• «A Milano programma e coalizione saranno coerenti con le primarie»

    (Intervista a firma di Adriana Comaschi pubblicata su L’Unità del 10 febbraio 2016)

     

    Ministro, lei è stato uno dei grandi sostenitori di Sala e ne ha seguito la campagna. L`ormai ex commissario di Expo ha vinto, ma i
    fan della giunta arancione guardano soprattutto al risultato complessivo dei suoi sfidanti, che insieme toccano quota 58%. C`è  una forte richiesta di politiche a sinistra?

    «Come prima cosa riconosciamo che oltre 60mila votanti alle primarie di Milano sono un risultato importantissimo. Beppe Sala ha vinto bene e i suoi sfidanti hanno contributo a rendere la competizione autentica. Da Milano arriva una forte spinta perché il centrosinistra resti unito e si rinnovi. Ora bisogna continuerà a rimanere all`altezza di questa sfida».

    Come fare per assicurare che questi elettori a giugno scelgano Sala? La carta dei valori sottoscritta potrebbe non bastare per chi deluso dalla sconfitta del proprio candidato medita di rimanere a casa?

    «Cinque anni fa, all`indomani delle primarie vinte da Pisapia, alcuni si facevano la stessa domanda. Poi abbiamo dimostrato tutti, nei fatti, che unità e pluralità possono convivere. Io credo nella forza del centrosinistra milanese. Ci sono tutte le condizioni perché si faccia un bel lavoro di squadra».

    Capitolo Sel: per una parte almeno dei vendoliani la stagione arancione è finita, servono assicurazioni per tenere salda la coalizione. In sostanza, dalla caccia al voto moderato Sala dovrà passare a quella del voto a sinistra?

    «Sala ha detto subito cose giuste e importanti. La Carta dei Valori sottoscritta impegna tutti. Programma e coalizione saranno coerenti con le primarie. Si lavora per un centrosinistra ancora una volta aperto ai movimenti civici ambrosiani e alle nuove energie della città».

    In molti chiedono di affidare a Balzani, seconda con il 34%, magari la guida di una lista a sostegno del candidato sindaco, come Pisapia fece con Boeri dopo le precedenti primarie: posto che  deciderà il candidato, a suo giudizio può essere questa la strada giusta?

    «Nel 2011 Boeri diventa capolista per scelta sua e del PD, proprio perché noi, allora sconfitti alle primarie, volevamo dare un forte segnale di unità e pieno coinvolgimento. Ci possono essere diversi modi per raggiungere lo stesso risultato e credo che ci siano tutte le condizioni oggi per sviluppare idee utili per questo obiettivo».

    La necessità di un rafforzamento a sinistra si pone anche perché gli avversari sembrano ormai decisi a schierare il manager Stefano
    Parisi, che potrebbe attirare l`elettorato moderato. Un rischio  per Sala?

    «Penso “che Beppe Sala già oggi parli a tutta la città in modo forte. Lo potrà, fare ancora di più con la forza del suo programma, con le persone che con lui saranno candidate,
    con la capacità di esprimere sempre meglio una visione in grado di investire su innovazione e coesione».

    Tornando al centrosinistra, da subito queste primarie hanno chiamato in gioco la sua identità oggi in Italia: da questo punto di vista, in definitiva che messaggio arriva dal voto milanese? I timori di un rafforzamento dell`ipotesi di partito della nazione ne escono ridimensionati?

    «Ha sbagliato chi ha voluto far calare su Milano il dibattito politicista sul partito della nazione. Niente di tutto ciò accade sotto la Madonnina. Al contrario, proprio le primarie, pongono a tutto il centrosinistra un`altra sfida: quella dell`unità e del rinnovamento. Questo è il segnale nazionale che parte da Milano».

    Sala ha prevalso un po` in tutti i seggi ma quelli dove ha staccato di molto Balzani sono dentro la cerchia dei Bastioni, in centro in sostanza: c`è da lavorare sui consensi nelle periferie?

    «C`è da lavorare in ogni direzione e guai a noi se pensiamo che la destra a Milano sia in disarmo. Salvini e soci non sono ancora sconfitti».

    Sala ha già detto che coinvolgerà Balzani e Majorino nella stesura del programma. Da milanese, lei su quali temi suggerirebbe di puntare da qui alle amministrative?

    «Lavoro e casa. Nuovi servizi alla persona e strumenti di contrasto alle povertà. Poi qualità della vita e ambiente. Tutti temi che Sala ha messo al centro della sua iniziativa di questi mesi. Ora però comincia la sfida decisiva».

  • «Beppe, capacità e visione del futuro della città. Ma chiunque vinca dovrà fare squadra»

    (Intervista a firma di Stefania Consenti pubblica su Il Giorno – edizione Milano del 6 febbraio 2016)

    «Davvero penso che queste primarie possano essere l`occasione per tanti milanesi di dare un contributo al cambiamento in un percorso che ci porterà al voto di giugno, a scegliere il prossimo sindaco di Milano». Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, lancia un invito a non disertare le urne e si schiera con il manager Giuseppe Sala, «che ho potuto conoscere bene durante Expo».

    È l`uomo giusto per Milano?

    «Si. Penso che Sala abbia interpretato al meglio la responsabilità di un candidato, non sí è mai sottratto al confronto durante queste primarie che pure sono state dure e ha mostrato di avere una precisa visione del futuro della città. D`altronde negli anni di lavoro per Expo, in cui ho lavorato fianco a fianco, ho riconosciuto i suoi molti punti di forza».

    A Sala viene richiesta maggiore trasparanza nei conti Expo…

    «Trovo che alcune polemiche siano state davvero eccessive. Comunque su questo tema non ci sono ambiguità da parte sua, ha fatto tutto quello che doveva fare. La sua forza è stata anche quella di andare avanti nel racconto della città
    che vuole costruire insieme a tanti che hanno voglia dì lavorare con lui». Pisapia si è espresso a favore della sua vicesindaca, Francesca Balzani, che ne pensa?

    «Una scelta legittima e da rispettare».

    Nel caso dovesse vincere Sala sarò possibile tenere la sinistra unita?

    «Certo che sì. Mi aspetto da tutti i candidati del centrosinistra un atteggiamento di grande responsabilità perché sono persone serie. Dal giorno dopo, chiunque vinca, spero che ci si metta a lavorare per vincere le elezioni amministrative. Sarebbe un errore sottovalutare il centrodestra. Noi abbiamo già vissuto questo passaggio, cinque anni fa, quando con Giuliano Pisapia rispondemmo mostrando grande capacità di squadra. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Credo che questo a Milano si possa fare, mantenendo una coesione che non fa venire meno la pluralità. E` accaduto, può accadere ancora».

    Milano diventa test nazionale per Renzi, anche Roma ci guarda. Sala su questo depista…

    «Milano in tutte le sue scelte ha sempre una valenza nazionale. Detto questo stiamo pur sempre parlando delle primarie del centrosinistra milanese con i suoi giusti tratti di autonomia. Io starei più attento a come sí percepisce in città la sfida del centrosinistra che vuol andare avanti nell`esperienza di buon governo, rinnovandosi, allargando il fronte. L`elettore milanese sa perfettamente per chi va votare e chi vuole premiare se vuole continuare l`esperienza del centrosinistra. Caricare Milano di alcune letture che possono filtrare dai palazzi romani della politica è un grave errore. Da questo punto di vista ha fatto bene Beppe Sala a tenere la barra dritta, a spiegare che si sente legittimamente interprete di un centrosinistra meneghino che fa un passo in avanti, raccoglie tutto il meglio delle cose fatte finora e le sviluppa in una nuova iniziativa. Che lui può ben portare avanti pensando alla Milano del 2020».

  • Sulle crisi basta coi cavilli. L’Europa smetta con le procedure complesse

    (Intervista a firma di Luigi Chiarello pubblicata su Italia Oggi del 3 febbraio 2016)

    «La Commissione europea la smetta con le procedure complesse e le documentazioni complicate: le imprese devono poter accedere facilmente agli strumenti di salvaguardia del reddito degli agricoltori, previsti dalla Politica agricola comune. Non a caso abbiamo stanziato 1,6 mld di euro per favorire le assicurazioni». Il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, prende il toro per le corna e, in occasione dell’apertura di Fieragricola, dalle colonne di ItaliaOggi lancia un monito alla Commissione europea sulla gestione delle crisi di mercato. Crisi come, ad esempio, quella del comparto lattiero italiano: «Finalmente abbiamo un sistema base di indicizzazione del prezzo tarato sui costi di produzione. Ora è fondamentale che vengano attuati gli accordi di filiera», dice.

    Martina oggi inaugurerà la rassegna veronese e, a seguire, illustrerà un nuovo accordo siglato tra il ministero ed Enel spa per l’efficienza energetica nella filiera zootecnica, affiancato dal direttore Country Italia di Enel, Carlo Tamburi.

    La nuova edizione di Fieragricola si apre all’insegna della tecnologia più evoluta. Droni, sensori per monitorare le esigenze idriche delle piante e la crescita delle coltivazioni, trattori guidati da remoto o via satellite, robot per mungere le vacche. Quanto questa evoluzione incontra le esigenze dell’agricoltura italiana?

    L’innovazione è decisiva per il futuro delle nostre coltivazioni e più in generale per rispondere al grande tema della sicurezza alimentare mondiale. Nei mesi di Expo abbiamo dato vita a un confronto internazionale sulle nuove tecnologie e sui sistemi in grado di dare più efficienza e produttività. L’Italia è già un punto di riferimento per quanto riguarda la meccanizzazione agricola come dimostra anche Fieragricola, ma vogliamo crescere ancora con un piano organico
    per favorire l’agricoltura di precisione. Con la legge di Stabilità investiamo 21 milioni di euro per sviluppare ricerca sulle biotecnologie sostenibili e per lavorare sui big data nel settore.

    In cosa consiste il piano per lo sviluppo delle biotecnologie sostenibili?

    È uno strumento di tutela della nostra biodiversità e della competitività del sistema. Avviamo e rafforziamo
    studi specifici sulle nostre principali colture, come il frumento, il melo, l’olivo per il miglioramento genetico attraverso biotecnologie moderne e sostenibili, come genome editing cisgenesi. E un intervento a legislazione vigente, che
    ci consentirà di valorizzare le professionalità dei ricercatori pubblici del nostro Crea, l’ente specializzato in
    ricerca agroalimentare.

    La trasformazione del dicastero agricolo in ministero dell’agroalimentare aiuterà l’Italia a raggiungere l’obiettivo dei 50 mld di euro di export, che si era prefissato per il dopo Expo? E non si rischia di mettere l’agricoltura nell’angolo?

    Al contrario, ci consente di dare risposte unitarie alla filiera, unendo le esigenze del mondo dei produttori agricoli e dei trasformatori. Si tratta di una scelta importante che dà proprio il senso della centralità del comparto nelle scelte politiche ed economiche del Governo. Una decisione che segue l’approvazione di una stabilità fortemente agricola, con il taglio del 25% delle tasse alle imprese attraverso la cancellazione di Irap e Imu sui terreni delle aziende. È l’approdo naturale del lavoro che stiamo facendo e che ha visto nei sei mesi di Expo un vero e proprio laboratorio di dialogo di tutto il sistema agroalimentare nazionale. Potremo dare più strumenti alle imprese, anche sul fronte dell’export, dove già quest’anno abbiamo superato i 36 miliardi con un tasso di crescita che non si registra in quasi nessuno degli altri comparti economici. L’agroalimentare è davvero tornato a essere uno dei motori dell`economia italiana ed è giusto che abbia le risposte che servono dalla politica.

    La zootecnia vive un momento di grande difficoltà. Avete raggiunto un accordo di filiera per l’indicizzazione del latte.

    È stato un passo in avanti positivo. Dopo anni di attesa siamo riusciti a chiudere un’intesa tra organizzazioni agricole e industria sul sistema base di indicizzazione del prezzo del latte, che tiene conto anche dei costi di produzione. C’è molto lavoro ancora da fare, ma stiamo mettendo le basi con interventi strutturali. Ora è fondamentale che vengano attuati gli accordi, per dare un giusto riconoscimento al lavoro dei nostri 35 mila allevatori.

    Resta però il problema di come affrontare la strutturale differenza di costi produttivi che rende le nostre stalle meno competitive rispetto alla iperproduzione tedesca

    Il nodo dell’organizzazione è cruciale per costruire il futuro di una filiera così strategica. Scontiamo i danni di scelte troppo a lungo ritardate e abbiamo sicuramente bisogno di maggiore aggregazione. Abbiamo un latte di qualità eccezionale, ma anche costi produttivi tra i più alti in Europa. Alcuni segnali ci sono stati, ad esempio sul fronte delle organizzazioni di produttori, ma bisogna rafforzare ancora queste azioni.

    Il nodo delle crisi di mercato diventa più stringente. I meccanismi di sostegno al reddito degli agricoltori previsti dalla Pac bastano? O si fa sempre più stringente l’esigenza di modificare il sistema assicurativo per consentire ai produttori di far fronte agli shock di mercato, con polizze sul reddito ad hoc?

    La tutela del reddito degli agricoltori è il primo punto della nostra agenda di lavoro. Non a caso abbiamo voluto destinare 1,6 miliardi di euro per favorire le assicurazioni e migliorare la gestione delle crisi. In Europa siamo il Paese che investirà di più su questo. Ma servono regole chiare e semplici. Lo abbiamo ribadito al Commissario europeo Phil Hogan in un recente incontro a Bruxelles. Basta con documentazioni duplicate e procedure complesse che allontano le imprese da questi strumenti di salvaguardia.

    All’orizzonte si intravede una sorta di check up della riforma Pac. Ha già in mente qualche contromisura per migliorare la riforma?

    La parola d’ordine è semplificazione. Ad esempio sul greening, dove le nostre aziende hanno incontrato non poche difficoltà attuative. La Commissione ci ha detto che vuole favorire un taglio di burocrazia per andare incontro alle esigenze delle imprese. Abbiamo dato alcune indicazioni e siamo pronti a collaborare su questo fronte, portando anche le azioni fatte. In Italia per i piccoli produttori, ad esempio, abbiamo azzerato gli adempimenti burocratici. Lo stesso Commissario Hogan ha suggerito agli altri Paesi di seguire il nostro modello. E un lavoro che ci vede costantemente impegnati.

  • La ricerca in agricoltura ora in fase di rilancio

    (Articolo a firma del Ministro Maurizio Martina pubblicato su Il Corriere della Sera del 3 febbraio 2016)

    Caro direttore, «l’inserimento nella legge di Stabilità di 21 milioni di euro a sostegno di un plano triennale per rilanciare il miglioramento genetico in agricoltura è una chiara indicazione che finalmente le biotecnologie troveranno uno spazio anche in questo Paese. Dopo decenni di impasse, si riconsegna dignità a un settore di ricerca finora, nonostante le potenzialità e le competenze espresse dai nostri ricercatori, bistrattata se non osteggiata. Vediamo con favore questa apertura a sostegno della ricerca pubblica in agricoltura ed auspichiamo che questo sia il primo passo di una strada che porti a un dialogo sulle biotecnologie agrarie capace di andare oltre le sigle e abbandonare le barricate ideologiche». Sono queste le parole d’apertura della lettera dell’Associazione nazionale biotecnologi italiani a seguito dell’approvazione del nostro piano per la ricerca sostenibile in agricoltura. Parto da qui per rispondere volentieri alle sollecitazioni di Paolo Mieli che ha voluto porre con forza il tema della ricerca affrontando la questione Ogm.Non siamo all`anno zero e non abbiamo la testa rivolta al passato. Con il piano abbiamo scelto di focalizzare i nostri sforzi su due tecniche di ricerca avanzate come il genome editing e la cisgenesi. Tecnologie differenti dalla vecchia transgenesi, nettamente più sostenibili in contesti assai delicati come i nostri. Non si tratta di differenze di poco conto. Queste tecniche infatti non comportano l`inserimento nella pianta di Dna di specie diverse e consentono di realizzare cambiamenti mirati più precisi e affidabili. Dare futuro alla nostra agricoltura passa anche da qui, dal miglioramento genetico per avere coltivazioni più sostenibili, capaci di adattarsi al cambiamento climatico ed essere più resistenti anche alle malattie. Come ci chiedono anche tante
    aziende agricole, abbiamo deciso di supportare gli studi su piante fondamentali per il nostro modello agricolo come la vite, l’olivo, il melo o il pesco. Su alcune di queste piante siamo stati protagonisti del sequenziamento del genoma, come nel caso della vite e del frumento, su altre iniziamo ora un lavoro più sistematico. Sull’inquadramento giuridico europeo delle nuove tecniche rivendico il ruolo dell`Italia: proprio noi stiamo conducendo un confronto serrato perché Bruxelles classifichi finalmente queste tecnologie diversamente dai vecchi Ogm transgenici. La scienza lo ha già fatto tempo fa, visto che il Consiglio Consultivo per la Scienza delle Accademie europee (Easac) ha stabilito che queste tecniche non rientrerebbero nell`attuale normativa degli Ogm. Segnalo che Italia e Olanda oggi sono i due Paesi che più di tutti stanno ponendo la questione a livello comunitario. Anche qui, come si vede, non siamo fermi.
    Spesso i nostri ricercatori, prima che impedimenti di legge nella sperimentazione, non hanno avuto nemmeno le risorse per lavorare in laboratorio. Il piano colma questo deficit con l`ambizione di prepararci ai futuri scenari nei quali saranno proprio queste tecnologie le frontiere più avanzate nel rapporto tra tutela della biodiversità e sviluppo della ricerca pubblica. Certo, molto lavoro rimane da fare, ma siamo pronti a supportare i nostri ricercatori con azioni concrete e di prospettiva. Collochiamo i nostri sforzi sulla frontiera più avanzata delle tecniche di ricerca, sapendo che per fortuna la scienza ha affinato le proprie attività e ragionare oggi dei vecchi organismi transgenici degli anni go è un errore. Ci convince di più insistere tenacemente per rafforzare una via italiana alla ricerca pubblica in campo agricolo e non riprendere un dibattito che ha già frenato troppo il nostro Paese nella sua capacità di avanzare su questo fronte decisivo.