• È stata colpita l’economia della qualità. Niente burocrazia per avere gli aiuti

    (Intervista a firma di Italo Carmignani pubblicata su Il Messaggero del 4 novembre 2016)

    Per Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura, è la più grave emergenza sismica degli ultimi trent’anni. Per questo motivo all’emergenza si è cercato di dare delle risposte immediate. A partire dai fondi.

    Ministro, l’ultimo terremoto di Norcia ha fatto salire a tremila le aziende agricole in difficoltà nelle regioni terremotate. Di quanto sarà implementato il decreto per gli aiuti al settore?

    «Abbiamo stabilito di portare a 10 milioni di euro l’aiuto per coprire il mancato reddito degli allevatori. È una prima risposta davanti a uno scenario completamente mutato con il terremoto del 30 ottobre. È la più grave emergenza sismica degli ultimi trent’anni».

    Gli agricoltori temono complicazioni per l’accesso ai finanziamenti.

    «Sarà una procedura semplice e basata sugli animali posseduti dalle imprese al 31 luglio 2016, in modo da non penalizzare chi ha subito perdite durante il sisma. Le erogazioni partiranno da gennaio 2017 e stiamo in queste ore definendo i dettagli tecnici su ovini e suini. Per i bovini stiamo lavorando ad un aiuto da 400 euro a capo, che per un’azienda con 20 animali vorrebbe dire 8 mila euro di sostegno integrativo».

    L’area di Norcia è la più colpita dall’ultima scossa, la sua economia si fonda per quasi il 60 per cento su imprese legate al comparto agroalimentare: qui è previsto un capitolo a parte?

    «Norcia, così come Amatrice, e le altre aree interessate sono la spina dorsale di un’economia che si basa su produzioni agricole e alimentari di grande qualità. Dobbiamo rafforzare le azioni per garantire la continuità produttiva e poi guardare al futuro. Già con il primo decreto sul terremoto del 24 agosto abbiamo stabilito il finanziamento di un piano di rilancio complessivo da 221 milioni di euro per i territori colpiti».

    L’immagine di centinaia di prosciutti all’aria per il crollo del capannone ha fatto il giro del mondo: avete in mente un decreto a parte per non far perdere il marchio Ipg con il nuovo stoccaggio dei prosciutti?

    «Ci stiamo già lavorando, come è successo con i prodotti caseari nel terremoto emiliano del 2012. Per evitare che si perda il marchio Igp e per gestire il trasferimento transitorio dei prosciutti altrove».

    Molti agricoltori lamentano la difficoltà di accedere agli aiuti per colpa della burocrazia: le procedure saranno snellite?

    «É un aspetto sul quale siamo al lavoro da fine agosto, perché vogliamo dare risposte utili a chi sta soffrendo. Abbiamo finalmente in dirittura d’arrivo due bandi delle regioni fatti con Anac per l’acquisto di 200 stalle mobili e 70 container abitativi per gli allevatori. Con il prossimo decreto verranno raddoppiate direttamente le dotazioni, risparmiando così due mesi. Le Regioni poi ne attiveranno altri in base ai bisogni».

    Oltre ai finanziamenti importanti, ci sono spesso necessità di spese di piccola portata, da pagare subito.

    «Con il decreto terremoto abbiamo previsto una deroga specifica che le regioni possono usare per far fronte a queste nuove necessità».

    In Emilia dopo il terremoto c’è stata una risposta importante sia delle imprese che delle amministrazioni pubbliche, sarà ricalcato quel modello?

    «È stata un’esperienza importante, così come le precedenti ricostruzioni di Umbria e Marche dopo il 1997. Stiamo lavorando su quella traccia e guardando alle nuove esigenze specifiche».

    C`è un’emergenza allevamenti con bestiame in pericolo di sopravvivenza: sono previste misure e interventi specifici?

    «È l’emergenza più urgente sulla quale lavoriamo. Da ieri ci sono le prime stalle provvisorie montate ad Amatrice e con gli assessori regionali e la protezione civile si è stabilito di raddoppiare le dotazioni».

    Il futuro dei prodotti tipici necessita di marchi e garanzie di produzione in loco. Quali gli investimenti a lungo termine?

    «Dobbiamo ripartire dall’agroalimentare, che costituisce una parte fondamentale dell’identità di questo territorio. Superata l’emergenza dobbiamo lavorare subito al piano di rilancio. Le risorse ci sono e verranno incrementate, ma ora ci dobbiamo concentrare sulle prime necessità».

  • Una settimana per valorizzare la nostra cucina nel mondo

    (Articolo a firma del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina e del Ministro degli affri esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni, pubblicato su Il Sole 24 Ore del 26 ottobre 2016)

    Una delle eredità di Expo Milano 2015 che il Governo sta portando avanti è il progetto «Food act», di cui fa parte il protocollo d’intesa firmato a marzo scorso per la valorizzazione all’estero della cucina italiana di qualità. Per la prima volta, grazie a questo lavoro, abbiamo formato una squadra che riunisce le istituzioni, le imprese, il sistema camerale, il mondo dello sport, le associazioni culturali e coloro che lavorano direttamente con il cibo e con il vino, grandi cuochi e sommelier che sono diventati i nostri ambasciatori del gusto, guidati dalla consapevolezza che “cucina è cultura”. Così, mettendo insieme tutte queste diverse esperienze, è nata l’idea della prima Settimana della cucina italiana nel mondo, che dal 21 al 27 novembre porterà in ben 105 Paesi oltre 1300 eventi dedicati alla nostra cucina e alle qualità enogastronomiche del paese.

    Dagli Stati Uniti alla Cina, dal Giappone al Brasile, passando per Canada, Russia ed Emirati Arabi ma arrivando anche nei più piccoli Paesi africani, la nostra rete diplomatica coordinerà un menù ampio e articolato di iniziative: convegni sull’alimentazione, sulle certificazioni, sulla tutela e sui valori della dieta mediterranea, mostre di design e di fotografia, ma anche proiezioni di film e documentari a tema, premiazioni e concorsi, attività di informazione e di formazione per diffondere la cultura della cucina di qualità, con dimostrazioni a cura di cuochi italiani di fama internazionale. Il tutto con un comune denominatore: la promozione e la valorizzazione del Made in Italy, e l’innalzamento del livello qualitativo della nostra cucina all’estero, attraverso il nostro saper fare con il cibo, il vino e, non da ultimo, mediante l’uso dei veri prodotti italiani. È importante ricordare, infatti, che l’export del comparto agroalimentare vale già quasi 37 miliardi di euro all’anno e che con il piano per l’internazionalizzazione del Made in Italy a cui lavorano Ministero delle politiche agricole e dello Sviluppo Economico si sta facendo ancora meglio. La Settimana della Cucina (che viene presentata oggi a Roma, a Villa Madama) verrà ripetuta ogni anno, diventando un pezzo forte di quella promozione integrata del Sistema Italia che sempre più caratterizza le iniziative della Farnesina. Promozione, cioè, che valorizzi e metta in comunicazione tutti gli ingredienti dell’essere italiani e del vivere all’italiana: dall’arte alla musica, dal cinema alla lingua, dalla moda al design, dalla scienza al fare impresa, rafforzando quell’insieme di fattori intangibili legati all’immagine e alla reputazione del Paese che va sotto il nome di Marchio Italia. Tra le oltre mille iniziative che si svolgeranno all’estero, vorremmo ricordare tra tutte le attività che coinvolgeranno i comuni terremotati del 24 agosto, con Amatrice presente, grazie alle nostre Ambasciate, in Lituania e Lettonia. È un segnale importante per rilanciare l’economia dei territori colpiti dal sisma, che riceveranno anche tanti segnali di solidarietà concreta attraverso altri eventi che si svolgeranno dalla Spagna alla Germania, dal Canada agli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita al Senegal. La prima Settimana della cucina italiana racconterà il valore di un’alimentazione radicata nella nostra cultura e legata alla qualità della vita. Non è un caso se la dieta mediterranea è stata riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità.

    Presenteremo all’estero non solo il meglio delle nostre produzioni enogastronomiche ma anche l’offerta formativa delle nostre Accademie di cucina, per attrarre giovani talenti anche dall’estero e aumentare il turismo legato agli itinerari enogastronomici di qualità. Coscienti di dover sempre innovare ma orgogliosi della nostra storia e della nostra cultura. Soprattutto, in questo caso, quella gastronomica.

  • Caporalato, l`attesa è finita

    (Articolo pubblicato su l’Unità del 20.10.2016)

    È da giornate come quelle di martedì che spero si possa capire l`importanza del nostro impegno collettivo per cambiare in meglio il Paese e renderlo più giusto e più forte. Dopo oltre 5 anni d`attesa abbiamo finalmente una legge solida contro il caporalato in agricoltura.
    Per chi come noi cerca tutti i giorni di affermare le buone ragioni e i valori della sinistra nel cambiamento dell’Italia è un traguardo importante, carico di significato, per le lotte di tanti in passato e per le prospettive di altrettanti in futuro. Penso alle battaglie di Giuseppe Di Vittorio e Placido Rizzotto. Ma anche ai tantissimi impegnati oggi nelle nostre campagne. Diritti, legalità e dignità di chi lavora vengono prima di ogni altra scelta e la nuova legge è un passo di civiltà per tante lavoratrici e tanti lavoratori della terra.

    Era il luglio 2015 quando nelle campagne di Andria moriva Paola Clemente, vittima di uno sfruttamento intollerabile e nella stessa tragica estate altre morti inaccettabili hanno funestato la stagione calda del lavoro nei campi. A tutto questo dovevamo una risposta politica e istituzionale forte. Proprio quell’estate abbiamo detto con chiarezza che il caporalato andava combattuto come la mafia. Da allora la nostra azione è stata incessante. Abbiamo rafforzato il coordinamento tra tutti i Ministeri coinvolti, aumentando i controlli nei campi di oltre il 59% in un anno. Per i territori più a rischio sono state create task force operative composte da ispettori del lavoro accompagnati da Carabinieri e Corpo forestale dello stato. È stata avviata un`attività di analisi e intervento per fare fronte alle esigenze di accoglienza dei lavoratori stagionali, soprattutto stranieri, insieme alle prefetture, alle Regioni, ai sindacati e al terzo settore. Un lavoro che va portato avanti e irrobustito ancora oggi.

    E così martedì l`aula della Camera, dopo il Senato, ha definitivamente licenziato la legge. Senza nessun voto contrario. Abbiamo lavorato per definire il salto di qualità concreto nel contrasto al caporalato rafforzando gli strumenti di contrasto civili e penali, a partire dalla confisca proprio come per i reati di mafia. È stato riscritto il reato di caporalato, superando gli ostacoli che in questi 5 anni lo hanno reso di difficile applicazione anche in casi drammatici. Si colpiscono i patrimoni e i proventi ottenuti vengono destinati al fondo antitratta per essere utilizzati per la prima volta anche per sostenere le vittime. Si introduce la responsabilità del datore di lavoro e il controllo giudiziario sull`azienda che consentirà di non interrompere l`attività agricola dove si commette il reato. Con la stessa legge si rende più forte anche la Rete del lavoro agricolo di qualità, ramificandola sul territorio e sperimentando nuovi metodi di intermediazione legale. È previsto anche un piano di accoglienza dei lavoratori stagionali che, con il coinvolgimento di Regioni, enti locali e terzo settore, dovrà servire ad evitare la ghettizzazione degli immigrati impiegati nella raccolta. Scelte che salvaguardano l`irrinunciabile diritto alla dignità di chi lavora, ma che tutelano anche migliaia di imprese agricole che ogni giorno fanno della legalità una pratica quotidiana. Perché sono loro i primi a subire una concorrenza sleale e ingiusta.

    Ecco perché il mondo agricolo oggi non subisce questo provvedimento ma lo guida a testa alta.
    No, non siamo tutti uguali. Senza la testardaggine e la passione delle donne e degli uomini del Partito democratico al governo e in parlamento non saremmo arrivati alla meta. È in giornate come queste che capisci che ha un senso prendersi delle responsabilità, anche se spesso in condizioni politiche difficili. Che ha un senso provarci. Che ha un senso dare tutto quello che si può per cambiare in meglio le cose. Per un paese più giusto e più forte. A partire dal lavoro della terra.

  • Salviamo l’agricoltura delle zone terremotate

    (Intervista a firma di Italo Carmignani pubblicata su Il Messaggero del 15 ottobre 2016)

    La terra che trema ha colpito la terra che lavora. Dal Lazio alle Marche, passando perl’Umbria, s’alza dalle stalle e dai campi il lamento più forte nelle zone colpite dal sisma. Il ministro Maurizio Martina sa bene che l’agricoltura ha ricevuto il colpo più forte. Ma spiega che il piano del Governo non lascerà soli gli agricoltori. Per un motivo preciso: il decreto stanzia 35 milioni di euro per l’emergenza e già altri 220 milioni per la ricostruzione.

    Ministro Martina, gli stanziamenti basteranno a coprire tutte le necessità e a salvare 3300 posti di lavoro?

    «Siamo al fianco delle aziende sin dalle prime ore. Bisogna ripartire dall’agricoltura e si sta stanziando quello che è necessario. La scelta fatta con il decreto va proprio in questa direzione. Oltre ai finanziamenti per gli indennizzi fino al 100% dei danni subiti dagli agricoltori, c’è già un importante investimento sul futuro».

    Cosa prevederà il piano?

    «Le azioni verranno individuate insieme a imprese, Regioni e istituzioni locali. Le Regioni in particolare avranno un ruolo determinante. L’obiettivo è rilanciare tutto il tessuto agricolo della zona, valorizzare i prodotti locali e salvaguardare l’identità rurale dell’area, guardando ai giovani. I 220 milioni di euro dovranno essere utilizzati con queste priorità».

    Ad Amatrice gli allevatori invocavano aiuti immediati: se arriva il freddo e non ci sono le stalle, le mucche muoiono e si devono chiudere le attività. Il freddo è arrivato: si è riusciti a coprire l’emergenza?

    «Abbiamo creato un coordinamento operativo in campo dalla prima settimana dopo il sisma. Grazie a questo lavoro e anche alla generosità dei contributi volontari, abbiamo affrontato le prime emergenze. Ad esempio, sono stati creati centri di distribuzione gratuita dei mangimi e sono state dotate diverse stalle di mungitrici mobili. Il bando per i ricoveri temporanei degli animali della Regione Lazio è già in corso. Urgenza degli interventi e massima trasparenza della spesa devono andare di pari passo».

    Chi pagherà?

    «Per la prima volta, tutti questi costi vengono inseriti nel bilancio del commissario per l’emergenza».

    Chi aveva la stalla funzionante chiedeva di potere avere una casetta mobile, o una roulotte, vicino al posto di lavoro. Sarà accontentato?

    «La Protezione civile sta attuando i piani su queste richieste, andando il più possibile incontro alle esigenze delle imprese».

    Cosa deve fare un agricoltore per ottenere il contributo? Si passerà attraverso le organizzazioni di categoria o la procedura burocratica sarà interamente affidata all’amministrazione pubblica?

    «Abbiamo coordinato le azioni in modo che già nella stima dei danni gli agricoltori abbiano delle procedure semplificate. Per venire incontro subito alle prime necessità, il 15 settembre abbiamo pagato in anticipo 7 milioni di euro di contributi Ue a oltre mille aziende. Sul resto la Regione sta lavorando al massimo nel rapporto diretto con gli agricoltori e gli allevatori».

    Il sindaco di Amatrice chiede di creare un polo per la produzione del sugo all’amatriciana. È una proposta da sostenere?

    «È un’idea interessante che andrà valutata all’interno del piano strategico».

    Ci sono altre idee in campo? Altri settori agricoli o agroindustriali su cui puntare per quella regione?

    «Certamente va fatto un lavoro sugli allevamenti e i formaggi tipici della zona, ma più in generale dobbiamo valorizzare tutta l’esperienza agroalimentare ed enogastronomia locale».

    Al di là dello slogan “ripartiamo dalla terra”, cosa fa concretamente il governo per sostenere l’agricoltura? A parte l’Irpef agricola, nella legge di stabilità c’è altro? Gli sgravi fiscali bastano a rilanciare la nostra agricoltura?

    «Noi non lavoriamo a slogan. Ci prendiamo la responsabilità di fare scelte che l’agricoltura aspetta da troppi anni. C’è ancora tanto da fare ma un taglio di tasse da 1,3 miliardi di euro in due anni non era mai stato fatto per il settore. Dopo la conferma della cancellazione di Irap e Imu, interverremo anche sull’Irpef. Poi continueranno la nostra strategia a sostegno del rinnovamento generazionale, per la promozione internazionale dei nostri prodotti e per la semplificazione del rapporto tra pubblica amministrazione e aziende agricole».

  • Ricerchiamo l’unità e salviamo le riforme

    (Intervista a firma di Annalisa Cuzzocrea pubblicata su La Repubblica dell’11 ottobre 2016)
    Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina non crede che il Pd sia vicino a una scissione. E invita tutti a un lavoro unitario per salvare le riforme e aggiornare la legge elettorale. Alla minoranza le aperture di Renzi non bastano.

    L`intento della direzione è fallito?

    «No. Penso che oggi il segretario abbia fatto proposte utili per avanzare unitariamente. E credo che abbia fatto bene a fissare come testo di riferimento la proposta Chiti-Fornaro sull’elezione diretta dei senatori. Allo stesso modo giudico positivamente il gruppo di lavoro che nascerà all’interno del Pd per un aggiornamento dell’Italicum».

    A giudicare dagli interventi, la minoranza le giudica insufficienti.

    «Ho notato toni e accenti differenti. Mi auguro che nelle prossime ore si ragioni sui passi necessari ad andare avanti e non su quelli che servono solo a dividere. Ci sono spazi realistici di lavoro, in quel che ha detto il segretario. Il Pd deve fissare un punto e poi attrezzarsi al dialogo con gli altri partiti per modificare la legge elettorale. Un ragionamento coerente con la mozione che abbiamo approvato in Parlamento».

    Lei sa che quella mozione è stata giudicata vaga e queste proposte tardive. Come si esce da un’impasse simile?

    «Non condivido questi accenti e questi giudizi. Lavorare sulla legge elettorale è molto complicato, non possiamo farlo da soli. Ci sono questioni tecniche e politiche da approfondire. C`è da invertire il senso di marcia e lavorare in modo unitario. Solo così possiamo uscirne».

    Siete vicini alla scissione?

    «Non credo che ci sia un rischio simile, ma mi auguro che nelle prossime tutti facciano i passi giusti nel nome della pluralità e dell’unità del partito».

  • Caro Bersani hai sbagliato, ripensaci

    Intervista pubblicata sul quotidiano La Stampa del 10.10.16

    «Il referendum è troppo importante per relegarlo solo a un dibattito interno del Pd». Tra i promotori dell`appello «Sinistra per il sì», il ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina nasce nei Ds ed è stato molto vicino all`ex segretario Bersani: «Lo stimo», ricorda, ma il no al voto di dicembre «è un errore». Ieri Bersani ha annunciato il suo no al referendum.

    Sbaglia?

    «Sono preoccupato e dispiaciuto. Penso che dobbiamo tutti mantenere toni utili a fare passi avanti. Sono convinto che questa riforma sia utile all`Italia, ho argomenti per dire a Bersani che quella posizione è un errore».

    Lui teme il combinato disposto Italicum-riforma costituzionale…

    «Non sono d`accordo con questo argomento. L`Italicum è un passo avanti netto rispetto al Porcellum, non si può negarlo. E la riforma costituzionale rafforza gli strumenti di garanzia parlamentare dentro uno scenario con legge elettorale maggioritaria: si pensi anzitutto al quorum più alto per l`elezione del presidente della Repubblica. Dopodiché, vogliamo migliorare l`Italicum, vogliamo aggiornarlo? Benissimo».

    Ma se è già da migliorare senza nemmeno averlo usato, forse non era il caso di avere più pazienza e discuterlo senza fiducia?

    «Ma sia sulla riforma che sulla legge elettorale s`è fatto un grande lavoro di confronto nel Pd, che ha portato anche a modificare alcune parti dopo un dialogo tra maggioranza e minoranza. Se poi oggi vogliamo mettere in discussione alcuni punti della legge elettorale, dalle pluricandidature ai capilista, io ci sto».

    Se non esiste rischio di governo del capo, perché Bersani e Speranza votano no? Si vuole andare sempre contro il segretario?

    «Io ho avvertito troppe volte la sensazione che si stia giocando un po` il preambolo della vicenda congressuale. E invece dobbiamo fare tutti uno sforzo per stare al merito, in un passaggio fondamentale per l`Italia: mentre altri Paesi fanno referendum per uscire dalla Ue o alzare muri, noi lo facciamo per cambiare le nostre istituzioni riformandole».

    Forse accuse come quelle di inseguire «poltroncine di consolazione» non aiutano a stare uniti, non crede?

    «Infatti dico: facciamo tutti un passo avanti. Io, nel mio piccolo, cerco di costruire un dialogo e non rotture. C`è una richiesta di unità da parte del nostro elettorato, e dobbiamo superare gli atteggiamenti visti fin qui: quando c`è una mozione parlamentare che impegna a cambiare la legge elettorale, ad esempio, non capisco onestamente perché non la si voti. In questo senso anche la Direzione di oggi può essere l`occasione per fare un passo avanti».

    Ma ci arrivate con due leader di minoranza che già dicono no.

    «Sono colpito da queste uscite, avrei preferito aspettassero la Direzione. Però mi interessa la sostanza: non condivido buona parte delle valutazioni che fanno e ho buoni argomenti per chiedere che ci riflettano ancora».

    Lei è stato molto vicino a Bersani: se la sente di mandargli un messaggio ?

    «Lo conosco bene e continuo a stimarlo. Anche se dissento dalle cose che dice, penso che la sua sia una voce importante. Dobbiamo praticare fino in fondo l`unità nella pluralità, soprattutto ora».

    Come si può rispondere a una persona che nel suo partito si sente trattato come un rottame?

    «Tutti dobbiamo imparare a essere più comunità politica. In questa fase a maggior ragione devono vincere i pontieri».

    Dal 5 dicembre vede il rischio di una scissione nel Pd?

    «Non voglio crederlo e farò tutto quel che posso perché non accada».

  • Patto per la Lombardia: c’è l’impegno del governo

    (Intervista a firma di Elisabetta Soglio, pubblicata su Il Corriere della Sera del 9 ottobre 2016)

    Il primo a porre la questione era stato il governatore Roberto Maroni. Poi hanno fatto sentire la loro voce anche diversi sindaci lombardi del centrosinistra: «Va bene il Patto per Milano, ma serve anche un impegno del governo sulla Lombardia», hanno chiesto. A quel punto, sono stati convocati i tavoli tecnici ed è il ministro Maurizio Martina a garantire: «Nel giro di poche settimane, sicuramente entro la fine dell’anno, avremo il patto che sarà frutto di una leale collaborazione fra governo e Regione».

    Ministro, rassicura Maroni e i sindaci?

    «Dico convintamente che il governo si impegna su questo progetto e che adesso sta a noi. E doveroso che in una regione cruciale come la Lombardia si faccia questo lavoro. L’obiettivo di tutti sono i tempi rapidi».

    Il Patto porta con sé dei soldi?

    «Ovviamente sì. Come abbiamo fatto per le altre intese siglate con Regioni e Comuni, ci saranno impegni finanziari da condividere in diversi ambiti: in particolare infrastrutture, territorio e ambiente, sviluppo del sistema produttivo. E giusto lavorare con la Regione per sviluppare l’intesa sulle priorità degli investimenti».

    Ma questi fondi non sono, come ha anticipato Maroni, quelli già previsti da precedenti accordi con lo Stato e l`Europa?

    «È fondamentale allocare con la massima efficacia le risorse della programmazione europea. Dobbiamo condividere e concentrare gli sforzi perché l`effetto leva può essere molto importante per ogni settore coinvolto. Dall`intesa sulle cose da fare insieme potranno nascere specifici accordi di programma per essere ancora più efficaci su tempi e modalità di finanziamento dei singoli progetti».

    Chi sceglie le priorità su cui investire?

    «È in primis la Regione a fare le proposte lavorando di concerto con ciascun ministero e nel complesso con la presidenza per il quadro finanziario definitivo. Abbiamo iniziato a lavorare bene in sede tecnica, vogliamo continuare così a tutti i livelli».

    Arriveranno dal Patto i soldi per il campus della Statale che si dovrebbe trasferire nell`area exExpo?

    «Intanto voglio ribadire per l`ennesima volta che consideriamo strategico il campus sull`areaExpo. Stiamo lavorando fianco a fianco con le istituzioni locali e sono convinto che nel giro di qualche settimana avremo chiuso anche questa partita».

    Voi rassicurate: ma formalmente il governo non è ancora nella compagine di Arexpo.

    «Il percorso non ha mai avuto ripensamenti, ma è molto complesso e articolato nelle procedure. Entro novembre l`ingresso sarà completato: Arexpo fra l`altro ha proprio nelle sue linee guida anche la realizzazione del campus della Statale a fianco di Human Technopole».

    Il rettore Vago da mesi ripete la sua preoccupazione: si farà sicuramente?

    «È fra gli obiettivi. Anche per questo credo sia utile che Arexpo apra uno specifico tavolo tecnico sul campus, per dettagliare non solo la questione dei costi ma anche quella urbanistica, dei tempi e degli spazi».

    Con i soldi del Patto?

    «Vedremo a conclusione del lavoro che stiamo facendo insieme alla Regione. Abbiamo attivato molteplici impegni: anche con Demanio, Banca Europea degli Investimenti e Cassa Depositi e Prestiti. Per un grande progetto come il post Expo serve il contributo di tutti».

  • Campi bio e hi-tech: così rilanceremo il cibo Made in Italy

    (Intervista a firma di Ettore Livini pubblicata su La Repubblica del 23.09.16)

    Ha messo una toppa alla crisi del latte («dal 2017 saremo i primi con la Francia a mettere in etichetta l`origine della materia prima»). È alle prese con i guai del grano, schiacciato da quotazioni da saldo. Il ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina vuol guardare anche oltre le urgenze: «Viviamo in un`epoca dove la Bayer si fonde con Monsanto e la Cina sfida gli Usa incentivando i suoi contadini con 100 miliardi di dollari di aiuti – dice – . L`agricoltura italiana non ha le dimensioni per combattere quella guerra né può ridursi sempre a ragionare a breve termine. Abbiamo bisogno di disegnare una nostra strategia anticipando i cambiamenti e non subendoli».

    Come?

    «Puntando tutto su ecologia e rivoluzione digitale con un obiettivo chiaro: entro il 2030 la nostra agricoltura deve essere 100% sostenibile».

    Dopo Oscar Farinetti (Eataly) e Carlo Petrini (Slowfood) Martina risponde sul tema del Made in Italy, tra eccellenze e falsi miti. Scommessa ambiziosa, la sua.

    Ma perché contadini e imprese dovrebbero seguirla?

    «Perché la sostenibilità aumenta la competitività. I cittadini, sempre più consapevoli, domandano qualità e basso impatto ambientale. Il biologico è l`esempio. In Italia le superfici bio sono aumentate del 50% in 5 anni, i consumi del 20%. E sui prodotti coltivati così si guadagna in media il 10-15% in più. E il modo per valorizzare la nostra biodiversità coniugandola con la redditività».

    E come si possono incentivare rapporti migliori tra industria e produttori agricoli?

    «Con strumenti utili, le faccio un esempio: i contratti di filiera per il grano che stiamo supportando anche in questi giorni. È una scommessa condivisa tra coltivatori e imprese. I contadini garantiscono cereali di maggiore qualità. Le aziende il ritiro del raccolto e il prezzo con accordi pluriennali. Noi mettiamo 100 euro di aiuti all`ettaro e i controlli. In più vogliamo lanciare per primi in Europa un`assicurazione per coprire i ricavi dei campi proteggendoli dalle fluttuazioni dei prezzi. L`obiettivo è tutelare meglio il reddito degli agricoltori».

    L`Italia è il Paese delle micro aziende agricole. Realtà difficili da integrare in una rivoluzione di questo tipo…

    «Questa rivoluzione può partire proprio dai piccoli. lo chiedo ai nostri produttori di aggregarsi. Si può essere piccoli e globali. Pensi alle mele del Trentino: 15mila piccoli produttori indipendenti che fanno rete e oggi controllano assieme il 70% del mercato nazionale e hanno una leadership mondiale. Sono la prova che soprattutto in agricoltura si può essere glocal».

    I “piccoli” però non hanno margini tirati e pochi mezzi per rinnovare le aziende. Come fare?

    «Ci si deve rendere conto che la smart-farm, la fattoria tecnologica e multifunzionale, sfruttando l`Internet delle cose può abbattere i costi e migliorare le rese. Ci sono ad esempio già oggi aziende vitivinicole che usando i sensori dell`irrigazione di precisione hanno ridotto del 30% i consumi di acqua. Anche per questo abbiamo lavorato per estendere i vantaggi del piano “Industria 4.0” all`agricoltura con i superammortamenti su macchine e tecnologie di ultima generazione. Il digitale rivoluzionerà anche tracciabilità ed etichette. Pure qui dobbiamo giocare d`anticipo e non avere paura della massima informazione al cittadino».

    Oggi industria e distribuzione hanno il coltello dalla parte del manico. Come fare per ridare potere negoziale a contadini e consumatori?

    «Digitale ed ecologia accorciano la filiera e avvicinano in modo più trasparente chi lavora nei campi e chi compra dagli scaffali. Anche i trasformatori ci chiedono più aiuti per materie prime sostenibili e di qualità. La distribuzione va coinvolta e deve farsi coinvolgere sempre di più. Sul latte, per esempio, ha dato una mano. Inoltre su questo fronte l`innovazione paga: il 9 settembre abbiamo aiutato le cantine italiane a partecipare alla giornata del vino promossa sul web da Alibaba. Hanno aderito 50 aziende e 500 etichette contro le due imprese dell`anno precedente. C’è chi ha venduto 10mila bottiglie in un giorno. In 24 ore abbiamo raggiunto 100 milioni di cinesi di cui 50 hanno acquistato per la prima volta vino. È stata una bella dimostrazione che, nella globalizzazione, si può essere protagonisti nella propria diversità».

  • Aiuti fiscali per le ristrutturazioni. Renderemo conveniente mettere in sicurezza le case

    (Intervista a firma di Maria Zegarelli pubblicata su l’Unità del 30 agosto 2016)

    Uscire dall’emergenza, iniziare a progettare interventi per rendere questo Paese meno vulnerabile, più sicuro. Ma anche andare a fondo e capire le responsabilità perché non è normale che una scuola e un ospedale cadano come castelli di sabbia.   Il ministro per le politiche Agricole Maurizio Martina, dice, parlando alla festa dell`Unità di Modena, che adesso inizia un`altra fase più difficile, dopo il dolore. La ricostruzione.

    Ministro, le persone dei luoghi terremotati hanno chiesto alle istituzioni è di non essere lasciati soli, il governo ha annunciato una ricostruzione scrupolosa e veloce. E si è fatto il nome di Vasco Errani come commissario per seguire la ricostruzione. E’ il modello Emilia che si cerca di esportare?

    «Nella tragedia, noi abbiamo anche toccato con mano in queste ore il volto più bello di questo Paese, la solidarietà arrivata da migliaia di persone e l`efficienza della gigantesca macchina dei soccorsi. Ma ora il nostro dovere è quello di fare in modo che non si perda neanche un istante per avviare la fase della ricostruzione. E credo che l`esperienza di Vasco Errani sia una risorsa importante per il Paese perché ha dimostrato una sensibilità rara quando ha dovuto affrontare la ricostruzione proprio qui in Emilia Romagna. Penso, però, e sono sicuro che anche Vasco sia d`accordo con me, non basta un uomo solo, non ci sono supereroi da mettere in campo. C’è bisogno di un grande lavoro corale, di squadra, e consapevolezza diffusa. Le istituzioni devono tutte essere coinvolte ma devono essere coinvolti gli abitanti dei paesi e delle frazioni che vanno ricostruite perché non c`è un modello da esportare, ogni luogo ha le sue peculiarità. Noi dobbiamo prendere il meglio delle storie di successo che abbiamo avuto ma poi dobbiamo calarle nelle specificità».

    L`assessore di Amatrice, Filippo Palombini, ha detto che è dall’agricoltura che rinasceranno Amatrice e gli altri paesi colpiti. II suo ministero come affronterà questo aspetto?

    «Noi abbiamo già attivato l`anticipazione dei contributi agricoli europei per 5 milioni di euro per le imprese agricole dei 16 Comuni colpiti, ma non basta. Abbiamo responsabilità enormi in quei territori rurali perché senza agricoltura non c`è futuro. Nelle prossime ore saremo sul posto con gli assessori regionali e anche insieme alle imprese imposteremo un progetto di rilancio agricolo».

    Il procuratore antimafia Roberti ha detto che non assisteremo ad un altro scandalo come l`Irpinia, ma intanto abbiamo assistito, dopo San Giuliano, allo scempio di una scuola inaugurata nel 2012 e crollata. Ad un ospedale venuto giù. Le chiedo cosa intende fare il governo affinché le strutture strategiche siano davvero sicure e non le più fragili.

    «Quelle immagini hanno colpito tutti noi, vedere gli edifici pubblici collassare ci ha messo di fronte ad un impegno immediato, oggi non domani, affinché le strutture strategiche quando siano sottoposte a restauro e nuove edificazioni, siano sottoposte a severi controlli preventivi e non postumi. È chiaro che abbiamo bisogno di capire di più su quegli edifici crollati, cosa si è fatto e cosa non si è fatto nelle fasi di ristrutturazione, ma stavolta si dovranno individuare le responsabilità e chi ne dovrà rispondere».

    State valutando come Cdm l`introduzione di misure, come le agevolazioni fiscali, per incentivare la ristrutturazione e messa in sicurezza di edifici privati nelle zone ritenute ad alto rischio?

    «Penso che dovremo compiere delle scelte già nella prossima legge di stabilità. Il ministro Delrio ha già delineato delle ipotesi di lavoro sul fronte degli incentivi ai privati sulle ristrutturazione mirate, c`è il modello del Canada a cui guardare per esempio. Dobbiamo agevolare la spesa del privato rendendo conveniente fare ciò che oggi non lo è. Sarà un percorso complesso ma è un dovere intervenire sulla sicurezza del pubblico e del privato. Ci sono scelte non rinviabili: i rischi sismici di questo Paese non possiamo scoprirle il giorno dopo gli eventi drammatici».

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