• Verso la Conferenza programmatica, all’Europa diciamo…

    (Editoriale pubblicato su Democratica del 20.09.2017)

    Oggi il PD chiama a raccolta docenti, esperti della materia e rappresentanti delle parti sociali per discutere delle prospettive di riforma della governance economica europea. Lo faremo con un seminario, in preparazione della Conferenza programmatica nazionale di ottobre a Napoli, in cui esporremo le nostre idee e ascolteremo opinioni, suggerimenti e possibili percorsi di sviluppo per affrontare questo nodo cruciale dei prossimi anni. Il lavoro fatto sino a qui in Europa dai nostri governi ha portato buoni frutti.

    Se oggi possiamo poggiare finalmente la ripresa sui dati positivi dell’economia reale italiana (dal Pil all’export, dalla produzione industriale all’occupazione) è anche grazie alle scelte compiute in questi anni, per acquisire più flessibilità di bilancio rispetto all’ortodossia dell’austerità, incapace di creare le condizioni per la ripresa. I nostri governi su questo hanno dato battaglia e hanno vinto con la forza delle buone ragioni di chi ha sempre lavorato nel rispetto dei parametri europei. Tutto ciò però ora non basta. Tocca ancora a noi indicare con serietà e credibilità la via d’impegno più forte per i prossimi anni, per sostenere occupazione e crescita riducendo in primo luogo la pressione fiscale su chi crea lavoro, sulle famiglie e su chi è più debole. “Tornare a Maastricht” come ha detto il nostro segretario, significa in primo luogo adoperarsi per regole europee più semplici e più utili. Significa superare le rigidità del Fiscal compact a partire dai metodi di calcolo del deficit strutturale che rischiano di portare a scelte che frenano solamente la ripresa. Significa liberare risorse per lo sviluppo e gli investimenti, mantenendo la rotta rigorosa del controllo dei conti pubblici. Significa affrontare il tema del debito pubblico con misure straordinarie.

    Inchiodare le politiche fiscali al rispetto di vincoli contabili dal calcolo incerto dopo la più grave recessione del dopoguerra non ha aiutato. Una politica economia virtuosa deve invece unire rispetto delle regole finanziarie fondamentali e cura della crescita, sostegno all’innovazione e alla valorizzazione del capitale umano. Il PD è la sola forza di questo paese in grado di proporre all’Europa e agli italiani un progetto realistico di sviluppo di queste scelte per i prossimi cinque anni. Altri vagheggiano ancora fantomatiche e disastrose uscite dall’Euro.

    Il nostro compito fondamentale invece è quello di unire sempre meglio crescita e uguaglianza a partire dal lavoro.

  • Col Rosatellum possibile un centrosinistra unito con Pisapia

    (intervista a firma di Francesca Schianchi pubblicata su La Stampa del 20.09.2017)

    Questa sera, il vicesegretario del Pd e ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, si confronterà alla Festa nazionale dell’Unità con Giuliano Pisapia: «Senza polemica, gli dirò che noi non sfidiamo il centrosinistra: il nostro avversario è il populismo delle destre e del M5S».

    Secondo lui, nel Pd coltivate l’illusione di autosufficienza…

    «No, nel Pd non c’è nessuna esasperazione dell’autosufficienza: il tema non è mai stato né mai sarà questo. Più semplicemente siamo consapevoli che senza il Pd non c’è alternativa ai nostri avversari. Il tema è costruire un progetto che unisca e non divida, a partire dai risultati ottenuti in questi anni duri».

    Pisapia e Mdp hanno parlato di «politiche sbagliate del Pd».

    «Se ci si vuole sedere per un confronto migliorativo su alcune scelte, ci stiamo. Se si vuole solo demolire il lavoro fatto, allora no. Non siamo disponibili ad abiure: abbiamo preso un Paese in recessione e costruito le condizioni per passi avanti concreti. Ora l’Italia non può tornare indietro».

    Come risponde alla critica di essere ambigui sulle alleanze?

    «Rispondo tranquillamente dicendo che guardiamo alle forze moderate e di centrosinistra che vogliono cooperare e non rendere quest’area politica un campo di battaglia».

    Alle regionali siciliane però avete scelto Alfano, no?

    «In Sicilia abbiamo lavorato sul solco dell’esperienza fatta a Palermo qualche mese fa. Poi qualcuno, secondo me facendo un errore, si è sfilato».

    Per le politiche lei proponeva un listone da Pisapia a Calenda…

    «No, aspetti, io non ho mai parlato di listone: ho posto il tema di un progetto aperto, da Pisapia a Calenda. E confermo questo approccio, a prescindere dalla legge elettorale. Il sistema di voto non risolve il tema politico di fondo. La vera domanda è: riusciamo a condividere una prospettiva?».

    Con Pisapia lei ci spera ancora?

    «È importante un confronto propositivo e non conflittuale. La prova della nostra volontà è anche nello sforzo che stiamo mettendo sulla legge elettorale. Non è un caso se in queste ore, per iniziativa del Pd, riprende la discussione sul Rosatellum, che conserva una parte maggioritaria e costruisce un equilibrio utile tra rappresentanza e governabilità».

    Vuole dire che questa legge favorisce un centrosinistra unito?

    «Segnalo che la quota di impianto maggioritario con collegi porta a riflessi di questo tipo. Il Pd si spende: ora ciascuno si prenda le proprie responsabilità».

    Per Mdp il Rosatellum è una farsa per non fare la legge.

    «Non capisco quale sia la loro proposta, visto che si limitano a commentare quelle degli altri, in particolare del Pd».

    La prima reazione dell’M5S è stata critica: sareste disposti ad approvarla anche senza di loro?

    «Noi dobbiamo e vogliamo cercare la massima convergenza possibile, dopodiché che il M5S reagisse così me lo aspettavo: da tempo hanno scelto la propaganda al posto della proposta».

    Per Prodi anche voi avete rinviato lo ius soli per i sondaggi…

    «Io vivo da mesi questo lavoro serio che stiamo facendo. Ma tutti dovremmo contribuire a sviluppare una riflessione culturale e sociale nel Paese sulla necessità che questi bimbi nati in Italia si sentano italiani quanto i nostri figli: una battaglia da fare tutti insieme. Non vorrei che qualcuno pensasse invece di usare lo ius soli per fare campagna elettorale».

    Riuscirete ad approvarla?

    «Una legge non basta calendarizzarla: servono i numeri per votarla. È evidente che c’è un problema al Senato, ma ci lavoreremo fino in fondo e spero che ce la faremo».

  • Il Pd è in campo per una green society

    (Editoriale pubblicato su Democratica del 12.09.2017)

    Siccità. Alluvioni. Queste due parole stanno entrando con forza devastante nell’uso quotidiano anche da noi in Italia. Il cambiamento climatico non è un affare d’altri, ma una minaccia per tutti. Una grande questione del nostro tempo. Anche per questo le riflessioni su questo tema meritano di essere sviluppate e approfondite sempre. Tanto più oggi che nel mondo si fanno largo approcci come quello degli Usa di Trump che pensano di cancellare con un tratto di penna le conseguenze di modelli di sviluppo che hanno un impatto fortemente negativo sul clima. Non c’è dubbio che a noi tocca un salto di qualità, qui ed ora, rispetto ai temi della svolta ecologica dello sviluppo. Ma se l’Italia oggi non è all’anno zero su questo fronte è anche grazie alle tante battaglie che le donne e gli uomini del Partito democratico hanno portato avanti con convinzione in questi anni. C’è tanto ancora da fare, lo sappiamo. Ma come dimenticare lo sforzo finanziario fatto dai nostri governi per la sicurezza dei territori, con cantieri partiti finalmente dopo anni di stallo. Come dimenticare la legge sugli ecoreati, quella contro lo spreco alimentare, la prima legge per la biodiversità per proteggere il nostro patrimonio paesaggistico e ambientale unico.

    E ancora, Expo e la Carta di Milano con cui abbiamo dato un contributo significativo allo sviluppo di scelte internazionali rilevanti come i nuovi Obiettivi sostenibili dell’Onu e Cop21 a Parigi. Proprio con Expo a quei tavoli abbiamo portato la forza di 21 milioni di visitatori e la consapevolezza di oltre 2 milioni di studenti coinvolti nella più grande operazione di educazione alimentare e ambientale realizzata a livello europeo.

    Questione ecologica e questione agricola si tengono strettamente. Con il PD lavoriamo ogni giorno perché nel nostro modello agricolo, e non solo, la sostenibilità sia sempre più chiave di competitività. E le storie di successo che vengono dai territori ci dicono che la strada intrapresa è giusta. Rivendico ad esempio con orgoglio la leadership che l’Italia ha nel settore del biologico, con tassi di crescita che superano il 20% nelle superfici coltivate, 1,8 milioni di ettari, negli operatori, 72mila, e nei consumi. Nell’ultimo anno sono stati convertiti a biologico 300mila ettari, una superficie grande come la provincia di Bologna, case e uffici compresi. Ecologia e tecnologia sono i due assi fondamentali per proiettare nel futuro il nostro agroalimentare e proprio per questo nel piano Industria 4.0 abbiamo inserito un capitolo specifico per l’innovazione nell’agrofood. Anche se spesso ce ne dimentichiamo, siamo uno dei Paesi con il maggior tasso di crescita dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

    Sono pezzi fondamentali del mosaico che dobbiamo continuare a costruire insieme per realizzare sul serio la green society. Non sono solo fatti economici, seppur importanti. Sono scelte culturali e sociali prima di tutto. Tenere insieme la sostenibilità integrale con l’equità e l’inclusione sociale è un faro della nostra azione. E di questa sfida il Pd deve continuare ad essere protagonista. Perché richiede una svolta di modello e ripropone prima di tutto un’idea forte della democrazia e della cittadinanza. Perché è il terreno giusto per tornare a investire sulle comunità. E’ un tema tutto politico. Per questo nella Conferenza programmatica di ottobre declineremo con ancora più forza le nostre proposte per continuare a cambiare l’Italia anche da qui.

  • OCM terzo pilastro della Pac la nostra proposta a Bruxelles

    (Intervento pubblicato sulla Gazzetta di Mantova del 31.08.2017)

    La Fiera Millenaria di Gonzaga è qualcosa di più di un evento. Fa parte della tradizione e dell’identità del territorio, un appuntamento consolidato che mette in risalto l’eccellenza dell’agricoltura mantovana e lombarda. Anche quest’anno sarà un’occasione importante per agricoltori e allevatori per cogliere nuove opportunità commerciali e, allo stesso tempo, promuovere e valorizzare la cultura rurale e i nostri prodotti tipici.

    In questi anni abbiamo lavorato con un obiettivo centrale: tutelare il reddito degli imprenditori agricoli e rafforzare il nostro modello produttivo. Abbiamo affrontato crisi dure, come quelle del latte, del grano e del riso, che ancora non sono completamente risolte. Nonostante le difficoltà il comparto si dimostra vivo, rappresentando un vero e proprio motore dell’economia nazionale. Ce lo confermano i dati “AgrOsserva” di Ismea su occupazione, investimenti ed export.

    Nel primo trimestre 2017 gli occupati in agricoltura sono aumentati dell’1,3% e le imprese giovanili fanno registrare un +9,3%. Questo non vuol dire che tutti i problemi siano stati risolti ma che abbiamo un potenziale enorme da sfruttare grazie a politiche mirate. Come abbiamo fatto fin qui.

    E i risultati cominciano ad arrivare. Penso alle opportunità offerte attraverso la Banca delle terre agricole, all’attivazione del piano giovani da 160 milioni di euro con mutui a tasso zero, all’esenzione totale per tre anni dal versamento dei contributi previdenziali per gli under 40 che abbiamo previsto con la legge di bilancio, oltre agli sgravi fiscali di 1,3 miliardi di tasse agricole in due anni.

    Penso anche alla grande novità dell’obbligo di indicazione in etichetta, dallo scorso 19 aprile, dell’origine per il latte e i suoi derivati. Un traguardo storico per il nostro Paese che ci consente di creare un nuovo rapporto tra produttori e consumatori. I cittadini, infatti, devono essere informati per poter scegliere consapevolmente cosa mettere a tavola. Questo vuol dire tutelare il Made in Italy, il lavoro dei nostri allevatori e far crescere una vera e propria cultura del cibo. Per questo col Ministro Calenda abbiamo deciso di estendere la sperimentazione al grano per la pasta e al riso, anticipando le scelte di Bruxelles.

    C’è molto da fare ancora. Sul piano nazionale e su quello europeo, dove si gioca una partita cruciale: la riforma della Politica agricola comune. Per quanto ci riguarda, abbiamo già chiesto alla Commissione – e continueremo a farlo – maggiore semplificazione, investimenti per l’innovazione, tutela del reddito e salvaguardia delle produzioni per garantire il futuro delle nostre filiere. Per realizzare questi obiettivi abbiamo proposto di valorizzare meglio le Ocm come terzo pilastro della Pac, estendendo il modello ad altri settori come latte, carne o cereali, per migliorarne la competitività, incrementare la capacità di adattamento alle turbative dei mercati e creare nuovi strumenti di gestione del rischio nell’ambito dei pagamenti diretti, tagliando anche la burocrazia dei programmi di sviluppo rurale.

    Proprio la gestione del rischio sarà uno dei temi principali che affronteremo nel corso del G7 dell’Agricoltura a Bergamo il 14 e 15 ottobre. Andiamo quindi avanti rafforzando sempre di più gli strumenti a disposizione e puntando sull’aggregazione dell’offerta. Per affermare il nostro modello distintivo, abbiamo bisogno di lavorare in squadra: istituzioni, operatori, associazioni di categoria, sindacati. Solo così sarà possibile crescere ancora ed essere competitivi sui mercati internazionali. La Fiera Millenaria di Gonzaga aiuterà ancora una volta ad avanzare con proposte concrete e scelte di prospettiva.

  • Unire legalità e diritti. Sì alla nuova cittadinanza contro chi specula sulla paura

    (intervista a firma di Giovanna Casadio pubblicata su La Repubblica del 28.08.2017)

     

    «Noi batteremo gli “imprenditori della paura” unendo legalità e diritti, sicurezza e integrazione». Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura e vice segretario del Pd, lancia un appello ai sindaci: «La chiave per governare un fenomeno così complesso sta nell’accoglienza diffusa, allarghiamo insieme la rete della gestione». E alla sindaca di Roma, Virginia Raggi dice: «La smetta con lo scaricabarile. Del problema migranti finora se n’è lavata le mani».

     

    Martina, partiamo dallo ius soli, la cittadinanza ai bambini nati da immigrati residenti in Italia: riuscirete ad approvarla prima della fine della legislatura?

    «Io mi auguro proprio di sì. Faremo tutto quello che sta nelle nostre forze perché diventi legge e passi l’idea di un paese più sicuro perché più inclusivo. Non smetto mai di pensare ai tantissimi italiani di fatto nati e cresciuti qui che devono potere avere come i miei figli una cittadinanza piena».

    Giusto intanto sospendere gli sgomberi delle case occupate dai profughi dopo i fatti di Roma?

    «Penso che i fatti che abbiamo visto a Roma in questi giorni non si devono più ripetere. Questo passaggio deve servire a tutti per maturare una maggiore consapevolezza così da affrontare in modo più responsabile un tema tanto complesso. E comunque ci sono funzioni e responsabilità differenti anche nella catena istituzionale: è improprio lo scaricabarile dell’amministrazione di Virginia Raggi sulla vicenda sgomberi».

    Al contrario la Raggi accusa il governo di latitanza.

    «I post della sindaca Raggi dopo la vicenda degli sgomberi sono la dimostrazione più evidente della incapacità di governo della Capitale della sua amministrazione. Per noi parlano le scelte, a dimostrare che questo e gli ultimi governi stanno gestendo un fenomeno di migrazione di portata storica. Il ministro Minniti, il presidente Gentiloni stanno facendo un lavoro dentro i nostri confini e fuori, che sta producendo fatti positivi ».

    Si riferisce alla tregua negli sbarchi?

    «Non solo. È cambiato l’atteggiamento degli Stati europei. Vedremo come andrà il vertice di Parigi di queste ore. Ma l’impegno che l’Italia sta mettendo per corresponsabilizzare Bruxelles e gli Stati membri è cruciale. Rivendico la proposta, figlia del governo Renzi, sulla redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo tra gli Stati. Aggiungerei che si dovrebbe intervenire con la riduzione dei finanziamenti europei per quegli Stati che la disattendono».

    Bene dare ai migranti i beni confiscati alla mafia? La destra lo considera un premio a chi ha compiuto una violazione.

    «La destra traduce tutto purtroppo solo in propaganda. Ma battiamo gli imprenditori della paura, per dirla con Emma Bonino, con la legalità e con i diritti. Diversamente dalla destra non scegliamo la via ideologica, di chi immagina di risolvere i problemi con un tweet, ma costruiamo soluzioni realistiche e praticabili. Dobbiamo lavorare sempre meglio con gli enti locali e le associazioni».

    Eppure circola insofferenza anche tra i sindaci dem?

    «Lavoriamo insieme. Se 3.200 Comuni su 8 mila accolgono, si può fare ancora molto. La chiave è proprio l’accoglienza diffusa, gestibile e sicura che già tanti amministratori fanno con grande dedizione e impegno. La rete della solidarietà va allargata. Inoltre dobbiamo coinvolgere i migranti in attività di volontariato nei lavori di pubblica utilità, ad esempio. Ci sono tante esperienze ed esempi. A Bergamo è partito un progetto che impegna i rifugiati a sistemare le panchine della città con volontari italiani. Ad Alessandria i rifugiati sono stati coinvolti persino nel settore dell’apicoltura. La differenza tra noi dem e la destra e i 5Stelle sta nel fatto che sull’ immigrazione loro hanno semplicemente l’obiettivo della speculazione politica e elettorale»

    Ma anche voi dem temete di perdere consensi?

    «Non sono da sottovalutare i sentimenti e le preoccupazioni dei cittadini. Noi batteremo gli imprenditori della paura unendo legalità e diritti. Questa è la via della sicurezza e della integrazione».

     

     

  • Serve un fronte che vada da Pisapia a Calenda per battere gli estremismi di Cinque Stelle e Lega

    (intervista a firma di Alessandro Trocino pubblicata sul Corriere della Sera del 22.08.2017)

    «Siamo pronti per costruire un progetto aperto, alternativo agli estremismi di Salvini e di Grillo, che coinvolga personalità come Pisapia e Calenda ed energie oltre il Pd». Maurizio Martina, vicesegretario del Pd e ministro alle Politiche agricole, si prepara alla ripresa politica.

    II centrodestra accelera il processo unitario. E voi?

    «Abbiamo davanti settimane fondamentali per costruire un’alternativa forte agli estremisti. Non possiamo consentire che l’Italia venga governata da Grillo e Salvini».

    E dunque?

    «Dunque senza il Pd non si sconfiggono questi avversari. Lo sforzo deve essere quello di costruire una proposta forte, larga, aperta, per scongiurare questa deriva estremista. Unire, attorno al Pd, un fronte che va dalla sinistra dei diritti di Giuliano Pisapia al riformismo di Carlo Calenda, fino a un’area moderata alternativa al centrodestra».

    Non ha citato né Bersani né Vendola.

    «Non metto veti sulle persone, mi interessa la sostanza del lavoro comune. Ma ho citato chi in queste settimane ha cercato di interpretare un confronto con il Pd cooperativo e non divisivo. Non c’è bisogno di competizione ma di collaborazione».

    Non ha citato neanche Alfano. Eppure in Sicilia lavorate per andare al governo insieme.

    «Anche sul versante siciliano è giusto lavorare con spirito aperto. A Palermo, come in altre realtà, ci sono state esperienze amministrative vincenti di centrosinistra con mondi civici e moderati».

    Questa collaborazione potrà avere riflessi nazionali?

    «Intanto è importante per la Sicilia, per non consegnare quella regione a una deriva a 5 Stelle o alla vecchia destra».

    Ma non è esclusa un’interlocuzione con Alfano per la prossima legislatura?

    «Quando penso a un progetto aperto, capace di raccogliere intorno al Pd il riformismo moderato alternativo alla destra, oltre alla sinistra dei diritti, penso a tutte le forze che possono condividere il programma di governo. Sarà fondamentale anche il passaggio della legge di Stabilità».

    Che legge di Bilancio sarà?

    «Innanzitutto dobbiamo rivendicare i risultati di questi anni che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi, pur sapendo che c’è ancora tanto da fare. Dobbiamo lavorare a una legge di Bilancio fortemente sociale. Dare priorità all’occupazione giovanile, anche con il taglio permanente del costo del lavoro per i neo assunti. Bisogna rafforzare il reddito di inclusione, mettere mano ai centri per l’impiego, consolidare l’Ape sociale e far partire quella volontaria. Conterà anche la capacità di condividere queste scelte».

    E la legge elettorale? Siete fermi al palo.

    «A settembre vedremo se ci sono le condizioni per intervenire, insieme ai partiti più importanti. Ma il tema del progetto per me rimane centrale con qualsiasi legge elettorale, anche con questa. Se diciamo che c’è il rischio di una deriva estremista, dobbiamo muoverci di conseguenza».

    Merkel ha chiesto a Berlusconi rassicurazioni contro la deriva populista.

    «C’è un’ambiguità evidente di Berlusconi. Un giorno rassicura la Merkel e l’Europa che fermerà i populisti, il giorno dopo ci si allea. Le due cose non stanno insieme. La verità è che Berlusconi tiene un piede in due scarpe ed è ostaggio di Salvini e della sua leadership oggettiva».

    Lo lus soli resta l’incognita di fine legislatura: sarà abbandonato o insisterete?

    «Il nostro obiettivo è quello di arrivare presto a una legge per la cittadinanza dei bambini nati e cresciuti qui. È un obiettivo da riconfermare».

    Sarà messa la fiducia?

    «Vedremo, non tocca a me dirlo. Io dico con convinzione che questa è una legge giusta».

    C’è chi dice che con il terrorismo alle porte non è il momento.

    «Non sono d’accordo. L’avanzamento delle regole di cittadinanza, dei diritti e dei doveri, sono una risposta forte anche contro le paure e le insicurezze di questo tempo».

  • Uniamo le forze, senza PD non si battono destra e cinque stelle. Renzi alla guida di un progetto aperto, da Calenda a Pisapia

    (Intervista a firma di Marianna Rizzini pubblicata su Il Foglio del 03.08.2017)

    C’è grande crisi a Roma, nella giunta Raggi, ma il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina, anche vicesegretario del Pd, Roma non la commissarierebbe, pensiero che pure non pare peregrino a molti cittadini ed esponenti politici. Però, pensando a Roma dopo aver visto Milano durante l’Expo, Martina dice che nella capitale, prima ancora delle scelte amministrative, il problema è “l’atteggiamento di chi la governa. Roma meriterebbe uno stile diverso, un sindaco che si carichi della propria responsabilità, una squadra all’altezza. L’attuale sindaco e la sua maggioranza sono stati votati per governare. Lo stanno facendo? Dovrebbero chiederselo. Se non si è in grado di governare, se ne traggano le conseguenze. Governare Roma non può voler dire tirare a campare . Lo si è visto sulla vicenda Olimpiadi, con Parigi e Los Angeles che hanno raggiunto un accordo, dopo essersi combattute — e dopo la rinuncia di Roma — e lo si vede nel caso di Milano che si è candidata a ospitare l’Agenzia europea del farmaco. Per lo sviluppo del paese, è essenziale lo sviluppo delle grandi aree metropolitane. In Italia possono svolgere questo ruolo Roma, Milano e Napoli. Roma è, per così dire, non pervenuta”. Di Roma il Pd dovrà parlare: è uno dei campi sui cui si giocherà la prossima campagna elettorale. Poi c’è il tema delle “regole” (legge elettorale) e quell’idea, riemersa trasversalmente, di riaprire la discussione sul cosiddetto “modello tedesco”.
    Ma Martina, da vicesegretario del Partito, spera che “la pausa estiva venga utilizzata per riflettere sul fatto che noi ora non dobbiamo lavorare solo sul lato dello strumento — la legge elettorale — ma prima di tutto direi dal lato del progetto. Siamo disposti a ragionare su alcuni temi — il tema della governabilità in primis. Ma il vero punto è a monte: il ragionamento che dobbiamo fare, cioè, è quello che coinvolge tutti i riformisti sul contenuto della prossima sfida: per essere alternativi alla destra e ai Cinque Stelle si deve partire dalla ragione di fondo della nostra progettualità per l’Italia. Questi anni sono stati anni di durissima crisi e di sacrifici. Il Pd, prima di tutto per responsabilità di governo, si è caricato il peso di scelte anche impopolari. E mi pare che l’Italia, nella crisi, il passo l’abbia tenuto”. Oggi si è aperta una nuova partita anche in Europa. La Francia ha un nuovo presidente, la Germania andrà al voto, l’economia è ripartita. L’Italia che ruolo vuole avere? E chi può interpretare meglio il suo nuovo ruolo? “Questo appunto è il primo tema che devono discutere i riformisti, un tema su cui i punti di contatto non mancano. Mi spaventa, in questo quadro di Europa rinnovata, uno scenario che veda la destra salviniana o i Cinque Stelle primeggiare. Mi preoccupa più questo della legge elettorale”. Martina fa quindi un appello al centrosinistra: “Anche nel quadro della legge elettorale data, è prioritario investire su un progetto aperto. Il Pd oggi è la prima diga di fronte all’avanzare dei Cinque Stelle e della destra. E’ un partito con una leadership forte, sancita con primarie a cui hanno partecipato più di due milioni di persone. Ed è IL punto fermo da cui partire per costruire l’unica alternativa di governo pensabile rispetto alla destra e al M5s. Ma questo dato è come non fosse stato ancora acquisito in tutto il centrosinistra. La logica dovrebbe essere cooperativa, non competitiva. Mi si dica se è possibile, diversamente, costruire un’alternativa credibile. Poi, prendendo come baricentro il Pd, si può costruire uno schema plurale, e mi auguro che lungo questo percorso si riescano a coinvolgere personalità come Giuliano Pisapia, E anche come Carlo Calenda”. C’è pero chi vorrebbe andare senza Pd. E chi, nel Pd, vorrebbe andare senza gli altri. Martina dice che “Il Pd avrà un progetto aperto e aggregante, discutiamo nel merito, parliamo del lavoro, del sociale, dell’Europa, della povertà, delle pensioni, ma non demolendo l’idea stessa da cui non si può prescindere: e cioè che senza il Pd non si possono sfidare destra e Cinque Stelle. Pensiamoci in prospettiva”.
    Tuttavia c’è — ci sarebbe — anche un problema di coalizioni, visto che il Pd e il partito dei fuoriusciti bersaniani-dalemiani, Mdp, si trovano spesso, in Parlamento, a votare su sponde opposte, tanto da far pensare che il dibattito stesso sulle “coalizioni” fosse tutto sommato inutile. “Dobbiamo chiarire appunto la natura del nostro progetto”, dice Martina. “Altrimenti nessuna regola elettorale potrà mai risolvere il tema politico. Faccio appello a chi vuole lavorare con il Pd anche nell’ottica della governabilità. Sciogliamo questo nodo: come si fa a parlare di coalizione e poi dare addosso al Pd un giorno sì e uno no? Non si può coltivare l’illusione, chiamiamola così, di lavorare in qualche modo con il Pd senza riconoscerne la leadership e la funzione. Nel quadro delle scelte per il futuro dico che bisogna impostare un’agenda sociale radicale, agire sulla questione giovanile, affrontare il problema del costo del lavoro riguardo agli under 40, il tema inclusione e povertà. Io credo che il Pd, da parte sua, lavorerà ancora con determinazione su tutto questo”. Il Pd, però, non sempre è stato visto, in questi mesi, come “equidistante” da Grillo e dalla destra. “Il Pd è seccamente alternativo sia a Grillo sia alla destra. Anche per questo dico che non si può pensare di costruire l’alternativa a Grillo e alla destra a trazione salviniana senza Pd”, dice Martina, a cui ha fatto “molta impressione” l’accanimento da sinistra sull’abbraccio Boschi-Pisapia” alla festa dell’Unità di Milano: “Si è trasformato un gesto di buonsenso in uno scandalo. Ma tutto ciò rileva un’antica questione aperta in seno alla sinistra, che quando esaspera il suo settarismo e il suo farsi frazione della frazione pone le basi della sua sconfitta e prende una deriva triste e sterile”. Da dove cominciare, però, per “lavorare sul progetto”? “Intanto c’è la Conferenza programmatica Pd di ottobre, in cui si dovrà rendere chiaro il senso di marcia dei prossimi anni per l’Italia. E, anche se non abbiamo tutte le risposte, siamo sicuri di una cosa: la sinistra non può vivere guardandosi indietro”. E sul piano europeo, dove negli ultimi giorni il governo Gentiloni si è trovato alle prese con una Francia muscolare su Fincantieri? “Il governo ha reagito come doveva, abbiamo buoni argomenti e li spenderemo al meglio così come stiamo facendo sui fronti caldi come l’immigrazione. Guardi, questa poteva essere una legislatura a vuoto dopo gli esiti del 2013. Invece il Pd ha tenuto la barra dritta. Questo lavoro, a me sembra, ha prodotto un valore, che andrebbe riconosciuto da tutti i riformisti. E questo viene prima delle discussioni sulla leadership. Non è sufficiente? Allora confrontiamoci su come rilanciare, su come indicare la nuova direzione direzione di marcia, la prospettiva. Nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo. A noi tocca questa responsabilità”.

  • Sì allo stato di calamità, ora si devono migliorare gli invasi

    (Intervista a firma di Alessia Gallione pubblicata su La Repubblica del 25 luglio 2017)

    Ministro Maurizio Martina, anche se ad agosto pioverà la siccità resterà grave. Anzi, scrosci violenti potrebbero danneggiare le colture. Come si gestisce la situazione?

    «Affrontiamo una delle emergenze più severe degli ultimi dieci anni, con un aumento delle temperature di tre gradi rispetto alla media e livelli di fiumi e laghi ai minimi. Chi per anni ha banalizzato la questione epocale del cambiamento climatico spero che ora apra gli occhi. Nell’immediato, insieme al ministero dell’Ambiente e alle Regioni c’è un impegno quotidiano di monitoraggio e gestione delle acque. Il nostro obiettivo ora è tutelare il più possibile gli agricoltori».

    C’è un piano?

    «Lavoriamo su tre assi. L’attivazione del fondo di solidarietà nazionale per bloccare i pagamenti dei mutui e dei contributi previdenziali e assistenziali delle imprese; l’aumento dell’anticipo dei fondi europei per gli agricoltori; e l’investimento da 700 milioni di euro che stiamo già gestendo per rendere più efficienti le infrastrutture irrigue: entro l’anno contiamo di assegnare queste risorse ai progetti cantierabili».

    Ha detto di essere pronto a collaborare con le Regioni per dichiarare lo stato di calamità. Sono stati fatti passi in avanti e quando potrebbe avvenire?

    «Si, in questi casi si verificano le diverse situazioni, nei prossimi giorni è convocata una riunione tecnica proprio per analizzare esigenze e tempistiche legate alla quantificazione dei danni che viene fatta dalle Regioni».

    In ogni caso, in futuro la situazione non migliorerà come può e dovrà cambiare l’agricoltura?

    «L’imperativo è la sostenibilità. Dovremo trovare soluzioni nuove. Siamo impegnati a costruire una strategia d’ azione per i prossimi dieci anni che punti tutto sull’efficienza. Dobbiamo intervenire sugli invasi, sulle reti di distribuzione e sui metodi di irrigazione. Catturiamo solo il dieci per cento delle precipitazioni annue. Troppo poco».

    Si possono immaginare anche altri modelli alternativi?

    «Dobbiamo usare un mix di strumenti. Da un lato, un progetto di medio periodo per gli invasi e i bacini per immagazzinare acqua quando piove e quando l’eccesso di precipitazioni concentrate in poco tempo provocano danni. Dall’altro serve spingere sull’innovazione per ottimizzarne l’uso con agricoltura e allevamento di precisione. Con Industria 4.0 stiamo incentivando queste soluzioni. Ma non siamo all’anno zero. Nel Chianti Classico, per esempio, con la viticoltura di precisione hanno ridotto il volume d’acqua utilizzata del 30 per cento in tre anni».

    L’Italia sembra vivere un paradosso: è una terra ricca d’acqua ma vive la siccità. Vede responsabilità? C’è chi come il governatore toscano Rossi chiede di investire per evitare le perdite.

    «Bisogna intervenire non solo pensando all’emergenza, ma lavorando su una strategia. Quello che manca in troppi territori è un piano chiaro sulla gestione delle acque. Gli osservatori promossi dal ministero dell’Ambiente a livello di Autorità di bacino svolgono un’azione importante, ma serve un deciso salto di qualità. Abbiamo stanziato 700 milioni, pronti per essere impegnati, destinati a infrastrutture strategiche nel settore dell’irrigazione. Si tratta però solo di un primo passo».

    E nel caso di Roma casa pensa? Condivide la posizione del governatore Zingaretti?

    «È una questione complessa, come ha ribadito anche il ministro Galletti vanno tutelate le giuste esigenze dei cittadini e la salvaguardia di Bracciano. Su questo la scelta di Zingaretti è stata giusta ed era praticamente obbligata. Ora va trovata una soluzione urgente, all’altezza della capitale del Paese, che non può prescindere dell’esigenza di intervenire presto per modernizzare la rete».

  • No alla logica del nemico a sinistra

    (intervista a firma di Alessandro Trocino pubblicata sul Corriere della Sera del 23.07.2017)

    «II Pd dice no, in maniera unilaterale, alle polemiche quotidiane e agli scontri personali».

    Maurizio Martina, vicesegretario e ministro alle Politiche Agricole, spiega i prossimi passaggi del Pd, che considera «il vero argine all’avanzata delle destre e dei 5 Stelle», e giudica «difficile» un cambio di posizione sul premio di coalizione nella legge elettorale. Stop alle polemiche, dice. A cominciare da quelle con gli ex fratelli di Mdp.
    «A noi non interessa polemizzare, dobbiamo tenere la barra dritta sul progetto e non ci interessa la logica perversa che si intravede ancora spesso nel centrosinistra del vicino nemico”; di chi vuole costruire distinzioni e contrapposizioni. Ricordiamo a tutti che i nostri avversari stanno a destra. E senza il Pd non c’è alternativa a Salvini, Berlusconi e Grillo».

    Nel centrosinistra, però, restano grandi distanze. E Pisapia si sta alleando con Mdp, nonostante l’abbraccio con Maria Elena Boschi alla festa dell’Unità.
    «Come dicevo, ci sottraiamo a veti personali e logiche divisive, ma se si vuole un confronto vero, ci siamo. L’invito a Pisapia alla festa dell’Unità di Milano è stato un passo naturale e importante. Le feste servono anche a questo».

    Da qualche anno sembrano un po’ appannate.
    «Le feste sono un’occasione straordinaria per confrontarci in modo aperto e popolare e voglio ringraziare soprattutto i militanti. Io ci sono cresciuto dentro le feste, che restano le nostre sentinelle sul territorio: un terreno di incontro fondamentale per migliaia di persone. A settembre ci sarà la festa nazionale, a Imola».

    E il tour in treno di Renzi.
    «Sarà importante per continuare il confronto con il Paese reale. Un viaggio che dà l’idea di un partito in movimento, in discussione, che si apre».

    A molti sembra ancora ultra renziano e poco aperto.
    «La pluralità deve essere la nostra forza e noi vogliamo lavorare in modo aperto. A ottobre ci sarà la conferenza programmatica e per prepararla abbiamo dato vita a un comitato che vedrà presenti me e Tommaso Nannicini, per la segreteria, Sergio Chiamparino, i ministri Graziano Delrio e Maria Elena Boschi, ma anche Andrea Orlando e Michele Emiliano. Alla Conferenza presenteremo il progetto per l’Italia del 2020, proprio mentre il Pd compie io anni di vita».

    Ci sarà un cambio di passo anche nel rapporto con i sindacati? Si dice che il ruolo di mediazione spetti a lei.
    «Per me è decisivo che il Pd diventi sempre di più il partito della mediazione sociale, di una nuova responsabilità sociale. Dobbiamo usare ago e filo per ricucire dove la società è strappata. Quanto ai sindacati, li abbiamo appena incontrati per discutere di sistema previdenziale e giovani».

    lus soli e legge sui vitalizi sono in bilico, problemi si annunciano anche per la legge di bilancio. II governo farà fatira ad arrivare a fine legistatura.
    «II Pd è sempre stato al fianco del premier Gentiloni. Non abbiamo mai cambiato idea, a differenza di chi, da sinistra, ci ha accusato con polemiche a vuoto di volere una fine anticipata della legislatura. Io credo che il governo debba rinforzare l’agenda sociale, spingendo ancora di più sul tema della lotta alle disuguaglianze e insistere su crescita e investimenti».

    Ma Ap si sta sgretolando e i numeri son scarsi.
    «Credo che Gentiloni abbia la forza per una proposta di responsabilità per il Paese. Poi ognuno, naturalmente, si prenderà le sue responsabilità».

    A essere contrari a un premio di coalizione, ormai, sono quasi solo Renzi e Grillo. È possibile che si riesca a lavorare su questo terreno?
    «Vedremo a settembre, ma mi pare uno scenario molto difficile: muoversi su un tema così delicato a pochi mesi dal voto non è facile. Quello che è certo è che non si può intervenire a colpi di maggioranza risicata: le regole del gioco si devono scrivere insieme e su questo serve un’intesa con Berlusconi, Salvini e Grillo».

  • Etichetta pasta e riso, l’Italia antipa l’Ue sulla massima trasparenza

    (Intervista a firma di Rosaria Amato pubblicata su La Repubblica del 21 luglio 2017)

    L’Italia accelera sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari: l’indicazione del Paese diventa obbligatoria anche per la pasta e per il riso, dopo le norme analoghe in materia di latte e formaggi. Anticipando Bruxelles, che ancora prende tempo sull’attuazione della normativa in materia di etichette trasparenti, ieri il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e quello dello Sviluppo Economico Carlo Calenda hanno annunciato la firma dei decreti che impongono non solo l’indicazione dei Paesi di produzione delle materie prime per la pasta e il riso, ma anche quelli di molitura per il grano e di lavorazione e confezionamento per il riso.

    Ministro Martina, lei ha parlato di “passaggio storico”. Perché è così importante la firma di questi decreti e perché non si poteva aspettare la normativa europea?

    «Abbiamo scelto di garantire la massima trasparenza ai cittadini, che adesso potranno finalmente leggere nell’etichetta il luogo di coltivazione, il luogo di lavorazione, tutte informazioni fondamentali per i consumatori. Tuteliamo anche i nostri produttori. E infatti non è un caso che l’Europa in questi lunghi anni, dopo l’approvazione del regolamento del 2011, non abbia reso operative quelle scelte di piena trasparenza non è facile. Noi invece non volevamo più aspettare per garantire la tracciabilità e la massima informazione ai cittadini sulle produzioni agroalimentari».

    Ci sono però produttori che obiettano che così l’etichetta non è completa, mancano le indicazioni sui sistemi di coltivazione e di lavorazione.

    «Queste indicazioni sono quelle che ci chiedeva la stragrande maggioranza dei consumatori e dei produttori. Così si irrobustisce la unicità delle produzioni italiane, e questo è una delle leve fondamentali della competitività dell’agroalimentare italiano. A questo punto auspichiamo che questa iniziativa italiana sia da pungolo e da stimolo perché nel più breve tempo possibile il regolamento Ue venga applicato in tutte le sue parti, chiudendo questa lunga fase di incertezza».

    Cosa vi aspettate da Bruxelles?

    «È ora di dare risposte concrete a imprese e cittadini. Serve una normativa europea più forte sull’origine degli alimenti. Col nostro provvedimento, che introduce una sperimentazione di due anni, vogliamo spronare la Commissione a decidere. Fino a quando Bruxelles non darà risposte, però, andremo avanti con determinazione».

    Molte organizzazioni vi chiedono di avere un atteggiamento altrettanto fermo con il Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada. Lei ritiene che si sia fatto davvero tutto il possibile per tutelare le produzioni italiane?

    «Il Ceta è un punto di partenza, eppure segna un passo in avanti fondamentale. Io penso che con il lavoro che si è fatto con il Ceta si possa costruire un rafforzamento della protezione della produzione agroalimentare italiana nel mercato canadese. Per la prima volta in assoluto c’è il riconoscimento delle indicazioni geografiche tipiche in alternativa ai marchi, un precedente importantissimo».

    Si è scelto però di tutelare solo 41 delle nostre Dop e Igp.

    «Che rappresentano il 90% di questi prodotti che l’Italia esporta in Canada. Ma accetto la sfida per il futuro, vorrei anch’io andare oltre, tutelarne molte altre».

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