• Xylella: tagli selettivi, più reddito per i produttori agricoli

    (Intervista a firma di Roberta Grassi pubblicata su Il nuovo quotidiano di Puglia del 29 ottobre 2016)

    Abbattimenti «selettivi», ma «necessari». Perché l’avanzata del batterio preoccupa tutti, non solo l’Ue. Ma anche il territorio pugliese. Inevitabile un cenno alla questione xylella da parte del ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, a Brindisi per discorrere d’altro. Del sì al referendum costituzionale, del futuro del Paese e quindi anche del comparto agricolo. Nel Brindisino, a Ostuni, molto più a nord rispetto al limite della zona infetta è stato scoperto un ulivo contagiato dalla “peste degli ulivi”. Ulivo che è stato prontamente abbattuto su diktat della Regione Puglia. L’altra faccia della medaglia è lo sviluppo. I buoni risultati raggiunti dal comparto agroalimentare pugliese. Con il suo alto piazzamento in classifica che fa ben sperare.

    Ministro, la Puglia si scopre eccellenza dell’agroalimentare, quarta in Italia per numero di imprese. Quali ulteriori margini di crescita può avere questa regione e in particolare quali sono i settori che il Governo ritiene strategici?

    «La Puglia è una delle più importanti protagoniste del Made in Italy agroalimentare, con produzioni di eccellenza dall ‘olio al vino fino all’ortofrutta. Abbiamo margini importanti e dobbiamo lavorare per aumentare l’organizzazione e l’aggregazione dei produttori. L’obiettivo comune deve essere quello di aumentare il reddito dei produttori agricoli, affinché venga riconosciuto il valore giusto del lavoro che fanno ogni giorno. Prezzi di vendita sotto i costi di produzione, come è successo col grano, mortificano questi sforzi».

    Cosa si può fare?

    «Lavorare in maniera concreta. È quello che stiamo facendo sulla filiera grano-pasta. Abbiamo dato avvio al Piano cerealicolo nazionale con una prima dotazione da 10 milioni di euro e una scelta chiara: investire sui contratti di filiera. Strumenti che devono garantire maggiore qualità della materia prima e una migliore remunerazione degli agricoltori. Poi siamo pronti a sperimentare, primi in Europa, un’associazione sui ricavi dei produttori di grano, per proteggerli dalle eccessive fluttuazioni di mercato. Ultimo punto è la massima trasparenza delle informazioni al consumatore».

    Indicando l’origine del grano nella pasta?

    «Sì, potrà servire a valorizzare le produzioni nazionali e a rafforzare i rapporti in una filiera che è cruciale per il Made in Italy».

    Il Governo prevede di sostenere ulteriormente lo sviluppo agroalimentare pugliese? E con quali strumenti, perlomeno in tempi brevi?

    «Siamo in campo per sostenere il settore primario in tutta Italia, come dimostra il lavoro che abbiamo alle spalle e anche l’ultima Legge di bilancio. Abbiamo tagliato le tasse per chi vive di agricoltura come mai fatto prima, con uno sgravio di 1,3 miliardi di euro in due anni. Quest’anno azzeriamo l’Irpef agricola, dopo aver cancellato Irap e Imu. Per i giovani che apriranno un’impresa agricola da gennaio abbiamo previsto l`esenzione totale dei contributi previdenziali per 3 anni».

    Uno dei fiori all’occhiello della produttività pugliese è l’olio d’oliva. Paradosso in una terra colpita dalla Xylella. Un nuovo caso è stato individuato a Ostuni, molto più a nord del limite della zona infetta. Ritiene di dare alla Puglia una sufficienza nelle azioni di contrasto?

    «È importante proseguire l’attività di contrasto alla diffusione del batterio attraverso un piano serrato dei controlli, di ricerca e di intervento. Dobbiamo proteggere l’olivicoltura pugliese con tutti gli strumenti necessari».

    Ritiene che siano state attuate le disposizioni Ue, recepite con suo decreto ministeriale? Si rischiano ulteriori sanzioni?

    «Il dialogo con Bruxelles è aperto e la Regione Puglia sta proseguendo nel lavoro e nell’aggiornamento costante alle autorità nazionali ed europee».

    Ministro, un passaggio sulla legge contro il caporalato, da lei fortemente voluta, contro una piaga diffusa anche in Puglia.

    «È una battaglia che va combattuta ovunque e la legge rappresenta uno strumento nuovo e utile. Dopo anni di attesa abbiamo rafforzato le azioni di contrasto civile e penale al caporalato, per difendere migliaia di lavoratori italiani e stranieri. L’agricoltura è stata alla testa di questo provvedimento, perché le aziende oneste non devono essere danneggiate dalla concorrenza sleale di chi viola le regole. Le imprese oneste non avranno nulla da temere, anzi. E una legge di giustizia e civiltà di cui siamo davvero orgogliosi».

  • Cremona, punto di riferimento da valorizzare

    (Intervista a firma di Andrea Gandolfi pubblicata il 28 ottobre 2016 su La Provincia di Cremona)

    «La Fiera di Cremona costituisce un punto di riferimento certo per il settore agro-zootecnico, e va valorizzata sempre di più. Il sistema fieristico lombardo, in primis, può e deve compiere un salto di qualità strategico. Per me le parole d’ordine devono essere quelle della collaborazione e dell’integrazione, per essere sempre più forti sulla scena internazionale. E su questo asse il governo è pronto a dare una mano con gli strumenti che ha a disposizione, come è già accaduto per la presenza delle nostre fiere agroalimentari all’estero».

    Costretto ieri pomeriggio al forfait da una serie di contrattempi, arriva in Fiera oggi alle 9 il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che in questa intervista a La Provincia anticipa i temi centrali del suo intervento.

    Signor ministro, tra gli stand si respira un moderato ottimismo per la ripresa dei mercati del latte e della suinicoltura. Come si può consolidare questo trend fino a renderlo strutturale?

    «Dobbiamo continuare un lavoro serio a tutela del reddito degli allevatori. Abbiamo affrontato un passaggio stretto, e i segnali positivi che registriamo vanno consolidati. Per questo a Cremona presenteremo un nuovo intervento a sostegno della zootecnia, con 31 milioni di euro di risorse europee e nazionali».

    Quali misure avete previsto?

    «Interveniamo su tre assi: bovino da latte in montagna, suinicoltura e latte ovino. Sul primo filone abbiamo stabilito un aiuto per circa 19 mila aziende montane, che allevano in totale oltre 500 mila capi. Va riconosciuto il ruolo di questi allevatori nella conservazione di interi territori rurali».

    Per suini e ovini come si articoleranno gli aiuti?

    «L’intervento a sostegno della suinicoltura punta sull’incremento del benessere animale, con un focus specifico per i piccoli allevamenti con meno di mille scrofe. Per far crescere la qualità del latte ovino, poi, c’è un contributo specifico che riguarderà circa 10 milioni di litri, ovvero un quarto della produzione nazionale».

    Che tempi ci saranno?

    «Entro novembre i dettagli operativi saranno definiti tecnicamente, e le aziende potranno accedere alle diverse misure nella prima parte del 2017».

    Gli operatori nutrono grandi aspettative per l’annunciato ‘disco verde’ della Cina all’importazione delle carni suine fresche italiane. Quali passaggi e tempi serviranno perché il provvedimento diventi operativo?

    «É un risultato molto importante. Il blocco durava dal 1999 ed ora, rimosso il bando stiamo chiedendo di accelerare i protocolli attuativi, che vengono seguiti dal ministero della salute con le autorità cinesi. La Cina rappresenta il più grande mercato al mondo per la carne suina, vogliamo tornare ad essere protagonisti».

    Come valuta il meccanismo europeo di sostegno al taglio della produzione di latte, quali altri strumenti saranno necessari?

    «Finalmente la Commissione Ue ci ha ascoltati, mettendo in campo una misura valida per tutta Europa, con un effetto visibile sui prezzi. La riduzione di oltre un milione di tonnellate di produzione nei prossimi mesi è un fatto positivo, tenuto conto che riguarda soprattutto gli altri Paesi. In Italia significa meno latte che arriva dall’estero a prezzi molto bassi. Bisogna andare avanti nelle misure, e ribadiamo la necessità per il medio periodo di arrivare ad una Ocm latte europea».

    Un altro segnale importante è il via libera all’introduzione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti lattiero caseari.

    «Dal primo gennaio 2017 l’Italia avrà etichette più chiare e trasparenti per latte, formaggi, yogurt. É un risultato storico, che consentirà ai consumatori di avere più informazioni, e che ci auguriamo dia una mano a valorizzare il lavoro dei nostri allevatori».

    La legge di stabilità approvata nei giorni scorsi dedica particolare attenzione all’agricoltura. Quali sono i provvedimenti principali, e le eventuali ulteriori misure alle quali state lavorando?

    «L’agricoltura è tornata centrale nell’agenda economica e politica del Paese. Con la legge di bilancio abbiamo proseguito lungo la strada della riduzione delle tasse nel settore. Dopo la conferma della cancellazione di Imu e Irap, azzeriamo l’Irpef per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Ci sono ancora molte tematiche da affrontare, ma uno sgravio da 1,3 miliardi di euro in 2 anni non si era mai fatto. Sono contento anche dell’esenzione totale dei contributi per 3 anni per le nuove imprese agricole condotte da under 40. Ci sono poi misure per favorire l’agricoltura e la zootecnia di precisione 4.0 ».

  • Una settimana per valorizzare la nostra cucina nel mondo

    (Articolo a firma del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina e del Ministro degli affri esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni, pubblicato su Il Sole 24 Ore del 26 ottobre 2016)

    Una delle eredità di Expo Milano 2015 che il Governo sta portando avanti è il progetto «Food act», di cui fa parte il protocollo d’intesa firmato a marzo scorso per la valorizzazione all’estero della cucina italiana di qualità. Per la prima volta, grazie a questo lavoro, abbiamo formato una squadra che riunisce le istituzioni, le imprese, il sistema camerale, il mondo dello sport, le associazioni culturali e coloro che lavorano direttamente con il cibo e con il vino, grandi cuochi e sommelier che sono diventati i nostri ambasciatori del gusto, guidati dalla consapevolezza che “cucina è cultura”. Così, mettendo insieme tutte queste diverse esperienze, è nata l’idea della prima Settimana della cucina italiana nel mondo, che dal 21 al 27 novembre porterà in ben 105 Paesi oltre 1300 eventi dedicati alla nostra cucina e alle qualità enogastronomiche del paese.

    Dagli Stati Uniti alla Cina, dal Giappone al Brasile, passando per Canada, Russia ed Emirati Arabi ma arrivando anche nei più piccoli Paesi africani, la nostra rete diplomatica coordinerà un menù ampio e articolato di iniziative: convegni sull’alimentazione, sulle certificazioni, sulla tutela e sui valori della dieta mediterranea, mostre di design e di fotografia, ma anche proiezioni di film e documentari a tema, premiazioni e concorsi, attività di informazione e di formazione per diffondere la cultura della cucina di qualità, con dimostrazioni a cura di cuochi italiani di fama internazionale. Il tutto con un comune denominatore: la promozione e la valorizzazione del Made in Italy, e l’innalzamento del livello qualitativo della nostra cucina all’estero, attraverso il nostro saper fare con il cibo, il vino e, non da ultimo, mediante l’uso dei veri prodotti italiani. È importante ricordare, infatti, che l’export del comparto agroalimentare vale già quasi 37 miliardi di euro all’anno e che con il piano per l’internazionalizzazione del Made in Italy a cui lavorano Ministero delle politiche agricole e dello Sviluppo Economico si sta facendo ancora meglio. La Settimana della Cucina (che viene presentata oggi a Roma, a Villa Madama) verrà ripetuta ogni anno, diventando un pezzo forte di quella promozione integrata del Sistema Italia che sempre più caratterizza le iniziative della Farnesina. Promozione, cioè, che valorizzi e metta in comunicazione tutti gli ingredienti dell’essere italiani e del vivere all’italiana: dall’arte alla musica, dal cinema alla lingua, dalla moda al design, dalla scienza al fare impresa, rafforzando quell’insieme di fattori intangibili legati all’immagine e alla reputazione del Paese che va sotto il nome di Marchio Italia. Tra le oltre mille iniziative che si svolgeranno all’estero, vorremmo ricordare tra tutte le attività che coinvolgeranno i comuni terremotati del 24 agosto, con Amatrice presente, grazie alle nostre Ambasciate, in Lituania e Lettonia. È un segnale importante per rilanciare l’economia dei territori colpiti dal sisma, che riceveranno anche tanti segnali di solidarietà concreta attraverso altri eventi che si svolgeranno dalla Spagna alla Germania, dal Canada agli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita al Senegal. La prima Settimana della cucina italiana racconterà il valore di un’alimentazione radicata nella nostra cultura e legata alla qualità della vita. Non è un caso se la dieta mediterranea è stata riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità.

    Presenteremo all’estero non solo il meglio delle nostre produzioni enogastronomiche ma anche l’offerta formativa delle nostre Accademie di cucina, per attrarre giovani talenti anche dall’estero e aumentare il turismo legato agli itinerari enogastronomici di qualità. Coscienti di dover sempre innovare ma orgogliosi della nostra storia e della nostra cultura. Soprattutto, in questo caso, quella gastronomica.

  • Contro il caporalato aiuti e repressione

    Intervista a firma di Massimo Clausi pubblicata su Il Quotidiano del Sud del 24.10.2016

    «La legge contro il caporalato un passo di civiltà».

    Nel solo 2015, l`anno di Expò vetrina della nostre eccellenze in agricoltura, nei nostri campi sono morti 13 braccianti, vittime di un feroce e disumano sfruttamento. Dopo ben 5 anni, il parlamento italiano ha approvato una apposita legge contro il fenomeno del caporalato. La legge verrà illustrata questa mattina, per la prima volta, dal ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, a Rosarno. Un scelta chiaramente non casuale, ma dal grande valore simbolico.
    «Dopo cinque armi di attesa, finalmente l`Italia – dice il Ministro Martina – ha una legge più forte contro il caporalato in agricoltura. Si tratta di un traguardo importante per il Paese, un passo di civiltà per difendere la dignità e i diritti di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Sappiamo bene che una legge da sola non basta. Ma oggi possiamo compiere un salto di qualità».

    Perché sono serviti cinque anni per approvare la legge?
    «Abbiamo rafforzato il coordinamento tra tutti i Ministeri coinvolti, aumentando i controlli nei campi di oltre il 59% in un anno.Per i territori più a rischio sono state create task force operative composte da ispettori del lavoro accompagnati da Carabinieri e Corpo forestale dello Stato».

    Quali sono le misure principali previste da questa norma?
    «La legge ha due obiettivi prioritari: combattere i caporali e aiutare lavoratori e aziende in regola. Per questo si rafforzano gli strumenti di contrasto civili e penali, a partire dalla confisca dei beni come accade peri reati di mafia e `nclrangheta. Vengono colpiti i patrimoni e i proventi vengono destinati al fondo antitratta per sostenere per la prima volta anche le vittime di caporalato. Si introduce la responsabilità del datore di lavoro e il controllo giudiziario sull`azienda. Inoltre, rendiamo più forte la Rete del lavoro agricolo di qualità, per incentivare un sistema virtuoso e premiante per le imprese che operano nella legalità».

    Cosa è previsto per i lavoratori immigrati stagionali?
    «Vogliamo impedire che le persone vivano nei ghetti. La Rete dovrà sviluppare la sua azione a livello territoriale, a partire dal sistema dei trasporti dei lavoratori e da una nuova intermediazione del lavoro agricolo. La legge prevede anche un piano di accoglienza dei lavoratori stagionali che, con il coinvolgimento degli enti locali, dei sindacati e dell`associazionisino, dovrà dare una mano in questo senso. Non è un compito semplice, ma dobbiamo impegnarci fino in fondo».

    Come ha scelto proprio Rosarno per presentare la legge?
    «Perché dalla Calabria deve partire un messaggio positivo, Rosai-no può diventare un luogo di rinascita. Con l`impegno di tutti».

    Le cronache evidenziano il problema del caporalato prevalentemente al sud, ma anche nel nord esistono fenomeni di questo tipo?
    «Purtroppo è un fenomeno diffuso ed è intollerabile in ogni zona del Paese».

    Quali saranno gli effetti della legge rispetto ai prezzi finali dei prodotti e alla tutela dei produttori locali?
    «Combattere chi sfrutta i lavoratori come schiavi ha l`effetto positivo di tutelare le migliaia di aziende agricole oneste che subiscono questa concorrenza sleale. Nessuno può fase margini sullo sfruttamento. La priorità del Governo è proprio salvaguardare il reddito di chi vive di agricoltura, come dimostra anche l`ultima legge di bilancio».

    Cosa è previsto?
    «Meno tasse per gli agricoltori. Dopo la conferma della cancellazione di Irap e Imu sui terreni, nel 2017 azzeriamo l`Irpef per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Parliamo di un taglio di tasse da 1,3 miliardi di euro in 2 anni. C`è tanto da fare ancora, ma questo è un aiuto concreto al reddito».

    Ci faccia un esempio concreto di quanto può arrivare a risparmiare un agricoltore con queste misure
    «Se prendiamo un`impresa agrumicola con un terreno da 7 ettari il risparmio complessivo sui due anni è pari a 13.850 euro. Sono risorse che le aziende stannoutilizzando anche per creare nuovi posti di lavoro. In Calabria gli occupati in agricoltura sono cresciuti del 5% nei primi mesi del 2016. Dobbiamo fare ancora meglio».

    A proposito di dati, stiamo assistendo a un boom dei giovani in agricoltura. Può raccontarci cosa sta cambiando e quali prospettive nuove ci sono perchi vuole intraprendere questo percorso?
    «I dati ci dicono che 20mila giovani hanno trovato lavoro inagricoltura nel 2015. Un segnale importantissimo che possiamo far crescere ancora. Con la manovra abbiamo introdotto un aiuto concreto in questo senso. I giovani che apriranno un`azienda agricola dal 1 gennaio 2017 non pagheranno i contributi previdenziali per tre anni » .

    Per tanti giovani in Calabria resta un problema anche acquistare i terreni. Avete pensato a un sostegno su questo?
    «Abbiamo introdotto i mutui a tasso zero e rafforzato il primo insediamento gestito da Ismea. Al bando di quest’anno hanno partecipato tanti ragazzi calabresi. La Calabria infatti è la seconda Regione dove abbiamo dato più mutui per acquisto di terreni che in media superano i 20 ettari. E` un bel seme per coltivare il futuro».

    Ministro, il referendum costituzionale del 4 dicembre si avvicina e lei ha lanciato il comitato “Sinistra per il sì”. Quali sono le motivazioni?
    «Con il sl alla riforma costituzionale avremo istituzioni più sobrie ed efficienti. Siamo a un passo dal cambiamento dopo 30 annidi discussioni a vuoto. Superare il bicameralismo paritario è cruciale per dare risposte più rapide ai cittadini. 563 giorni: oggi è questa la media perapprovare una legge. Decisamente troppo. IL 4 dicembre non si tratta di votare per un leader o per un partito, si vota per avere un Paese più moderno, capace di riformarsi. »

  • Caporalato, l`attesa è finita

    (Articolo pubblicato su l’Unità del 20.10.2016)

    È da giornate come quelle di martedì che spero si possa capire l`importanza del nostro impegno collettivo per cambiare in meglio il Paese e renderlo più giusto e più forte. Dopo oltre 5 anni d`attesa abbiamo finalmente una legge solida contro il caporalato in agricoltura.
    Per chi come noi cerca tutti i giorni di affermare le buone ragioni e i valori della sinistra nel cambiamento dell’Italia è un traguardo importante, carico di significato, per le lotte di tanti in passato e per le prospettive di altrettanti in futuro. Penso alle battaglie di Giuseppe Di Vittorio e Placido Rizzotto. Ma anche ai tantissimi impegnati oggi nelle nostre campagne. Diritti, legalità e dignità di chi lavora vengono prima di ogni altra scelta e la nuova legge è un passo di civiltà per tante lavoratrici e tanti lavoratori della terra.

    Era il luglio 2015 quando nelle campagne di Andria moriva Paola Clemente, vittima di uno sfruttamento intollerabile e nella stessa tragica estate altre morti inaccettabili hanno funestato la stagione calda del lavoro nei campi. A tutto questo dovevamo una risposta politica e istituzionale forte. Proprio quell’estate abbiamo detto con chiarezza che il caporalato andava combattuto come la mafia. Da allora la nostra azione è stata incessante. Abbiamo rafforzato il coordinamento tra tutti i Ministeri coinvolti, aumentando i controlli nei campi di oltre il 59% in un anno. Per i territori più a rischio sono state create task force operative composte da ispettori del lavoro accompagnati da Carabinieri e Corpo forestale dello stato. È stata avviata un`attività di analisi e intervento per fare fronte alle esigenze di accoglienza dei lavoratori stagionali, soprattutto stranieri, insieme alle prefetture, alle Regioni, ai sindacati e al terzo settore. Un lavoro che va portato avanti e irrobustito ancora oggi.

    E così martedì l`aula della Camera, dopo il Senato, ha definitivamente licenziato la legge. Senza nessun voto contrario. Abbiamo lavorato per definire il salto di qualità concreto nel contrasto al caporalato rafforzando gli strumenti di contrasto civili e penali, a partire dalla confisca proprio come per i reati di mafia. È stato riscritto il reato di caporalato, superando gli ostacoli che in questi 5 anni lo hanno reso di difficile applicazione anche in casi drammatici. Si colpiscono i patrimoni e i proventi ottenuti vengono destinati al fondo antitratta per essere utilizzati per la prima volta anche per sostenere le vittime. Si introduce la responsabilità del datore di lavoro e il controllo giudiziario sull`azienda che consentirà di non interrompere l`attività agricola dove si commette il reato. Con la stessa legge si rende più forte anche la Rete del lavoro agricolo di qualità, ramificandola sul territorio e sperimentando nuovi metodi di intermediazione legale. È previsto anche un piano di accoglienza dei lavoratori stagionali che, con il coinvolgimento di Regioni, enti locali e terzo settore, dovrà servire ad evitare la ghettizzazione degli immigrati impiegati nella raccolta. Scelte che salvaguardano l`irrinunciabile diritto alla dignità di chi lavora, ma che tutelano anche migliaia di imprese agricole che ogni giorno fanno della legalità una pratica quotidiana. Perché sono loro i primi a subire una concorrenza sleale e ingiusta.

    Ecco perché il mondo agricolo oggi non subisce questo provvedimento ma lo guida a testa alta.
    No, non siamo tutti uguali. Senza la testardaggine e la passione delle donne e degli uomini del Partito democratico al governo e in parlamento non saremmo arrivati alla meta. È in giornate come queste che capisci che ha un senso prendersi delle responsabilità, anche se spesso in condizioni politiche difficili. Che ha un senso provarci. Che ha un senso dare tutto quello che si può per cambiare in meglio le cose. Per un paese più giusto e più forte. A partire dal lavoro della terra.

  • La legge che taglia 1,3 miliardi di tasse agli agricoltori

    (Intervista a firma di Roberto Baschè pubblicata su La Voce di Mantova del 17 ottobre 2016)

    Latte, cereali, carni suine, contoterzismo, sono i temi centrali dell’intervista con il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, soprattutto in relazione alla legge di stabilità, che sabato scorso il governo ha licenziato come documento guida per la gestione finanziaria dello Stato nell’esercizio 2017. Con la legge di stabilità in concomitanza l’Unione Europea ha impresso il suo via libera all’etichetta che identifica la qualità del latte e il luogo di produzione, un fatto importante per un Paese, come il nostro, che è uno dei principali produttori del settore. Un fatto rilevantissimo anche per il Mantovano che soffre proprio delle difficoltà a piazzare il latte di sua produzione.

    Nella legge di bilancio l’agricoltura è stata ancora protagonista. Quali sono le novità per gli agricoltori?

    «Il governo in questi mesi ha rimesso l’agricoltura e l’agroalimentare al centro dell’agenda economica. Il nostro obiettivo è tutelare il reddito di chi vive di agricoltura. Per questo dopo la cancellazione lo scorso anno dell’Irap e dell’Imu sui terreni, quest’anno andiamo avanti con l’azzeramento dell’Irpef agricola per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Parliamo complessivamente di oltre 1,3 miliardi di curo di tasse in meno in due anni. Un’operazione di sgravio mai fatta prima in Italia sul settore primario».

    Per i giovani cosa è previsto?

    «Abbiamo stabilito per i nuovi agricoltori under 40 l’esenzione totale dai contributi previdenziali per i primi 3 anni di attività. Il quarto e quinto anno è previsto uno sconto del 66% e del 50%. Abbiamo bisogno di energie nuove per rendere sempre più forte il nostro modello agricolo. Questa misura rappresenta un ulteriore sforzo di sostegno ai giovani in agricoltura dopo le misure degli anni scorsi che hanno avuto successo portando tante ragazze e ragazzi nel settore».

    Signor Ministro, uno dei temi più importanti del momento per l’agricoltura è la questione della sovrapproduzione di latte, che riguarda tutta l’Unione Europea. Bruxelles ha deciso di stanziare fondi per incentivare il taglio della produzione, che sono andati, praticamente tutti, ma non agli italiani: spieghi questo fatto e ci dica se l’Italia è stata penalizzata.

    «Nei prossimi 3 mesi ci saranno 1 milione di tonnellate di latte in meno sul mercato. A diminuire saranno soprattutto gli Stati che hanno sovraprodotto come Olanda, Germania e Francia. Significa meno latte in arrivo dall’estero in Italia e ci sono anche segnali interessanti sul lato del prezzo. Questo non significa che la crisi sia passata, anzi. Dimostra invece la necessità di avere strumenti di gestione delle crisi a livello europeo, valide per tutti».

    Un’ottima notizia per il settore è il via libera arrivato nei giorni scorsi, all’introduzione obbligatoria in etichetta dell’origine dei prodotti lattiero caseari in Italia. Come commenta questa notizia?

    «È un passo fondamentale atteso da tanto tempo che ci consentirà di valorizzare il lavoro dei nostri allevatori e di tutta la filiera lattiero-casearia, ma anche di assicurare ai consumatori la massima trasparenza. Sono molto soddisfatto per il lavoro portato avanti, questo provvedimento, insieme a quello francese, non ha precedenti. Il nostro obiettivo ora è che questa legge sia estesa a tutta l’Unione europea, dando così più strumenti di competitività e tutela del reddito ai produttori».

    In merito al pezzo del latte, si può sperare che la ripresa, seppur timida dei consumi, consenta di strappare contratti più favorevoli per i produttori in rapporto all`industria?

    «Dobbiamo spingere insieme perché il trend sui consumi si inverta e ritorni stabilmente positivo. Siamo pronti a fare la nostra parte e credo che l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta possa dare una mano a valorizzare il lavoro dei nostri allevatori. Questo valore, infatti, deve aiutare soprattutto i produttori a vedere una giusta remunerazione degli investimenti e della fatica che fanno».

    Il suo ministero ha emanato un decreto con il quale vuole incentivare la nascita di contratti di filiera per la produzione di grano duro, stanziando 100 euro ad ettaro fino al massimo di 50 ettari. Questo però da alcune parti viene giudicato come un provvedimento a pioggia su un tema che non affronta i problemi centrali del comparto cerealicolo.

    «Tutt’altro che a pioggia. Si tratta di un intervento immediato per dare avvio al piano cerealicolo nazionale e far aumentare da 80mila a 100mila ettari le superfici interessate da contratti di filiera. Così possiamo dare più tutela agli agricoltori e aumentare la qualità del nostro grano. Serve un passo in più: un patto strategico di filiera. Gli obiettivi fondamentali sono la salvaguardia del reddito dei produttori, più trasparenza nella formazione del prezzo, sperimentazione di un’assicurazione dei ricavi degli agricoltori e l’indicazione dell’origine del grano nell’etichetta della pasta».

    Dopo 17 anni la Cina ha aperto il proprio mercato alle carni suine fresche italiane, una notizia importante per un comparto da tempo in forte crisi. Come è avvenuto?

    «Abbiamo lavorato molto su questo tema in sinergia con il Ministero della Salute e l’Ambasciata italiana in Cina ottenendo un risultato fondamentale per la tutela della nostra suinicoltura. Ora vogliamo accelerare anche la fase applicati a, per dare avvio effettivo all’export. Quello cinese è un mercato strategico, basti pensare che negli ultimi anni le esportazioni agroalimentari italiane in Cina hanno superato i 350 milioni di euro. Con la rimozione di questo blocco abbiamo aggiunto un tassello fondamentale al nostro lavoro».

    Per un’agricoltura più competitiva è fondamentale investire in innovazione. In questo scenario il ruolo dei contoterzisti diventa sempre più importante. Come pensate di supportare questa crescita?

    «Puntare sulle nuove tecnologie è una chiave decisiva per rafforzare il modello agricolo italiano. Per questo abbiamo voluto fortemente che l’agricoltura, in particolare quella di precisione, avesse uno spazio da protagonista nel piano Industria 4.0. In questo ambito anche i conto-terzisti, anzi direi soprattutto loro, avranno strumenti di forte sostegno agli investimenti innovativi come il super- ammortamento e l’iperammortamento. Abbiamo l’obiettivo di portare dall’1 al 10% i terreni che in Italia vengono coltivati con queste tecnologie entro 5 anni. E una sfida che possiamo vincere».

  • Salviamo l’agricoltura delle zone terremotate

    (Intervista a firma di Italo Carmignani pubblicata su Il Messaggero del 15 ottobre 2016)

    La terra che trema ha colpito la terra che lavora. Dal Lazio alle Marche, passando perl’Umbria, s’alza dalle stalle e dai campi il lamento più forte nelle zone colpite dal sisma. Il ministro Maurizio Martina sa bene che l’agricoltura ha ricevuto il colpo più forte. Ma spiega che il piano del Governo non lascerà soli gli agricoltori. Per un motivo preciso: il decreto stanzia 35 milioni di euro per l’emergenza e già altri 220 milioni per la ricostruzione.

    Ministro Martina, gli stanziamenti basteranno a coprire tutte le necessità e a salvare 3300 posti di lavoro?

    «Siamo al fianco delle aziende sin dalle prime ore. Bisogna ripartire dall’agricoltura e si sta stanziando quello che è necessario. La scelta fatta con il decreto va proprio in questa direzione. Oltre ai finanziamenti per gli indennizzi fino al 100% dei danni subiti dagli agricoltori, c’è già un importante investimento sul futuro».

    Cosa prevederà il piano?

    «Le azioni verranno individuate insieme a imprese, Regioni e istituzioni locali. Le Regioni in particolare avranno un ruolo determinante. L’obiettivo è rilanciare tutto il tessuto agricolo della zona, valorizzare i prodotti locali e salvaguardare l’identità rurale dell’area, guardando ai giovani. I 220 milioni di euro dovranno essere utilizzati con queste priorità».

    Ad Amatrice gli allevatori invocavano aiuti immediati: se arriva il freddo e non ci sono le stalle, le mucche muoiono e si devono chiudere le attività. Il freddo è arrivato: si è riusciti a coprire l’emergenza?

    «Abbiamo creato un coordinamento operativo in campo dalla prima settimana dopo il sisma. Grazie a questo lavoro e anche alla generosità dei contributi volontari, abbiamo affrontato le prime emergenze. Ad esempio, sono stati creati centri di distribuzione gratuita dei mangimi e sono state dotate diverse stalle di mungitrici mobili. Il bando per i ricoveri temporanei degli animali della Regione Lazio è già in corso. Urgenza degli interventi e massima trasparenza della spesa devono andare di pari passo».

    Chi pagherà?

    «Per la prima volta, tutti questi costi vengono inseriti nel bilancio del commissario per l’emergenza».

    Chi aveva la stalla funzionante chiedeva di potere avere una casetta mobile, o una roulotte, vicino al posto di lavoro. Sarà accontentato?

    «La Protezione civile sta attuando i piani su queste richieste, andando il più possibile incontro alle esigenze delle imprese».

    Cosa deve fare un agricoltore per ottenere il contributo? Si passerà attraverso le organizzazioni di categoria o la procedura burocratica sarà interamente affidata all’amministrazione pubblica?

    «Abbiamo coordinato le azioni in modo che già nella stima dei danni gli agricoltori abbiano delle procedure semplificate. Per venire incontro subito alle prime necessità, il 15 settembre abbiamo pagato in anticipo 7 milioni di euro di contributi Ue a oltre mille aziende. Sul resto la Regione sta lavorando al massimo nel rapporto diretto con gli agricoltori e gli allevatori».

    Il sindaco di Amatrice chiede di creare un polo per la produzione del sugo all’amatriciana. È una proposta da sostenere?

    «È un’idea interessante che andrà valutata all’interno del piano strategico».

    Ci sono altre idee in campo? Altri settori agricoli o agroindustriali su cui puntare per quella regione?

    «Certamente va fatto un lavoro sugli allevamenti e i formaggi tipici della zona, ma più in generale dobbiamo valorizzare tutta l’esperienza agroalimentare ed enogastronomia locale».

    Al di là dello slogan “ripartiamo dalla terra”, cosa fa concretamente il governo per sostenere l’agricoltura? A parte l’Irpef agricola, nella legge di stabilità c’è altro? Gli sgravi fiscali bastano a rilanciare la nostra agricoltura?

    «Noi non lavoriamo a slogan. Ci prendiamo la responsabilità di fare scelte che l’agricoltura aspetta da troppi anni. C’è ancora tanto da fare ma un taglio di tasse da 1,3 miliardi di euro in due anni non era mai stato fatto per il settore. Dopo la conferma della cancellazione di Irap e Imu, interverremo anche sull’Irpef. Poi continueranno la nostra strategia a sostegno del rinnovamento generazionale, per la promozione internazionale dei nostri prodotti e per la semplificazione del rapporto tra pubblica amministrazione e aziende agricole».

  • Ricerchiamo l’unità e salviamo le riforme

    (Intervista a firma di Annalisa Cuzzocrea pubblicata su La Repubblica dell’11 ottobre 2016)
    Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina non crede che il Pd sia vicino a una scissione. E invita tutti a un lavoro unitario per salvare le riforme e aggiornare la legge elettorale. Alla minoranza le aperture di Renzi non bastano.

    L`intento della direzione è fallito?

    «No. Penso che oggi il segretario abbia fatto proposte utili per avanzare unitariamente. E credo che abbia fatto bene a fissare come testo di riferimento la proposta Chiti-Fornaro sull’elezione diretta dei senatori. Allo stesso modo giudico positivamente il gruppo di lavoro che nascerà all’interno del Pd per un aggiornamento dell’Italicum».

    A giudicare dagli interventi, la minoranza le giudica insufficienti.

    «Ho notato toni e accenti differenti. Mi auguro che nelle prossime ore si ragioni sui passi necessari ad andare avanti e non su quelli che servono solo a dividere. Ci sono spazi realistici di lavoro, in quel che ha detto il segretario. Il Pd deve fissare un punto e poi attrezzarsi al dialogo con gli altri partiti per modificare la legge elettorale. Un ragionamento coerente con la mozione che abbiamo approvato in Parlamento».

    Lei sa che quella mozione è stata giudicata vaga e queste proposte tardive. Come si esce da un’impasse simile?

    «Non condivido questi accenti e questi giudizi. Lavorare sulla legge elettorale è molto complicato, non possiamo farlo da soli. Ci sono questioni tecniche e politiche da approfondire. C`è da invertire il senso di marcia e lavorare in modo unitario. Solo così possiamo uscirne».

    Siete vicini alla scissione?

    «Non credo che ci sia un rischio simile, ma mi auguro che nelle prossime tutti facciano i passi giusti nel nome della pluralità e dell’unità del partito».

  • Caro Bersani hai sbagliato, ripensaci

    Intervista pubblicata sul quotidiano La Stampa del 10.10.16

    «Il referendum è troppo importante per relegarlo solo a un dibattito interno del Pd». Tra i promotori dell`appello «Sinistra per il sì», il ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina nasce nei Ds ed è stato molto vicino all`ex segretario Bersani: «Lo stimo», ricorda, ma il no al voto di dicembre «è un errore». Ieri Bersani ha annunciato il suo no al referendum.

    Sbaglia?

    «Sono preoccupato e dispiaciuto. Penso che dobbiamo tutti mantenere toni utili a fare passi avanti. Sono convinto che questa riforma sia utile all`Italia, ho argomenti per dire a Bersani che quella posizione è un errore».

    Lui teme il combinato disposto Italicum-riforma costituzionale…

    «Non sono d`accordo con questo argomento. L`Italicum è un passo avanti netto rispetto al Porcellum, non si può negarlo. E la riforma costituzionale rafforza gli strumenti di garanzia parlamentare dentro uno scenario con legge elettorale maggioritaria: si pensi anzitutto al quorum più alto per l`elezione del presidente della Repubblica. Dopodiché, vogliamo migliorare l`Italicum, vogliamo aggiornarlo? Benissimo».

    Ma se è già da migliorare senza nemmeno averlo usato, forse non era il caso di avere più pazienza e discuterlo senza fiducia?

    «Ma sia sulla riforma che sulla legge elettorale s`è fatto un grande lavoro di confronto nel Pd, che ha portato anche a modificare alcune parti dopo un dialogo tra maggioranza e minoranza. Se poi oggi vogliamo mettere in discussione alcuni punti della legge elettorale, dalle pluricandidature ai capilista, io ci sto».

    Se non esiste rischio di governo del capo, perché Bersani e Speranza votano no? Si vuole andare sempre contro il segretario?

    «Io ho avvertito troppe volte la sensazione che si stia giocando un po` il preambolo della vicenda congressuale. E invece dobbiamo fare tutti uno sforzo per stare al merito, in un passaggio fondamentale per l`Italia: mentre altri Paesi fanno referendum per uscire dalla Ue o alzare muri, noi lo facciamo per cambiare le nostre istituzioni riformandole».

    Forse accuse come quelle di inseguire «poltroncine di consolazione» non aiutano a stare uniti, non crede?

    «Infatti dico: facciamo tutti un passo avanti. Io, nel mio piccolo, cerco di costruire un dialogo e non rotture. C`è una richiesta di unità da parte del nostro elettorato, e dobbiamo superare gli atteggiamenti visti fin qui: quando c`è una mozione parlamentare che impegna a cambiare la legge elettorale, ad esempio, non capisco onestamente perché non la si voti. In questo senso anche la Direzione di oggi può essere l`occasione per fare un passo avanti».

    Ma ci arrivate con due leader di minoranza che già dicono no.

    «Sono colpito da queste uscite, avrei preferito aspettassero la Direzione. Però mi interessa la sostanza: non condivido buona parte delle valutazioni che fanno e ho buoni argomenti per chiedere che ci riflettano ancora».

    Lei è stato molto vicino a Bersani: se la sente di mandargli un messaggio ?

    «Lo conosco bene e continuo a stimarlo. Anche se dissento dalle cose che dice, penso che la sua sia una voce importante. Dobbiamo praticare fino in fondo l`unità nella pluralità, soprattutto ora».

    Come si può rispondere a una persona che nel suo partito si sente trattato come un rottame?

    «Tutti dobbiamo imparare a essere più comunità politica. In questa fase a maggior ragione devono vincere i pontieri».

    Dal 5 dicembre vede il rischio di una scissione nel Pd?

    «Non voglio crederlo e farò tutto quel che posso perché non accada».

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