• «I voucher? Teniamoli per studenti, pensionati e lavoratori cassintegrati»

    (Intervista a firma di Lorenzo Salvia pubblicata sul Corriere della Sera del 28 dicembre 2016)

    «Non voglio alimentare una guerra tra favorevoli e contrari. Preferisco analizzare i numeri». I numeri dicono che, per una volta, parlare di boom non è un’esagerazione: nel 2008 di voucher ne venivano venduti 500 mila, quest’anno si dovrebbe chiudere a 16o milioni. «Gli abusi ci sono stati e ci sono ancora. Sarebbe sbagliato negarlo, per questo bisogna affrontare il tema. Ma più che un dibattito ideologico serve un lavoro di analisi, settore per settore. Ad esempio circoscrivendo meglio i cosiddetti requisiti soggettivi».

    Cosa intende?

    «In agricoltura la stretta c`è già stata: adesso i voucher possono essere utilizzati solo per studenti, pensionati e persone in cassa integrazione. Credo sia una buona scelta, studiando i numeri potrebbe essere estesa ad altri comparti».

    Maurizio Martina non è solo il ministro dell`Agricoltura, sia del governo Renzi sia di quello Gentiloni. È anche l’anello di congiunzione fra Matteo Renzi e un pezzo della minoranza Pd. Una posizione privilegiata per sondare i contenuti di un intervento, la stretta sui buoni lavoro da dieci euro l’ora, che dovrebbe riportare proprio (un po’) a sinistra la linea del governo.

    Il referendum della Cgil chiede la cancellazione totale dei voucher. Lei come voterebbe?

    «Sono contrario all`abrogazione totale. La finalità iniziale dei voucher era positiva: hanno fatto emergere una fetta di lavoro nero. Ma poi, con la progressiva liberalizzazione introdotta ben prima del governo Renzi, hanno rischiato di accentuare in alcuni settori la precarizzazione dei rapporti di lavoro. È su questa distorsione che bisogna intervenire».

    Ritornando alla versione originaria dei voucher, utilizzabili solo per i lavoretti occasionali?

    «Serve un lavoro di analisi settore per settore, che potremo fare solo quando avremo i dati completi della tracciabilità introdotta, voglio ricordarlo, proprio dal governo Renzi. E poi credo che il caso dell’agricoltura possa insegnare qualcosa».

    Che cosa?

    «Oggi i voucher in agricoltura rappresentano meno del 2% rispetto al totale di quelli utilizzati. Prima eravamo su livelli molto più alti, vicini al 15% del turismo, al 14% del commercio, al 12% dei servizi».

    E cosa è cambiato per scendere al 2%?

    «Un anno fa abbiamo circoscritto l’uso dei voucher alle tre categorie di cui parlavamo prima: studenti, pensionati, cassintegrati. E abbiamo introdotto un limite annuale, mila euro, alla somma che il singolo può incassare dallo stesso datore di lavoro sotto forma di voucher. Non è stato facile, il comparto non era d’accordo. Ma credo sia stato giusto e possa essere un modello. Anche se in alcuni settori si può fare di più».

    Quali settori?

    «Nell’edilizia si può pensare a un superamento complessivo dei voucher, forse è il settore a maggior rischio di abusi».

    Non servono anche maggiori controlli e sanzioni più pesanti per chi viola le regole?

    «Giusto discuterne. Sapendo che negli ultimi anni molta strada è stata fatta: in agricoltura, nel 2016, il gettito dei contributi previdenziali è aumentato del 7%, anche grazie ai maggiori controlli».

    Ministro, in ogni caso questi correttivi lascerebbero in piedi il referendum sui voucher che ne chiede la totale cancellazione. Anche con un voucher riveduto e corretto, come crede che voterebbero gli italiani?

    «La stretta sui voucher va fatta a prescindere dal referendum. Come voterebbero gli italiani non lo so. E non credo sia utile ridurre il tutto a un dibattito pre congressuale del Pd».

    E l’altro referendum, quello Sull’articolo 18? D’accordo con il suo ripristino?

    «Non credo nel ritorno al passato. La discussione è stata fatta e sono convinto che il contratto a tutele crescenti sia la strada giusta. La madre di tutte le questioni, compresi i voucher, resta la stessa: rendere il lavoro stabile più vantaggioso di quello precario. Torno a un esempio concreto: con gli sgravi contributivi in agricoltura, nel 2016 abbiamo avuto più di 5 mila contratti a giornata o a tempo determinato trasformati in contratti stabili…».

    Un’ultima cosa, ministro. Ma per le elezioni politiche andremo a votare a giugno?

    «(Ride) Tanto non le rispondo».

  • Il Pd vada oltre la vocazione maggioritaria

    (intervista a cura di A. Trocino pubblicata sul Corriere della Sera del 16.12.2016)

    «Il 4 dicembre si è chiusa una fase. Ora bisogna ripartire, correggere la rotta. E rilanciare. Il Pd deve farsi promotore di un`iniziativa per un nuovo centrosinistra»

    MaurizioMartina è stato riconfermato ministro dell`Agricoltura. Non è un renziano, ma è il leader di una componente, «Sinistra è cambiamento», che conta una cinquantina di parlamentari e che ha sostenuto la maggioranza. Partiamo dalle «debolezze»
    «Innanzitutto, credo sia doveroso valorizzare i risultati ottenuti e troppo spesso dati perscontati: dai nuovi diritti, all`occupazione che riprende, all`economia che migliora. Certo, tutto questo non basta, sono ancora segnali timidi e risa- lire la china dopo la crisi durissima che dal 2008 ci coinvolge non è affatto semplice. Detto ciò, è giusto mettersi in discussione, ragionare degli errori e delle cose che non hanno funzionato»

    Per esempio?
    «Parto dai giovani e dal Sud. Dal tema che riguarda la generazione dei giovani adulti, tra i 25 e i 4o anni: è una questione gigantesca quella legata ai figli, che hanno prospettive più precarie dei genitori. E rifletto su alcuni nodi irrisolti come scuola e partite Iva»

    Lei dice: si è chiusa una fase. E ora?
    «Il referendum ha chiuso una stagione che si era aperta nel `91 con i referendum di Segni. Ora il Pd deve mettere in campo un`iniziativa come soggetto federatore di un centrosinistra nuovo, che aggreghi forze, energie e intelligenze, e che vada oltre la vocazione maggioritaria. È venuto il tempo di raccogliere il meglio del modello Milano»

    Allude alla proposta di «Campo progressista» lanciata nei giorni scorsi dall`ex sindaco Pisapia?
    «In questi anni ci sono state diverse sensibilità ed energie che si sono unite e hanno prodotto buona amministrazione, un avanzamento del welfare e un alto tasso di civismo. Credo si debba unire il riformismo dei diritti e della partecipazione, che ha fatto capo a personalità come Pisapia e Massimo Zedda, e il riformismo delle opportunità, che ha interpretato al meglio Renzi»

    Pd deve guardare di più a sinistra?
    «Non solo. Il Pd deve mettersi al servizio di un progetto in grado di unire esperienze diverse. Dove si possano riconoscere anche tanti moderati che rifiutano le logiche di Salvini e Meloni»

    Renzi è ancora nel futuro del Partito democratico e del governo?
    «Renzi è ancora un`energia fondamentale. Poi, naturalmente, un grande partito come il nostro non può fare a meno di una forte coralità e pluralità»

    E giusto anticipare il congresso?
    «Lo deciderà l’assemblea di domenica. Congresso o meno, dobbiamo confrontarci in modo aperto prima di tutto sulle idee»

    La «gaffe» di Poletti ha rimesso in luce la questione dei tempi dell’esecutivo: sarà un governo di legislatura o a termine?
    «Il premier ha già chiarito: fin quando avremo la maggioranza governeremo»

    E sul Jobs act? La sinistra pd chiede, più che il voto, cambiamenti radicali.
    «La riforma del lavoro ha prodotto innovazioni che meritano un’analisi profonda. Molte cose devono essere ancora fatte, penso in particolare alle politiche attive. Sui voucher io penso che sia giusto intervenire»

  • Nella nostra agenda anche lavoro e famiglia

    (Intervista a firma di Mino Carrara pubblicata su L’Eco di Bergamo il 13 dicembre 2016)

    Maurizio Martina non nega la soddisfazione perla riconferma nella compagine governativa e alla guida del ministero per le Politiche agricole, ma non si nasconde l’impegno del governo: «C`è tanto lavoro da fare. In questi mille giorni abbiamo fatto tanto per l’agricoltura, si tratta adesso di continuare con la massima umiltà e con il massimo impegno».

    Il destino di questo governo sembra segnato. Il ministro Orlando ha detto che è nato «per accompagnare la nuova legge elettorale e giungere al voto»?

    «Ritengo ci siano un’agenda economica-sociale e una istituzionale che il governo deve seguire nel solco delle indicazioni che il presidente ha dato».

    Allude al capo dello Stato?

    «Al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio in sintonia rispetto ai fondamentali dell’impegno che questo governo deve avere. Dobbiamo seriamente attenerci a queste indicazioni».

    Quanto ha pesato la scadenza di giovedì a Bruxelles nella veloce soluzione della crisi di governo?

    «È stato giusto lavorare così perché l`Italia ha bisogno di un governo nel pieno delle sue funzioni e rapidamente. L’appuntamento di giovedì è importante e l’Italia non può farsi trovare impreparata».

    Torniamo alla legge elettorale.

    «È un tema importante per arrivare al voto. Ma bisognerà anche lavorare molto nei prossimi mesi sui temi sociali e economici. Ritengo il governo nelle condizioni di accompagnare questo lavoro».

    Il governo presenterà una proposta?

    «Il ragionamento prevalente sarà vedere come si muoverà Parlamento e fare di tutto per far maturare un quadro compiuto della legge elettorale per Camera e Senato. Si tratterà di capire bene come il governo può supportare la discussione. Non posso non sottolineare come il fronte parlamentare delle opposizioni abbia le proposte più disparate. Ma spetterà al Parlamento fare il primo passo e al governo accompagnare questo lavoro. Bisogna far maturare posizioni chiare che abbiamo i numeri per diventare legge».

    C’è una possibilità di ritornare al proporzionale?

    «Non c’è alcun dubbio che la piega che sta prendendo il dibattito torna su modelli di tipo proporzionalistico più che maggioritario. Personalmente credo che dovremmo fare uno forzo per garantire una democrazia dell’alternanza principio fondamentale per un Paese come il nostro. Non sono convinto, e questa è una mia opinione, che il ritorno a modelli di tipo proporzionalistico sia un bene».

    In questi giorni c’è stato il rischio di un ritorno a scenari da Prima Repubblica, invece…

    «Ne siamo usciti velocemente per la responsabilità e la volontà in particolare del Pd. E questo mentre le forze di opposizione dopo aver parlato, in campagna referendaria, di deriva autoritaria sono arrivate anche a dire “resti il governo Renzi”. Il problema vero ora è capire come si chiudono questioni decisive per il Paese»

    Ha parlato di un’agenda economica e sociale.

    «Che va presidiata e sulla quale dobbiamo mettere il massimo impegno: perle imprese, le famiglie e le persone. Penso in particolare a grandi questioni sociali come il lavoro, l’occupazione, la povertà, il sostegno alle famiglie».

    Il Pd come sta in questo momento? Le turbolenze non mancano?

    «Domenica abbiamo un appuntamento importante con l’assemblea nazionale. Ritengo giusto prepararci a un congresso nelle prossime settimane nei prossimi mesi. Un congresso che sia di dibattito, analisi e approfondimento. Abbiamo bisogno di un confronto che ci aiuti a rilanciare, rafforzare, sviluppare il progetto del Partito democratico che rimane di gran lunga l’esperienza più importante che questo Paese ha dal lato della partecipazione e della costruzione di un soggetto politico».