• «La strada giusta è scegliere il commissario di Expo Evitiamo l’autolesionismo»

    (Intervista a firma di Elisabetta Soglio pubblicata su Il Corriere della Sera del 29 novembre 2015)
    «La strada giusta è quella della candidatura di Beppe Sala». Senza girarci intorno, senza ma, se e però, senza tatticismi, il ministro Maurizio Martina prende posizione sul futuro di Milano.

    Perché sì a Sala, ministro?
    «Perché penso ci sia un’evoluzione possibile, un percorso forte dall’esperienza di Pisapia al lavoro fatto insieme in questi anni: questo passaggio di testimone ritengo abbia avuto proprio in Expo la sua vera palestra di incontro. Credo sia anche il miglior modo per interpretare, ancora una volta, una proposta che dal centrosinistra si apre alla città incontrando il civismo ambrosiano».

    Però nel centrosinistra ci sono diverse perplessità sulla figura di Sala. Ne tiene conto?
    «In questi anni ho assistito anche all`evoluzione dell`esperienza personale di Sala, che da ottimo manager è diventato
    pienamente un “civil servant”, persona che interpreta in modo forte una responsabilità civica. Lo ha fatto per Expo e penso lo potrebbe fare benissimo dal governo della città. Credo che proprio la sua candidatura pos- sa essere l`evoluzione del lavoro fatto in questo quinquennio anche a Palazzo Marino e che lui abbia forza, capacità e sensibilità per sviluppare questa nuova stagione».

    Pisapia candida Francesca Balzani: cosa ne pensa?
    «Penso si possa fare un lavoro di squadra. Pisapia e Sala fanno parte della stessa Milano, quella sobria e laboriosa, che non urla ma lavora e credo si possa affermare una proposta forte di centrosinistra in grado di dare un bel segnale anche nazionale».

    Insisto: e la posizione di Pisapia?
    «Io credo che possa condividere tanta parte di questo ragío- namento. In questo passaggio è giusto dare un contributo di pensiero e io lo faccio nella convinzione che abbiamo alle spalle anni straordinari e importantissimi per Milano, governati bene da un sindaco e da una amministrazione che hanno fatto la differenza».

    L`esperienza arancione finirebbe con Sala?
    «Pisapia e Sala hanno personalità diverse, ma la storia di Expo che ha concretizzato l`incontro e la collaborazione fra i due dimostra che si può unire e allargare l`orizzonte di un progetto. Se ora penso a quello che la città domanda, io trovo nella candidatura di Beppe Sala l`interprete migliore e non solo sulla base dei sondaggi».

    Non teme la diaspora della sinistra milanese?
    «La sinistra milanese ha di fronte a se un passaggio che può dimostrare un ulteriore passo in avanti e salto di qualità. Rispetto le posizioni di tutti, ma non possiamo non riconoscere che questa candidatura è una opportunità. E dobbiamo evitare qualsiasi logica autolesionista». Lei parla di aperture: anche a Ncd? «Io penso al centrosinistra. Dobbiamo offrire una proposta aperta dove si possa incontrare quel civismo ambrosiano fatto anche di esperienze diverse. Escludo alchimie politiche nazionali, penso a tante energie della città».

    Quindi, quando mercoledì Pisapia incontrerà Renzi e proporrà il nome di Balzani..
    «Ho sentito parlare di un piano B. Ma qui abbiamo il piano A».

  • Più controlli sul territorio e una rete di sostegno per i lavoratori stranieri

    (Intervista a firma di Ilaria Giupponi pubblicata su Left del 28.11.15)

     

    Ministro, lei ha detto che il caporalato va combattuto come la mafia. In che modo?

    Vogliamo strappare questa piaga inaccettabile. Purtroppo non è un tema che scopriamo oggi ma un fenomeno antico. Già dal 2014 siamo intervenuti creando la Rete del lavoro agricolo di qualità contro il lavoro nero, e negli ultimi 8 mesi abbiamo aumentato i controlli su tutto il territorio. Il disegno di legge appena approvato dal governo rappresenta un passo in avanti importante perché propone una strategia complessiva per combatterlo.

    Quali sono i punti salienti della nuova legge?

    Partiamo da un rafforzamento degli strumenti penali, introducendo elementi tipici della lotta alla criminalità organizzata, come l`arresto in flagranza, la confisca dei beni e la responsabilità in solido degli enti. A questo si aggiunge la novità dell`indennizzo per le vittime e una più ampia operatività della Rete del lavoro agricolo, in connessione anche con gli sportelli per l`immigrazione, gli enti bilaterali e le istituzioni locali. In più prevediamo la comunicazione telematica mensile dei dati contributivi relativi ai lavoratori delle imprese agricole, come già accade per gli altri settori. E abbiamo stabilito l`attivazione di un piano nazionale per gestire l`organizzazione della presenza dei lavoratori stagionali.

    A che punto è il piano capillare concordato anche con le amministrazioni locali e cosa prevede concretamente?

    Il piano di azioni studiato dalla cabina di regia è stato in parte assorbito dal ddl e in parte è in discussione con sindacati e organizzazioni. Sul fronte delle amministrazioni locali interveniamo per porre fine ai ghetti dei braccianti immigrati. Prevediamo in ogni territorio un piano di accoglienza degli stagionali, che non possono essere abbandonati a loro stessi in condizioni disumane. L`obiettivo è tutelare la sicurezza e la dignità dei lavoratori ed evitare lo sfruttamento ulteriore della manodopera anche straniera. Sempre con gli enti locali interverremo per offrire servizi di trasporto locale ai braccianti. Aumenterete le forze competenti dedicate e la loro specializzazione in materia? Ci stiamo lavorando, è una decisione che verrà presa in sinergia con le Regioni.

    Gli “indici di congruità” sono uno strumento di contrasto molto efficace: pensa di reinserirli?

    Non c`è uno strumento che da solo risolve il problema. Per questo abbiamo cambiato approccio e grazie alla cabina di regia il coordinamento permanente sviluppa e aggiorna la strategia con molti strumenti, che saranno valutati di volta in volta. Abbiamo messo insieme sindacati, organizzazioni agricole e istituzioni, con il coordinamento dell`Inps, in un lavoro di squadra contro caporalato e lavoro nero.

    Esiste secondo lei il problema di uno sfruttamento lavorativo strutturale, che coinvolge con responsabilità dirette anche la grande distribuzione organizzata e i grandi mercati ortofrutticoli?

    Non c`è crisi economica o necessità di contenere i costi che giustifichi una infima remunerazione del lavoro, che rasenta lo schiavismo. Allo stesso tempo bisogna fare attenzione a non penalizzare un settore di importanza strategica come quello alimentare, dove operano centinaia di migliaia di imprese e operatori onesti. A loro è dedicata la certificazione etica che realizziamo proprio con la Rete del lavoro agricolo di qualità.

    Prevede interventi specifici per tutelare quella fascia strutturalmente più debole, quali le donne migranti impiegate in agricoltura, spesso oggetto di ricatto e violenza sessuale?

    Parliamo di un reato doppiamente odioso, perché abbina lo sfruttamento lavorativo a quello sessuale. Le pene ci sono, quello che serve è aumentare il contrasto e rompere il muro di omertà che avvolge queste situazioni. Credo che nei Piani di accoglienza vadano individuate soluzioni specifiche per tutelare le lavoratrici.

    Come si coniugano l`inasprimento di pena previsto dal reato di caporalato con provvedimenti quali la cancellazione dell`art.18 o la proposta di innalzamento della soglia minima per la tracciabilità del contante a 3.000 euro?

    Sono questioni molto diverse fra loro. Se parliamo di lotta all`illegalità questo governo in pochi mesi ha fatto scelte che si aspettavano da troppo tempo: penso alla legge sugli ecoreati, al provvedimento contro i licenziamenti in bianco, alla reintroduzione del falso in bilancio La nostra lotta al caporalato  si inserisce in pieno di questo sforzo generale. Solo nelle regole e nella legalità questo Paese può tornare a crescere in modo equo e giusto.

  • Olio, siamo in prima linea per la difesa del Made in Italy. La mia risposta al M5S

    Ormai non è più una novità che i 5 stelle basino le loro polemiche quotidiane su informazioni che ignorano e non conoscono.

    Oggi sul sito di Grillo mi accusano di non utilizzare una denuncia sulla contraffazione dell’olio per chissà quale interesse. Ma pensate un po’: la nota delle Dogane di cui parlano i 5 stelle, come il Ministero ha avuto già occasione di segnalare, contiene dati che l’Ispettorato repressione frodi del Ministero ha utilizzato in tutte le maggiori operazioni svolte nel 2014 a tutela del Made in Italy (Fuente, Aliud per Olio, Olio di Carta), in cui sono stati usati anche quei dati, tra i molti altri, per mirare al meglio i controlli. La parte riguardante il mercato spagnolo, per presunte posizioni dominanti, afferisce invece all’ambito antitrust non di competenza del Ministero.

    L’altra informazione non vera che danno i 5 stelle è relativa al Piano olivicolo Nazionale, un lavoro svolto in condivisione con le Regioni, di cui nessuna risorsa è in scadenza e andrà persa. Io quindi non ignoro nulla, il Ministero è in prima linea in difesa del Made in Italy e chi froda deve pagare, mentre i 5 stelle si devono mettere a studiare meglio prima di polemizzare.

  • Ciao Enrico

    Ho conosciuto Enrico una sera di questa estate alla festa democratica di Ravenna, insieme a tanti amici e compagni che stimo da sempre e che lavorano sodo tutti i giorni sul territorio. Interpretano storie di militanza appassionate e quotidiane, cariche di valori e di passione autentica per il bene comune. La notizia della sua scomparsa ci ha colpito tutti duramente. In questo momento voglio stringermi ai suoi cari, a tutto il PD di Ravenna e ai tanti che l’hanno conosciuto e che gli hanno voluto bene.

    Ciao Enrico.

  • Una sfida di libertà e democrazia che ci riguarda tutti. Ovunque.

    “La solidarité europeenne va être essentielle dans cette guerre”. La solidarietà europea sarà essenziale in questa guerra. Così ha risposto poco fa al mio messaggio di vicinanza Stephane Le Foll, portavoce del governo francese e ministro dell’agricoltura.

    Credo che di fronte alle atrocità di queste ore a Parigi, la solidarietà debba qualificarsi presto in nuove responsabilità e azioni. Abbiamo condiviso questi sentimenti anche stamane a Milano durante il comitato per l’ordine e la sicurezza della città alla presenza di tutte le forze dell’ordine, del Sindaco, del Presidente della regione e del Console generale di Francia Olivier Brochet.

    I luoghi scelti e le modalità utilizzate per questa strage del nuovo terrorismo mondiale lasciano sgomenti e rendono evidente la complessità di quello che purtroppo abbiamo di fronte. Occorre riflettere con profondità su tutto questo.

    Di certo, si impone un salto di qualità tutto politico per l’Europa. E va determinato subito un nuovo scenario internazionale più consapevole della minaccia radicale che abbiamo di fronte in Medio Oriente con l’Isis. Europa, Usa, Russia, Cina devono marciare uniti.

    Occorrono davvero nuove responsabilità e azioni. Unendo le forze dei tanti che vogliono reagire, guardando in faccia gli errori del passato per non ripeterli e riconoscendo che questa sfida di libertà e democrazia ci riguarda tutti ovunque.

  • «Confisca dei beni e più controlli, è un passo decisivo»

    (Intervista a firma di Natalia Lombardo pubblicata su L’Unità del 14.11.15)

     

    «Questo disegno di legge ci consente di fare un passo decisivo per combattere la piaga del caporalato, sia perché rafforziamo uno strumento nuovo come la Rete del lavoro agricolo di qualità, sia perché sono introdotte finalmente misure penali che colpiscono il patrimonio», spiega il ministro dell`Agricoltura, Maurizio Martina, dopo l`approvazione in Consiglio dei ministri del ddl contro il caporalato.

    Quali sono le “armi” forti per colpire lo sfruttamento nei campi?

    «Da una parte sono rafforzati gli strumenti penali, come la confisca dei beni, elaborati con il ministro della Giustizia Orlando, perché solo colpendo il patrimonio si può fermare questo meccanismo criminale. Dall’altra è importante rendere più organico e forte il lavoro della Rete del lavoro agricolo di qualità, istituita con il decreto Competitività nel novembre 2014 e attiva dal settembre scorso. Abbiamo coinvolto fin da subito sindacati e organizzazioni agricole, adesso potranno aderire le istituzioni locali, gli sportelli immigrazione. Per una gestione condivisa, controllata, più territoriale. Ecco, la Rete è l`architrave di questa iniziativa dello Stato per contrastare il caporalato e il lavoro nero.»

    Come viene punita l`impresa che recluta manovalanza in nero?

    «Sul fronte penale vengono colpiti innanzitutto i patrimoni, con la misura della confisca. Perché spesso il capolarato è organizzato come la criminalità. E la Rete, che fa capo all`Inps e coinvolge diversi ministeri, si apre ora agli Enti locali per certificare la qualità e la trasparenza del lavoro agricolo».

    Agendo sulle imprese?

    «Le imprese che avranno un certificato di qualità e legalità dalla Rete avranno degli incentivi, degli alleggerimenti burocratici e amministrativi. Con il ministero del Lavoro, inoltre, abbiamo introdotto il piano di interventi per l`accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali, in diretto contatto con gli Enti locali, l`Inps e l`Inail. Sul costo del lavoro sono state fatte cose importanti per le imprese, penso anche all`abolizione dell`Irap agricola in Stabilità».

    Come si evita che il caporale recluti perla strada manovali in nero?

    «È fondamentale il presidio territoriale per controllare la legalità in tutte le attività: dal trasporto al contratto di lavoro. Con i piani di accoglienza possiamo evitare le baraccopoli, là dove si concentra la manodopera stagionale».

    Verrà colpita anche la zona grigia di connivenze, spesso da parte di soggetti nelle amministrazioni?

    «Per il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro c`è anche la responsabilità amministrativa degli enti, inoltre per questo reato ci sarà l`arresto obbligatorio».

    Ci sono le forze per maggiore controllo sul territorio?

    «Abbiamo rafforzato e aumentato i controlli del 20% negli ultimi mesi. Si può fare di più. Anche qui, è un lavoro comune fra i ministeri dell`Agricoltura, dell`Interno e del Lavoro. Segno che quando si vuole si può fare bene».

    Avevate pensato a un decreto? Che tempi avrà il ddl in Parlamento?

    «Tempo fa si era stato ipotizzato un decreto, ma il calendario parlamentare è già ricco di decreti e un disegno di legge su questo tema può avere un percorso molto rapido. Al Parlamento chiedo la massima velocità, il Pd sta già facendo molto, con i deputati Sani, Olivero, Damiano, la senatrice Gatti e tanti altri. Insieme al Parlamento saremo veloci».

  • «Una legge di Stabilità che investe sull’agricoltura»

    (Intervista a firma di Mauro Rosati pubblicata su L’Unità del 9 novembre 2015?
    I sei mesi dell’esposizione universale hanno avuto il grande merito di rappresentare quali sono le sfide che dobbiamo affrontare in agricoltura nei prossimi anni, adesso, volendo mantenere le promesse, è arrivato il momento di dare seguito a questa fase di “semina”, raccogliendo appunto queste sfide con risposte concrete ai problemi reali degli oltre trecentomila agricoltori italiani protagonisti dello storico evento milanese. L’agroalimentare rappresenta uno dei settori più dinamici del Paese e appare oggi uno dei fattori chiave potenziali per fare da traino a tutta l’economia nazionale, sarebbe quindi un danno alla collettività non programmare politiche a lungo termine per il suo rilancio e il suo sviluppo. E a dire il vero, la risposta del Governo guidato da Matteo Renzi non si è fatta attendere. In molti infatti hanno espresso la convinzione che, con le misure “straordinarie” per l’agricoltura contenute nella legge di Stabilità, ci sia stato un segnale deciso da parte dell’esecutivo per mettere questo settore al centro del progetto politico ed economico del Paese. Dopo anni in cui sono stati chiesti sacrifici all’agricoltura per la prima volta si investono risorse finanziarie e si diminuiscono gli oneri fiscali sul settore. «Una legge di Stabilità tra le più agricole degli ultimi anni», ricorda il ministro Maurizio Martina che crea i presupposti per una vera espansione del settore primario. Se in questo quadro si saprà inserire anche la finanza dei privati, supportando adeguatamente le Pmi agricole, allora si potrebbero creare le basi di una vera svolta “verde” del nostro Paese.
    Ministro Martina, che cosa cambia In concreto per l’agricoltura italiana con la legge di Stabilità?

    «Meno tasse e più semplificazione per chi fa agricoltura ogni giorno. Abbiamo messo in campo interventi strategici per il settore, con l’obiettivo numero uno di sostenere il reddito degli agricoltori e favorire il rilancio degli investimenti. Alle imprese agricole destiniamo complessivamente 800 milioni di euro. Partiamo dalla cancellazione dell’Irap e dell’Imu sui terreni, con cui liberiamo dalle tasse fattori produttivi cruciali. Un impegno mantenuto. A questo si aggiunge l’intervento inserito nel nostro Piano latte con l’aumento della compensazione Iva da 8,8% a 10% per i produttori di latte fresco, con 32 milioni di euro per aiutare gli allevatori in questa fase molto delicata. Interveniamo concretamente anche sul fronte delle assicurazioni contro le calamità naturali, con 140 milioni di euro in due anni per il programma di agevolazioni assicurative».

    Tradotto in cifre, quanto risparmia un’azienda con queste misure?

    «Prendiamo il caso di un`azienda di produzione di latte in Lombardia, con un fatturato da 400mila euro. Tra il taglio dell’Irap pari a 3.100 euro, dell’Imu con 1.800 euro e l’aumento della compensazione Iva di oltre 5500 euro si arriva a un totale di 10500 euro di tasse in meno. Al sud ad esempio un’azienda agrumicola in Sicilia da 14 ettari risparmierà oltre 12 mila curo».

    In agricoltura un altro tema caldo è quello della sicurezza. Come interviene la legge di Stabilità in merito?

    «Ci sono ancora troppi incidenti, per questo abbiamo deciso di intervenire con un fondo straordinario per aumentare la sicurezza delle macchine agricole. Dopo molti anni torniamo a incentivare il rinnovo del parco macchine con 45 milioni di euro, che servono a finanziare gli investimenti Per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. Vogliamo proteggere meglio i lavoratori, e sostenere l’abbattimento di emissioni inquinanti e l’efficienza energetica».

    Si direbbero buone notizie per il comparto. Eppure sulla legge di Sabilità non sono mancate polemiche. Di Maio l’ha contestata duramente affermando in sostanza che si trattava dell’ennesimo inganno del governo.

    «Si vede che non ha letto le norme che abbiamo approvato in Consiglio dei ministri, o che vuole fare propaganda prendendo sulle spalle dei nostri agricoltori. Purtroppo ancora oggi, invece di fare un gioco di squadra per un settore come quello agroalimentare che è una leva centrale per tutto il sistema Paese, ci troviamo a fare i conti con attacchi populisti agli impegni che il Governo sta mantenendo. Le coperture complessive vengono per oltre l’85% da fuori il comparto agricolo, ovvero dal bilancio generale della Stato. Nel suo attacco Di Maio ha sostenuto che gli agricoltori sarebbero stati fortemente penalizzati, ha citato gli aumenti delle rendite agrarie e dominicali, ma non ha capito che non riguarderanno gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti. Sull’aumento dell’imposta di registro gli è sfuggito che anche questo adeguamento non riguarderà chi fa agricoltura di professione. Dovremmo pensare al bene delle imprese e non lanciare allarmi ingiustificati, invocando addirittura i trattori in piazza».

    Uno dei temi più battuti ad Expo è stata la lotta agli sprechi alimentari che torna anche nel provvedimento. Come?

    «Partiamo da un fatto: un terzo del cibo, prodotto nel mondo viene sprecato. È inaccettabile. In Italia lavoriamo da anni su un modello di recupero che oggi arrivare a salvare 550 mila tonnellate di cibo, che poi vengono distribuite agli indigenti. Entro il 2016 vogliamo arrivare a 1 milione. Per questo nella Stabilità siamo partiti dalla semplificazione. Con il ministero dell’Economia, siamo riusciti a rendere più conveniente per le aziende donare che sprecare. Lo facciamo innalzando a 15 mila euro la soglia per l’obbligo di comunicazione preventiva in caso di donazione
    e lasciando a 10 mila euro la soglia per la distruzione. Un esonero che vale anche per i prodotti deperibili. La questione degli sprechi è davvero centrale per raggiungere l’obiettivo di Spreco Zero. Serve arrivare a una rapida approvazione della legge contro gli sprechi ora in Parlamento, che può essere una grande eredità di quello che abbiamo seminato a Expo».

  • Latte, la giusta battaglia dei nostri allevatori

    (Articolo pubblicato su L’Unità dell’8 novembre 2015)

    La crisi del latte ha i volti dei tanti allevatori che ho incontrato ieri mattina a Ospedaletto lodigiano e dei molti che in queste ore si stanno mobilitando in Italia. Sguardi che dicono della grande dignità di chi continua a lavorare in una situazione difficile, spesso ai limiti dell’esasperazione. Chiedono rispetto delle regole, remunerazione della fatica quotidiana che fanno. Una battaglia giusta, per me una battaglia di equità. Perché non si può continuare a pensare che una delle filiere più rappresentative del l’agroalimentare italiano possa tenere se ai produttori non viene riconosciuto nemmeno il costo di produzione. Ecco perché il prezzo del latte alla stalla rappresenta qualcosa di più di un parametro economico. Abbiamo la qualità della materia prima più alta d’Europa, ma anche i costi per produrla più alti. E se c’è chi pensa che si possa speculare sul valore aggiunto dato dai nostri allevamenti, chi vuole comprare la qualità del latte italiano e pagarla ai prezzi di altri paesi europei, deve sapere che questa strada è un vicolo cieco. Non si può condannare un settore strategico come quello lattiero, che è stato penalizzato negli anni dalla vicenda delle quote latte in giù. Ci sono anche precise responsabilità politiche di chi ha voluto speculare a fini elettorali, salvo poi lasciare alle spalle disastri che paghiamo ancora oggi. I primi danneggiati dalle bugie della Lega, infatti, sono proprio gli allevatori, che oggi si devono confrontare con un mercato liberalizzato e complesso. La fine del regime delle quote, che durava da più di trent’anni, ha fatto registrare un tracollo dei prezzi generando una crisi del settore che riguarda tutta Europa. Facciamo i conti con una concorrenza che viaggia a prezzi impensabili come quelli della Nuova Zelanda e a luglio abbiamo dovuto combattere e unire le forze con Francia, Spagna e Portogallo per convincere la Commissione Ue che non si poteva perdere altro tempo per intervenire. Abbiamo ottenuto un primo piano straordinario per tutta Europa con 500 milioni di euro, ma bisogna fare di più. Mettere in campo misure per stabilizzare il prezzo del latte, infatti, significa tutelare il reddito dei produttori. Perché se una stalla chiude, non si perdono solo la sua attività economica e i posti di lavoro collegati, ma viene meno un presidio di territorio, si mina la tenuta stessa di intere zone anche dell’Italia. Questo settore è la spina dorsale dell’esperienza agroalimentare italiana con un valore che supera i 5 miliardi nella parte agricola e sfiora i 15 in quella industriale. Per questo come Governo siamo impegnati da più di un anno senza sosta per dare risposte concrete ai 35 mila allevatori del nostro Paese. Con la legge di Stabilità abbiamo cancellato l’Irap e l’Imu sui terreni, oltre ad aver aumentato la compensazione Iva al 10% proprio sulle vendite di latte fresco alla stalla. Stiamo parlando di interventi che nel complesso valgono 630 milioni di euro per chi vive di agricoltura e allevamento. In queste ore abbiamo firmato il decreto attuativo del Fondo latte che attiva 55 milioni di euro per intervenire a sostegno della liquidità, per la ristrutturazione del debito e per gli investimenti delle imprese. Con il decreto 51 di luglio abbiamo introdotto, dopo anni, norme per contrastare le pratiche sleali, con contratti scritti e annuali, che tengano conto anche dei costi medi di produzione nella formazione del prezzo. Ora le regole ci sono e vanno rispettate. Il governo la sua parte la sta facendo. Per avere un parametro, ricordo che nell’ultima grande crisi del latte che risale al 2008/2009, quando al Governo c’era la Lega, in Italia si intervenne solo con 30 milioni che l’Unione europea destinò al nostro Paese, senza nessuna ulteriore decisione nazionale. Ora però c’è bisogno di fare un salto di qualità in più. Bisogna pagare il giusto prezzo agli allevatori. L’industria in particolare, insieme alla grande distribuzione organizzata, deve dare un segnale e assumersi una quota di responsabilità che guardi alla tenuta dell’intero sistema agroalimentare italiano e della sua eccellenza. Servono azioni concrete a partire da un’inversione di tendenza della caduta del prezzo di acquisto alla stalla e a un accordo su un metodo di indicizzazione che tenga conto delle peculiarità del nostro modello. Non c’è più tempo. Per questo martedì incontrerò ancora i rappresentanti di Assolatte, mi aspetto un punto di novità utile. Per tutti. Lo dobbiamo innanzitutto ai tanti allevatori che oggi, soffrendo, stanno tenendo in piedi un comparto simbolo come quello del latte italiano.

  • “Noi, dagli scandali allo show mondiale missione compiuta ma non è finita qui”

    (Intervista a firma di Alessia Gallione pubblicata su La Repubblica del 1 novembre 2015)
    «Missione compiuta, ma non finisce qui. Il lavoro continua perché tutto quello che abbiamo imparato adesso va valorizzato fino in fondo», dice Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura e uomo Expo del governo.

    Cosa resta di Expo? E come si va avanti?

    «L’Italia può giocarsi un ruolo sui temi di Expo. Questa è stata una straordinaria piattaforma per riorganizzare la nostra diplomazia economica nel mondo. Ha un valore enorme soprattutto perché abbiamo centrato molto di questo lavoro guardando al Mediterraneo e al compito che l’Italia può svolgere tra Europa e Africa. La cooperazione agricola e alimentare è diventata a tutti gli effetti una frontiera delle relazioni diplomatiche internazionali e l’Italia si candida a essere tra i Paesi guida. Poi c’è un post Expo materiale…»

    Non c’è il rischio, come molti temono, di lasciare una cattedrale nel deserto?

    «No, oggi iniziamo una nuova sfida: dimostrare che, dopo aver fatto funzionare al meglio Expo, saremo in grado anche di lavorare a un progetto sul postExpo all’altezza delle aspettative. Dalla prossima settimana accelereremo il lavoro del governo che farà la sua parte mettendoci risorse economiche e proponendo delle idee all’altezza del valore simbolico che l’area ha assunto per Milano e il Paese».

    E i contenuti?

    «Il prossimo 6 febbraio all’Hangar Bicocca di Milano organizzeremo l’Expo delle idee per andare avanti sui progetti lasciati in eredità da questi mesi. Uno è cruciale: dobbiamo capitalizzare la rete internazionale di 140 università e centri di ricerca che hanno lavorato con noi».

    A maggio dello scorso anno, Milano e Expo erano ferite dagli scandali. Adesso, dice Cantone, la città è tornata a essere capitale morale.

    «Milano ha davvero dimostrato il meglio di sé, partendo dalla reazione civile di fronte alle violenze del 1 maggio. Tutte le istituzioni hanno fatto squadra e il governo è rimasto accanto a loro. La scelta fondamentale di chiamare l’Anac è stata del presidente del Consiglio, in 72 ore».

    Che cosa è mancato, invece, a Roma?

    «Credo che Roma abbia tutte le condizioni per rialzarsi, ritrovare il suo spirito e avere una reazione all’altezza della sua storia. Sono convinto che possa uscirne e sono contento che ci sia un’esperienza come quella di Tronca».

    Anche per lei esiste un modello Milano e come può servire al Giubileo?

    «Non credo che si tratti di esportare in fotocopia un modello, ma di utilizzare le migliori pratiche e esperienze fatte qui e adattarle a un contesto come quello di Roma».

    Che cosa può essere esportato: esperienza, uomini?

    «Quello che si è visto in questi mesi tribolati è che il corto circuito della città non consentiva una reazione all’altezza del problema. Credo che contino le esperienze personali e quindi gli uomini. I cambiamenti si fanno sulle persone».

    Ha parlato della società civile. È quella che ha fatto la differenza a Milano?

    «Il primo elemento è stata una fortissima coesione istituzionale, il secondo una società civile attiva e protagonista e un tessuto imprenditoriale A Milano è stato un corpo a corpo vivo, un legame con la città, le associazioni, anche nei momenti di critica».