• L’eredità dell’Expo

    (Articolo a firma di Maurizio Martina pubblicato su l’Unità il 30 aprile 2016)

    Quella di Expo è stata un`occasione « irripetibile per far conoscere al mondo le nostre produzioni alimentari di qualità». A parlare è il Sindaco di Niigata, città giapponese di quasi un milione di abitanti, intervenuto all`apertura del G7 agricolo ospitato dal paese nipponico. È passato un anno da quel primo maggio 2015 che ha dato avvio ai sei mesi di Expo e possiamo oggi tracciare un bilancio dei principali impegni presi e degli effetti generati dal grande evento che l`Italia ha ospitato coinvolgendo 140 paesi e più di 21 milioni di persone. La scommessa non era affatto scontata: oltre ai ritardi organizzativi accumulati negli anni passati, la sfida ha riguardato, prima di tutto, la natura stessa di Expo come appuntamento a cui restituire un significato nell`era digitale.

    Senza dubbio il tema Nutrire il pianeta, energie  per la vita ha aiutato molto a centrare l`obiettivo. Aver preparato, con la Carta di Milano e decine di iniziative, una piattaforma di confronto sulla questione alimentare globale, proprio nell`anno in cui le Nazioni Unite hanno definito l`agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e a poche settimane dal summit di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici, ha fatto di Expo una vera piazza di riferimento. Ancora oggi molti paesi lavorano sugli impegni della Carta e sul versante della cooperazione si sono intensificate molte partnership universitarie nelle reti di ricerca: occupazione penso ad esempio al lavoro che l`Università di Reggio Emilia e Modena sta facendo con il “Food Innovation Program”, alle nuove collaborazioni del Politecnico di Milano con gli atenei cinesi o all`esperienza di Laboratorio Expo che continua ad alimentare un circuito di 140 università e centri di ricerca.

    Non meno importanti sono i percorsi educativi inseriti nelle nostre scuole.
    Quanto ai benefici economici e produttivi già si evidenziano segnali tutt`altro che scontati. Innanzitutto  per Milano: dal boom turistico (in quattro anni presenze cresciute del 21%) a quello degli investimenti esteri, passando per il suo nuovo protagonismo sociale e culturale, la città oggi è un fiore all`occhiello. Rilevante è stata anche la ricaduta generale sul turismo che ha fatto registrare una crescita totale del 4,7%. Sono nate belle occasioni di investimento: si pensi al percorso della via Francigena promosso da Lazio, Umbria e Toscana o al progetto “Vento” per il cicloturismo` sul Po, solo per citare due esempi.  Expo ha generato lavoro e occupazione (uno studio della Bocconi fissa a quota 242mi1a le unità aggiuntive annue che si creeranno dal 2012 al 2020) ed è stata per migliaia di persone una palestra formativa e professionale unica, ma senza alcun dubbio Expo ci ha consentito di rafforzare molto anche la nostra diplomazia economica e sviluppare nuove relazioni commerciali usando il nostro saper fare agroalimentare. L`export di cibo italiano ha segnato la quota record di 36,8 miliardi di euro (nonostante il difficile blocco del mercato russo).

    La spinta di Expo, il metodo perseguito con il piano straordinario per il Made in Italy e alcuni percorsi originali avviati (come la sperimentazione legata all`Alta cucina italiana) hanno dato linfa ad una stagione di opportunità. Questa stagione ci ha dato modo anche di accelerare scelte legislative importanti. È stato così  per la prima legge a sostegno dell`agricoltura sociale e  per le innovative misure contro lo spreco alimentare e il consumo di suolo agricolo (ora in discussione).  Per le importantissime leggi sugli ecoreati e sulla cooperazione internazionale e per la stesura delle linee guida della riforma dei reati agro alimentari. È stato così anche per la più impegnativa operazione di riduzione dei tributi sull`agricoltura degli ultimi anni con l`eliminazione di Irap e IMU agricola. E al ritorno a un piano d`investimenti pubblici nella ricerca sostenibile sulle nostre colture e nelle tecnologie  per lo sviluppo dell`agricoltura di precisione. Dobbiamo lavorare ancora molto, ma la strada è tracciata e l`Esposizione universale ha contribuito davvero in modo unico ad aprire nuove piste d`impegno. Lo è certamente anche il lavoro che stiamo facendo per il futuro dell`area Expo. A partire dal progetto dello Human Tecnopole che ci consentirà di realizzare un investimento sulle Scienze per la vita, legando big data e genomica, nutrizione e salute in un’iniziativa unica nel suo genere. Noi abbiamo sempre immaginato l`esposizione come la metafora del cambiamento possibile per l`Italia. Oggi, un anno dopo, possiamo dire che l`impegno continua. Con la stessa passione e lo stesso entusiasmo vissuto da tantissimi italiani orgogliosi del loro Paese fra i padiglioni di Expo.

  • Lesbo e Lampedusa, capitali d’Europa

    “Dove vivi non deve determinare se vivi”. Mi tornano alla mente subito queste parole mentre riascolto le voci dei migranti a Lesbo ieri davanti a Papa Francesco.

    Sono parole e immagini forti che non possiamo derubricare, perché l’enormità di quello che sta accadendo da tempo ai confini dell’Europa tocca il cuore del nostro futuro.

    La nostra esistenza non può avere un valore maggiore solo perché siamo nati da questa parte del mondo. Le persone che premono alle nostre frontiere fuggono dalla guerra o dalla fame, chiedono una possibilità.

    La retorica della paura del migrante non è mai appartenuta per fortuna al nostro Paese. Né quando eravamo noi a cercare occasioni oltreoceano, né di fronte a tutti coloro che hanno conosciuto la carità cristiana e l’accoglienza italiana.

    Certo, anche a casa nostra c’è chi intende continuare pericolosamente a speculare sulle comprensibili preoccupazioni dei cittadini: guai se sottovalutassimo tutto questo.

    Io rimango convinto che l’anima di questo Paese, più di altri, abbia ancora la forza di saper distinguere e di saper riflettere sulla radicalità di questa sfida.

    Oggi non c’è politica e non c’è soprattutto la Sinistra senza risposte a Lesbo e Lampedusa. Senza cioè risolvere e superare i drammi che lì e altrove si consumano. Perché sono quelle, ora, le capitali di un nuovo impegno per scuotere le coscienze dal torpore.

    E per smuovere le tecnocrazie dai pesanti tatticismi che troppo spesso le bloccano.

    L’Italia ha messo in campo un pensiero che la rende unica per capacità e sensibilità e di questo dovremmo essere tutti orgogliosi.

    Le proposte avanzate a Bruxelles e agli altri Paesi in queste ore danno la misura del nostro scarto in avanti per gestire drammi umanitari senza precedenti.

    Sviluppare cooperazione finanziaria e operativa con i Paesi del Mediterraneo sarà essenziale come prendere impegni precisi per il controllo delle frontiere, la riduzione dei flussi, la cooperazione in materia di rimpatri e riammissioni, il rafforzamento del contrasto al traffico di esseri umani.

    A tutto ciò andranno aggiunte subito innovative fonti di finanziamento per organizzare i piani d’azione straordinari e per il supporto costante nella gestione nei Paesi partner, a partire dal verificare accuratamente in loco la situazione di rifugiati e migranti economici.

    Allo stesso modo, per noi continua ad essere una responsabilità irrinunciabile affermare in Europa in modo inequivocabile il principio “un euro in sicurezza, un euro in cultura” perché solo così si coglie un aspetto essenziale della questione: altro che costruire inutili muri come sta accadendo in questi giorni al Brennero. Cultura e sicurezza vanno davvero di pari passo oggi più che mai: la prima sorregge la seconda.

    Cura delle periferie, nuova socialità contro il disagio, conoscenza multiculturale e interreligiosa, rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri, si tengono soprattutto nelle nostre città.

    Certo, nessuno può bastare a se stesso di fronte ai cambiamenti epocali che abbiamo di fronte. Solo una vera “unione” europea può cambiare il corso delle cose, oltre i tatticismi elettorali e i rigurgiti nazionali. E solo una reazione larga e partecipata della società, prima ancora che dei governi, potrà produrre il cambiamento necessario.

    Perché l’anima europea deve tornare a battere, prima che nei palazzi delle istituzioni, nel cuore e nella testa di tutti noi cittadini. Cosa siamo disposti a fare? Quale contributo consapevole vogliamo dare?

    Molti di noi hanno vissuto nei primi anni duemila le grandi mobilitazioni per la pace contro le guerre in Iraq o in Afghanistan.

    Mi domando spesso perché ora, di fronte ai muri che si erigono o ai drammi del Mediterraneo che si consumano, non ci sia almeno una analoga reazione.

    Dovremmo davvero tornare a esporre le bandiere della pace ai nostri balconi sapendo, però, che oggi non possiamo certo limitarci a questo.

    Oggi il tema ci riguarda ancora più da vicino e ci impone un’assunzione di responsabilità superiore.

    Perché Lesbo, Lampedusa e il Brennero sono casa nostra.

  • La promozione non sarà più dispersa in mille rivoli

    (Intervista a firma di Giorgio Dell’Orefice pubblicata su Il Sole 24 Ore il 14 aprile 2016)

    New economy e investimenti old style. Vendite internazionali on line e realizzazione di nuovi vigneti rappresentano l’inedito binomio destinato a segnare il futuro del vino italiano. Ne è convinto il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, reduce dalla 50esima edizione del Vinitaly di Verona.

    «Siamo molto soddisfatti – dice il ministro Martina-. Vinitaly ha confermato che il vino italiano è forte e vuole crescere ancora. Incontrando i produttori si sente fiducia, voglia di investire e innovare. Le presenze del presidente Mattarella e del premier Renzi hanno ribadito la centralità di Vinitaly come piattaforma strategica e il lavoro che abbiamo fatto come ministero penso sia stato apprezzato davvero da tutti».

    World Wine Web è stato lo slogan delle iniziative del ministero centrate sulla presenza del vino on line, come è andata?

    La risposta delle aziende è stata fortissima. Tutti i workshop che abbiamo organizzato sono andati esauriti. É stato un momento operativo e di formazione con i più importanti soggetti della rete. Da Facebook a Google, da Twitter ad Amazon e eBay. Vogliamo aiutare il nostro vino a essere sempre più presente, anche sul web.

    E poi c’è stato il dibattito tra il premier Renzi e il fondatore di Alibaba, Jack Ma.

    Siamo felici che Ma abbia accettato il nostro invito e il suo intervento ci ha detto molto del potenziale del Made in Italy nella sfida digitale. Ha detto inoltre che vuole essere il nostro primo ambasciatore e noi lo prendiamo sul serio. Nel giorno che Alibaba dedicherà al vino, il 9/9 (il numero nove in cinese significa vino ndr), l’Italia sarà protagonista. Vogliamo abbinare alla tutela dei nostri prodotti contro i falsi, anche un lavoro di promozione sul mercato online della Cina.

    Il premier Renzi ha parlato della necessità di centralizzare le iniziative promozionali. Si profila una soluzione sull’intricato rapporto Stato-Regioni?

    La promozione è fondamentale e va fatta in modo coordinato e senza disperdere le risorse in mille rivoli. Serve un salto di qualità rispetto al passato.

    Dal tavolo coni ministri agricoli dei principali paesi viticoli Ue cosa è emerso?

    All’incontro era rappresentato l’80% della produzione europea. Si è discusso di riforma della Ocm, di vera semplificazione, del nuovo regime delle autorizzazioni. Tutte scelte che saranno l’architrave per garantire la competitività e la crescita del vino europeo.

    Si è discusso delle iniziative Ue che rischiano di cancellare importanti specificità del vino italiano dalla liberalizzazione dei nomi in etichetta alla cancellazione dei benefici doganali peri piccoli produttori?

    Siamo contrari a passi indietro sul fronte della qualità. Quindi i nomi dei vitigni italiani non si toccano. Sulla semplificazione siamo più che disponibili, ma non deve nascondere trappole. Soprattutto i piccoli produttori vanno tutelati dal carico burocratico eccessivo.

    Il boom di richieste di nuove autorizzazioni per l’impianto dei vigneti, con domande 10 volte superiori alle disponibilità, è un segnale positivo?

    È un segnale di fiducia e di voglia di investire. Siamo davanti a un nuovo sistema che va messo alla prova. Ne abbiamo discusso anche al forum ieri. Dobbiamo studiare meccanismi flessibili guardando sempre all’equilibrio tra domanda e offerta.

    Nei giorni scorsi c’è stato un primo stop al meccanismo dei “semafori” sulle etichette alimentari. È un passo avanti nella battaglia dell’Italia per un’etichetta più trasparente?

    Il no al sistema “Traffic lights” è un successo diplomatico dell’Italia. Siamo sempre stati contrari a un’etichetta che dia informazioni approssimative ai consumatori. Basti pensare che mentre penalizza i nostri grandi prodotti Dop, dà il disco verde a bibite gassate con dolcificante. Ora andiamo avanti con determinazione sull’origine. Serve la legge europea, la Commissione deve battere un colpo. Lo chiedono tutti i cittadini e non solo italiani. Informarli è un dovere.

  • Martina: «Primi per quantità! Ora diventiamolo per valore»

    (Intervista a firma di Pier Bergonzi pubblicata su La Gazzetta dello Sport del 9 aprile 2016)

    Il ministro dell’Agricoltura lancia il Vinitaly che si apre domani a Verona all’insegna del WWW, World Wine Web: «La sfida digitale è una necessità»

    Oggi il preludio con «Opera Wine», da domani e fino a mercoledì Verona sarà la capitale mondiale del vino. Oltre al Presidente Mattarella e al Premier Renzi sono attesi 150 winelovers e operatori di tutto il mondo. Come ne uscirà il Made in Italy del vino?

    Ne parliamo con Maurizio Martina, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. «Il Made in Italy ne uscirà certamente rafforzato – dice Martina -. Lo dimostrano i 50 anni di storia di Vinitaly che è sempre più un punto di riferimento».

    Il vino è sempre locomotiva del nostro settore agroalimentare?

    «Parlano i numeri: il sistema vitivinicolo italiano vale oltre 14 miliardi di euro e l`export 2015 ha toccato la cifra record dei 5,4 miliardi. Siamo il primo Paese produttore al mondo per quantità, dobbiamo diventarlo ancheper valore. C’è tanta strada da fare, ma è una partita che vogliamo vincere insieme ai produttori».

    Quale eredità di Expo al Vinitaly?

    «Troviamo un vino più consapevole della sua forza. Expo è stata un’occasione importante anche per questo settore. Più di 2 milioni dipersone sono rimaste affascinate dal Padiglione del Vino a Milano e gli effetti sull`export si sono visti. Dobbiamo capitalizzare e crescere nei mercati esteri, guardando anche all’Oriente».

    A che punto siamo con il «testo unico» per la semplificazione?

    «Finalmente è pronto e mi auguro che entro aprile sia approvato alla Camera. Dopo decenni in cui si sono alternati annunci e promesse, è stato fatto un lavoro serio e concreto, sintetizzando in 89 articoli tutte le leggi sul vino. Razionalizzando e semplificando la vita alle imprese. Sarà uno strumento importante per togliere un altro freno allo sviluppo del settore».

    Qual è la sfida del WWW, WorldWine-Web presentato a Verona?

    «È la sfida digitale. Sarà sempre più importante nei prossimi anni il peso del commercio elettronico e la capacità di gestire la comunicazione su mezzi senza confini come i Social media. Per questo abbiamo organizzato allo stand del Ministero a Vinitaly 10 workshop con i più importanti player mondiali della Rete. Da Facebook a Twitter, da Google ad Amazon e eBay, arriveranno esperti pronti a confrontarsi con le imprese vitivinicole. Ci sarà anche Jack Ma, il fondatore di Alibaba, che lunedì si confronterà con il Premier Renzi, a conferma dell’importanza di questo Vinitaly».

    Esportiamo vino per oltre 5 miliardi dì euro, ma siamo sempre all’inseguimento della Francia. Perché?

    «Sono partiti prima di noi alla conquista dei mercati e hanno fatto maggiormente squadra. Hanno saputo raccontare l’esperienza del loro vino. Noi possiamo fare anche meglio: negli ultimi 10 anni il distacco sí è dimezzato. E ora vogliamo accelerare, come è successo nell`ultimo anno con il Piano del Governo a sostegno del Made in Italy nel mondo».

    La partita di un grande vino si vince in vigna o in cantina?

    «Per fare goal, agronomo ed enologo devono giocare insieme. In questo i professionisti italiani sono campioni del mondo. Lo testimonia il successo e la qualità dei nostri vini».

    Il «suo» vino del cuore?

    «Il mio cuore ha solo il colore neroazzurro dell’Atalanta».

    C`è una Regione o un produttore da indicare ad esempio?

    «Scelgo la Sicilia, che in questi anni ha saputo fare un salto di qualità eccellente dal punto di vista produttivo. Più in generale trent`anni fa dopo lo scandalo del metanolo il vino sembrava morto. Oggi raccontiamo una storia di successo e il merito va alle aziende che hanno contribuito concretamente a questo Rinascimento».

    Noi di Gazza Golosa abbiamo lanciato il contest #PopWine (i migliori 50 vini italiani sotto i 15 euro). Anche lei ritiene che si possa bere bene senza spendere molto?

    «È possibile, soprattutto in Italia. Molto più di altri Paesi abbiamo la capacità di coniugare qualità e quantità, insieme a prezzi competitivi. In questa fase di mercato, poi, l’attenzione al consumatore è cruciale e per questo sono importanti iniziative come la vostra».

  • Siamo al fianco degli allevatori. Ogni giorno

    Siamo al fianco dei nostri allevatori per superare questa fase molto complicata. L’equa remunerazione dei loro sforzi è una nostra priorità fin dall’inizio del mandato. Dall’Europa ci aspettiamo risposte molto più concrete e intanto portiamo avanti il piano nazionale per il settore.

    In queste ore Agea sta pagando 21 milioni di euro di aiuti straordinari per 25 mila allevatori, abbiamo tagliato le tasse del 25%, aumentato la compensazione Iva al 10% e siamo riusciti a chiudere l’accordo con l’Abi per la moratoria di 30 mesi dei mutui delle aziende lattiere.

    Oggi, in attuazione del nostro accordo di filiera, anche la grande distribuzione interviene. L’iniziativa straordinaria di promozione del latte per i mesi di aprile e maggio con il mondo della Gdo, infatti, è un ulteriore tassello di questo lavoro che stiamo conducendo ogni giorno a sostegno dei nostri allevatori e dei prodotti lattiero caseari di qualità del nostro paese.

    Saranno due mesi importanti per informare bene i cittadini delle qualità anche nutrizionali del latte e per spingere una ripresa dei consumi di una delle nostre eccellenze agroalimentari. Il nostro impegno va avanti anche a sostegno di iniziative concrete come quelle che si stanno attuando in queste giornate.

    Sono molto positivi gli impegni di alcuni operatori, in particolare della cooperazione, del settore lattiero caseario che stanno aumentando le quantità di acquisti di latte italiano. Bene realtà come Granarolo, con cui stiamo collaborando proficuamente, che ha deciso di aumentare di 6 milioni di quintali il suo approvvigionamento di latte italiano. Bene anche interventi come quelli di realtà come Virgilio a Mantova e Plac a Cremona. È necessario tuttavia che questi sforzi non rimangano casi isolati ma si allarghino nelle prossime ore ad altre realtà. Penso in particolare all’industria italiana che può fare decisamente molto.