• Martina: «Al governo stiamo facendo cose di sinistra. Referendum? Sì senza ma»

    (Intervista a firma di Vladimiro Frulletti, pubblicata su L’Unità del 29 gennaio 2016)

     

    Ministro Martina, Cuperlo sull’Unità scrive che il Pd di Renzi rischia di deragliare perché sta deviando dalla sinistra. E’ così?

    Penso che in questi anni il Pd abbia fatto scelte progressiste tutt’altro che scontate e abbia concretizzato impegni figli dell’elaborazione della sinistra riformista. Dopodiché è giusto chiedersi come essere più incisivi e come fare meglio. E’ sacrosanto riflettere anche sui nostri limiti per capire come interpretare con più forza la nostra funzione.

    Se guardiamo alle azioni del governo contro l’austerità in Europa, sull’immigrazione, a sostegno dell’occupazione (dagli 80 euro agli sgravi per le assunzioni) fino alle ultime scelte contro la povertà e per i diritti dei precari emerge una chiara matrice di sinistra. E allora lei come si spiega che sia dalla sinistra del Pd che dai sindacati non si sia mai percepito un sostegno forte e convinto?

    Rivendico queste scelte. E sarei contento se anche altri nella sinistra del Pd riconoscessero il segno di queste azioni, data anche la condizione politica molto fragile che ci ha consegnato il voto del 2013. Al tempo stesso, penso sia un dovere rilanciare un confronto interno propositivo per rafforzare di più scelte di equità, di solidarietà e di giustizia sociale. Ma guai a noi se non vedessimo il buono che c’è nel lavoro di questi mesi.

    C’è il rischio che il Pd si trasformi in un partito di centro della Nazione? Che fare per evitarlo?

    Per me il partito della nazione non è un approdo. E’ molto evocato nel dibattito interno ma non lo vedo nella società, nei cittadini. Stiamo attenti a non rimanere imprigionati troppo in formule politiciste. Il Pd ha la missione di consolidarsi come forza di riferimento per il paese offrendo una prospettiva di cambiamento di centrosinistra.

    Non le pare che sulle Unioni civili stiate subendo troppo le pressioni conservatrici dei moderati?

    Non credo proprio. Il Pd sta guidando anche questa discussione che per troppo tempo è rimasta nel cassetto. Ora dobbiamo arrivare alla meta. La legge va fatta e anche su questo il banco di prova dei democratici è chiaro: essere decisivi nel cambiare le cose garantendo più diritti e più dignità.

    Torino, Napoli, Roma: Sel e il partito di Fassina e D’Attorre hanno già detto no all’alleanza col Pd. Mentre voi a Cagliari Zedda, che è di Sel, avete deciso di sostenerlo. Non crede che questa politica dei veti preventivi sia masochista? Se il primo obiettivo è far perdere il Pd non si rischia di minare le stesse basi del centrosinistra?

    Assolutamente sì. In alcune realtà riemerge purtroppo il solito istinto divisivo che tanto male ha fatto alla sinistra. Io però, anche di fronte a queste scelte sbagliate di altri, rilancerei con forza la sfida dell`unità del centrosinistra. Il Pd su questo deve insistere ancora.

    A Milano le primarie sembrano funzionare bene, però si stanno giocando anche con qualche colpo un po` basso, sotto la cintura, come ad esempio le accuse della Balzani a Sala sulla scarsa trasparenza dei conti Expo. Che ne pensa?

    Le primarie di Milano rappresentano un laboratorio di unità per il centrosinistra tutt’altro che scontato ed è innanzitutto grazie al Pd sta accadendo questo. Certo, alcuni toni sono sbagliati e vorrei proprio che non fossero utilizzati. Su questo mi faccia dire che Beppe Sala si sta dimostrando un passo avanti anche nello stile.

    Non tutti del Pd paiono, diciamo, entusiasti del referendum costituzionale. Voi che farete?

    Con convinzione a sostegno del sì alla riforma. Dopo anni di discussioni siamo arrivati all’obiettivo storico di superare il bicameralismo perfetto. Il referendum non è un capriccio, ce lo indica prima di tutto la nostra Costituzione. Giusto che i cittadini si esprimano su un passaggio fondamentale come questo.

    Oggi a Milano la sua componente,”Sinistra e cambiamento”, organizza un convegno che ha un titolo emblematico: tante anime, un solo partito. Vede all’orizzonte un pericolo per l’unità del Pd?

    Non voglio pensare nemmeno lontanamente a divisioni irreversibili nel Pd. Abbiamo il dovere di vivere in forme nuove il binomio pluralità/unità in un grande partito come il nostro. Ancora non ci siamo arrivati come dovremmo, però. “Sinistra è cambiamento” è nata per questo: dare una mano a fare un passo avanti, riconoscere le tante anime democratiche, evitare il pensiero unico e superare anche la logica dei veti e del muro contro muro. Si può fare e sono davvero in tanti ogni giorno a chiederlo.

  • Costruiamo ora una nuova Europa

    (articolo a firma dei Ministri Maurizio Martina e  Andrea Orlando pubblicato su Il Corriere della Sera del 28 gennaio 2016)

    Caro direttore,

    fino a qualche anno fa i vertici europei erano preceduti dalla domanda sui passi, piccoli o grandi, che sarebbe stato possibile compiere, in vista della «federazione degli Stati nazionali», come recitava la formula di Jacques Delors. Oggi quella domanda sembra sia andata smarrita. C`è tanta Europa nella vita dei cittadini e degli Stati, ma spesso non se ne vede né il principio, né il senso, né la direzione. L’antica definizione di «gigante economico e nano politico» può anche non corrispondere alla realtà attuale, ma il senso di incompiutezza del processo di integrazione europea è più che mai evidente. Le divergenze interne sulle strategie per uscire dalla crisi o per la gestione dell`emergenza economica rendono purtroppo debole l`orizzonte europeo. Il nostro governo è riuscito a vincere le resistenze
    dei partner europei sul dossier migrazioni. Ma il ritardo dell`impegno comunitario ci consegna una situazione ancora instabile e confusa. Ebbene, se non vogliamo essere complici della nascita di una «generazione apolide europea» – come ha scritto il Guardian allora abbiamo l’obbligo di condurre senza esitazioni la battaglia per una politica comune in termini di immigrazione e asilo. Ma è anche sul rilancio dell`economia che l`Unione si sta giocando il suo futuro. La miopia delle politiche di austerità ha aumentato a dismisura il sentimento di diffidenza. Non c’è soluzione per battere i movimenti nazionalisti se non rilanciando strumenti e modalità di politica economica rinnovati. L’Italia ha già offerto il proprio contributo, definito dal Financial Times come quello dei «riformisti più ambiziosi», al dibattito sulla riforma dell`Unione monetaria. Un bilancio comune dell’eurozona con funzioni anticicliche,
    la creazione di un fondo europeo contro la disoccupazione, strumenti di mutualizzazione del debito per recuperare risorse mirate agli investimenti e una rappresentanza unitaria esterna per la zona euro: sono solo alcune delle idee presentate per rilanciare la crescita. L`Italia deve giocare un ruolo da protagonista, e bene ha fatto il presidente del Consiglio a partecipare al vertice dei leader socialisti, alzando la voce contro le troppe lentezze. Ci convince che abbia scelto la sede del Pse per farlo: riteniamo infatti cruciale investire in quella comunità politica tutte le nostre energie per ripensare il riformismo progressista nel nostro continente. Il nodo delle politiche per la crescita può infatti essere sciolto solo dalle forze che hanno nella riduzione delle diseguaglianze la loro ragion d`essere. A patto che sappiano vincere diffidenze ed egoismi. La motivazione è, dunque, sia ideale che pragmatica: per quanto possiamo riuscire a mantenere, e anche
    ampliare, il consenso elettorale del Pd, non realizzeremo mai i nostri progetti senza una rinnovata alleanza con quei soggetti che, come noi,condividono l’idea di un’Europa sociale e solidale. L`incompletezza del progetto dell`euro è, oggi, lampante. Ma ancor più lo è l`incompletezza politica e istituzionale. L’ostilità nei confronti delle istituzioni europee è in grado di suscitare sentimenti molto intensi: non si può dire lo stesso dell`europeismo. Questo è il terreno ultimo della sfida, che a Bruxelles deve essere raccolta. L`Europa deve ora scegliere un orizzonte nuovo, risolvendo le contraddizioni della propria storia recente. L’alternativa è quella di scivolare ai margini della storia. Ancora oggi in tanti non intendono rassegnarsi a questo destino. Sono loro i primi che occorre appassionare per costruire la nuova stagione europea.

  • Martina: legge necessaria, io in piazza ma per i diritti gay

    (Intervista a firma di Daria Gorodisky pubblicata sul Corriere della Sera del 21 gennaio 2016)

     

    Ministro Maurizio Martina, il suo collega Gian Luca Galletti ha dichiarato al Corriere che andrà al Family Day…

    «Ho letto. Rispetto profondamente le sue posizioni, ma io ho un`opinione diversa».

    Per questo sabato, Arcigay e altre organizzazioni hanno indetto manifestazioni in oltre 8o città per sostenere i diritti degli omosessuali. Lei ci andrà?

    «In tempi non sospetti ho già partecipato a eventi e manifestazioni simili. Quindi non mancherò di dare il mio contributo anche in questa occasione».

    Ritiene che il testo Cirinnà vada bene così com’è o possono esserci modifiche?

    «Mi sembra una proposta equilibrata e utile. Ho il massimo rispetto per tutte le posizioni ed è giusto favorire un dibattito all’altezza di un tema tanto delicato. Noi dobbiamo dotare l`Italia di una moderna legge per colmare il divario con il resto di Europa».

    A questo scopo, la proposta Cirinnà è sufficiente?

    «Spetta al Parlamento decidere. Per me, il testo è frutto di un serio lavoro di confronto e a questo punto è assolutamente da sostenere. Anche perché è importantissimo rimanere nel solco della sentenza del 2010 della Corte Costituzionale: dare riconoscimento e garanzie alle unioni civili».

    Lei è contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso, consentito in buona parte d`Europa e non solo?

    «Credo che dobbiamo fare un passo avanti. E faccio mia un`affermazione degli ultimi giorni di Ivan Scalfarotto: con la proposta di legge Cirinnà c`è la possibilità di definire più diritti per i bambini e nuovi doveri per i genitori. La dialettica è sacrosanta, ma è bene non alimentare la contrapposizione e progredire».

    Il ministro Galletti la pensa in un modo, lei ha un parere diametralmente opposto: governo diviso?

    «Non c`è alcuna frattura, è un sano dibattito. Il governo fa bene a non forzare, è il Parlamento che deve deliberare. Su queste materie conta molto di più l`iniziativa politica dei partiti nelle Aule parlamentari, il confronto è il sale della democrazia. Il Pd sta operando bene, però ovviamente non ci può essere pensiero unico».

    Non teme che la legge venga di fatto sterilizzata a colpi di emendamenti?

    «Siamo a un passaggio importantissimo: affermare diritti che aspettiamo da troppo tempo. Come dicevo, guardo la cartina dell`Europa e vedo che l`Italia è praticamente l`unico Paese a non avere una legge per tutelare le unioni civili. E` inaccettabile».

    Si agita continuamente il tema «utero in affitto»: è pertinente con la legge in discussione?

    «Personalmente penso che questo delicato tema dovrebbe restare nel suo alveo naturale, che è la legge 40».