io penso che questo sia il cuore della sfida: nessuno si salva da solo.

    E non partiamo da zero. Perché il nostro impegno di questi anni nel Pd e dal governo ha seminato scelte utili per questa battaglia.

    Perché in questo paese ci sono energie civiche, intellettuali e sociali che possono condividere con noi questo sforzo.

    Forse il tema davvero non è più denunciare ancora il riformismo senza popolo, ma ritrovare un popolo riformista con cui condividere la sfida per la nuova Europa, la giustizia sociale, l’equità e la solidarietà.

    +++

    Sono convinto che la prossima Assemblea Nazionale dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del Partito Democratico in grado di potarci nei tempi giusti al Congresso.

    Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee non solo di nuove persone.

    Ha bisogno di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo.

    Abbiamo bisogno di una lettura politica e culturale all’altezza del tempo che stiamo vivendo.

    Di una profonda riorganizzazione, in grado di investire davvero sui territori e sulla partecipazione diretta della nostra comunità alle principali scelte politiche da compiere.

    Questo lavoro potrebbe iniziare proprio con la prossima Assemblea dando vita a una Commissione di progetto incaricata di elaborare ipotesi concrete per il percorso. È una battaglia che non riguarda solo la politica, servono teste, energie, pensieri di chi voglia dare una mano. Lo sforzo deve essere di aprire a contributi nuovi, plurali.

    ***

    Con la Direzione di oggi si apre una fase straordinaria che ci porterà innanzitutto all’Assemblea di aprile come prevede il nostro Statuto.

    La Segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento.

    Io tuttavia propongo che si continui a lavorare insieme in queste settimane che ci separano dall’Assemblea.

    Con il contributo di tutti cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato.

    Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, chiedendovi unità.

    Consapevoli che fuori di qui c’è un’intera comunità che ci guarda, ci ascolta e ci chiede di essere all’altezza della situazione.

    So bene che dobbiamo realizzare i passi di un nuovo impegno unitario e intendo muovermi in coerenza con questo obiettivo già dalle prossime ore.

    Vi chiedo una mano.

    La chiedo a tutte le ragazze e ai ragazzi democratici che si sono impegnati con generosità e passione e sono una risorsa formidabile di questo partito.

    Domani vedremo subito i segretari regionali e metropolitani per fare un punto doveroso sui territori e condividere i prossimi passi.

    Dovremo fare altrettanto nei prossimi giorni con i nostri eletti di Camera e Senato.

    Propongo da subito l’apertura di una iniziativa straordinaria di presenza nei territori, a partire proprio dai nostri circoli, rilanciando il tesseramento 2018, aprendo a tutti quelli che vogliono darci una mano e partecipare. Uno strumento non burocratico per fare questo lavoro.

    Abbiamo seimila circoli, realizziamo seimila assemblee aperte.

    Io inizierò dal circolo PD di Fuorigrotta a Napoli. E poi seguiranno altri incontri.

    Chiedo a tutti di essere parte di questo lavoro.

    Apriamo subito le nostre sezioni, ascoltiamo iscritti ed elettori, chiamiamoli a raccolta, riflettiamo con loro. Ripartiamo dal basso e dal nostro popolo.

    Proviamo tutti a fare qualche intervista in meno e qualche assemblea in più.

    La nostra sconfitta è stata netta. Intendiamo rispettare profondamente il voto di tutti gli italiani e saremo coerenti con gli esiti del 4 marzo.

    Ora tocca a chi ha ricevuto maggior consenso l’onore e l’onere del governo del paese.

    Noi continueremo a servire i cittadini, dall’opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare.

    Non smarriremo certo la nostra vocazione alla responsabilità – quando è toccato a noi l’abbiamo sempre esercitata – e proprio per questo oggi è doveroso essere coerenti e rispettosi dell’esito elettorale.

    Da qui, oggi, rinnoviamo anche i nostri sentimenti di stima e piena fiducia nell’operato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

    Sappiamo che la sua guida sarà ancora una volta il punto di riferimento saldo per tutto il Paese.

    Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi.

    Ora il tempo della propaganda è finito.

    Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato, ora fate.

    Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità.

    Misureremo insieme ai cittadini le vostre coerenze, giorno per giorno, rispetto a quello che avete promesso facilmente e raccontato in mesi e mesi di propaganda senza limiti.

    Quanto alle presidenze delle Camere, noi richiamiamo le forze politiche, e prima di tutto chi ha vinto, al dovere di garantire che questi ruoli siano affidati a figure autorevoli ed equilibrate in grado di rappresentare pienamente gli interessi collettivi secondo la Costituzione.

    ***

    Per tutti noi inizia un nuovo impegno.

    Per rilanciare il progetto, il nostro lavoro nella società.

    Per un’idea di cambiamento utile.

    So che possiamo farcela.

    So che il lavoro sarà duro ma c’è ancora bisogno di questa comunità di donne e uomini.

    Ritroviamoci nella pluralità. Ripartiamo con umiltà e unità.

    Solo noi possiamo essere l’alternativa popolare ai populisti.

    In ballo non ci sono i destini personali, ma la prospettiva e il futuro della sinistra italiana ed europea.

    So che possiamo farcela. So che possiamo lavorare alla nostra riscossa.

    “Il successo non è mai definitivo, la sconfitta non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta” diceva Winston Churchill.

    Ecco, vi chiedo di continuare con coraggio, insieme.

    Dobbiamo farlo per l’Italia prima ancora che per noi.

  • Legge di Stabilità: via Irap e Imu sui terreni per imprese agricole. Oltre 800 milioni di euro per la crescita

    “La legge di stabilità approvata ieri è tra le più agricole degli ultimi anni.  Abbiamo lavorato per tutelare il reddito delle imprese con sostegni concreti e immediati a partire dall’eliminazione dell’Irap e dell’Imu sui terreni. Meno tasse e più semplificazione e investimenti per sostenere un settore strategico anche per la lotta alla disoccupazione. Le misure messe a punto ci consentono di investire oltre 800 milioni di euro, segnando così una delle azioni più forti che si siano mai fatte negli anni a sostegno del settore primario”.

    VIA IRAP E IMU SUI TERRENI PER LE IMPRESE AGRICOLE 
    Tutelare il reddito degli agricoltori e favorire il rilancio immediato degli investimenti: sono questi gli obiettivi del taglio delle tasse sui fattori produttivi con la cancellazione di Irap e Imu sui terreni. 600 milioni di euro che potranno essere così utilizzati dalle aziende per aumentare la competitività, creare occupazione e affrontare con più forza la sfida dei mercati anche internazionali.

    QUANTO RISPARMIANO LE AZIENDE – CASI CONCRETI
    Grazie agli interventi stabiliti, le imprese agricole avranno forti risparmi fiscali. Ad esempio un’azienda di produzione di latte in Lombardia, con un fatturato da 400 mila euro, beneficerà di 3.100 euro di taglio Irap, 1.800 euro di taglio Imu, oltre a 5.600 euro di aumento compensazione IVA, per un totale di 10.500 euro di tasse in meno. Risparmio da 8.800 euro, invece, per un’impresa vitivinicola da 12 ettari in Abruzzo, grazie all’eliminazione dell’Irap che costava 4.660 euro e dell’Imu che pesava per 4.220 euro. Anche al Sud l’intervento è molto consistente: per un’azienda agrumicola siciliana di 14 ettari, infatti, ci saranno oltre 12.200 euro di tasse in meno (5.386 euro di Irap e 6.858 euro di Imu).

    LE ALTRE PRINCIPALI MISURE 

    – PIÙ TUTELA DEL REDDITO: 140 MILIONI PER ASSICURAZIONI CONTRO CALAMITÀ  
    Per garantire la tutela del reddito degli agricoltori danneggiati da fenomeni di eccezionale avversità atmosferica, viene finanziato con 140 milioni di euro in due anni il programma di agevolazioni assicurative in agricoltura contro le calamità naturali.

    – PIÙ INNOVAZIONE E SICUREZZA: 45 MILIONI PER RINNOVO MACCHINE AGRICOLE
    45 milioni di euro vengono stanziati per il rinnovo delle macchine agricole, puntando su tecnologie innovative, sicure e sostenibili. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.

    – MENO TASSE PER GLI ALLEVATORI: 32 MILIONI PER AUMENTO COMPENSAZIONE IVA
    Confermato l’intervento inserito nel Piano latte del Ministro Martina con l’aumento della compensazione Iva da 8,8% a 10% per i produttori di latte fresco. Il risparmio fiscale conseguente per le aziende del settore vale circa 0,5 centesimi di euro per litro venduto.

    – RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA 
    Dopo l’accorpamento di Cra e Inea nel nuovo CREA (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), prosegue l’azione di razionalizzazione degli enti collegati al Mipaaf. Per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, la Legge di Stabilità prevede che l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengano incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).

  • PAC, IN ITALIA VIA ALLA SEMPLIFICAZIONE PER OLTRE 550 MILA “PICCOLI AGRICOLTORI”

    Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e Agea hanno adottato tutti i provvedimenti necessari per semplificare al massimo il regime dei cosiddetti “piccoli agricoltori” definito dalla nuova Politica agricola comune europea.

    “Abbiamo fatto una scelta forte in coerenza con il nostro programma di semplificazioni “Agricoltura 2.0″, con la quale puntiamo ad un taglio netto delle 100 giornate che le imprese agricole spendono in burocrazia. Con questa operazione i piccoli agricoltori non dovranno perdere più tempo e risorse dietro a adempimenti amministrativi. Se non cambia nulla in azienda riceveranno gli aiuti fino al 2020 senza altre domande. Non ci fermiamo qui: abbiamo già chiesto al Commissario Ue Phil Hogan di rendere più semplici le regole della Pac in una revisione da fare in tempi brevi”.

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  • Piano Agricoltura 2.0

    Slide_AGRICOLTURA 2.0 primo pianoIl ‘piano Agricoltura 2.0’ ha un obiettivo ambizioso: eliminare la burocrazia inutile e ridurre a zero l’utilizzo di carta. Si tratta di un intervento importante di semplificazione nel settore agricolo, che introduce sei strumenti innovativi per 1,5 milioni di aziende. Attraverso la Domanda Pac precompilata dal marzo del 2015 evitiamo perdite di tempo agli agricoltori agli sportelli, con un’operazione simile al 730 precompilato per i cittadini. Mettiamo in condizione 700mila piccole imprese di inoltrare la domanda PAC con un semplice click. Si potrà anticipare al 100% il pagamento degli aiuti a giugno invece che a dicembre per circa 4 miliardi di euro su 1 milione di domande PAC. Attraverso l’Anagrafe unica le istituzioni condividono le informazioni senza chiederle ogni volta, mentre con la Banca dei Certificati online niente più file agli sportelli e un risparmio stimato di circa 25 chili di carta per azienda. Il ‘piano Agricoltura 2.0’ è un altro importante passo che va nella direzione di una Amministrazione realmente al servizio degli agricoltori.

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  • #Terrevive

    Il decreto “terrevive” consente la messa in vendita o in locazione di 5.500 ettari di terreni agricoli pubblici, con prelazione agli under 40, in attuazione dell’art. 66, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.

    Il provvedimento, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, individua i terreni coinvolti che appartengono nello specifico al Demanio (per 2480 ettari), al Corpo forestale dello Stato (2148), al Cra – Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (882). Ai terreni alienati o locati non potrà essere attribuita una destinazione urbanistica diversa da quella agricola prima di 20 anni dalla trascrizione dei contratti nei pubblici registri immobiliari.

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  • La nuova PAC 2014/2020

    Il 30 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto delle disposizioni attuative per la nuova Politica agricola comune, completando così il quadro normativo necessario per l’avvio della nuova programmazione dei fondi comunitari destinati al settore primario.

    “Abbiamo fatto scelte non banali nel contesto di una riforma della Pac che non è quella che avremmo desiderato. Ora sarà importante il lavoro di coordinamento con le Regioni, perché fino al 2020 abbiamo a disposizione 52 miliardi di euro con cui proiettare nel futuro il nostro modello agricolo. Dovremo spendere bene e nei tempi stabiliti le risorse, perché gli sprechi non sono più ammissibili. Stiamo lavorando anche su azioni concrete di semplificazione proprio per andare incontro alle esigenze delle aziende nell’ottimizzazione dell’utilizzo dei fondi Ue”.

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  • 10 azioni per i giovani e il ricambio generazionale in agricoltura

    L’agricoltura rappresenta sempre di più una valida scelta per i giovani. Per i giovani e per il loro futuro, il Governo mette in campo 10 azioni per favorire il ricambio generazionale in agricoltura. Dai mutui a tasso zero, alle agevolazioni per l’acquisto e la vendita dei terreni, dagli sgravi di 1/3 del costo del lavoro, all’accesso al credito, un pacchetto di aiuti per gli under 40 che decidono di investire il loro futuro nella terra.

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  • Piano da 2 miliardi di euro per investire nell’agroalimentare e accompagnare le imprese nel futuro

    “Sosteniamo la filiera agricola e agroalimentare con interventi finanziari mirati e con risorse già certe e disponibili che ora dobbiamo mettere a disposizione delle imprese. Mettiamo in campo 8 strumenti idonei per accompagnare le imprese nel futuro e questo piano è la dimostrazione che è possibile investire nel settore agricolo e agroalimentare. Vogliamo dare un segnale forte alle imprese, in un momento di mercato difficile e con problemi anche sul fronte del credito. Puntiamo su queste risorse per dare un’iniezione di fiducia al sistema e contribuire al rilancio e alla competitività, anche internazionale. Spazio anche ai giovani, non solo quelli già impegnati nel settore, ma per tutti quelli che guardano con interesse all’agricoltura e alle sue potenzialità.
    Dopo il varo della Legge di stabilità, facciamo un ulteriore passo nella direzione della crescita e dello sviluppo. Con questo piano di investimenti lo Stato non intende fare l’imprenditore, ma vuole investire in progetti concreti e assicurare un’amministrazione amica al fianco dei produttori”.

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  • #Campolibero

    “Con l’approvazione delle misure di Campolibero interveniamo con decisione per la crescita e lo sviluppo del settore agroalimentare. Incidiamo sulla burocrazia inutile con l’estensione dell’utilizzo della diffida e con azioni di semplificazione, diamo spazio al ricambio generazionale, puntiamo sulla sicurezza e la qualità delle produzioni e creiamo le condizioni per un incremento di posti di lavoro. Abbiamo tenuto uniti due concetti fondamentali: fare quello che serve all’agricoltura e farlo nel più breve tempo possibile. Questa è la conferma che l’agroalimentare è tra i grandi temi e le priorità di questo Paese”.

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