• Spinta all’estero per le nostre Dop

    (Intervista al Ministro Maurizio Martina a firma di Nicola Artoni pubblicata su La Gazzetta di Mantova del 29 marzo 2016)

    L’agricoltura continua a vivere grandi difficoltà, che attanagliano in particolare il settore lattiero caseario. In questa intervista rilasciata alla Gazzetta, il ministro Maurizio Martina ripercorre gli ultimi provvedimenti presi dal governo e indica lungo quali direttrici pensa di muoversi per dare ossigeno al comparto.

    La moratoria sui debiti bancari degli allevatori approvata di recente, assieme alla cancellazione di Imu e Irap sui terreni contenuta nella legge di Stabilità, è una bella boccata di ossigeno per il comparto. Quali potranno essere le prossime misure per venire in aiuto al settore?

    «Siamo davanti a una crisi strutturale che richiede interventi straordinari. Il governo ha fatto scelte concrete per tutelare il reddito degli allevatori, con le misure ricordate a cui si aggiungono l’aumento della compensazione Iva sul latte e gli aiuti accoppiati europei destinati alla zootecnia. La moratoria aggiunge un altro pezzo a questo lavoro, fermando per trenta mesi i pagamenti delle rate dei mutui e potenziando così gli effetti del nostro fondo latte da oltre cinquanta milioni. Non basta. Servono anche risposte europee. Ci stiamo battendo per evidenziare l’origine del latte anche nei prodotti trasformati e per costruire una Ocm latte europea, guardando al modello che ha funzionato nel vino».

    L’uscita dal regime delle quote latte ha provocato grande confusione nel comparto e, ad oggi, non c’è ancora un prezzo unitario di riferimento. Anche il tavolo nazionale non ha prodotto i risultati sperati. Quali sono i prossimi passi?

    «Paghiamo oggi scelte non fatte negli anni scorsi, senza una strategia chiara di gestione dell’uscita dal regime trentennale delle quote. Purtroppo il prezzo non dipende dalle scelte di un ministro o di un governo, ma dal libero mercato. Ma serve più equilibrio, i produttori devono veder remunerati i loro sforzi. Per questo abbiamo messo in legge l’obbligo dei contratti scritti e della durata di dodici mesi, per aiutare gli allevatori contro pratiche sleali».

    I produttori locali mantovani garantiscono un’alta qualità del prodotto, non accompagnata però da un giusto prezzo. Quali sono le strategie per far si che le nostre Dop, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, vengano valorizzate al massimo?

    «Serve più export e un rilancio dei consumi sul fronte nazionale. Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono stati protagonisti del nostro piano per l’internazionalizzazione e stiamo spingendo come mai prima con la grande distribuzione organizzata perché valorizzi i prodotti Dop e Igp. Abbiamo anche aumentato il contrasto alle frodi internazionali e in particolare sulla rete dove il falso parmesan ci toglie opportunità e posti di lavoro. Con le operazioni fatte dal nostro Ispettorato abbiamo bloccato in un mese oltre novantamila tonnellate di Parmigiano Reggiano finto, parliamo di quasi l`intera produzione di quello autentico».

    Il biologico sta avendo una decisa impennata: può essere questa la strada giusta per ridare slancio al comparto, quanto meno diversificando parte della produzione?

    «È un comparto in crescita e il marchio bio è riconosciuto dai consumatori. Nel 2015 abbiamo visto i consumi nazionali crescere del 20%, quindi è sicuramente una strada da percorrere. Rientra perfettamente nella strategia complessiva di sostenibilità del modello agricolo. Deve diventare un fattore di competitività e di remunerazione sul mercato».

    Dibattiti e discussioni, anche piuttosto accesi, tra Lei e l’assessore regionale lombardo all’agricoltura Gianni Fava non sono mancati negli ultimi tempi. Lasciando il sospetto che dietro ci sia molta politica, al di là delle tematiche che interessano il mondo agricolo.

    «Quello che è certo è che le polemiche non aiutano gli allevatori. Noi andiamo avanti con un lavoro operativo per avere sempre più strumenti che diano una mano a uscire da una fase complicata. Chi può aggiungere altri interventi lo faccia concretamente. Ciascuno faccia la sua parte con spirito costruttivo e basta».

  • Polo della Ricerca per il nostro Paese

    (Articolo di Maurizio Martina pubblicato su il Corriere della Sera del 29 marzo 2016)

    Caro direttore, l’iniziativa che il governo ha assunto con il progetto Human Technopole nelle aree di Expo a Milano può segnare un punto di svolta di grande rilevanza per il Paese ed è giusto per questo discuterne e confrontarsi per capirne la portata e l’ambizione.

    Nel solco dei grandi temi affrontati con successo grazie all’Esposizione universale 2015 «Nutrire il pianeta, energia per la vita», abbiamo ritenuto doveroso impostare un progetto pluriennale per collocarci fra le realtà più avanzate nella ricerca applicata alle scienze per la vita. Ci siamo ispirati al lavoro proposto nei mesi espositivi con la Carta di Milano nel quadro dei nuovi obiettivi del Millennio definiti dalle Nazioni Unite nel settembre scorso. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che l’Italia ha talenti ed esperienze straordinarie nel campo della ricerca e un patrimonio di sensibilità uniche da sviluppare lungo l’asse delle produzioni agricole sostenibili, delle tecnologie alimentari avanzate, della nutrizione e degli stili di vita, della ricerca, della salute e della medicina.

    Per questo Human Technopole sarà un incubatore di laboratori nei settori della genomica, della nutrizione, del cibo e dell’analisi delle grandi masse di dati per lo sviluppo di una strategia di medicina di precisione al servizio dei cittadini. Questo progetto, accanto all’insediamento della nuova cittadella universitaria della Statale di Milano, sarà l’anima dell’intera area Expo riorganizzata, che dovrà vedere protagonisti operatori pubblici e privati grazie all’unità d’intenti consolidata tra governo, Regione e Comune. Un ecosistema capace di attrarre investimenti in genetica, alimentazione e big data che già oggi ha mosso grande interesse tra aziende e realtà internazionali pronte a collaborare operativamente, facendo così dell’area il grande hub italiano della ricerca riconoscibile in tutto il mondo. Come è noto la redazione del progetto è stata affidata alla regia scientifica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, ente pubblico di diritto privato.

    L’elaborazione della proposta è avvenuta nel corso di quattro mesi di intenso lavoro, coinvolgendo gli scienziati di Iit,
    quelli di diverse istituzioni, fra cui i delegati delle università milanesi, le principali realtà cliniche della zona (Ircss) e diversi soggetti nazionali di massima rilevanza scientifica. La proposta, consegnata nel febbraio scorso, rappresenta un piano di lungo termine che prevede la realizzazione di una infrastruttura (large scare facility) recuperando edifici esistenti in cui potranno operare circa 1.500 ricercatori e tecnici, tra cui un centinaio di Principal investigator.

    Vogliamo misurarci con i migliori standard internazionali di riferimento e proprio per questo tutti, dal direttore scientifico ai responsabili dei diversi centri dello Human Technopole, verranno reclutati esclusivamente mediante bandi internazionali. Sempre per questa ragione da qualche settimana il ministero dell’Università e della Ricerca, nel suo ruolo di coordinatore degli attori coinvolti, ha inviato la proposta progettuale a un panel di valutatoci internazionali indipendenti che daranno un giudizio sul piano di lavoro, comprensivo di tutte le prescrizioni utili per la finalizzazione del programma. La valutazione si concluderà entro la seconda metà di aprile e solo al termine di questa fase il governo definirà il livello d’investimento pluriennale da garantire e le modalità operative della gestione del progetto esecutivo, attraverso provvedimenti che saranno naturalmente vagliati dal Parlamento. In più, seguendo una delle buone pratiche più importanti sperimentate proprio grazie all’Esposizione Universale (OpenExpo), daremo vita alla piattaforma digitale «OpenTechnopole» per consentire a tutti di seguire, in totale trasparenza e in tempo reale, lo stato di avanzamento del progetto, gli impegni finanziari assunti e le collaborazioni attivate. Caro direttore, lavoriamo a un progetto all’altezza del tempo che abbiamo davanti a noi, con la consapevolezza che proprio su questi temi si misurerà sempre di più la competizione globale fra Paesi e poli di ricerca.

    Con Human Technopole punteremo anche a far tornare ricercatori italiani oggi all’estero e ad attrarre professionalità e competenze di ogni nazionalità. Si tratta di un lavoro appassionante, ambizioso e possibile per l’Italia. Nel solco di quanto abbiamo imparato grazie all’esperienza straordinaria dell’Esposizione Universale di Milano.

  • «Il nostro avversario è la destra. Basta liti»

    Intervista a firma di Maria Zegarelli pubblicata su L’Unità del 14 marzo 2016

     

    Ministro Maurizio Martina, non è nella maggioranza renziana ma neanche nella minoranza di Perugia. Dove si colloca nella complicata geografia del Pd?

    «Con diverse altre persone abbiamo dato vita a “Sinistra e cambiamento”, un`area che prova a contribuire con idee e progetti alla sfida nostra di governo. Siamo usciti dalla logica renziani- antirenziani, convinti che pluralità e unità debbano convivere. Dunque, siamo minoranza ma con le nostre sensibilità, con toni diversi da quelli che in queste settimane, e in questi giorni in particolare, si stanno facendo piuttosto aspri».

    Più che toni aspri, sembra che stiano volando stracci. Crede possibile, in queste condizioni, una tregua almeno in vista delle amministrative?

    «Credo sia necessario abbassare questi toni, da parte di tutti, e che si faccia insieme un passo avanti unitario. Rischiamo di allontanare la nostra gente che ci vede chiusi in un dibattito lontano dalla realtà».

    Ministro, lei dice di fare un passo unitario. Da Perugia sostengono che sia necessario rivedere il doppio ruolo premier-segretario perché il partito si sta sfilacciando. Le chiedo: è un tema su cui vale la pena discutere?

    «Per me adesso prima del congresso, perché di questo stiamo parlando, viene l`Italia e un`analisi precisa del tempo che viviamo, della nostra capacità di corrispondere prima di tutto ai bisogni del Paese. Non capirei una discussione congressuale aperta in questo momento sulla testa degli italiani quando stiamo vivendo anche un passaggio delicato in Europa e nel Mediterraneo, sia sul versante economico, sia su quello della politica estera. Il congresso è previsto nel 2017. Intendiamoci, è giusto fare una discussione su come rafforzare il partito sul territorio ma guardando alle amministrative e ripartendo da lì con una consapevolezza: senza unità del Pd non c`è una prospettiva di centrosinistra».

    La minoranza ha accusato Renzi di aver tradito l`Ulivo, il segretario ha risposto che l`Ulivo lo haucciso chi, quando eraalgoverno,litigava. Se l`Ulivo è morto, chi è l`assassino?

    «Non sono interessato a scendere in queste polemiche. Laradi-ce storicadel Pd è nell`Ulivo e laprospettiva che abbiamo davanti è quella di un partito democratico che, ripartendo daiterritori, organizzi il centrosinistra. Penso a Milano e alle primarie, al contributo fondamentale che ha dato Giuliano Pisapia. Proviamo a concentrarci su un dibattito che punti a costruire, non a suonarsele di santa ragione».

    Da Perugia l`accusa è che il Pd sia di fatto il Partito della nazione che guarda a Verdini e non a sinistra.

    «Troppo spesso questa polemica viene usata per fare campagna congressuale ma tradisce la realtà. Vorrei segnalare a chi fa polemica, che a Milano, ad esempio, Ncd ha fatto un accordo elettorale con il centrodestra e la Lega mentre il Pdstacon il centrosinistra. Questa legislatura in Parlamento è nata senza una maggioranza chiara e gli equilibri che si sona creati sono riferibili a questa situazione».

    Ma sono proprio queste elezioni amministrative a segnare un solco profondo traPd e Si. Crede sia possibile ricreare quel perimetro?

    «Bisogna ricostruire unità. Il Pd non mi pare si sia mai sottratto. Alle altre forze politiche chiedo quale alternativa vogliono costruire per non farvincere la destra. Stiano attente perché certe scelte rischiano di favorire Berlusconi e Salvini. Il nostro obiettivo deve essere quello dibattere le destre nelle città e non consentire loro di tornare agovernare in territori cruciali. Più che pensare,di avere il nemico accanto sarebbe meglio chiarire chi è il nostro avversario. Per me è la destra e va battuta».

    Il vero banco di prova di tenuta del Pd e del governo stesso sarà il referendum sulle riforme costituzionali. Anche su questo una parte del suo partito ha forti perplessità.

    «Sono un sostenitore convinto del “sì” al referendum non per Renzi ma per l`Italia. Si tratta di un passaggio fondamentale per modernizzare il Paese e le sue istituzioni e non vorrei che fosse strattonato per logiche interne al Pd».

    Il sospetto di molti è proprio questo: indebolire il Pd alle amministrative e poi affossare il referendum per colpire Renzi. Solo fantapolitica?

    «Non voglio credere che qualcuno voglia giocare lo sgambetto alle elezioni amministrative o al referendum per mettere in discussione una
    leadership. Una leadership si mette in discussione, con una proposta alternativa, con il congresso e il nostro non è ancora in agenda in questo momento. Il referendum può essere un`occasione straordinariaper i cittadini pere valutare il via libera definitivo a una riforma che si  propone di modernizzare un sistema rimasto bloccato per anni e anni senza che nulla cambiasse mai. Se posso permettermi di dare un consiglio, suggerirei di fare un passo avanti unitario. Vogliamo discutere del partito? Bene, facciamolo seriamente con una conferenza nazionale di organizzazione e confrontiamoci su come costruire un vero partito-comunità. Trovo molto pericoloso giocare con ambizioni congressuali con l`agenda che abbiamo davanti nel Paese reale».

  • Più Libia ed Europa meno discorsi interni

    (Intervista pubblicata su La Repubblica del 13 marzo 2016)

    Ministro Maurizio Martina, il Pd sta perdendo la sua sinistra?

    «Serve un passo avanti unitario da parte di tutti. Non ho condiviso il ragionamento fatto da Massimo D’Alema. Questi toni non colmano un vuoto, rischiano invece di aprire un solco con i nostri elettori».

    La minoranza pdl identifica gli stessi problemi.

    «È un bene che si sia chiarito che una scissione sarebbe una follia. Se guardo alle cose fatte riconosco tante scelte di equità e di giustizia. Poi sono il primo a chiedermi come fare meglio. Cuperlo fa un ragionamento utile sulla forma partito, sui valori di riferimento del Pd e sul suo orizzonte. Parliamone senza chiuderci in dibattiti autoreferenziali».

    Di cosa dovrebbe parlare il Pd?

    «Del suo rapporto con i cittadini e col Paese reale. Serve una discussione alta su Libia, destino europeo, questione mediterranea. Occorre rifondere i socialisti e i democratici europei».

    Alle comunali non correrà un partito troppo di centro?

    «No, ma lavoro tutti i giorni perché ci sia più sinistra nel Pd. Le elezioni amministrative si giocano sulla nostra capacità di costruire proposte di centrosinistra aperte al civismo. Bisogna avere chiare le ragioni che ci uniscono».

    E Verdini?

    «Non c’entra niente. Non rinuncerei mai all’unità del centrosinistra per un’opzione che si rivolga a lui, ma ricordo che ha già sostenuto i governi Monti e Letta. Il dibattito sul partito della Nazione è troppo spesso utilizzato al nostro interno solo per polemizzare ».

     

  • Vogliamo un’agricoltura più competitiva e sostenibile

    (Intervista a firma di Alessia Gallione pubblicata su Repubblica del 9 marzo 2016)

    Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, come legge il rinvio della decisione della Commissione Ue sul glifosato? Come andrà a finire?

    «Su temi così delicati è giusto che ci sia il massimo approfondimento a livello europeo. Siamo stati protagonisti con altri Paesi come la Francia, l`Olanda e la Germania nel non dare per scontata una decisione che sembrava già presa. Ora vedremo come Bruxelles intenderà portare avanti il percorso».

    La comunità scientifica è divisa: perché avete dato parere negativo? È solo una posizione “ideologica” o ci sono pericoli?

    «Nessuna posizione ideologica. Lavoriamo su un asse: più sostenibili, più competitivi. Il modello agricolo italiano deve diventare sempre di più il leader mondiale sul fronte della sostenibilità. Le nostre scelte sono coerenti con l`obiettivo».

    Questo pesticida quanto è usato in Italia?

    «È un prodotto utilizzato in tutta Europa e per questo serve una decisione comune che non penalizzi nessun singolo Paese. Noi lavoriamo per un suo superamento. In generale, negli ultimi 10 anni l`uso di pesticidi in Italia si è ridotto del 45 per cento. È il segno che i nostri agricoltori hanno già
    iniziato a fare scelte precise».

    Adesso come andrete avanti?

    «Ancora prima della discussione europea sul glifosato abbiamo iniziato un lavoro coordinato con le Regioni per incentivare pratiche agronomiche più sostenibili. Nella scelta degli obiettivi prioritari di spesa dei fondi europei, infatti, abbiamo destinato oltre 2 miliardi alla produzione integrata che ci consentirà anche di percorrere la strada dell` azzeramento dell`uso del glifosato entro il 2020».

    In che cosa consiste questo piano?

    «Proporremo tre azioni principali: un potenziamento della rete di monitoraggio dei residui di glifosato su tutto il territorio nazionale, limitazioni al suo impiego nei disciplinari che permettono l`adesione volontaria al sistema di qualità nazionale di produzione integrata e la definitiva eliminazione del prodotto entro il 2020, appunto».

    Ma quanto sono elevati i controlli sui prodotti che mangiamo?

    «Siamo il Paese europeo che fa più controlli e la stessa Ue ne riconosce l`alto livello. I nostri prodotti sono controllati e sicuri e quando ci sono problemi emergono proprio perché facciamo con costanza le verifiche. Un solo esempio: il Ministero della Salute ha certificato che il 99,5% dei prodotti italiani non ha alcun residuo di pesticidi».