• Non temo il fuoco grillino

    (Intervista a firma di Giambattista Anastasio pubblica su Il Giorno del 31.05.16)

     

    Dalle elezioni di domenica al percorso per trasformare il sito Expo in un centro di ricerca d`eccellenza sulle Scienze della Vita. Questi i temi discussi con Maurizio Martina (Pd), il ministro delle Politiche agricole con delega proprio all`Expo, ieri ospite de «Il Giorno», insieme al direttore Giuliano Molossi, al capo della Cronaca Fabrizio Lucidi, e al giornalista Giambattista Anastasio.

    Giuseppe Sala e Stefano Parisi, candidato sindaco del centrosinistra e del centrodestra, sono intercambiabili?

    «L`approccio dei due è molto diverso su tanti temi. Dietro ad ogni candidatura c`è una ispirazione valoriale e un campo di forze e anche in questo senso la differenza è massima. Sala è stato il protagonista di un`esperienza molto positiva per la città e ha avuto l`umiltà di incontrare l`impegno politico partendo dalla palestra delle primarie: da dicembre ad oggi ha fatto un percorso d`ascolto e confronto. La candidatura di Parisi è figlia di un accordo politico tra le forze del centrodestra, come sempre».

    Si dice sia stato lei a suggerire a Matteo Renzi la candidatura di Sala.

    «No, è stata una candidatura spinta da quell`idea molto milanese di mettere a disposizione della città le migliori energie della società civile».

    Non crede che Sala faticherà a tenere insieme le diverse anime della sinistra?

    «Non credo. Oggi in campo ci sono due coalizioni molto diverse. Nel centrodestra Parisi fatica a pronunciare una parola sul referendum per le riforme e preferisce mettere il tema in naftalina per evitare fibrillazioni. Il centrosinistra, invece, qui è unito e l`esperienza di 5 anni di governo ha consolidato il senso di squadra. Una bella differenza».

    Teme che al ballottaggio ci sia un voto contro da parte del Movimento 5 Stelle visto lo scontro a livello nazionale col Pd e quello con Sala su Expo?

    «L`elettorato dei Cinque Stelle voterà sulla base dei programmi e delle idee. Mi rassicura che su alcune priorità, come quella della legalità, c`è più corrispondenza con noi del centrosinistra che col centrodestra. A livello locale, su Expo, Sala e i Cinque Stelle si sono incontrati e non scontrati. Beppe s`è confrontato tanto con tutti».

    Sui numeri di Expo è mancata trasparenza o capacità di comunicazione?

    «Credo non si debba banalizzare la fatica di costruire un`Expo. Ed è meglio non dimenticare che grazie all`Expo l`Italia ha migliorato il suo rating di trasparenza dei processi pubblici, come segnala l`Ocse».

    Parisi e il candidato sindaco dei Radicali, Marco Cappato, chiedono un bando per il post Expo per evitare l`affidamento diretto all`istituto Italiano di Tecnologia (IIT)

    «Non stiamo facendo alcuna forzatura. È normale che un Governo chieda a un ente internazionalmente riconosciuto quale NIT di formulare un`ipotesi scientifica su un dato indirizzo di ricerca. Ora l`ipotesi è al vaglio di valutatori indipendenti internazionali e questa prima fase si concluderà a fine maggio. Poi si entrerà in una seconda fase? più operativa, e faremo quello che in Italia è stato fatto poco: un bando internazionale per reclutare tutto il personale che dovrà lavorare nello Human Technopole».

    Sala vuole quei militari che Pisapia ha sempre rifiutato. Il centrosinistra ha cambiato idea in fatto di politiche per la sicurezza?

    «No. C`è modo e modo di gestire ogni situazione e ogni questione. Io sinceramente credo che costruire un progetto in cui si rafforzano i presidi di sicurezza senza però utilizzare i militari in modo improprio sia un passo in avanti».

    Tasse. Sala conta anche sulla local tax per avere più risorse che restino sul territorio. Speranza vana?

    «La proposta dl Sala è convincente e più realistica di quella di Parisi: aumentare la soglia di esenzione dell`Irpef a 28mila euro è possibile anche solo con le risorse già nel Bilancio del Comune. E sulla local tax il Governo è pronto a fare la sua parte lavorando nell`ottica della Città Metropolitana».

  • Incentivi Ue per chi munge meno

    (Intervista a firma di Ettore Livini pubblicata su Repubblica del 31.05.16)

     

    «Il governo ha fatto molto per il latte italiano. Ma la crisi non è ancora risolta anche perché ha un carattere europeo. E tutta la filiera deve fare la sua parte».
    L`incubo delle quote (e la loro abolizione) turba i sonni del ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina fin dall`inizio del suo mandato.
    «Abbiamo ereditato una situazione molto complicata, figlia della disorganizzazione del sistema italiano e degli strascichi delle multe, vicenda nata da decisioni sbagliate degli esecutivi di centrodestra e costata agli italiani 75 euro a persona».

    Ora siete alle prese con i prezzi in caduta libera e le stalle che chiudono. Cosa avete fatto?

    «Abbiamo mobilitato 120 milioni di aiuti straordinari diretti più 600 milioni con i tagli a Imu e Irap approvati nella legge di stabilità. Siamo uno dei governi Ue che ha investito di più. Abbiamo concordato con l`Abi una moratoria di 30 mesi sui mutui. E ora andremo a Bruxelles come capofila di un`iniziativa che stiamo concordando con Francia, Germania e Spagna per puntare a nuovi strumenti comunitari per gestire la produzione».

    Come?

    «Non certo reintroducendo le quote ma mobilitando risorse a favore di chi diminuisce o non aumenta la produzione. Se si lascia il pallino in mano ai singoli Paesi non si muove nessuno».

    Cosa chiede al resto della filiera per superare la crisi?

    «La filiera del latte si deve organizzare di più. Oggi come oggi nel settore c`è ancora troppa frammentazione. Va superata questa debolezza strutturale. Servono più organizzazioni di produttori, più cooperative. Dove esistono consorzi come Grana Padano e Parmigiano Reggiano il sistema funziona meglio e si autoregola. La madre di tutte le questioni è aiutare a lavorare insieme quel 40% di latte italiano che non va in formaggi Dop».

    E come si può fare?

    «Le regole ci sono. Le abbiamo approvate con la legge 91 che fissa i requisiti per la creazione di un organo interprofessionale come accade nei Paesi più evoluti. Un posto dove si incontrano tutti i protagonisti di filiera e dove non si parla solo di prezzi ma delle decisioni necessarie al comparto per sfuggire alla crisi. Gli strumenti sono sul tavolo. I protagonisti di questo mondo devono imparare ora a usarli».

  • Assistenza e più controlli contro il caporalato

     

    Insieme ai ministri Alfano e Poletti, abbiamo dato vita a un campo di azioni di prevenzione che dalle prossime settimane si concentreranno nei territori più problematici del Mezzogiorno con il contributo essenziale delleRegioni, delle organizzazioni sindacali, di quelle agricole e del mondo del terzo settore.

    Un accordo che poggia su due pilastri cardine: creare nuovi modelli di accoglienza e assistenza materiale soprattutto dei lavoratori stagionali, insieme all`ulteriore rafforzamento dei controlli nei campi. Far uscire le persone da luoghi degradati, lavorare sui trasporti e fornire assistenza, anche sanitaria, sono le priorità alle quali risponde la nostra azione che sarà coordinata dalle prefetture.

    Con il Corpo forestale dello Stato e l`Arma dei Carabinieri, poi, diamo vita a delle task force operative che in 15 territori a rischio rafforzano e affiancano l`Ispettorato nazionale del lavoro. Aumentiamo così uomini e mezzi impegnati nelle campagne.

    Questi ulteriori passi rafforzano l`impegno straordinario che il governo tutto sta promuovendo contro la piaga del caporalato e del lavoro irregolare in agricoltura.

    La nostra è una battaglia continua, non nasce certo oggi. Dopo aver istituito per la prima volta la «rete del lavoro agricolo di qualità» nel 2014 abbiamo aumentato i controlli sui campi del 59% nel 2015 e con la presentazione del disegno di legge, ora in discussione in Senato, vogliamo rafforzare e rivedere le norme penali contro questa piaga per introdurre novità utili, per esempio la confisca dei patrimoni, come succede contro la mafia, una più chiara formulazione del reato, la responsabilità degli enti, l`arresto in fragranza e l`introduzione del controllo giudiziario sulle aziende interessate.

    Vogliamo dispiegare una strategia quotidiana con la forte consapevolezza che ci si deve muovere oltre le emergenze. Per questo prevenzione e repressione devono andare sempre più di pari passo. E per questo il nostro obiettivo rimane quello di promuovere politiche strutturali in grado di toccare anche nodi complessi come i patrimoni di chi utilizza caporalato o dinamiche spesso nebulose come la logistica e il trasporto e l`incontro tra domanda e offerta di lavoro.

    Perché non basta certo indignarsi per qualche ora di fronte all`ultimo caso drammatico figlio di questa piaga. Tutti siamo chiamati a un salto di responsabilità: istituzioni di ogni livello, imprese, associazioni e cittadini.
    L`alleanza contro il caporalato che stiamo costruendo attraverso questi passi può dare buoni frutti. Per noi si tratta di una battaglia di civiltà non rinviabile. E in questa lotta, per niente semplice, l`agricoltura sana si pone alla testa.

    Per affermare, ogni giorno e in ogni luogo, la dignità della persona e del suo lavoro.

  • Riso, vino e Pac: ecco le mosse del ministro

    (Intervista a firma di Fabrizio Guerini pubblicata su La Provincia di Pavese del 23 maggio 2016)

    Il responsabile delle politiche agricole spiega le strategie sui dazi e su come accelerare i pagamenti Ue

    Signor ministro, cresce la volontà di sintonizzare il rapporto agricoltura e ambiente. Quali i prossimi passi?

    «Siamo al lavoro perché in Italia la sostenibilità sia sempre di più un fattore di competitività. Per questo agricoltura, cura del territorio e rispetto dell’ambiente sono esperienze che si tengono insieme. La legge contro il consumo di suolo va approvata definitivamente».

    Per fare buona agricoltura servono agricoltori che siano remunerati. Come state intervenendo nei settori in crisi?

    «È la priorità numero uno: tutelare il reddito di chi vive di agricoltura e allevamento. Siamo intervenuti sulla leva fiscale tagliando le tasse e cancellando Irap e Imu agricola. Da sole valgono 600 milioni. Poi stiamo lavorando sulle singole filiere. Ci aspettiamo azioni più forti dall’Europa».

    Cosa servirebbe?

    «Più decisioni europee, più capacità di intervento immediato. Servono risposte vere alle aziende. Troppo spesso sono i singoli Stati a dover sopperire, ma davanti al mercato globale non basta. Le fluttuazioni dei prezzi sono determinate da variabili sovranazionali».

    Pavia, provincia risicola. A che punto è la vicenda della clausola di salvaguardia che dovrebbe frenare l`importazione di riso indica dal Sud Est asiatico?

    «Questo è un esempio di quello che dicevo. Abbiamo presentato già da settimane il dossier che analizza l`impatto delle importazioni e i danni al nostro riso. Lo abbiamo ribadito ai tecnici della Commissione che nei giorni scorsi sono stati a Castello d`Agogna. Ora ci aspettiamo di più dalla Commissione Ue, perché le risposte arrivate fino ad ora sono insoddisfacenti».

    Questione Pac, in provincia di Pavia si registrano ritardi nei pagamenti. Il governo come intende affrontare le attese degli agricoltori nei confronti della Regione che dovregge gestire la pratica?

    «Siamo consapevoli delle difficoltà anche in considerazione del fatto che è il primo pagamento della nuova programmazione. Agea e gli organismi pagatori regionali sono impegnati per recuperare con un cronoprogramma preciso. In Lombardia esiste un organismo pagatore territoriale. Per le nuove domande infine abbiamo ottenuto da Bruxelles un mese in più per la presentazione».

    Vino. La provincia ha vissuto gli effetti dell`inchiesta che ha coinvolto una grande Cantina sociale. Quali interventi per tutelare meglio la filiera vigna-cantina-territorio?

    «Bisogna riportare l’Oltrepo al livello che merita, riconquistando la fiducia dei consumatori. Serve un progetto che parta dal massimo rispetto delle regole. Questa è una terra vocata per la produzione di vini di qualità. Il vino italiano ha vinto in questi anni proprio perché si è saputo qualificare, anche attraverso disciplinari attenti a limitare la produzione per migliorare le uve. È un modello che va seguito».

    Lavoro nero e caporalato. Si parla di accertamenti più severi. Ci può indicare con quali strategie?

    «Abbiamo aumentato del 60% i controlli in un anno e stiamo attivando per la nuova campagna di raccolta 15 task force con ispettori del lavoro, carabinieri e forestale nei territori prioritari. Con il Ministro Poletti si stanno studiano piani di accoglienza per gli stagionali. Serve arrivare all’approvazione della legge contro i caporali ora all’esame del Senato».

    Cosa prevede?

    «Più strumenti per combattere il caporalato così come la mafia. Prevediamo arresto in flagranza e soprattutto confisca dei beni anche alle imprese che sfruttano i lavoratori».

  • È una riforma storica, il Pd arrivi unito al referendum

    (Intervista a firma di Maria Zegarelli pubblicata su l’Unità del 22 maggio 2016)

    Ha da poco lasciato il Teatro Sociale di Bergamo dove il premier ha dato il via alla grande mobilitazione per il referendum, una bagno di folla, una bella giornata. Non fosse per le polemiche che prima ancora che dall`opposizione arrivano dalla minoranza del suo partito. Il Pd. Il ministro Maurizio Martina prova a riallacciare il filo, «occorre stare uniti», dice convinto che quello di ottobre rappresenta un punto di svolta per il Paese e non un assaggio di congresso.

    Ministro Martina, il presidente del Consiglio anche a Bergamo ha ribadito: se a ottobre si perde il referendum si va a casa. Un errore o coerenza?

    «Questa assunzione di responsabilità è nei fatti. Il governo è nato con un mandato preciso: fare le riforme. Dunque, quello del premier è un atto di coerenza da apprezzare, non potrebbe esserci uno scenario diverso da quello che ha delineato».

    Bersani sostiene che le due cose non sono legate. Se vincono i «no» il premier Renzi deve restare al suo posto?

    «Il segretario-premier esplicita fino in fondo un atto di responsabilità verso un passaggio storico per il Paese: il superamento di un modello istituzionale per approdare ad uno nuovo. Il mio sostegno al comitato per il Sì non è per un partito ma per il Paese, non è per un leader ma per il rinnovamento delle istituzioni. La questione democratica, che abbiamo messo giustamente sempre accanto all’azione sociale, si afferma con il rinnovamento delle istituzioni e questo referendum è un potente strumento democratico per dimostrare che la politica sa cambiare se stessa».

    Ministro Martina, giro a lei la domanda che l`ex segretario Bersani rivolge al premier Renzi: chi vota No è un gufo e va buttato fuori dal Pd?

    «Rispondo per me, con le mie parole. Noi dobbiamo vincere convincendo delle buone ragioni del Sì, discutere del merito del quesito, spiegando le ragioni per cui questa riforma potrà cambiare in meglio il Paese. Noi siamo il Partito democratico, non esiste la logica del “buttar fuori” qualcuno. Discutiamo, a volte anche aspramente ma, a differenza di altri dove si espelle via mail, siamo un partito vero e plurale. Detto questo, credo sia necessario essere consapevoli del lavoro che abbiamo svolto fin qui e valorizzare l’unità con cui siamo arrivati al voto in Parlamento».

    Gianni Cuperlo sostiene che con il referendum si stanno delineando alleanze che snaturerebbero il Pd, a cominciare da Ala di Denis Verdini. Siamo già nel vivo del congresso?

    «Gianni è una personalità fondamentale del Pd, ho grande stima di lui, ma non credo proprio che esista l’ipotesi di un nuovo soggetto politico dopo il referendum. Io di certo non sarei d’accordo, per essere chiari. So quanto è importante che tutte le anime del Pd lavorino per le buone ragioni del Sì, nel partito ci sono sensibilità diverse ma il punto fondamentale è che ora ci troviamo di fronte ad una riforma storica, non sarà la migliore, ma è un enorme passo in avanti».

    Non c’è il rischio che la campagna referendaria oscuri le amministrative?

    «Penso che le due cose si possano tenere insieme e che ci sia un filo che lega questi impegni. Dobbiamo mettere testa e cuore nelle sfide nelle città, penso a Milano dove la partita è tra l’andare avanti o consegnare la città a una destra estremista dominata da Salvini. I prossimi quindici giorni ci dovranno vedere tutti insieme pancia a terra per vincere queste elezioni».

  • Task force contro gli abusi, la legge colpirà le aziende

    (Intervista a firma di Luisa Grion pubblicata su Repubblica il 17.05.16)

    Task force contro l`uso illegale dei voucher e una legge contro il caporalato. È la ricetta di Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole.

    Ministro, il voucher doveva far emergere il lavoro nero, dai dati risulta che contribuisce a nasconderlo.

    «Dobbiamo combatterne l`uso distorto. In agricoltura l`utilizzo è limitato solo ad alcune categorie: pensionati, studenti e cassintegrati e secondo i dati Inps sul totale dei voucher venduti lo scorso anno solo l’1,9 per cento riguarda il settore. Teniamo alta la guardia, ma ragioniamo su un dato preciso: nel 2015 in agricoltura si è registrato un aumento del 5,2 per cento, su una media totale del 66 per cento».

    Che controlli fate?

    «Stiamo collaborando con il ministero del Lavoro e con l`Inps. L`obiettivo principale è quello di evitare che il voucher nasconda rapporti di lavoro non occasionali o, peggio, situazioni di sfruttamento. Mettiamo in campo delle task force composte da ispettori del Lavoro affiancati da carabinieri e forestale in 15 territori prioritari. Un`azione forte con più uomini e più mezzi».

    Parliamo di caporalato. La legge che lo riguarda è ferma al Senato. Perché non si riesce a indirizzarla su un corridoio preferenziale?

    «È una piaga antica che stiamo combattendo come non accadeva da tempo. Nell`ultimo anno abbiamo aumentato i controlli nelle campagne del 59 per cento. La proposta di legge che abbiamo fortemente voluto come governo è in discussione, stiamo lavorando con i relatori proprio per procedere rapidamente. È necessaria, anche perché introduce la confisca dei patrimoni delle imprese che si macchiano di questo reato e alza il livello di difesa di chi è sfruttato anche attraverso l`utilizzo del Fondo antitratta».

    Quella legge, secondo i sindacati, è fragile nel punto in cui definisce il reato e la confisca del prodotto. La rivedrete?

    «Ci possono essere miglioramenti, ma è una legge che ha strumenti concreti e innovativi. Per la prima volta si colpisce anche l`azienda che sfrutta le vittime di caporalato. È un segnale chiaro: chi non rispetta le regole va messo fuori gioco. Il governo, comunque, va avanti parallelamente con un`azione di contrasto quotidiano. Con il Lavoro, i sindacati e il terzo settore avvieremo un progetto sperimentale per l`accoglienza dei lavoratori stagionali».

    Lei ha parlato di un “bollino” per certificare l`azienda eticamente corretta. A quando?

    «Vogliamo potenziare la “Rete del lavoro agricolo di qualità” anche sotto questo aspetto. L`abbiamo messa in legge a fine 2014, ora la semplificheremo e rafforzeremo. Ma va detto anche che la grande maggioranza delle imprese agricole e alimentari rispettano la legge. Per tutti la dignità del lavoro deve essere un imperativo assoluto».

  • «Un passo concreto, eredità di Expo»

    (intervista a firma di Maristella Iervasi pubblicata su l’Unità del 13.05.16)

    L’Italia «ha bisogno di questa legge per colmare un gap rispetto ad altri Paesi, tutelando la nostra agricoltura, conservando il paesaggio e stimolando l`edilizia di riuso», spiega Maurizio Martina, il ministro delle Politiche Agricole.

    Ministro, lei sostiene che la tutela del suolo è una legge tanto attesa, perché è così importante?

    «Da troppo tempo si parla di limitare il consumo di suolo in Italia e nel frattempo abbiamo perso 5 milioni di ettari
    di terra fertile in 30 anni. Dobbiamo colmare questo gap che ci separa dagli altri Paesi e avere più spazio per la nostra agricoltura. È un impegno che l`Italia ha preso anche in Expo con la Carta di Milano. Ora c`è una legge approvata in prima lettura. E non è poco».

    E in che modo contrasterà l`abusivismo edilizio e tutelerà la nostra agricoltura?

    «Viene introdotto un principio fondamentale come il divieto di consumo di suolo agricolo in presenza di alternative. Se si possono recuperare spazi già cementificati, non sarà consentito fare nuove costruzioni che sottraggano terreni».

    Cosa cambia per i Comuni e le imprese?

    «I comuni potranno gestire meglio il territorio e dovranno prima di tutto fare un censimento di tutti gli alloggi sfitti e degli spazi urbani da riutilizzare. È uno strumento fondamentale, perché serve proprio a stimolare un`edilizia di riuso che può generare nuova economia nei territori».

    Come verrà rafforzata la tutela del suolo agricolo?

    «Attraverso un decreto del Ministero delle politiche agricole, insieme ad Ambiente e Beni culturali, si fisserà la riduzione di consumo di suolo a livello nazionale. Allo stesso tempo si introdurrà il divieto di cambio di destinazione d`uso per 5 anni per i terreni che ricevono contributi europei della politica agricola. Dobbiamo lasciarli produttivi».

    L`Italia è un paese a rischio idrogeologico, in che modo verrà combattuta la cementificazione? Quali saranno gli strumenti?

    «Incentivando i comuni virtuosi. Chi rispetta di più il proprio territorio, chi interviene per recuperare le aree abbandonate e promuove l`attività agricola avrà una corsia preferenziale nei finanziamenti statali e regionali».

    L`attività agricola trarrà benefici anche dal riuso e dalla rigeneraziòne urbanistica esistente? Qualche esempio concreto.

    «Il riuso genera nuova economia. Dai Comuni un censimento su tutti gli alloggi e spazi sfitti»

    «Dobbiamo creare le condizioni per rapporti virtuosi tra spazi urbani e rurali per dare servizi migliori ai cittadini. Favoriamo la creazione di aree verdi, pedonalizzate e piste ciclabili oltre alla riqualificazione delle periferie. È una legge che può migliorare la vita quotidiana delle persone».

    Alla Camera il ddl è passato con 256 voti a favore. I Cinquestelle hanno votato contro e hanno esposto anche uno striscione. Un suo parere.

    «C`è chi è interessato solo a demolire e a opporre sempre un no senza mai cambiare le cose. Noi andiamo avanti a costruire, passo passo, il futuro del nostro Paese puntando a un modello di sviluppo sempre più sostenibile. Per questo ora è importante che la legge venga approvata definitivamente al più presto».

  • Patto di filiera per il latte

    (Intervista a firma di Maurizio Tropeano pubblicata su La Stampa l’8 maggio 2015)

    Il forum nazionale del Pd sull’agroalimentare serve al ministro Maurizio Martina anche per accelerare il percorso per arrivare «al più presto» ad un patto di filiera per il latte italiano. «Il ministero – spiega – è in campo da mesi per costruire una strategia unitaria dove produttori e trasformatori possano giocare insieme alcune innovazioni. I consumatori hanno le idee molto chiare: ad esempio, 9 su 10 chiedono di conoscere la provenienza della materia prima di latte e formaggi».

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  • Ttip: Italia non rinuncerà mai a sicurezza alimentare

    L’Italia non rinuncerà mai ai suoi standard di sicurezza alimentare per fare un accordo commerciale. Non potrà mai essere questo il terreno del confronto fra Europa e Stati Uniti.

    Continuiamo a pensare che un accordo commerciale possa essere un’opportunità per entrambi e certamente per le nostre produzioni agroalimentari oltreoceano.

    La bilancia commerciale agroalimentare oggi ci favorisce, esportiamo 19,3 miliardi mentre importiamo 13,4 miliardi. Ma è giusto essere chiari: proprio sui temi agricoli le posizioni tra Usa e Europa rimangono molto distanti e nessun compromesso potrà mai prendere in considerazione proposte al ribasso sulla sicurezza alimentare italiana ed europea.

     

  • La grande occasione di Expo: gli effetti economici sul nostro Paese

    Questa mattina alla Camera di Commercio di Milano siamo tornati a parlare di Expo all’incontro “Da Expo all’Italia: gli effetti economici sul Paese” insieme al Ministro Padoan, al Presidente Sangalli, al Sindaco Pisapia e al vicepresidente della Regione Sala.

    I numeri della ricerca realizzata da Sda Bocconi confermano l’importanza dell’Esposizione, che ha prodotto un gettito fiscale aggiuntivo stimato oggi in mezzo miliardo di euro, con un indotto complessivo dal 2012 al 2020 di 31,6 miliardi di euro per volume di affari generato, un valore aggiunto di 13,9 miliardi di euro e un impatto occupazionale di 242,4mila unità equivalenti annue.

    C’è anche un legame profondo tra il successo di Expo e quello dell’agroalimentare italiano che nel 2015 ha toccato la quota record di 36,8 miliardi di euro di export.

    Un risultato in linea con il nostro obiettivo di arrivare a 50 miliardi entro il 2020.

    Dopo Expo vogliamo raggiungere altri traguardi strategici per tutto il Paese, a partire da Human Technopole.

    A questo link alcuni dati presentati stamattina: http://bit.ly/1UBBwKW

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