• Verso la Conferenza programmatica, all’Europa diciamo…

    (Editoriale pubblicato su Democratica del 20.09.2017)

    Oggi il PD chiama a raccolta docenti, esperti della materia e rappresentanti delle parti sociali per discutere delle prospettive di riforma della governance economica europea. Lo faremo con un seminario, in preparazione della Conferenza programmatica nazionale di ottobre a Napoli, in cui esporremo le nostre idee e ascolteremo opinioni, suggerimenti e possibili percorsi di sviluppo per affrontare questo nodo cruciale dei prossimi anni. Il lavoro fatto sino a qui in Europa dai nostri governi ha portato buoni frutti.

    Se oggi possiamo poggiare finalmente la ripresa sui dati positivi dell’economia reale italiana (dal Pil all’export, dalla produzione industriale all’occupazione) è anche grazie alle scelte compiute in questi anni, per acquisire più flessibilità di bilancio rispetto all’ortodossia dell’austerità, incapace di creare le condizioni per la ripresa. I nostri governi su questo hanno dato battaglia e hanno vinto con la forza delle buone ragioni di chi ha sempre lavorato nel rispetto dei parametri europei. Tutto ciò però ora non basta. Tocca ancora a noi indicare con serietà e credibilità la via d’impegno più forte per i prossimi anni, per sostenere occupazione e crescita riducendo in primo luogo la pressione fiscale su chi crea lavoro, sulle famiglie e su chi è più debole. “Tornare a Maastricht” come ha detto il nostro segretario, significa in primo luogo adoperarsi per regole europee più semplici e più utili. Significa superare le rigidità del Fiscal compact a partire dai metodi di calcolo del deficit strutturale che rischiano di portare a scelte che frenano solamente la ripresa. Significa liberare risorse per lo sviluppo e gli investimenti, mantenendo la rotta rigorosa del controllo dei conti pubblici. Significa affrontare il tema del debito pubblico con misure straordinarie.

    Inchiodare le politiche fiscali al rispetto di vincoli contabili dal calcolo incerto dopo la più grave recessione del dopoguerra non ha aiutato. Una politica economia virtuosa deve invece unire rispetto delle regole finanziarie fondamentali e cura della crescita, sostegno all’innovazione e alla valorizzazione del capitale umano. Il PD è la sola forza di questo paese in grado di proporre all’Europa e agli italiani un progetto realistico di sviluppo di queste scelte per i prossimi cinque anni. Altri vagheggiano ancora fantomatiche e disastrose uscite dall’Euro.

    Il nostro compito fondamentale invece è quello di unire sempre meglio crescita e uguaglianza a partire dal lavoro.

  • Col Rosatellum possibile un centrosinistra unito con Pisapia

    (intervista a firma di Francesca Schianchi pubblicata su La Stampa del 20.09.2017)

    Questa sera, il vicesegretario del Pd e ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, si confronterà alla Festa nazionale dell’Unità con Giuliano Pisapia: «Senza polemica, gli dirò che noi non sfidiamo il centrosinistra: il nostro avversario è il populismo delle destre e del M5S».

    Secondo lui, nel Pd coltivate l’illusione di autosufficienza…

    «No, nel Pd non c’è nessuna esasperazione dell’autosufficienza: il tema non è mai stato né mai sarà questo. Più semplicemente siamo consapevoli che senza il Pd non c’è alternativa ai nostri avversari. Il tema è costruire un progetto che unisca e non divida, a partire dai risultati ottenuti in questi anni duri».

    Pisapia e Mdp hanno parlato di «politiche sbagliate del Pd».

    «Se ci si vuole sedere per un confronto migliorativo su alcune scelte, ci stiamo. Se si vuole solo demolire il lavoro fatto, allora no. Non siamo disponibili ad abiure: abbiamo preso un Paese in recessione e costruito le condizioni per passi avanti concreti. Ora l’Italia non può tornare indietro».

    Come risponde alla critica di essere ambigui sulle alleanze?

    «Rispondo tranquillamente dicendo che guardiamo alle forze moderate e di centrosinistra che vogliono cooperare e non rendere quest’area politica un campo di battaglia».

    Alle regionali siciliane però avete scelto Alfano, no?

    «In Sicilia abbiamo lavorato sul solco dell’esperienza fatta a Palermo qualche mese fa. Poi qualcuno, secondo me facendo un errore, si è sfilato».

    Per le politiche lei proponeva un listone da Pisapia a Calenda…

    «No, aspetti, io non ho mai parlato di listone: ho posto il tema di un progetto aperto, da Pisapia a Calenda. E confermo questo approccio, a prescindere dalla legge elettorale. Il sistema di voto non risolve il tema politico di fondo. La vera domanda è: riusciamo a condividere una prospettiva?».

    Con Pisapia lei ci spera ancora?

    «È importante un confronto propositivo e non conflittuale. La prova della nostra volontà è anche nello sforzo che stiamo mettendo sulla legge elettorale. Non è un caso se in queste ore, per iniziativa del Pd, riprende la discussione sul Rosatellum, che conserva una parte maggioritaria e costruisce un equilibrio utile tra rappresentanza e governabilità».

    Vuole dire che questa legge favorisce un centrosinistra unito?

    «Segnalo che la quota di impianto maggioritario con collegi porta a riflessi di questo tipo. Il Pd si spende: ora ciascuno si prenda le proprie responsabilità».

    Per Mdp il Rosatellum è una farsa per non fare la legge.

    «Non capisco quale sia la loro proposta, visto che si limitano a commentare quelle degli altri, in particolare del Pd».

    La prima reazione dell’M5S è stata critica: sareste disposti ad approvarla anche senza di loro?

    «Noi dobbiamo e vogliamo cercare la massima convergenza possibile, dopodiché che il M5S reagisse così me lo aspettavo: da tempo hanno scelto la propaganda al posto della proposta».

    Per Prodi anche voi avete rinviato lo ius soli per i sondaggi…

    «Io vivo da mesi questo lavoro serio che stiamo facendo. Ma tutti dovremmo contribuire a sviluppare una riflessione culturale e sociale nel Paese sulla necessità che questi bimbi nati in Italia si sentano italiani quanto i nostri figli: una battaglia da fare tutti insieme. Non vorrei che qualcuno pensasse invece di usare lo ius soli per fare campagna elettorale».

    Riuscirete ad approvarla?

    «Una legge non basta calendarizzarla: servono i numeri per votarla. È evidente che c’è un problema al Senato, ma ci lavoreremo fino in fondo e spero che ce la faremo».

  • Il Pd è in campo per una green society

    (Editoriale pubblicato su Democratica del 12.09.2017)

    Siccità. Alluvioni. Queste due parole stanno entrando con forza devastante nell’uso quotidiano anche da noi in Italia. Il cambiamento climatico non è un affare d’altri, ma una minaccia per tutti. Una grande questione del nostro tempo. Anche per questo le riflessioni su questo tema meritano di essere sviluppate e approfondite sempre. Tanto più oggi che nel mondo si fanno largo approcci come quello degli Usa di Trump che pensano di cancellare con un tratto di penna le conseguenze di modelli di sviluppo che hanno un impatto fortemente negativo sul clima. Non c’è dubbio che a noi tocca un salto di qualità, qui ed ora, rispetto ai temi della svolta ecologica dello sviluppo. Ma se l’Italia oggi non è all’anno zero su questo fronte è anche grazie alle tante battaglie che le donne e gli uomini del Partito democratico hanno portato avanti con convinzione in questi anni. C’è tanto ancora da fare, lo sappiamo. Ma come dimenticare lo sforzo finanziario fatto dai nostri governi per la sicurezza dei territori, con cantieri partiti finalmente dopo anni di stallo. Come dimenticare la legge sugli ecoreati, quella contro lo spreco alimentare, la prima legge per la biodiversità per proteggere il nostro patrimonio paesaggistico e ambientale unico.

    E ancora, Expo e la Carta di Milano con cui abbiamo dato un contributo significativo allo sviluppo di scelte internazionali rilevanti come i nuovi Obiettivi sostenibili dell’Onu e Cop21 a Parigi. Proprio con Expo a quei tavoli abbiamo portato la forza di 21 milioni di visitatori e la consapevolezza di oltre 2 milioni di studenti coinvolti nella più grande operazione di educazione alimentare e ambientale realizzata a livello europeo.

    Questione ecologica e questione agricola si tengono strettamente. Con il PD lavoriamo ogni giorno perché nel nostro modello agricolo, e non solo, la sostenibilità sia sempre più chiave di competitività. E le storie di successo che vengono dai territori ci dicono che la strada intrapresa è giusta. Rivendico ad esempio con orgoglio la leadership che l’Italia ha nel settore del biologico, con tassi di crescita che superano il 20% nelle superfici coltivate, 1,8 milioni di ettari, negli operatori, 72mila, e nei consumi. Nell’ultimo anno sono stati convertiti a biologico 300mila ettari, una superficie grande come la provincia di Bologna, case e uffici compresi. Ecologia e tecnologia sono i due assi fondamentali per proiettare nel futuro il nostro agroalimentare e proprio per questo nel piano Industria 4.0 abbiamo inserito un capitolo specifico per l’innovazione nell’agrofood. Anche se spesso ce ne dimentichiamo, siamo uno dei Paesi con il maggior tasso di crescita dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

    Sono pezzi fondamentali del mosaico che dobbiamo continuare a costruire insieme per realizzare sul serio la green society. Non sono solo fatti economici, seppur importanti. Sono scelte culturali e sociali prima di tutto. Tenere insieme la sostenibilità integrale con l’equità e l’inclusione sociale è un faro della nostra azione. E di questa sfida il Pd deve continuare ad essere protagonista. Perché richiede una svolta di modello e ripropone prima di tutto un’idea forte della democrazia e della cittadinanza. Perché è il terreno giusto per tornare a investire sulle comunità. E’ un tema tutto politico. Per questo nella Conferenza programmatica di ottobre declineremo con ancora più forza le nostre proposte per continuare a cambiare l’Italia anche da qui.

  • Più sostegno fiscale e credito agevolato. Ora 31 milioni per l’innovazione e misure per l’ammortamento dei mezzi

    (Intervista a firma di Mario Barresi pubblicata su La Sicilia dell’11 settembre 2017)

    Il punto, oggi, non è più avere scarpe grosse e cervello fino. Perché, oggi, in campagna – un po’ per quell’istinto darwiniano di sopravvivenza sviluppato con la crisi, ma anche per la naturale vocazione alla genialità – è tempo di manager e innovatori. Una generazione «che ha i piedi per terra e la testa al mondo», la definisce Maurizio Martina. Consapevole del movimento, positivo e contagioso, dei giovani imprenditori agricoli nell’Isola. Il ministro dell’Agricoltura in un’intervista fa il punto sulle misure («sostegno fiscale e più credito per accedere alla terra e far partire le aziende»), messe in pratica con «i mutui a tasso zero, gli incentivi per acquistare i terreni» e l’azzeramento «per tre anni dei contributi previdenziali per le nuove imprese giovanili». Ma c’è dell’altro: un piano ricerca (31 milioni) e un nuovo plafond per l’ammortamento delle macchine agricole nel programma “Industria 4.0”. Con un occhio sempre interessato a problemi e risorse dell’agricoltura siciliana: tipicità e aggregazione, legalità e protezione dai falsi d’autore.

    Ministro Martina, l’agricoltura è tornato a essere un settore per giovani?

    «La risposta è nelle migliaia di esperienze positive di under 40 che stanno ringiovanendo il Made in Italy agroalimentare. Ho avuto la fortuna di conoscere tanti di loro nella mia esperienza da ministro. C’è un’Italia che non si arrende, che ha i piedi per terra e la testa al mondo. Sono loro i protagonisti spesso di nuove forme di cittadinanza attiva, di riattivazione di territori, della nascita di una vera e propria green society. Sono loro il nostro futuro. In questi anni abbiamo provato a dare loro una mano».

    Come?

    «Con un sostegno fiscale e più credito per accedere alla terra e far partire le aziende. Già tre anni fa abbiamo aumentato del 25% gli aiuti europei diretti ai giovani, poi abbiamo messo in legge i mutui a tasso zero, gli incentivi per acquistare i terreni. Abbiamo azzerato per tre anni i contributi previdenziali per le nuove imprese giovanili. C’è tanto da fare, ma i numeri ci dicono che crescono i giovani imprenditori agricoli in Italia. Ora siamo a oltre il 6% del totale delle aziende agricole, partivamo da poco più del 4%».

    In Sicilia sono sbocciate molte nuove esperienze innovative che nei territori convivono spesso anche con pratiche antiche. L’innovazione è davvero per tutti?

    «È il nostro obiettivo. Non c’è vera innovazione se non troviamo il modo di diffonderla anche tra i piccoli produttori. Abbiamo un obiettivo ambizioso: portare dall’uno al 10 per cento le terre lavorate con tecnologie di agricoltura di precisione in Italia da qui al 2021. Per questo abbiamo messo in campo un set di strumenti che guardano anche alle microimprese».

    Dai droni ai satelliti, l’agricoltura si fa sempre più hi-tech. La tecnologia può aiutare il settore ad affrontare le crisi come quella della siccità che ha flagellato l’Italia e la Sicilia in particolare?

    «È una frontiera indispensabile. La lotta al cambiamento climatico passa anche per l’utilizzo di nuove tecnologie più efficienti. Già oggi ci sono sistemi che ottimizzano l’uso dell’acqua, come l’irrigazione di precisione. Ci sono imprese vinicole siciliane all’avanguardia che grazie a questi strumenti hanno aumentato la redditività e abbattuto gli sprechi del 30%. È proprio guardando a queste esperienze che abbiamo deciso di investire in ricerca e innovazione anche nel pubblico».

    Cosa avete previsto?

    «Un piano di ricerca da 31 milioni di euro focalizzato sulle principali colture italiane e sullo sviluppo di sistemi di gestione e analisi dei big data che aiutino gli agricoltori. Accanto a questo ci sono gli incentivi concreti per le aziende con iper-ammortamento e super-ammortamento anche per le macchine agricole nel programma di investimenti di Industria 4.0».

    Che prospettive vede per la Sicilia in questo contesto di innovazione? L’Isola ha un capitale umano di valore. Finalmente può diventare il fattore-traino per la crescita?

    «La Sicilia ha tanti giovani che si stanno mettendo in gioco, aprendo anche spazi nuovi. Non è un caso se abbiamo voluto presentare proprio a Catania il nostro progetto “Agrogeneration”, che va alla scoperta dei nuovi talenti e delle idee più interessanti dell’agricoltura 4.0. Questa è una regione che ha anche fondamentali importanti dal punto di vista produttivo, anche se non del tutto sfruttati».

    Su cosa si dovrebbe investire ancora?

    «Si può valorizzare di più e meglio il prodotto siciliano. Per questo serve più aggregazione, più unione tra i produttori, che siano in grado di affrontare meglio le sfide dei mercati. Troppo spesso la remunerazione dei prodotti non è sufficiente, su questo bisogna migliorare. Non vanno dimenticati anche gli esempi positivi: il vino, l’agrumicoltura e il biologico siciliani sono due punte di diamante del nostro agroalimentare».

    Oltre all’innovazione e all’aggregazione, un altro valore aggiunto può essere la legalità. In Sicilia ci sono molti ragazzi che si spendono in esperienze di agricoltura sociale in terreni confiscati alla mafia. Come aiutarli?

    «Il loro è un esempio per tutti. Penso alle ragazze che ho conosciuto a Portella della Ginestra e che sono state formate, in un’azienda appartenuta a mafiosi, da Libera di Don Ciotti per essere insegnanti negli asili che possono nascere nelle aziende agricole. La loro storia è un seme di speranza che dobbiamo coltivare insieme. Da parte nostra abbiamo avviato un lavoro concreto per il sostegno alle esperienze di agricoltura sociale, ma sicuramente va fatto un salto di qualità nella gestione dei beni confiscati che dia più spazio e strumenti a chi si impegna per riportarli alla legalità».

    Dal Nero d’Avola alle arance, la Sicilia subisce come il resto d’Italia l’assalto dei falsi. Come ci si difende?

    «Lavorando su tutela e promozione. In questi ultimi anni abbiamo sfruttato anche l’innovazione per combattere l’italian sounding. Siamo l’unico Paese al mondo ad aver stretto accordi con grandi player del web come Alibaba, Google e eBay per garantire ai marchi geografici la stessa protezione dal falso che hanno i marchi commerciali».

    Avete protetto anche prodotti siciliani?

    «Grazie al lavoro della nostra task force dell’Ispettorato repressione frodi su ebay, ad esempio, abbiamo bloccato 37 aziende che vendevano falso Pecorino siciliano e scoperto 20 casi di olio extravergine di oliva Sicilia contraffatto. Allo stesso tempo collaboriamo per portare i nostri prodotti sui mercati internazionali. Abbiamo bisogno di accordi giusti che aiutino i piccoli produttori a esportare di più le loro eccellenze. E la Sicilia sarà assoluta protagonista di questo lavoro anche nei prossimi mesi».