• Auguri a tutti per un buon 2016 ricco di soddisfazioni

    Abbiamo alle spalle un anno intenso, per noi in particolare è stato l’anno della straordinaria esperienza di Expo. Ci abbiamo messo tutto l’impegno e la determinazione che potevamo e i risultati non sono mancati. Abbiamo imparato molto e siamo cresciuti. Abbiamo cercato di dare sostanza ogni giorno alle nostre battaglie per un paese più giusto e più consapevole della sua forza.

    Un paese in cui equità e sviluppo possano davvero tenersi la mano. Io ci ho provato dal lato delle mie responsabilità in particolare verso il mondo agricolo e agroalimentare italiano. Dalla tutela del reddito di chi vive di agricoltura, alla svolta generazionale nel settore, alla lotta al caporalato. Dobbiamo essere più consapevoli che stiamo parlando di un settore sempre più cruciale per il futuro del nostro paese. Abbiamo ottenuto risultati e passi avanti utili ma la strada certo rimane ancora lunga. Per questo, l’anno che si sta per aprire non sarà meno carico di sfide. Prepariamoci a nuovi e appassionanti impegni.

    Ne vale la pena.

  • Banche, in Europa due pesi e due misure è ora di reagire

    (Intervista a firma di Franco Cattaneo pubblicata su L’Eco di Bergamo del 27 dicembre 2015)

    Superato (almeno per ora) il momentaccio della vicenda del ministro Maria Elena Boschi e in attesa di sapere come andrà a finire il caso del salvataggio delle quattro banche, Maurizio Martina, ministro per le Politiche agricole e che ha avuto la delega per l’Expo, guarda con fiducia alle prospettive del governo e nel frattempo è soddisfatto di quanto succede con la Legge di stabilità per il suo dicastero. «Questa manovra finanziaria è, diciamo così, la più agricola degli ultimi 20 anni e chiude un anno positivo – spiega -: per la prima volta la pressione tributaria sulle imprese agricole scende di oltre il 25%. Non era mai accaduto. Una misura concreta di sostegno al reddito per chi vive di agricoltura e nell’anno di Expo, è il lascito davvero migliore».

    Veniamo ai temi politici: il sostegno dei 5 Stelle per i giudici costituzionali è un cambio di gioco o un punto di svolta?

    «Il Pd e la maggioranza hanno fatto bene ad aprire un ragionamento con i grillini: sono stati sfidati in positivo e s’è sbloccata una situazione che si trascinava da troppo tempo. In questo passaggio Forza Italia ha invece rivelato la sua oggettiva inconsistenza, l`incapacità di tenere un punto d`accordo istituzionale».

    Poi però il governo ha rischiato d`incartarsi sul conflitto d’interessi tra la famiglia Boschi e le banche.

    «Un passaggio indubbiamente delicato, ma la sfiducia chiesta dai 5 Stelle è stata davvero un`iniziativa boomerang, perché dovrebbe essere ormai chiaro che il nostro intervento è stato a tutela dei 7 mila lavoratori e delle migliaia di correntisti di quelle banche. Senza quel decreto, ci troveremmo in una situazione peggiore, ma ricordo anche che per il salvataggio di quegli istituti non c’è neppure un euro pubblico dato, si tratta soltanto di finanziamenti interbancari. A questo punto poi l’iniziativa del governo per riorganizzare il sistema bancario diventa più urgente e più forte».

    E cioè?

    «Bisogna affrontare questioni che per troppi anni non sono state prese in esame. Un percorso che abbiamo iniziato con la riforma delle Popolari: ricordo le legittime preoccupazioni anche sul nostro territorio, ma era un passo necessario per riorganizzare un mondo che la bisogno di costruire nuovi strumenti e nuove aggregazioni. E ora ci aspetta la riforma del credito cooperativo: altro punto chiave. Noi, però, ereditiamo una situazione incredibile: mentre la Germania ristrutturava lo sue banche con miliardi di euro pubblici, in Italia non s’è speso un euro dello Stato per queste operazioni».

    Sta dicendo che la recente polemica di Renzi verso la Merkel ha una ragion d’essere?

    «Dico che ora ci sta un’iniziativa in Europa, anche con altri Paesi, che segnali la necessità di utilizzare tutti gli strumenti e di essere trattati tutti allo stesso modo, perché questo non avviene su troppi dossier cruciali per lo sviluppo dei nostri territori: dalle banche all’energia. Così non va. In questi 24 mesi non siamo stati alla finestra: abbiamo preso decisioni anche impopolari, ma necessarie, A questo punto non possiamo assistere in Europa a logiche da “due pesi e due misure”».

    Lei s’è speso per la candidatura a Milano di Giuseppe Sala, ex commissario di Expo.

    «E lo confermo. Penso che Giuseppe Sala possa essere un ottimo sindaco per i prossimi anni: consegna a Milano, la prima vera città metropolitana italiana, un’esperienza unica come quella di Expo. Ha doti importanti di gestione e di visione. E può coniugare al meglio coesione e innovazione».

    Nel frattempo, sul territorio, il Pd fa acqua da troppe parti.

    «Il Pd nel 2016 ha sicuramente bisogno di fare un passo avanti: serve un salto di qualità e organizzarsi meglio nelle realtà locali, un lavoro da svolgere insieme perché la pluralità di idee è la nostra forza. Abbiamo davanti sfide impegnative: le amministrative e il referendum costituzionale. E poi in Lombardia dovremo contrastare il referendum propagandistico sull’autonomia che s’è inventato Maroni: si rischiano di spendere 30 Milioni di euro per un quesito scontato. Soldi che potrebbero essere destinati a miglior causa. Il Pd vive un momento particolare, perché ha la responsabilità di governo ed è l’unico partito organizzato. Resto comunque fiducioso: sappiamo quali sono i lati deboli da correggere, ma conosciamo anche i nostri punti di forza».

    Un suo giudizio su Bergamo.

    «Apprezzo molto il lavoro del sindaco Giorgio Gori sulla città di Bergamo e del presidente della Provincia Matteo Rossi, due interpreti delle istituzioni locali che hanno ritrovato centralità e non è un fatto di poco conto. Nei prossimi mesi, in collaborazione con i parlamentari bergamaschi del Pd, ci spenderemo per portare a casa alcune scelte importanti sulle quali stiamo lavorando in particolare con il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio: la sperimentazione della tratta metropolitana dell’asse ferroviario Ponte San Pietro-Bergamo e il collegamento ferroviario fra la stazione cittadina e Orio. Mi auguro sia possibile costruire un’operazione forte e in cui il governo faccia la sua parte».

  • Sto con Sala, a Milano sicuri di battere la Lega di Salvini

    (Intervista a firma di Federica Fantozzi pubblicata su L’Unità del 24 dicembre 2015)

    Ministro Maurizio Martina, lei si è schierato a sostegno di Giuseppe Sala alle primarie di Milano.Perché questa scelta?

    «A Milano sta partendo il lavoro per la candidatura di Sala al percorso delle primarie. È una grande occasione per il centrosinistra milanese e nazionale. Con lui in campo si può battere la destra di Salvini».

    Non si conosce ancora il candidato del centrodestra, magari sarà un moderato.

    «Questa è la città di Salvini e oggi il centrodestra è egemonizzato dalla Lega. Batterli qui sarebbe un segnale chiarissimo e Sala ha le carte in regola perfarlo. Il centrosinistra deve presentarsi unito, aperto e allargato ancora al civismo ambrosiano. E le primarie sono una bellissima occasione per mobilitare la città».

    L’assessore Majorino ha detto che lui è il candidato più di sinistra, vicino al sindaco di Londra Ken Livingstone. Il sottinteso è che poi viene la Balzani e ultimo Sala. Questo punto la tocca?

    «Io non faccio esami del sangue. Sono tutti candidati autorevoli e bravi. Ma Sala, a mio avviso, ha una marcia in più. Mi concentrerei sulla forza necessaria a battere la destra, sul profilo più forte. Si parte dal Pd rivolgendosi a tutte le forze sociali, politiche e culturali democratiche per continuare l’ottimo lavoro fatto da Giuliano Pisapia in questi anni. Ricordiamoci che qui a Milano la destra non è spenta, venderà cara la pelle. E avere Sala è un’occasione enorme».

    Perché ha gestito Expo o perché ha anche altri meriti?

    «Intanto ha portato avanti Expo tenendo la barra dritta anche in passaggi difficili e conducendola a un grande successo. Poi è un uomo di qui, partito dalla provincia, figlio di una storia di tenacia e forza comune a tanti milanesi. Tanto lavoro e poche parole. Può interpretare questa nuova stagione della città e proiettarla verso il futuro».

    I rapporti con Sel a livello nazionale sono ai minimi termini. Sel ha votato la sfiducia al ministroBoschi. A livello locale, Cagliari è l’unico capoluogo per ora dove esiste l’alleanza di centrosinistra. È vero che a Milano, nonostante le primarie avviate, ci sono tentazioni di rottura da parte di Sel?

    «Si percepisce una differenza di opinione tra Sel a livello nazionale e milanese. Mi auguro che non prevalgano logiche incomprensibili: gli elettori di centrosinistra vogliono unità e non capirebbero lo strappo che si paventa. Troverei incomprensibile una scelta unilaterale di isolamento. Soprattutto quando di fronte c’è una destra tosta che ha il volto di Salvini».

    Dopo i sindaci arancioni, anche lei lancia un appello a Sel?

    «Non lasciamo che Milano sia riportata indietro anni luce con la destra. È una delle città cruciali del Paese. Chiedo a Sel se questo sia un obiettivo comune o se invece ci si culla ancora in divisioni drammatiche che hanno portato gravi danni in passato. Chi lo facesse si assumerebbe una grossa responsabilità».

    Sala ha detto che lui è di sinistra e che non vede accordi con Ncd. Ma se alla fine il tavolo con Sel si interrompesse, non crede che l’unica alternativa sarebbe quella?

    «Milano ha bisogno di mantenere la sua specificità: come ho già detto prima, è quella di un centrosinistra aperto e civico. Questa stagione si può sviluppare ancora. Servirà un candidato che dopo il 7 febbraio (data delle primarie, ndr) costruisca un`alleanza in questa direzione aprendosi alle forze migliori della città».

    Chi perde si adegua?

    «Assolutamente. Si lavora in squadra. Guai al modello Liguria dove chi perde non sta in squadra. Guai a noi se fosse così».

    Soddisfatto delle misure per l’agricoltura nella Legge di Stabilità?

    «Molto. Sono provvedimenti straordinari, quanto di più si è fatto negli ultimi anni. Nel 2016 si avrà il 25% in meno di pressione fiscale sulle imprese agricole partendo dall’eliminazione di Imu e Irap agricola. È uno dei migliori lasciti di Expo che il governo potesse impostare. Una boccata di ossigeno per il settore».

  • “Facile l’opposizione ma se ci chiudiamo prepariamo sconfitte”

    (Intervista a firma di Alessia Gallione pubblicata su La Repubblica del 10 dicembre 2015)

     

    «L`appello all`unità dei sindaci “arancioni” è un segnale utile. È importante soprattutto la volontà di spronare una parte della sinistra a non rimanere nel facile ruolo dell`opposizione a prescindere, ma a fare un passo in avanti verso la responsabilità». Lo dice il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che a Milano appoggia il commissario Expo Giuseppe Sala, il candidato che piace a Renzi e che è diventato fronte di discordia nel centrosinistra.

    Anche lei è preoccupato che l`onda populista partita dalla Francia possa raggiungere l`Italia?

    «Non possiamo sottovalutare fenomeni che già sono presenti anche nel nostro Paese. Il voto francese deve far riflettere ed è utile che venga lanciata la sfida dell`unità ma – aggiungo – anche quella dell`apertura. Dove il centrosinistra non ha la capacità di aprirsi a energie nuove rischia».

    Che cosa vuol dire?

    «Per le amministrative del 2016 dobbiamo reinterpretare lo spirito del 2011 sapendo che siamo in un tempo nuovo. Le chiavi sono unità e apertura. Nelle nostre città un centrosinistra di governo deve allargarsi sempre più al civismo e rinnovarsi».

    Per Fratoianni di Sel però le destre vincono quando si fanno politiche di destra, quelle che secondo lui attua Renzi.

    «Non sono d`accordo. Le destre vincono dove la sinistra si chiude nelle sue antiche certezze e non si apre alla costruzione di nuove proposte. Non vorrei che quella di Fratoianni fosse una scusa. In molte città la sinistra si è autoesclusa e mi pare che l`appello dei sindaci rappresenti un richiamo forte».

    Durante il vertice tra Sala e Renzi a cui ha partecipato si è parlato del rischio che le primarie diventino un rodeo nazionale: in quel caso Mr Expo non ci sarebbe. Lei vede questo rischio?

    «Di certo Milano non ha bisogno di discutere del suo candidato sindaco guardando più a quello che può accadere a livello nazionale che a ciò che serve alla città. Adesso, tutti insieme dobbiamo sviluppare il progetto per la Milano del 2020 senza interferenze che rischiano di portarci fuori strada. È anche questa l`originalità del laboratorio ambrosiano: si è scelto di fare primarie unitarie, ma ora si deve dare la possibilità ai milanesi di essere davvero protagonisti delle scelte».

    Si riferisce a Pisapia che da arbitro è diventato giocatore a fianco di Francesca Balzani?

    «Dobbiamo continuare a rafforzare il lavoro di squadra. I nostri elettori non vogliono primarie che assumano i tratti di una corrida interna. Lo dico per tutti. Ricordiamoci che la nostra sfida è alla destra. E non è scontata».

  • “Giuliano garante o stravolge la gara Mr Expo sa unire”

    (Intervista a firma di Andrea Montanari pubblicata su La Repubblica del 7 dicembre 2015)

    Maurizio Martina, ministro alle Politiche Agricole, lei dice che Sala a Milano sarebbe un’occasione. Finora però sembra spaccare il centrosinistra.

    «Gli elettori di centrosinistra sono più uniti di certe rappresentazioni. L’esperienza positiva fatta con Expo è stata un laboratorio straordinario per una sinistra moderna, che vuole affermare i valori democratici e progressisti nel tempo in cui siamo. Ho vissuto da vicino l’impegno di Sala, le sue battaglie e il lavoro enorme fatto pure sul piano dei valori per affermare anche dentro Expo la solidarietà, l’inclusione e l’innovazione».

    Ma così il Pd non rischia di perdere un pezzo di sinistra?

    «Il tema del centrosinistra è affrontare la sfida dei prossimi anni sapendo che non si deve stare fermi, ma allargare e rinnovare il campo. Costruire nuove relazioni. Scommettere su figure emergenti come quella di Sala. Leggo quasi quotidianamente le dichiarazioni del coordinatore nazionale di Sel Fratoianni. Un giorno sostiene la possibile candidatura di Balzani e il giorno dopo dice che, se ci fosse Sala, Sel non starebbe. Mi pare un atteggiamento sbagliato. Se si lavora unitariamente bisogna farlo dall’inizio alla fine. Non devono ripetersi divisioni che in passato tanto ci hanno fatto male».

    La coalizione milanese attuale in ogni caso non è quella nazionale.

    «La nostra sfida è offrire ai milanesi un progetto capace di parlare al futuro, certamente a partire dell’esperienza maturata in questi cinque anni di buon governo della città. Non dobbiamo avere paura di aprirci ancora: possiamo reinventare un progetto dove Pd, centrosinistra e civismo ambrosiano guidino il cambiamento. E Sala ha le caratteristiche giuste per questo impegno».

    Per Pisapia è “divisivo”.

    «Non capisco cosa si voglia dire con divisivo. Già sono in campo più candidati con le primarie ed è naturale che interpretino diversi punti di vista. Le primarie servono proprio a questo. Tutti i candidati hanno pregi e limiti. Sostengo che la candidatura di Sala possa unire i milanesi più di quanto noi addetti ai lavori non possiamo immaginare».

    C’è chi dice che così vi arrendereste a un tecnocrate?

    «Chi lo conosce sa che non è così. Stiamo parlando di una persona che ha grandi sensibilità, dedizione totale al lavoro e un bel senso della squadra. Chi ha lavorato con lui in Expo sa che si è comportato come fosse la sua famiglia. Credo sia oggi la massima espressione meneghina del civil servant».

    C’è ancora il rischio di spaccatura dopo la proposta di spostare le primarie al 28 febbraio?

    «Non mi pronuncio sulle date, ma penso che la coalizione abbia tutte le condizioni per trovare un punto di sintesi. Dopodichè inviterei tutti a non fossilizzarsi su date e regolamenti, ma a guardare al lavoro delle prossime settimane».

    Pisapia dice che alla fine lui si schiererà.

    «Io avevo sempre capito dalle sue parole che avrebbe svolto una funzione di garanzia. Mi stupirebbe se facesse diversamente. Se ritiene di schierarsi è legittimo che lo faccia, ma questo naturalmente cambierebbe lo scenario».

    Cioè?

    «Da garante deciderebbe di prendere una parte. Continuo a credere che sarebbe importante mantenesse una funzione super partes per tutta la coalizione».