• La Ue ci dia una mano. Serve la ricostruzione agricola

    (Intervista a firma di Enrico Marro pubblicata sul Corriere della Sera del 23 gennaio 2017)

    «Dopo la catastrofe che ha colpito l’Abruzzo e l’eccezionale maltempo che ha investito molte regioni d’Italia, serve un piano straordinario di ricostruzione agricola e su questo ci aspettiamo un aiuto dall’Europa». Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, sta per partire per Bruxelles, dove oggi incontrerà il commissario per l’Agricoltura, l’irlandese Phil Hogan.

    Ministro, lei chiede un aiuto ma la Commissione europea vuole che l’Italia corregga i conti pubblici trovando 3,4 miliardi di euro.

    «Le parole del presidente del Consiglio Gentiloni e del ministro dell’Economia Padoan sono state chiare e giuste. L’Italia è prioritariamente concentrata sugli interventi straordinari imposti da questa situazione eccezionale creata dal combinato del terremoto continuo e di calamità atmosferiche come non si vedevano da decenni. E la situazione è particolarmente grave per il sistema agricolo e agroalimentare che già era stato duramente colpito dalle precedenti scosse di terremoto nel Centro-Italia. Per questo è necessario un piano straordinario, che richiederà risorse economiche ingenti».

    Quanto?

    «Le stime andranno completate nelle prossime settimane. Partiamo dal fatto che nelle zone colpite lo sviluppo è molto legato alle produzioni agricole e agli allevamenti. Dobbiamo ricostruire impianti, serre, fienili, alloggi, aziende. L’economia di queste località è sottoposta a una durissima prova. Tante produzioni sono saltate. Rispetto agli interventi messi in campo fino a venti giorni fa ci vogliono nuovi sostegni diretti al reddito di agricoltori e allevatori e altri investimenti per la ricostruzione».

    Cosa chiederà ad Hogan?

    «Di aiutarci a liberare risorse dai fondi della politica agricola comune. Abbiamo già sbloccato 69 milioni di aiuti diretti alle aziende. A febbraio contiamo di sbloccare altri 54 milioni dei piani di sviluppo rurale e 12 milioni sempre di aiuti diretti a coprire il mancato reddito. Ma vorremmo alzare questa cifra a 35 milioni e in prospettiva a 50. Ci vuole però una deroga e per questo sto andando a Bruxelles. Dove porrò anche il tema di un intervento strategico di ricostruzione agricola».

    Lei ha detto che è prematuro stimare le necessità, ma almeno per la prima fase del piano quanto servirebbe?

    «Prima degli ultimi eventi avevamo stanziato i primi 300 milioni. Che ora, evidentemente, sono insufficienti. Siamo già ben oltre questa cifra, ma ripeto siamo ancora ad una prima analisi. Solo quando sarà finita l’emergenza potremo essere più precisi».

    Il maltempo ha causato anche un’impennata dei prezzi di frutta e verdura. Il governo che fa?

    «Noi siamo attenti a monitorare la situazione. Sappiamo che ci possono essere speculazioni. Le leve che il governo ha a disposizione per intervenire sono relative, ma intendiamo contrastare aumenti ingiustificati dei prezzi».

    Il protezionismo rilanciato dal presidente americano Donald Trump può danneggiare la nostra agricoltura?

    «Non nascondo la mia preoccupazione. Il settore agroalimentare italiano avrebbe molto da perdere se si tornasse a una stagione protezionistica. Abbiamo bisogno di relazioni commerciali più aperte, capaci di riconoscere la qualità delle nostre produzioni, non di nuovi dazi e barriere. Questo sarà un tema al centro dell’agenda della presidenza italiana del G7».

  • Basta con i voucher in settori come l’edilizia

    (Intervista a firma di Paolo Baroni pubblicata su La Stampa del 13 gennaio 2017)

    Indietro non si torna: i voucher vanno migliorati, ma non cancellati», sostiene Maurizio Martina. «Bisogna assolutamente continuare a mantenere un approccio riformista al tema – spiega il ministro dell’Agricoltura -. Per questo, anche sui voucher, dobbiamo vedere pregi e limiti di questi strumenti e quindi individuare i miglioramenti da attuare. E soprattutto sono convinto che occorra insistere con politiche in grado di generare nuova occupazione e combattere la precarietà e per questo rimango sempre dell’idea che la madre di tutte le questioni sia abbassare il costo del lavoro e rendere quello stabile sempre più vantaggioso di quello flessibile. Dobbiamo guardare avanti, guai a fermarci».

    Quindi i voucher non vanno cancellati come chiede la Cgil?

    «Assolutamente no. Perché l’esigenza di avere uno strumento per regolare il lavoro accessorio non nasce a caso e non nasce oggi e tra la possibilità di migliorare i voucher ed il nulla, io preferisco di gran lunga la prima via. Mi ritrovo molto con la riflessione fatta dal ministro Poletti in Senato secondo il quale dobbiamo avere una analisi di dettaglio della situazione per poter decidere a ragion veduta. E per questo mi auguro che i nuovi dati arrivino presto. La tracciabilità obbligatoria in questo senso è fondamentale e rivendico il fatto che l’abbia introdotta il governo Renzi».

    Cosa bisogna cambiare?

    «Ragioniamo insieme, governo e Parlamento. Penso si possa convenire che occorre fare una riflessione sui limiti di tempo, probabilmente i dodici mesi di oggi sono troppi, vanno ridotti. Credo poi che si debba impedire qualsiasi uso dei voucher per pagare i dipendenti. Come terzo punto occorre avanzare sul terreno dei controlli, infine ritengo che occorra limitarne i settori di applicazione. Penso innanzitutto all’edilizia».

    Non tornare all’origine della legge Biagi dunque, intervento che restringerebbe molto il campo?

    «Vediamo, parliamone. lo dialogo ogni giorno col mio collega di partito Cesare Damiano che in commissione Lavoro sta facendo una riflessione che va colta. Valutiamo tutto. Entrando nel merito dei vari elementi si può trovare un approccio utile che guarda in faccia i problemi e migliora lo strumento. E ricordiamoci anche su questo tema cosa è stato fatto nei mille giorni del governo Renzi: quando sento giudizi ingenerosi non posso certo essere d’accordo. Perché ad esempio il tema della tracciabilità che abbiamo introdotto è fondamentale per poter capire ora come sono stati usati i voucher. E io sono testimone diretto: noi in agricoltura, proprio in questi mesi che ci siamo lasciati alle spalle, abbiamo anticipato una parte di questa rimodulazione. Assieme a Poletti, ascoltando parti sociali e Parlamento, abbiamo deciso di restringerne il campo di utilizzo e oggi questo comparto pesa appena per il 2% sul totale».

    Una legge del genere potrebbe non disinnescare il referendum. Ma poi per il governo evitare la consultazione popolare è un problema o no?

    «Questi interventi sono necessari a prescindere. Non bisogna legare il merito delle questioni all’agenda elettorale: il fine della riforma non deve essere quello di evitare il voto ma quello di migliorare lo strumento».

    La minoranza Pd con Roberto Speranza sostiene che se sui voucher non c’è una modifica sostanziale voterà sì. Si rischiano nuove frizioni forti nel partito…

    «A me interessa dare una mano per arrivare a modifiche migliorative. Non mi interessa, invece, usare questo lavoro per una polemica interna al Pd. Io spero che ci possa essere un incontro unitario teso a migliorare l’utilizzo dei voucher e non certo ad abolirli. Se invece si pensa alla loro cancellazione a prescindere io non lo condivido. Quello che vedo è che dalle riflessioni del ministro Poletti in avanti ci sono tutte le condizioni per fare un lavoro utile».

  • Subito il reddito di inclusione contro la povertà

    (Intervista a firma di C. Lopapa pubblicata su La Repubblica del 03.01.2017)

    Il ministro dell’Agricoltura in campo per l’assegno di “inclusione” alle famiglie sotto i 3 mila euro “Il fondo è di un miliardo, va sbloccato in poche settimane”.

    Tempi stretti per il “reddito di inclusione”. A beneficiarne, una buona fetta del milione 600 mila famiglie italiane che l’Istat ha certificato come nuovi poveri. Per loro, un aiuto mensile fino a 400 euro. Esiste già un budget per quel che si preannuncia (quando sarà approvato) come il provvedimento più popolare del governo Gentiloni.

    A spingere la misura è soprattutto il ministro pd delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che non esclude il ricorso al decreto d’urgenza:
    «Per me è lo strumento migliore per renderla operativa nel giro di poche settimane».

    Sarà la priorità di questo inizio 2017?
    «Noi dobbiamo rispondere all’appello lanciato giorni fa da “Alleanza contro la povertà”, l’associazione che raggruppa 35 organizzazioni con cui abbiamo lavorato in questi anni. Dobbiamo concretizzare in tempi rapidi il reddito di inclusione per svoltare con gli strumenti di contrasto alla povertà, in sostegno di famiglie e persone in grave difficoltà economiche. Un gran lavoro è stato fatto dal governo Renzi: con la legge di stabilità 2016 abbiamo definito un fondo da 1 miliardo 150 milioni. Adesso quel lavoro deve dare i suoi frutti».

    A quale platea è destinato?
    «I dati Istat ci dicono che un milione e 600 mila famiglie, ovvero 4,5 milioni di persone hanno varcato la soglia della povertà assoluta, un minore su tre è a rischio. Ecco, loro devono essere la priorità. Parliamo di famiglie con reddito Isee sotto i tremila euro».

    Di cosa si tratta? Un assegno mensile o cosa?
    «Si tratterà di un sostegno finanziario non assistenziale, che dovrà rispettare determinati criteri e che coinvolgerà nella prima fase famiglie con minori. Per ampliare poi il bacino con l’aumento delle risorse. In questi anni la sperimentazione del Sia ( Sostegno per l’inclusione attiva) è stato un passo importante in alcune città».

    Lo sa che vi accuseranno di orchestrare la più grande mancia preelettorale, vero?
    «Non scherziamo. È un provvedimento atteso da parecchio tempo. Per la prima volta abbiamo risorse strutturali per finanziare un intervento come questo, siamo l’unico Paese in Europa a non avere uno strumento di contrasto universale alla povertà. Si colma piuttosto una lacuna. Io rivendico il lavoro fatto dal governo Renzi in questo senso. La legge delega votata alla Camera nel luglio scorso è oggi al Senato. Occorre fare presto».

    La relatrice, Annamaria Parente (Pd), propone un disegno di legge.
    «Sono d’accordo sulla necessità che si faccia presto. Personalmente sono per un provvedimento di urgenza, proporrò che si prenda in considerazione il ricorso al decreto».

    Piacerà a sinistra. Faciliterà il dialogo con il nuovo soggetto al quale lavora Pisapia?
    «Non da oggi sostengo che noi dobbiamo riorganizzare il campo del centrosinistra. E penso che il Pd giochi ovviamente un ruolo fondamentale e debba aprire una stagione nuova. Il tentativo che Pisapia, Zedda e altri stanno portando avanti è importante. Dobbiamo combattere la sindrome divisiva che troppe volte ha fatto male alla sinistra, con un nuovo progetto, per contrastare le derive populiste».

    Dovete trovare intanto una legge elettorale che vi consenta di farlo.
    «Credo che questo bisogno di riorganizzare si debba perseguire prima ancora della legge elettorale. Io sono assolutamente favorevole al rilancio del Mattarellum che il mio partito sta portando avanti, coinvolgendo le forze che ci staranno. Anche prima del pronunciamento della Consulta. Non vorrei rinunciassimo a una certa idea di democrazia dell’alternanza».

    Lei parla di misure che non sembrano da governo “primaverile”, cioè destinato secondo tanti nel Pd soltanto a portare al voto entro giugno.
    «La legislatura volge al termine, dopo il 4 dicembre. Iniziative come il reddito di inclusione o altre misure sociali possono essere approvate nel giro di poche settimane. Io mi rifaccio alle valutazioni di Gentiloni a fine anno: la stabilità di un Paese non può rendere prigioniera la democrazia, le elezioni non sono una minaccia».

    Ancora con Renzi leader e candidato premier?
    «Per me lui è la risorsa fondamentale per questo partito».