• Aiuti fiscali per le ristrutturazioni. Renderemo conveniente mettere in sicurezza le case

    (Intervista a firma di Maria Zegarelli pubblicata su l’Unità del 30 agosto 2016)

    Uscire dall’emergenza, iniziare a progettare interventi per rendere questo Paese meno vulnerabile, più sicuro. Ma anche andare a fondo e capire le responsabilità perché non è normale che una scuola e un ospedale cadano come castelli di sabbia.   Il ministro per le politiche Agricole Maurizio Martina, dice, parlando alla festa dell`Unità di Modena, che adesso inizia un`altra fase più difficile, dopo il dolore. La ricostruzione.

    Ministro, le persone dei luoghi terremotati hanno chiesto alle istituzioni è di non essere lasciati soli, il governo ha annunciato una ricostruzione scrupolosa e veloce. E si è fatto il nome di Vasco Errani come commissario per seguire la ricostruzione. E’ il modello Emilia che si cerca di esportare?

    «Nella tragedia, noi abbiamo anche toccato con mano in queste ore il volto più bello di questo Paese, la solidarietà arrivata da migliaia di persone e l`efficienza della gigantesca macchina dei soccorsi. Ma ora il nostro dovere è quello di fare in modo che non si perda neanche un istante per avviare la fase della ricostruzione. E credo che l`esperienza di Vasco Errani sia una risorsa importante per il Paese perché ha dimostrato una sensibilità rara quando ha dovuto affrontare la ricostruzione proprio qui in Emilia Romagna. Penso, però, e sono sicuro che anche Vasco sia d`accordo con me, non basta un uomo solo, non ci sono supereroi da mettere in campo. C’è bisogno di un grande lavoro corale, di squadra, e consapevolezza diffusa. Le istituzioni devono tutte essere coinvolte ma devono essere coinvolti gli abitanti dei paesi e delle frazioni che vanno ricostruite perché non c`è un modello da esportare, ogni luogo ha le sue peculiarità. Noi dobbiamo prendere il meglio delle storie di successo che abbiamo avuto ma poi dobbiamo calarle nelle specificità».

    L`assessore di Amatrice, Filippo Palombini, ha detto che è dall’agricoltura che rinasceranno Amatrice e gli altri paesi colpiti. II suo ministero come affronterà questo aspetto?

    «Noi abbiamo già attivato l`anticipazione dei contributi agricoli europei per 5 milioni di euro per le imprese agricole dei 16 Comuni colpiti, ma non basta. Abbiamo responsabilità enormi in quei territori rurali perché senza agricoltura non c`è futuro. Nelle prossime ore saremo sul posto con gli assessori regionali e anche insieme alle imprese imposteremo un progetto di rilancio agricolo».

    Il procuratore antimafia Roberti ha detto che non assisteremo ad un altro scandalo come l`Irpinia, ma intanto abbiamo assistito, dopo San Giuliano, allo scempio di una scuola inaugurata nel 2012 e crollata. Ad un ospedale venuto giù. Le chiedo cosa intende fare il governo affinché le strutture strategiche siano davvero sicure e non le più fragili.

    «Quelle immagini hanno colpito tutti noi, vedere gli edifici pubblici collassare ci ha messo di fronte ad un impegno immediato, oggi non domani, affinché le strutture strategiche quando siano sottoposte a restauro e nuove edificazioni, siano sottoposte a severi controlli preventivi e non postumi. È chiaro che abbiamo bisogno di capire di più su quegli edifici crollati, cosa si è fatto e cosa non si è fatto nelle fasi di ristrutturazione, ma stavolta si dovranno individuare le responsabilità e chi ne dovrà rispondere».

    State valutando come Cdm l`introduzione di misure, come le agevolazioni fiscali, per incentivare la ristrutturazione e messa in sicurezza di edifici privati nelle zone ritenute ad alto rischio?

    «Penso che dovremo compiere delle scelte già nella prossima legge di stabilità. Il ministro Delrio ha già delineato delle ipotesi di lavoro sul fronte degli incentivi ai privati sulle ristrutturazione mirate, c`è il modello del Canada a cui guardare per esempio. Dobbiamo agevolare la spesa del privato rendendo conveniente fare ciò che oggi non lo è. Sarà un percorso complesso ma è un dovere intervenire sulla sicurezza del pubblico e del privato. Ci sono scelte non rinviabili: i rischi sismici di questo Paese non possiamo scoprirle il giorno dopo gli eventi drammatici».

  • Da Ventotene uno scatto per l’Europa e per il Paese

    Tra poche ore si terrà a Ventotene, su proposta italiana, l’importante trilaterale tra il nostro Paese, Francia e Germania. L’Italia, ancora una volta, gioca fino in fondo la sua responsabilità di paese essenziale alla prospettiva europea.

    La speranza è innanzitutto che il luogo scelto per il vertice impegni davvero tutti a uno scatto in avanti coraggioso, all’altezza delle sfide enormi che l’Europa ha di fronte a se. Sappiamo che non bastano i simboli perché si producano fatti nuovi utili, ma il peso della storia che si respira sull’isola deve portare a nuove responsabilità condivise per rilanciare l’orizzonte comune come unica vera possibilità di pace, sviluppo e coesione dei nostri popoli prima ancora che per le nostre istituzioni.

    Siamo alla ricerca dei passi giusti per rinnovare l’ideale europeo dentro lo scenario nuovo che abbiamo di fronte. Per questo c’è bisogno di scelte impegnative su versanti essenziali: difesa comune europea, politiche di gestione del fenomeno migratorio prendendo sul serio quanto proposto con il migration compact, un salto di qualità robusto nel coordinamento delle politiche finanziare passando anche dalla scelta di un ministro delle finanze dell’Eurozona, più incentivi immediati agli investimenti, all’occupazione e all’innovazione diffusa dando spazio e flessibilità d’azione oltre le logiche estreme dell’austerità, rilancio degli strumenti culturali, formativi e di cittadinanza comune.

    Personalmente io spero che possa riprendere seriamente anche l’iniziativa sulla proposta di un sussidio di disoccupazione europeo. Se ne parla da anni ma ora bisogna arrivare a un punto operativo. Una misura di supporto temporaneo di breve periodo, legata a politiche attive in grado di rafforzare gli strumenti nazionali operativi ma ancora insufficienti ad aiutare chi non è occupato o chi ha perso il lavoro nei durissimi anni alle nostre spalle, sarebbe un segno tangibile di avvicinamento dell’Europa ai bisogni dei cittadini.

    In Italia come in Europa credo che questione democratica e questione sociale si tengano in modo indissolubile. Ecco perché il confronto sul referendum, e sulle ragioni del sì, incrocerà sempre di più anche la preparazione delle scelte essenziali sul fronte economico e sociale che dovremo compiere nelle prossime settimane.

    Credo che soprattutto il PD debba impegnarsi a fondo per una iniziativa aperta e plurale. Giusto ascoltare anche le voci critiche, purché siano costruttive. Sbagliato però ridurre tutto a battibecco precongressuale come se fossimo solo chiusi in noi stessi e nei nostri equilibri. Questa riforma non è per un leader e nemmeno per un partito. Le ragioni del sì sono forti perché pongono finalmente tutti noi davanti alla possibilità di produrre una svolta utile per avere una democrazia decidente con istituzioni più sobrie, più semplici, più veloci.

    Riformare la seconda parte della Costituzione per affermare con più forza i principi fondamentali scolpiti nella prima parte della nostra Carta è un impegno persino identitario del PD e il ricordo delle tesi dell’Ulivo su questo per me non è un espediente tattico. Viene posto un tema, non banale, di equilibrio fra la nuova legge elettorale e la riforma costituzionale. In particolare oggi viene messo in discussione il ballottaggio che fino a ieri tutti, anche dentro il PD, ritenevamo una novità positiva.

    Non è affatto sbagliato tornare a rifletterci, anzi. Al di là dei toni spesso apocalittici che non condivido e che a volte vengono usati. Penso che la nuova legge elettorale non sia un tabù e sia giusto quindi aprire a possibili miglioramenti verificando la praticabilità di certe scelte in parlamento e alla luce del nuovo scenario elettorale tripolare che il paese ha di fronte.

    Credo che tutti dovremmo valorizzare i miglioramenti ottenuti, non blandire la necessità di questa nuova riflessione come un veto, e sforzarci di produrre passi utili. Giusto ovviamente che alle feste dell’Unità si discuta anche di tutto questo in modo aperto con gli amici e compagni dell’Anpi e non solo.

    Accanto a ciò continuiamo a tenere la barra su questioni essenziali a partire dalla svolta sociale che possiamo produrre con le scelte della prossima manovra. Sostegno ai più deboli e rilancio degli investimenti devono essere i due binari chiari d’impegno.

    Affrontare nodi come l’aumento delle pensioni minime, la flessibilità in uscita dal lavoro, i ricongiungimenti contributivi e politiche più radicali di sostegno all’occupazione giovanile deve legarsi anche allo sviluppo di nuove azioni forti per favorire immediatamente gli investimenti diffusi, sulla scia di quanto fatto ad esempio con il super ammortamento per i macchinari o con il bonus sulle ristrutturazioni. Giusto chiedere tutti i margini possibili anche a Bruxelles per operare queste scelte ora e, nonostante le difficoltà che non vanno sottaciute, penso che esistano concretamente i margini per fare scelte chiare e forti.

    Io continuo a lavorare con tutte le mie forze perché il PD sia il partito comunità del cambiamento utile per l’Italia. So bene che fare oggi un partito non è affatto semplice. Non credo per nulla alle scissioni perché troppe volte la sinistra ha percorso le vie della divisione, sconfiggendosi da sola. In questi giorni mi torna alla mente la discussione che facemmo nel 2013 all’indomani delle elezioni e del passaggio per la scelta del Quirinale: vogliamo essere un soggetto politico o solo uno spazio politico?

    Stiamo attenti a non ripercorrere gli stessi errori e a non tornare in quel vicolo cieco. Continuo a pensare che unità e pluralità debbano essere tratti decisivi di una grande forza progressista nuova come il PD. E serviamo sinceramente davvero tutti in questa sfida.

    Continuo a pensare che prima delle nostre discussioni interne su leadership, congressi ed equilibri venga l’Italia.

  • Una Cun cereali

    Intervista pubblicata sulla Gazzetta di Mantova il 09.08.2016

    Dal grano al latte, dai suini alla promozione sui mercati esteri. Il ministro Maurizio Martina ieri sera alla festa provinciale del Pd di Suzzara ha affrontato tutti i temi di attualità nel mondo agricolo, anticipati poco prima del dibattito in questa intervista concessa alla Gazzetta.

    Crisi del grano: cosa può fare il governo e a chi toccano gli interventi più importanti per risolverla?
    «Il governo ha già proposto alcuni interventi che crediamo utili per aiutare la filiera. In particolare abbiamo già stanziato subito dieci milioni per il piano cerealicolo nazionale e proposto l`attivazione di una vera e propria Cun (commissione unica nazionale) per attenuare le dinamiche difficili che abbiamo visto anche recentemente. È chiaro che il prezzo non lo può fare una istituzione pubblica, ma certamente noi dobbiamo aiutare a difendere il reddito dei nostri agricoltori e favorire rapporti di filiera più positivi lavorando sempre di più sulla qualità del 100% italiano».

    A proposito di Cun: quella sui suini di Mantova continua a non funzionare.
    «Per quello che ci riguarda stiamo cercando di affrontare anche le difficoltà del settore suinicolo con azioni precise. Lavoriamo per confermare anche per il 2017 l`aumento della compensazione Iva,per allargare e semplificare la moratoria debiti con il pagamento diretto degli interessidelle aziende, per la creazione di un marchio unico nazionale per i regimi di qualità. Su tutti gli ulteriori passi possibili ragioneremo anche con le regioni più interessate, Lombardia in primis».

    L`export agroalimentare cresce, ma molto meno di quello che potrebbe. I consorzi faticano ad arrivare oltre una certa soglia.
    «La congiuntura economica internazionale non è certo semplice, ma io confido in una seconda parte dell`anno più positiva. In ogni caso il nostro export agroalimentare rimane una delle leve più forti che abbiamo e dobbiamo investire sempre meglio a supporto di tutti i soggetti in grado di organizzare l`offerta agroalimentare per ramificarne nel modo la distribuzione. I consorzi devono essere parte di questa strategia, non c`è dubbio».

    Nel collegato agricolo si parla di riorganizzazione di Agea: in che cosa consiste?
    «Dopo aver riorganizzato Ismea con Isa e Cra con Inea ora tocca ad Agea. È un nodo cruciale del nostro programma. Penso a un soggetto pagatore più efficiente, più coordinato con gli enti pagatori regionali. Più snello e più forte per affrontare la gamma di servizi garantire al sistema agricolo nazionale. Abbiamo trovato una situazione molto delicata quando siamo arrivati, il mio impegno è quello di lasciare una Agea più credile ed efficiente».

    Prezzo del latte: il problema si ripete ciclicamente per effetto di dinamiche sui mercati internazionali. In che misura sono dinamiche governabili?
    «Il nostro impegno continua con la consapevolezza di essere stati uno dei governi europei più attivi su questo fronte. La crisi del latte è di carattere continentale e purtroppo non esistono ricette facili. Noi non siamo stati con le mani in mano: dalla moratoria dei debiti, al fondo latte, ai ritiri straordinaria per gli indigenti, all’abolizione di Imu e Irap. Dopo gli interventi dei mesi scorsi, fra cui ricordo anche la novità storica dell`introduzione dell`origine della materia prima in etichetta dal prossimo gennaio 2017, a settembre dovremo definire la destinazione dei 21 milioni di budget avuto da Bruxelles nell’ultimo consiglio agricolo di luglio. Abbiamo già delle idee, ma vogliamo affinare le proposte ascoltando il settore. Rimane in ogni caso la necessità di uno strumento stabile di organizzazione e lavoro per la filiera. Io continuo a credere che ci sia bisogno assoluto di una vera interprofessione del latte per farci fare un salto di qualità strutturale».

  • La legge contro il caporalato. Il dovere di fermare chi sfrutta

    (Dal Corriere della Sera del 3 agosto 2016)

    Il voto in Senato alla legge proposta dal governo contro il caporalato rappresenta una tappa decisiva a cui abbiamo lavorato con impegno.
    Finalmente, dopo anni di discussioni a vuoto, si passa ai fatti definendo nuove azioni di repressione e prevenzione per combattere un fenomeno che purtroppo ha radici antiche.
    Questa legge è un “mai più” opposto allo sfruttamento, a sostegno della dignità di ogni lavoratrice e lavoratore.
    Negli ultimi dodici mesi il Governo si è impegnato in maniera unitaria, alzando il livello di contrasto come mai fatto in passato. Vogliamo combattere questa piaga come si contrasta la mafia.
    Abbiamo aumentato i controlli del 59% rispetto all’anno precedente. Reso operative task force composte da ispettori del lavoro affiancati da Carabinieri e Forestale nei territori più a rischio. Grazie al supporto dei ministri Alfano e Poletti sono state attivate specifiche cabine di regia nelle prefetture che stanno attuando piani di assistenza dei lavoratori stagionali. Con la nuova legge avremo ancora più armi dalla nostra parte.
    Pensiamo all’allargamento delle fattispecie del reato di caporalato e alla semplificazione della sua attuazione, alla responsabilità del datore di lavoro, al controllo giudiziario sull’azienda che ci consentirà di portare comunque avanti l’attività agricola e alla doverosa semplificazione degli indici di sfruttamento per renderli più cogenti.
    Tutti elementi che si aggiungono alla struttura portante della legge che prevede la confisca dei beni come per le organizzazioni criminali, l’arresto in flagranza, l’estensione della responsabilità degli enti e l’assegnazione dei proventi delle confische al fondo per le misure antitratta.
    In questa lotta per la dignità del lavoro l’agricoltura diventa protagonista. Non subisce, ma guida il cambiamento necessario. Lo dobbiamo innanzitutto a migliaia di lavoratori e a migliaia di aziende. Questa legge è anche per tutti quegli imprenditori che davanti a situazioni di mercato spesso complicate fanno squadra con i loro lavoratori.
    Ora, dopo il voto dell’aula al Senato, confidiamo in un lavoro serrato alla Camera per poter approvare definitivamente la legge e scrivere così una nuova pagina giusta a sostegno del lavoro.
    La guerra al caporalato ci riguarda tutti. Ognuno per la propria parte. Perché cambiare la mentalità si può. Isolare chi sfrutta è un dovere. Libertà, dignità, lavoro. Noi lottiamo per questo.

    Maurizio Martina – Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali
    Andrea Orlando – Ministro della Giustizia