• “I dem saranno in strada con i partigiani. I neofascisti vanno isolati”

    (Intervista pubblicata su La Repubblica del 23.02.2018 a firma di Giovanna Casadio)

    «Non sottovaluto la questione posta dall’Anpi sullo scioglimento di gruppi di estrema destra. Sulla discussione se dovessero essere in lizza o meno alle elezioni, le leggi vigenti dello Stato già indicano cosa fare. Alcuni movimenti come Ordine Nuovo sono già stati sciolti dalla magistratura. Certo, se la legge Fiano fosse in vigore avremmo qualche strumento in più oggi. A noi tutti poi spetta il compito di muovere le coscienze e di battere culturalmente e socialmente razzismi e neo fascismi». Maurizio Martina, il vice segretario del Pd, sarà alla manifestazione antifascista di domani a Roma. I dem del resto hanno mobilitato sindaci e militanti e anche Matteo Renzi sarà in piazza.

    Martina, è preoccupato per la manifestazione in questo clima di violenza politica?

    «Abbiamo aderito dal primo minuto all’appello dell’Anpi “Mai più fascismi, mai più razzismi”. Stiamo in queste ore componendo la squadra delle presenze in piazza, ci siamo mobilitati nel modo più capillare possibile. Dobbiamo lavorare perché la giornata di sabato sia di impegno democratico ecivico».

    Come se l’aspetta la mobilitazione?

    «Una grande partecipazione popolare, consapevole, pacifica, bela e all’insegna di parole chiare contro ogni violenza, razzismo, neofascismo. Sono le parole con cui è partitala mobilitazione della piazza unitaria e democratica».

    Gli episodi di teppismo politico stanno avvelenando questa fine di campagna elettorale.

    «Il Pd ha immediatamente manifestato il rifiuto di ogni violenza da qualsiasi parte provenga, in qualsiasi direzione vada. Non dobbiamo dare spazio alle degenerazioni violente. Sarebbe bene che chi sta nello spazio pubblico pesi le parole che usa. Ritengo che tutte le forze politiche debbano evitare un linguaggio violento».

    La destra dice che il fascismo è morto e sepolto. É un fatto storico.

    «No. Ci sono fenomeni inquietanti che non vanno sottovalutati e noi dem rilanciamo il filo di un impegno che ci ha portato a organizzare la marcia antifascista di dicembre a Como, a non sottovalutare il grave episodio di Macerata e ora a Roma per dare un segno nazionale di consapevolezza e di impegno. Dovremmo riflettere tutti e discuterne oltre gli schieramenti, oltre gli steccati”.

    L’Anpi chiede che siano sciolti gruppi come CasaPound e Forza Nuova.

    «Segui: mo le leggi, ci sono riferimenti chiari. Abbiamo dal punto di vista normativo tutti gli strumenti per agire».

    C’è il rischio che la manifestazione di sabato aumenti le tensioni?

    «In un paese grande e forte come l’Italia una partecipazione diffusa e popolare è la migliore risposta»

    Andrebbero vietate le manifestazione dell’estrema destra?

    «Lo Stato ha regole e strumenti per distinguere ció che si può manifestare da ciò che non si può manifestare. Di certo chi si richiama al fascismo va fermato».

  • «Con il premier in squadra possiamo fare la differenza Prodi? Conta essere uniti»

    (Intervista pubblicata su Il Corriere della Sera del 22.02.18 a firma di Cesare Zapperi)

    Dopo Romano Prodi, anche Giorgio Napolitano è sceso in campo perché Paolo Gentiloni sia il presidente del Consiglio dopo il 4 marzo. E il Pd che fa?

    «Noi offriamo al Paese una squadra — risponde Maurizio Martina, vicesegretario dem — e personalità di spicco come quella del premier. Paolo è un protagonista assoluto del Pd».

    Ma Renzi finora non si è spinto a dire: è il nostro candidato premier.

    «Riconosciamo tutti la centralità dell’esperienza di governo di Gentiloni. Come altri, penso che abbiamo la possibilità di schierare una squadra che, anche grazie a Paolo, può fare la differenza».

    Perché non investirlo direttamente del ruolo come fanno Prodi e Napolitano, allora?

    «Gentiloni è e sarà fondamentale in questa partita».

    E quindi…

    «C’è il rispetto della Costituzione e dei ruoli. Del premier del futuro si discuterà dopo il 4 marzo. Per questo, è fondamentale arrivare a quel giorno con un Pd più forte perché siamo l’unico partito che può garantire un Paese stabile».

    I sondaggi, però, non promettono bene.

    «Giro l’Italia e dovunque raccolgo l’interesse di molti a dare una mano al Pd. I nostri programmi sono altra cosa rispetto alle risposte pericolose e sbagliate degli avversari».

    Su cosa puntate per far leva sugli elettori?

    «Sulla serietà e concretezza delle nostre proposte rispetto alle illusioni degli altri. Vogliamo parlare della flat tax, per esempio? Al di là che ognuno nella destra stabilisce un’aliquota diversa, è un meccanismo profondamente iniquo. Per contro, noi proponiamo una riforma fiscale che sostenga le famiglie e le imprese. Nel solco delle scelte utili di questi anni».

    Altri temi, così a spot.

    «Ci battiamo per la centralità assoluta del lavoro e della sua qualità, puntando sulla stabilizzazione dei contratti. E poi proponiamo il salario minimo universale e per l’estensione del reddito di inclusione».

    Perché non riuscite a trovare un’intesa con Leu?

    «Ho visto che sono andati da Corbyn. Vorrei ricordare loro che lui non ha mai lasciato i laburisti nonostante le profonde differenze con la leadership fin dai tempi di Blair. Credo che gli elettori sanzioneranno le loro scelte divisive».

    Anche Prodi non capisce.

    «Condivido la posizione di Romano e il suo sostegno ad una coalizione plurale per una vittoria comune».

    Però nemmeno lui vota Pd.

    «Il padre dell’Ulivo ci richiama tutti all’unità, questo è ciò che conta».

    Per il centrodestra il Pd ha perso centralità.

    «A me pare solo un’armata brancaleone in cui si è divisi sia sui programmi che sulla leadership. Oltretutto, con uno sbilanciamento netto verso l’ala populista che già genera instabilità».

    E se, in assenza di una maggioranza, foste costretti alle larghe intese?

    «Non è questa la nostra prospettiva. Ribadisco: più forte sarà il Pd il 4 marzo e più sarà in grado di determinare le condizioni di avvio della nuova legislatura».

    Senza maggioranza autonoma dovrete aprirvi: meglio Forza Italia o il Movimento 5 Stelle?

    «Queste ipotesi non sono sul tavolo. Noi ci impegniamo allo spasimo perché il Pd si confermi il perno centrale del Paese».

    Volete essere voi a dare le carte?

    «Rispondo così: più forte sarà il Pd, più stabile sarà l’Italia».

  • I dazi? Una follia per le imprese. Il lavoro è la priorità

    Intervista pubblicata su Eco di Bergamo del 4 febbraio 2018 a firma di Franco Cattaneo

    La proposta di Salvini di rimettere i dazi è un danno per il Paese e soprattutto per il Nord. Parte da qui l’analisi di Maurizio Martina, ministro delle Politiche e agricole e vice segretario Pd.

    Un danno in che termini?
    L’Italia, che ha una bilancia commerciale in surplus, cioè in positivo di 50 miliardi, non può permettersi questa follia. Per fortuna in Europa nessun Paese può decidere da solo. Avremmo conseguenze devastanti specie per la piccola e media impresa del Nord la cui forza sta proprio nell’export. Questo tessuto sarebbe il primo ad essere colpito dalla reazione dei Paesi terzi, perché a quel punto anche loro alzerebbero le barriere protettive a nostro danno.

    Agricoltura compresa.
    Certo, un danno aggiuntivo dopo che in questa legislatura la prospettiva agroalimentare è tornata al centro delle scelte pubbliche, anche perché quando siamo partiti, nel 2013, avevamo alle spalle 7 titolari dell’Agricoltura in 7 anni. Cito tre dati di cui sono orgoglioso. Nel 2017 l’Italia ha stabilito il record dell’export in questo settore, passando dai 33 miliardi di euro del 2013 agli attuali 41. La redditività media per impresa è aumentata da 30 mila euro a 35 mila. Sottolineo poi l’aspetto più importante: solo l’anno scorso ci sono stati 10 mila nuovi giovani imprenditori agricoli, confermando la leadership italiana in Europa. Abbiamo fatto scelte concrete, come la cancellazione di Imu, Irap e Irpef agricole che valevano un miliardo di euro all’anno e introdotto l’origine obbligatoria in etichetta per latte, formaggi, pasta, riso. Resta ancora molto da fare, ma il nostro impegno ha prodotto frutti importanti: una semina che ha bisogno di continuità.

    Tutti puntano alla riduzione della pressione fiscale: la flat tax, la tassa piatta, sembra allettante.
    Salvini e Berlusconi dimenticano di dire che in questo caso il 50% del beneficio fiscale andrebbe al 5% dei contribuenti, cioè ai super ricchi: è inaccettabile per un’evidente questione di equità. Noi proponiamo serietà e responsabilità, mentre I nostri avversari che promettono tutto a tutti, costretti ad inventarsi un nemico e a spararla grossa. In questi anni abbiamo lavorato molto e i risultati ci sono stati. Non possiamo disperdere un patrimonio di serietà e competenze. E’ necessario affrontare la nuova fase con un governo di centrosinistra, capace di giocare il proprio ruolo nello scenario nuovo che s’è aperto in Europa con Macron e con la ridefinizione della Grande coalizione in Germania.

    In testa al vostro programma c’è il lavoro.
    Priorità assoluta all’occupazione e al rilancio economico-sociale per consolidare la ripresa, redistribuendone i dividendi al ceto medio, alle famiglie e a chi fa più fatica. Scelte possibili e realistiche, non fantasie, di cui indichiamo le coperture finanziarie nel quadro della sostenibilità del risanamento dei conti pubblici. Il complesso delle risorse che mettiamo in campo è pari a quelle impegnate in questi anni. Proponiamo il taglio del costo del lavoro a tempo indeterminato: un punto percentuale in meno di cuneo fiscale ogni anno per 4 anni in modo da scendere dal 33% al 29% dei contributi. Per le imprese, ulteriore riduzione di Ires e Iri per portarla dal 24% al 22%. Quanto alle famiglie, pensiamo ad un assegno universale per i figli, con un beneficio tra i mille e i 3 mila euro in base all’età e alla composizione dei nuclei.

    Nella vostra gerarchia qual è il principale avversario?
    Gli estremisti della destra e i 5 Stelle. Nel nuovo corso che si va prospettando in Europa, l’Italia sarebbe a rischio con le avventure alla Salvini e alla Di Maio. Il centrodestra è, nei fatti e nel linguaggio, la destra egemonizzata dalle parole d’ordine di questa Lega. Di Maio non è credibile: un giorno parla delle larghe intese, il giorno dopo smentisce se stesso. Vogliamo contrastare scelte al buio che farebbero male al Paese e ai nostri territori, in una fase in cui abbiamo la possibilità di collocarci alla testa della nuova stagione europea.

  • Alle elezioni del 4 marzo prossimo sono candidato capolista per il Partito Democratico nella lista plurinominale della provincia di Bergamo. Chi volesse aiutarmi e contribuire al supporto della mia campagna elettorale lo può fare tramite le coordinate qui sotto. Grazie per l’aiuto.

    Intestazione:
    mandatario elettorale candidato Martina

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