• «Filiera da salvare con 340 milioni»

    (Intervista a firma di Maria Teresa Bianciardi pubblicata sul Corriere Adriatico del 24.11.16)

    L`obiettivo è risollevare il sistema economico marchigiano partendo da agricoltori e allevatori. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina ha incontrato le associazioni degli imprenditori del cratere per illustrare gli interventi in atto.

    Ministro Martina, 87 comuni su 131 nel cratere del terremoto sono marchigiani. Il danno alle attività agricole è stato notevole, 212 stalle sono inagibili. Quali azioni ha messo in campo il Governo?

    «Per garantire la continuità produttiva di allevamenti e imprese agricole stiamo lavorando con le Regioni soprattutto per la costruzione di stalle temporanee per gli animali e per i moduli abitativi container per gli allevatori. Per fare presto abbiamo semplificato le procedure e consentito anche ai privati di provvedere direttamente con rimborso tramite i fondi per l`emergenza».

    Con quali strumenti intervenite per coprire le perdite subite nel settore?

    «Abbiamo stanziato subito 11 milioni di euro per coprire il mancato reddito degli allevatori con una misura specifica per la zootecnia. Da gennaio verrà dato il contributo con procedure semplici. Ad esempio per le aziende che allevano bovini è previsto un aiuto a capo da 400 euro, ma ci saranno misure anche per ovicaprini, suini ed equini. Ad ottobre abbiamo pagato 69 milioni di euro di anticipi dei fondi Ue a tutte le aziende delle 7 province colpite. Una iniezione di liquidità credo utile in questa fase complicata».

    Il suo dicastero come interagisce con gli altri ministeri per risollevare le sorti delle regioni colpite dal sisma?

    «Stiamo facendo un lavoro di squadra, col prezioso impegno della Protezione civile e del commissario Errani. Dobbiamo dare tutti una mano a questo territorioper rialzarsi. Insieme».

    Allevatori e agricoltori chiedono risorse e progetti che guardino oltre il cratere. Il suo impegno?

    «Fin dall`inizio abbiamo previsto un piano strategico di rilancio delle attività agricole, agroalimentari e agrituristiche di tutta la zona. Abbiamo stanziato per questo 340 milioni di euro da investire anche oltre il cratere. Queste attività fanno parte dell`identità stessa di queste bellissime terre. Da qui dobbiamo ripartire, anche per dare risposte ai giovani che vogliono con orgoglio costruire il loro futuro qui».

    Cosa ha detto agli imprenditori nel suo giro ad Ascoli e Macerata?

    «Abbiamo fatto un punto sulle situazioni più critiche e verificato l`andamento degli interventi. La priorità è consentire un ricovero sicuro degli animali in vista dell`inverno».

    Ministro, ha visitato le Marche in occasione dell`alluvione di Senigallia e del terremoto. Questa è una terra profondamente ferita: pensa si potrà risollevare?

    «Il problema del rischio idrogeologico riguarda tanta parte del nostro Paese. Dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione. Per questo sul fronte agricolo abbiamo deciso di investire1,6 miliardi perassicurazioni agevolate contro i rischi climatici».

    Le Marche e l`export dopo l`elezione di Trump si teme per la prosecuzione delle attività commerciali in America. Che ne pensa?

    «Abbiamo un legame storico con gli Usa che per l`agroalimentare made in Italy sono un mercato strategico. Vogliamo fare ancora meglio investendo nella promozione in maniera coordinata con il Ministero dello sviluppo economico e l`Ice».

  • Le azioni del Governo a favore di vino e olio cardini dell`economia

    (Intervista a firma di Emilio Chiorazzo pubblicata su Il Tirreno del 17.11.16)

    Oggi alle 16 alla casa Culturale di San Miniato Basso il ministro dell`Agricoltura MaurizioMartina (Pd) partecipa a un`iniziativa politica dal titolo “L`agricoltura nella stagione delle riforme” insieme all`onorevole Luca Sani, presidente della commissione agricoltura della Camera dei deputati. Ci saranno le organizzazioni provinciali di Cia, Coldiretti e Confagricoltura; il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini, il segretario del Pd di San Miniato Simone Giglioli. Coordina Giacomo Gozzini, assessore alle attività produttive del Comune di San Miniato. Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, è qui in Toscana anche persostenere le ragioni del sì al referendum.

    Come incide la riforma nella vita dei cittadini?

    «Siamo ad un passo dal rendere concreto un cambiamento che l`Italia aspetta da trent`anni. Con la riforma avremo istituzioni più semplici, più rapide e più sobrie, in grado di rispondere meglio alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Oggi per approvare una legge ci vogliono in media oltre 500 giorni. Troppi.»

    Chi sostiene il no dice che non si supererà davvero il bicameralismo: come risponde?

    «Non è vero. La riforma affiderà alla Camera il grosso delle attività legislative. Accanto ci sarà un Senato di cento rappresentanti dei territori, anziché gli attuali 315 senatori. Superiamo il pingpong tra Camera e Senato che oggi rallenta i processi legislativi».

    Viene anche proposto il superamento dell`attuale titolo V della Costituzione che regola i rapporti tra Stato e Regioni. Come?

    «Anche qui si semplifica. Troppe materie sono “concorrenti” tra le Regioni e lo Stato. Col risultato che nessuno capisce chi fa che cosa. Abbiamo bisogno di semplificare questo nodo che genera conflitti, ricorsi e blocchi ogni giorno. La riforma propone il superamento delle materie concorrenti e chiarisce proprio le competenze. Perché non è certo possibile che l`Italia continui ad avere 20 politiche energetiche. Tante quante le Regioni».

    Ma è sicuro che la riforma porterà tutti questi benefici?

    «Sì. La riforma non è la panacea di tutti i mali. Ma questo Paese non può ricominciare sempre daccapo. Sarebbe un grave errore fermarsi. Il giorno dopo l`Italia sarebbe più debole ed incerta. Chiedo a tutti di darci una mano per passare dalle parole ai fatti. Per cambiare davvero. Alla faccia anche di chi spera che nulla cambi per poter sempre gridare allo scandalo perché la politica non cambia. Questa volta non possiamo sbagliare. Con il sì c`è un progetto di cambiamento e semplificazione delle istruzioni. Con il no si rimane esattamente dove siamo stati in questi lunghi anni».

    Venendo alle questioni del territorio, lei ha incontrato proprio ieri alcune realtà del florovivaismo toscano. Quali azioni avete previsto per il settore?

    «Vogliamo dare sostegno a una realtà importante come quella florovivaistica. Per questo nell`ultima legge di bilancio abbiamo previsto l`azzeramento dell`Irpef agricola, che si aggiunge alla cancellazione di Imu e Irap. Un taglio di tasse complessive in due anni di 1,3 miliardi di euro per chi vive di agricoltura. Concretamente per un`azienda florovivaistica toscana di 10 ettari parliamo di un risparmio di 6mila euro».

    Vino e olio sono due cardini per l`economia della regione, come pensate di supportare le imprese? Sull`olivicoltura si prevede un`annata con meno produzione…

    «Stiamo lavorando per supportare queste filiere. Sul vino sta avanzando il Testo unico, che è stato approvato dalla Camera e ora aspetta il via libera del Senato. È una legge fondamentale per compiere un salto di qualità e sfruttare a pieno il nostro potenziale».

    E per quanto riguarda l`olio?

    «Abbiamo stanziato 32 milioni di euro per un piano olivicolo nazionale che ci aiuti a migliorare anche la produttività dal punto di vista quantitativo. L`andata di quest`anno ci dimostra ancora una volta che questo è il fronte da presidiare, vista l`altissima qualità dei nostri prodotti».

    Un`ultima battuta sul caporalato. Anche in Toscana si sono registrati alcuni casi. Ora c`è la vostra legge. Come cambierà la situazione?

    «Abbiamo voluto alzare il livello di contrasto a questa piaga inaccettabile e finalmente abbiamo una legge che aiuta a tutelare la dignità dei lavoratori e le aziende oneste, che sono le seconde vittime di questo fenomeno, visto che subiscono la concorrenza sleale di chi sfrutta. Con la legge abbiamo strumenti penali più efficaci e per la prima volta indennizzi perle vittime».

  • “La sinistra protegga i dimenticati. Il modello è l`operazione Sala a Milano”

    (Intervista a firma di Alberto D’Argenio pubblicata su La Repubblica del 13.11.16)

    Il populismo si combatte con una sinistra di cambiamento che innova e tutela anche i forgotten man, coloro che lasciati soli di fronte alla globalizzazione hanno scelto Trump. Ne è convinto Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole che con Orlando, Zingaretti, Fassino, Damiano e altri esponenti della sinistra Pd il 25 e 26 novembre promuoverà “Cento piazze per il Sì”, iniziativa a sostegno della riforma costituzionale.

    Ministro, dopo la vittoria di Trump c`è il rischio che anche in Italia vincano i populisti?

    «In Italia abbiamo anticipato alcuni scenari come l`esperienza di una destra che nel nostro caso si è affidata a Berlusconi e che ha diverse analogie con Trump. Ma anche l`esperienza di innovazione del Pd – come risposta alternativa a certi fenomeni – è una novità del tutto originale nel campo progressista e democratico europeo».

    Vuol dire che l`Italia è immune ad un futuro populista?

    «No, e non possiamo sottrarci ad una riflessione generale su cosa sta accedendo».

    E dunque come si reagisce?

    «La destra si batte con una sinistra capace di esprimere una proposta di cambiamento forte, in grado di reinterpretare le nostre stelle polari come uguaglianza, solidarietà ed equità. Questione sociale e questione democratica si tengono anche da noi. Per questo ritengo che il referendum abbia una valenza strategica cruciale per il futuro. E` lo strumento che abbiamo ora per battere chi pensa che nulla possa cambiare nel sistema».

    Parla di destra teme più Salvini che Grillo?

    «Continuo a pensare che l`asse fondamentale sia quello destra-sinistra e che proprio da destra arrivino le interpretazioni più avanzate di certi fenomeni preoccupanti. I 5 Stelle hanno le loro peculiarità e le loro ambiguità ma alla fine quando governano le città anche loro sono chiamati a fare scelte che si misurano su questo asse tra cambiamento e conservazione e troppe volte scelgono il secondo fronte, come sta accadendo a Roma».

    E allora che fa la sinistra?

    «A me interessa recuperare la consapevolezza di tutte forze riformiste e progressiste che devono unirsi e comprendere che la grande questione democratica davanti a noi va interpretata con una forte proposta di cambiamento. Diffido da una sinistra che risponde all’avanzata di queste novità rimanendo ferma».

    E` un appello alla minoranza sul voto?

    «E`una lettura riduttiva, qui serve una discussione aperta che coinvolga energie e forze ampie. Poi certo, sono convinto che oggi il Sì sia lo strumento che abbiamo per battere innanzitutto chi immagina di continuare a prendere voti per l`incapacità delle istituzioni di rinnovare se stesse. Ma il Sì è fondamentale anche per proseguire più forti la battaglia per cambiare l`Europa».

    La Milano di Sala è un esempio per il futuro di una sinistra unita?

    «Milano è un`esperienza avanzata, dove pluralità e unità hanno marciato unite e il Pd ha assolto alla sua funzione di innovazione e radicamento unendo sensibilità diverse, l`anima più tradizionale a quella più innovativa, superando sterili discussioni autoreferenziali su di noi».

  • È stata colpita l’economia della qualità. Niente burocrazia per avere gli aiuti

    (Intervista a firma di Italo Carmignani pubblicata su Il Messaggero del 4 novembre 2016)

    Per Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura, è la più grave emergenza sismica degli ultimi trent’anni. Per questo motivo all’emergenza si è cercato di dare delle risposte immediate. A partire dai fondi.

    Ministro, l’ultimo terremoto di Norcia ha fatto salire a tremila le aziende agricole in difficoltà nelle regioni terremotate. Di quanto sarà implementato il decreto per gli aiuti al settore?

    «Abbiamo stabilito di portare a 10 milioni di euro l’aiuto per coprire il mancato reddito degli allevatori. È una prima risposta davanti a uno scenario completamente mutato con il terremoto del 30 ottobre. È la più grave emergenza sismica degli ultimi trent’anni».

    Gli agricoltori temono complicazioni per l’accesso ai finanziamenti.

    «Sarà una procedura semplice e basata sugli animali posseduti dalle imprese al 31 luglio 2016, in modo da non penalizzare chi ha subito perdite durante il sisma. Le erogazioni partiranno da gennaio 2017 e stiamo in queste ore definendo i dettagli tecnici su ovini e suini. Per i bovini stiamo lavorando ad un aiuto da 400 euro a capo, che per un’azienda con 20 animali vorrebbe dire 8 mila euro di sostegno integrativo».

    L’area di Norcia è la più colpita dall’ultima scossa, la sua economia si fonda per quasi il 60 per cento su imprese legate al comparto agroalimentare: qui è previsto un capitolo a parte?

    «Norcia, così come Amatrice, e le altre aree interessate sono la spina dorsale di un’economia che si basa su produzioni agricole e alimentari di grande qualità. Dobbiamo rafforzare le azioni per garantire la continuità produttiva e poi guardare al futuro. Già con il primo decreto sul terremoto del 24 agosto abbiamo stabilito il finanziamento di un piano di rilancio complessivo da 221 milioni di euro per i territori colpiti».

    L’immagine di centinaia di prosciutti all’aria per il crollo del capannone ha fatto il giro del mondo: avete in mente un decreto a parte per non far perdere il marchio Ipg con il nuovo stoccaggio dei prosciutti?

    «Ci stiamo già lavorando, come è successo con i prodotti caseari nel terremoto emiliano del 2012. Per evitare che si perda il marchio Igp e per gestire il trasferimento transitorio dei prosciutti altrove».

    Molti agricoltori lamentano la difficoltà di accedere agli aiuti per colpa della burocrazia: le procedure saranno snellite?

    «É un aspetto sul quale siamo al lavoro da fine agosto, perché vogliamo dare risposte utili a chi sta soffrendo. Abbiamo finalmente in dirittura d’arrivo due bandi delle regioni fatti con Anac per l’acquisto di 200 stalle mobili e 70 container abitativi per gli allevatori. Con il prossimo decreto verranno raddoppiate direttamente le dotazioni, risparmiando così due mesi. Le Regioni poi ne attiveranno altri in base ai bisogni».

    Oltre ai finanziamenti importanti, ci sono spesso necessità di spese di piccola portata, da pagare subito.

    «Con il decreto terremoto abbiamo previsto una deroga specifica che le regioni possono usare per far fronte a queste nuove necessità».

    In Emilia dopo il terremoto c’è stata una risposta importante sia delle imprese che delle amministrazioni pubbliche, sarà ricalcato quel modello?

    «È stata un’esperienza importante, così come le precedenti ricostruzioni di Umbria e Marche dopo il 1997. Stiamo lavorando su quella traccia e guardando alle nuove esigenze specifiche».

    C`è un’emergenza allevamenti con bestiame in pericolo di sopravvivenza: sono previste misure e interventi specifici?

    «È l’emergenza più urgente sulla quale lavoriamo. Da ieri ci sono le prime stalle provvisorie montate ad Amatrice e con gli assessori regionali e la protezione civile si è stabilito di raddoppiare le dotazioni».

    Il futuro dei prodotti tipici necessita di marchi e garanzie di produzione in loco. Quali gli investimenti a lungo termine?

    «Dobbiamo ripartire dall’agroalimentare, che costituisce una parte fondamentale dell’identità di questo territorio. Superata l’emergenza dobbiamo lavorare subito al piano di rilancio. Le risorse ci sono e verranno incrementate, ma ora ci dobbiamo concentrare sulle prime necessità».