• Ecco cosa ci ha insegnato Expo

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità del 31 ottobre 2015)

    Oggi si chiude la straordinaria esperienza di Expo Milano 2015. Possiamo davvero dire “missione compiuta” e l’Italia tutta deve esserne fiera. Sono stati mesi intensi e appassionanti, preceduti da anni di duro e ostinato lavoro. Sei mesi nei quali il nostro Paese ha seminato molto. Ho sempre pensato che Expo fosse la metafora del cambiamento necessario per il Paese e credo che i problemi superati e i risultati raggiunti ci abbiamo dato lezioni molto utili per il futuro.

    Aldilà della retorica, c’è innanzitutto un’Italia più avanzata di tante nostre discussioni. È l’Italia dei volontari di Expo che hanno accolto in modo straordinario oltre venti milioni di visitatori. È l’Italia delle lavoratrici e dei lavoratori che prima sul cantiere e poi nel sito espositivo hanno dato il massimo, orgogliosi dell’impegno a cui sono stati chiamati. È l’Italia delle imprese che hanno creduto al progetto ingaggiando una bellissima competizione per fare sempre meglio. È l’Italia delle tante associazioni che si sono interrogate sul tema, guardandone contraddizioni e potenzialità. Delle tantissime scuole che hanno animato percorsi educativi per arrivare in Expo con due milioni di studenti di ogni età, oggi cittadini più consapevoli delle loro responsabilità e dei loro doveri verso il pianeta. Delle università e dei centri di ricerca che hanno costruito alleanze fra loro e presentato decine di progetti per lo sviluppo di innovazioni, tecnologie e conoscenze per produrre di più consumando di meno. Ma è anche l’Italia che sa offrire al mondo intero uno spazio di protagonismo unico all’insegna del rispetto e del confronto.

    Il successo dell’esposizione italiana è stato innanzitutto nella sua anima popolare: non solo leader e classi dirigenti ma, sopratutto, i cittadini. Non era affatto scontato che tutto ciò si realizzasse in questo modo, contribuendo anche a innovare la funzione stessa delle esposizioni universali nel tempo della globalizzazione e delle tecnologie, dei tempi immediati e degli spazi differiti. Ha poi funzionato la diplomazia dell’Expo italiana. La nostra capacità di dialogo e confronto innanzitutto tra Europa e Africa: per riaffermare la nostra funzione storica cruciale nel cuore del mediterraneo.

    Va riconosciuta l’intuizione italiana di proporre una esposizione universale su un tema geopolitico dirompente come la sicurezza alimentare. Pochi paesi al mondo hanno la nostra sensibilità e le nostre competenze su questa frontiera cruciale per le sorti della società globale. Dovremo ricordarcelo anche in futuro.

    Su questo, la Carta di Milano ha assolto al suo compito: riempire di significato e di responsabilità la piattaforma espositiva, provocare animate discussioni, impegnare cittadini, associazioni, imprese e istituzioni a riflettere sulla sfida della sicurezza alimentare più di quanto non abbia mai fatto una esposizione in tutta la sua lunga storia. La connessione profonda che si è realizzata tra Expo, i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile approvati dalle Nazioni Unite a fine settembre e la prossima conferenza sul clima di Parigi descrive la forza impressa dal nostro paese per collocare pienamente l’Esposizione nell’agenda internazionale. L’obiettivo Fame zero entro il 2030 ha dato anima all’Esposizione e i grandi paradossi del nostro tempo, a partire da spreco, obesità e malnutrizione, hanno costretto tutti a misurarsi con impegni e responsabilità nuove per affermare una vera democrazia del cibo. Expo è stato tutto questo: un’occasione unica per farsi riconoscere nel mondo e per riconoscersi anche a casa nostra, come comunità nazionale.

    La dimostrazione che l’Italia può superare difficoltà e problemi con lo spirito giusto. A me non pare poco e per questo ringrazio tutti coloro che ci hanno creduto e si sono spesi, con generosità e passione. Ora il nostro compito continua perché le eredità di Expo sono tante. Il filo conduttore che dovremo seguire sarà indissolubilmente legato all’innovazione, alla conoscenza e al cosmopolitismo che l’esposizione ci ha fatto vivere a Milano, una città straordinaria che ancora una volta ha dimostrato di essere la porta del Paese sul mondo. In questi mesi abbiamo davvero seminato molto e bene, ora la stagione del raccolto è davanti a noi. Grazie Expo, grazie Italia.

    E grazie davvero a l’Unità per la possibilità di raccontare ogni giorno una delle idee che hanno fatto grande l’esposizione e ai lettori per la passione con cui hanno accolto questa rubrica.

  • Così l’Expo ha riacceso l’Italia

    (Intervista a firma di Luigi Chiarello pubblicata su Italia Oggi e Milano Finanza del 30.10.15)

     

    «Quasi 24 mld di export agroalimentare nei primi otto mesi del 2015. Non era mai successo. Una ricaduta formidabile sul turismo, specie a Milano. Investimenti esteri in aumento di un mld. E soprattutto un capitale di fiducia riguadagnato e il rilancio dell`immagine dell`Italia nel mondo»: in questi punti Maurizio Martina, ministro alle politiche agricole con delega all`Expo, focalizza il lascito dell`Esposizione Universale di Milano al paese dopo sei mesi di frenetica attività.

    Domanda. Ministro, tracciamo un bilancio di Expo. Sono stati mesi intensi, che cosa hanno prodotto per il paese?

    Risposta. Sono stati sei mesi strepitosi: Expo ha dimostrato la forza del nostro paese. Siamo stati all`altezza di una sfida affascinante e impegnativa. L`Italia ha rafforzato la sua diplomazia economica, a partire da un`area cruciale come quella del Mediterraneo. E la leva della cooperazione agricola e alimentare si è rivelata un asset cruciale. Ci sono stati più di 50 mila incontri fra imprese nei sei mesi, moltissime delegazioni internazionali hanno visitato i nostri distretti produttivi.

    D. Lei ha guidato il processo della Carta di Milano. Al di là delle buone intenzioni, come fare in modo che un simile heritage sia recepito dai paesi?

    R. Con la Carta di Milano l`Italia ha contribuito all`aggiornamento degli Obiettivi del Millennio approvati a settembre dall`Onu. Per la prima volta un`Expo si chiude con un impegno preciso di respiro internazionale, sottoscritto da più di un milione di persone. Il più grande successo è stato proprio la partecipazione consapevole dei 21 milioni di visitatori, di chi ha animato più di 7 mila dibattiti, delle 140 università e centri di ricerca che hanno approfondito il tema dell`Esposizione. Oltre 2 milioni di studenti hanno partecipato attivamente alla discussione globale sul tema della lotta alla fame, del contrasto agli sprechi, del rispetto delle risorse naturali e della biodiversità. Saranno loro la generazione Fame zero.

    D. La macchina organizzativa ha funzionato al meglio (a parte le code degli ultimi mesi), nonostante i ritardi iniziali.

    R. Fino al 30 aprile erano in tanti a chiedere se Expo avrebbe aperto in tempo. Questi sei mesi hanno dimostrato che l`Italia sa affrontare i problemi e risolverli. Expo non è stato un miracolo, ma il frutto di un lavoro quotidiano enorme. Dobbiamo esserne orgogliosi e ringraziare ognuno dei 9 mila operai che hanno costruito il sito e le 10 mila persone, tra volontari e impiegati, che ogni giorno hanno lavorato a Rho. Tanto del successo di Expo lo dobbiamo a loro.

    D. Euler Hermes (gruppo Allianz) ha quantificato in 3 miliardi di euro l`attivo generato, contando l`indotto. Uno 0,1% di crescita di pil

    R. C`è stato un impatto economico molto positivo e che potrà generare ancora effetti nei prossimi anni. Guardiamo agli investimenti stranieri che hanno superato 1 miliardo di euro o all`incremento del turismo che, in particolare su Milano, ha fatto registrare tassi da record come ad esempio il +49% di agosto. Dobbiamo considerare anche il capitale di fiducia che Expo ha generato e il rilancio di immagine del nostro paese nel mondo. Usciamo più forti da questa esperienza.

    D. Le prospettive di crescita per l`export di agroalimentare made in Italy? Lei puntava ai 50 mld di euro entro il 2020

    R. Siamo arrivati a quasi 24 miliardi in otto mesi. Non era mai successo. L`obiettivo per il 2016 era 36 miliardi e siamo nelle condizioni di fare anche meglio. Nei mesi di Expo abbiamo visto le esportazioni agroalimentari crescere con tassi formidabili in alcuni mercati, a partire dal +20% negli Usa. Nelle prossime settimane proprio negli Stati Uniti partirà la campagna che abbiamo realizzato con il Ministero dello sviluppo economico. Attacchiamo l`italian sounding, promuovendo le nostre qualità autentiche. Abbiamo deciso di investire oltre 50 milioni di
    euro e aiutare le aziende anche attraverso accordi mirati con la grande distribuzione americana.

    D. Come consoliderete il comparto? La fusione tra Ismea e Isa aiuterà a creare un nuovo.volano creditizio?

    R. Vogliamo creare un soggetto forte, operativo, al fianco delle imprese sul delicato fronte del credito. Siamo in una fase cruciale. I 400 milioni di euro della Banca europea degli investimenti per le piccole e medie imprese agroalimentari italiane sono un segnale importante. Dobbiamo continuare il lavoro, pensando soprattutto ai giovani. Per loro abbiamo pronta una misura da 50 milioni di euro sempre con la Bei. Dopo aver accorpato Cra e Inea nel nuovo ente di ricerca Crea, soppresso l`ex Agensud, abbiamo proseguito nell`operazione di razionalizzazione degli enti. Risparmio ed efficienza sono le nostre parole d`ordine.

    D. In definitiva, qual è l`eredità che lascia Expo all`Italia?

    R. Il paese esce da Expo più consapevole dei suoi punti di forza. Abbiamo ripreso a fare diplomazia economica aí massimi livelli, ci siamo rafforzati come paese di primo livello sul fronte agricolo e agroalimentare. In casa nostra l`ultima legge di stabilità, ad esempio, è la più «agricola» degli ultimi anni, con investimenti per oltre 800 milioni di euro e un forte taglio di tasse attraverso la cancellazione di Irap e Imu sui terreni delle imprese agricole. Con Expo abbiamo seminato per sei mesi, ora siamo pronti a raccogliere frutti importanti.

  • Il cibo, la fame, il futuro: cosa resta dell`Expo

    (Intervista a firma di Francesco Anfossi pubblicata su Famiglia Cristiana del 29.10.15)

     

    «Expo Milano 2015 è stata una straordinaria operazione di educazione alla cittadinanza che ha ridato significato alla funzione stessa delle esposizioni». Non adopera mezze misure il ministro dell`Agricoltura Maurizio Martina, chiamato a fare un bilancio della grande kermesse dedicata a Nutrire il pianeta, energia per la vita.

    Non è un po` troppo ottimista? Nel pianeta si continua a morire di fame anche dopo i sei mesi di Expo.

    «Combattere la fame richiede impegni concreti e costanti. Non basta un`esposizione. Expo ha contribuito a sensibilizzare milioni di persone e centinaia di istituzioni su questo tema. Con la Carta di Milano e i sei mesi di Expo abbiamo dato un contributo alla costruzione di una nuova food policy, per raggiungere l`obiettivo fame zero al 2030».

    Quali eventi centrali ricorderà di questi sei mesi?

    «Ho ancora negli occhi le giornate del 4 e del 5 giugno scorso, quando a Expo sono arrivate per il nostro forum agricolo 140 delegazioni internazionali e 70 ministri dell`Agricoltura da tutto il mondo, uno dei più grandi eventi apicali degli ultimi anni. Così come la presenza di Bono degli U2, un momento altissimo di visibilità e comunicazione sul tema della fame nel mondo. E non dimentichiamo la visita di Ban Ki-moon, che ha visto un passaggio di consegna tra la Carta di Milano e gli obiettivi del Millennio dell`Onu. Forse la vera eredità di Expo sta nel lavoro enorme che hanno fatto seimila scuole italiane partecipando all`Esposizione».

    La Carta di Milano è stata molto criticata, soprattutto dalla Caritas Internationalis, che l`ha definita un`occasione sprecata…

    «Posizioni rispettabili, ma la Carta di Milano è stata concepita proprio per stimolare un percorso di consapevolezza maggiore sui suoi temi. Dentro c`è la fatica di un`iniziativa utilissima per lavorare sulle sfide educative. Non
    nascondo che dalla Carta si può partire per avanzare ancora, però rivendico l`efficacia di questo lavoro».

    Una Carta per ricchi rivolta ai ricchi, è stato anche detto, basata più sulla lotta allo spreco che alla rivendicazione dei diritti di chi muore di fame…

    «Giudizio ingeneroso. La Carta riguarda soprattutto la lotta alla povertà e il grande obiettivo di fame zero entro il 2030, il sostegno all`agricoltura familiare e il possesso della terra, che è il cuore della questione. Naturalmente sono consapevole che dobbiamo fare ancora di più, ma dobbiamo anche riconoscere il valore del lavoro fatto».

    Quali padiglioni l`hanno colpita maggiormente?

    «A parte Padiglione Zero e Palazzo Italia, ce ne sono diversi che mi hanno colpito: quello degli Emirati Arabi, il Kazakistan, l`Oman, ma potrei citarne altri. Il padiglione degli agronomi ha una lettura dei contenuti tutt`altro che banale, molto approfondita».

    Lei pensa davvero che il mondo abbia fatto un passo avanti dopo Expo verso la sicurezza alimentare?

    «Io credo che l`eredità di Expo non sia soltanto legata al grande successo di affluenza e di organizzazione. Abbiamo coinvolto tutti, a cominciare dalle istituzioni, a confrontarsi con il grande tema della sicurezza alimentare. Rispetto al primo maggio scorso c`è una maggiore consapevolezza: oggi è più evidente nel mondo che questo tema si rivelerà una delle chiavi cruciali per il progresso del pianeta da qui al prossimo futuro».

  • Perché io dico: No Ogm

    (Da ‘L’Espresso’ del 23.10.15)

     

    CARO DIRETTORE,
    ho letto il commento di Massimo Riva (“l`Espresso” n 42) in merito alla nostra scelta di confermare il divieto di coltivazione Ogm in Italia e vorrei argomentare le ragioni del provvedimento.

    INNANZITUTTO partiamo da un dato essenziale: 19 Paesi europei su 28 hanno preso la stessa decisione. La superficie Ogm in tutta Europa nel 2014, in calo rispetto al 2013, conta appena 143.016 ettari di mais Bt coltivati in soli 5 Paesi. Peraltro ben il 92 per cento di mais biotech europeo è coltivato in Spagna dove sono stati seminati 131.538 ettari. Questi dati dovrebbero fare riflettere chi ci accusa di essere ostaggio di qualche “lobby” agricola italiana. Stiamo parlando di una scelta di politica agricola, criticabile come ogni decisione se si vuole, ma di sicuro fondata su argomenti meno provinciali di quanto contestato.

    C`è un nodo di fondo che invece dovrebbe interrogarci tutti: i modelli agricoli estensivi che da anni consentono la coltivazione di Ogm, hanno dimostrato di essere troppo dipendenti da pochi soggetti che detengono le leve fondamentali di questa partita. I livelli di condizionamento, ambientali e non solo, sono oggettivamente assai rilevanti, in particolare dove l`agricoltura è per lo più organizzata in piccole imprese familiari. È una questione seria che dovrebbe sollevare qualche interrogativo anche a chi è convintamente pro Ogm.

    SECONDO ELEMENTO. Si liquida l`argomentazione sulla difesa della biodiversità italiana. Ma proprio sul piano della salvaguardia della diversità degli ecosistemi e di ambienti naturali estremamente delicati come quelli italiani, continua per me ad esserci una importante differenza tra coltivare Ogm in campo aperto e consentire la commercializzazione di prodotti fatti anche con materiale Ogm. Per rendere l`idea basterebbe richiamare la delicata vicenda dell`utilizzo intensivo dell`erbicida Glifosato, in particolare con le produzioni transgeniche, che ha ricevuto valutazione negativa dell`Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell`Oms. Detto ciò, sono il primo a riflettere su come poter promuovere con forza e sempre meglio una filiera “Ogm free” per mais e soia in grado di rafforzare l`economia agricola italiana. E riconosco che questo è un fronte ancora aperto, da risolvere.

    TERZO ASPETTO. Vietare le vecchie colture transgeniche non significa essere oscurantisti e non volere un serio lavoro sul miglioramento genetico vegetale. In Italia, ad esempio, stiamo per sostenere iniziative di ricerca in laboratorio, a legislazione vigente, con tecnologie più sostenibili. Parlo di strumenti come il genome editing e l`approccio cisgenico che ci possono consentire un impegno mirato di miglioramento generico senza alterare le caratterizzazioni produttive di un sistema agroalimentare, migliorandone le performance anche rispetto alla resistenza alle malattie. Su questo fronte vogliamo concentrare i nostri sforzi di ricerca, in particolare pensando alle colture tipiche dell`esperienza italiana, con l`obiettivo di attestarci nei prossimi anni tra i paesi più avanzati nella gestione di tecnologie sostenibili. Sapendo anche che va condotta in Europa una discussione definitiva perché queste tecnologie vengano pienamente riconosciute diversamente dagli Ogm transgenici.

    UN`ULTIMA QUESTIONE. Expo non è stato un successo solo per aver superato i 20 milioni di visitatori. Per capirne l`impatto ci vuole uno sguardo attento sui contenuti promossi dal nostro Paese sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Oltre 7.000 eventi solo a Milano, più di 140 università di tutto il mondo al lavoro, decine di progetti di partenariato attivati su fronti di grande interesse: dalla cooperazione agricola mediterranea, al potenziamento delle iniziative intergovernative per lo sviluppo dell`agricoltura di precisione, al coordinamento delle buone pratiche di lotta alla spreco alimentare, solo per citare alcuni esempi. Si può sempre fare meglio. Ma non si può non riconoscere che in questi sei mesi l`Italia è stata davvero all`altezza di questa sfida.

     

    Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali

  • WikiExpo.org: un patrimonio che rimane

    Sono stati oltre 7mila gli eventi, i seminari, i convegni internazionali che in questi mesi hanno animato l`Esposizione universale. Un patrimonio di sapere che non sarà disperso grazie anche a un progetto innovativo come WikiExpo.org, il sito che sta collezionando e studiando i contenuti dell`Esposizione e rappresenta già oggi la memoria è il futuro del tema di Expo. Una piattaforma che nasce dall`idea del Food Innovation Program, Master di Secondo Livello, fondato dall`Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE), il Future Food Institute di Bologna (FFI) e Institute for the Future di Palo Alto, California (IFTF). Una vera e propria rete della conoscenza che applicata a Expo ci consente di avere a disposizione una grande quantità di informazione sui contenuti di Milano. Sostenibilità, Agricoltura, Sicurezza, Educazione alimentare, Fame zero, Spreco, Biodiversità, Innovazione, Cambiamenti climatici, Smart city. Sono queste le dieci parole chiave che sono state più usate nel semestre espositivo. Racchiuse in unico sito che ora verrà presentato dai ricercatori insieme alla Carta di Milano in un tour internazionale, che arriverà a novembre in California, nella capitale mondiale dell`innovazione. Si parlerà di tecnologia, di lotta alla fame, di nuove soluzioni per la produzione alimentare, coinvolgendo soggetti come Google e la University of California Davis. Anche questa è l`eredità di Expo.

  • Da trent’anni il Cisve difende il diritto al cibo

    (Dalla rubrica “Diario dell’Expo” pubblicata su L’Unità del 22 ottobre 2015)

    “Non abbiamo mai pensato di avere ricette globali, ma praticato con successo soluzioni locali”. In queste parole del presidente Giangi Milesi c’è la forza delle
    idee e la concretezza delle azioni che il Cesvi porta avanti da trent’anni nel mondo. Era il 1985, infatti, quando nasceva questa organizzazione, affrontando subito il tema della cooperazione internazionale e dello sviluppo di innovazioni utili per far crescere le economie dei paesi dove interveniva. Dopo trent’anni
    il Cesvi ha assunto un ruolo importante nello scenario internazionale, con tanti fronti di intervento aperti. Tra questi la difesa del diritto al cibo è uno degli assi portanti e in occasione di Expo il Cesvi ha presentato i dati 2015 del suo Global Hunger Index. I numeri ci dicono che negli ultimi dieci anni sono tanti i Paesi in cui la lotta alla denutrizione è stata portata avanti con efficacia, ma ci sono ancora zone come l’Africa a sud del Sahara e l’Asia meridionale che presentano livelli di fame grave con i più alti punteggi di GHI 2015, rispettivamente 32,2 e 29,4. Ogni punto di questo indice equivale a centinaia di migliaia
    di persone in difficoltà, molto spesso bambini. Azzerarlo è il dovere di tutti.

  • Con la rete mercati più giusti

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità del 21 ottobre 2015)

    Uno dei temi principali della Carta di Milano è contribuire a sviluppare un sistema di commercio internazionale aperto, basato su regole condivise e non discriminatorio capace di eliminare le distorsioni che limitano la disponibilità di cibo, creando le condizioni per una migliore sicurezza alimentare globale. Impegno che l’Italia ha tradotto in un progetto concreto: la nuova piattaforma telematica regolamentata per il commercio agricolo internazionale, sviluppata dalla Borsa Merci Telematica Italiana e sostenuta dal Ministero delle politiche agricole e Unioncamere. Siamo pronti a partire con una prima fase sperimentale di un anno che coinvolga soprattutto i Paesi del bacino mediterraneo e quelli africani, dall’Egitto alla Tunisia, fino All’Angola. Le piccole e medie prese anche dei Paesi in via di sviluppo avranno così uno strumento operativo per accedere e sviluppare nuovi mercati per i loro prodotti, superando il gap legato alla differente regolamentazione internazionale. Il vantaggio della piattaforma, infatti, è dare sicurezza alle transazioni delle merci, attraverso regole comuni e conosciute a priori. Noi metteremo a disposizione anche le nostre buone pratiche sulla certificazione delle attività delle imprese, per rendere ancora più trasparenti le operazioni di vendita. Regole chiare e innovazione, con questi strumenti supportiamo davvero anche i piccoli agricoltori.

  • «Stabilità: lavoro, investimenti e lotta alla povertà al centro delle scelte»

    (Intervista a firma di Diodato Pirone pubblicata su Il Messaggero del 20 ottobre 2015)

     

    «La manovra ha forti contenuti sociali che vanno riconosciuti». Maurizio Martina, ministro dell`Agricoltura, e leader assieme a Cesare Damiano della corrente Pd “Sinistra è cambiamento”, reagisce così alle critiche alla Legge di Stabilità arrivate, sia pure con toni diversi per ogni componente, dalle minoranze democrat.

    Ministro, Pier Luigi Bersani che certo non è un estremista parla di manovra anticostituzionale per via dell`eliminazione della tassa su tutte le prime case, anche su quelle dei benestanti.

    «La manovra andrebbe giudicata nel suo complesso. Io vedo almeno cinque grandi temi nei quali riconosco il segno di una sinistra di governo».

    Quali?

    «Iniziamo dagli esodati. Vengono stanziati altri due miliardi per coprire definitivamente la platea degli ultimi esclusi dalle precedenti operazioni di salvataggio. Si tratta di oltre 30.000 persone. Inoltre, sempre sul fronte previdenziale vengono prolungate le norme più favorevoli sull`età di pensionamento per 30.000 donne».

    E al di là della previdenza?

    «C`è una inversione di tendenza strategica sul tema della povertà, per contrastarla vengono stanziati altri 600 milioni per il solo 2016 che diventano oltre 2 miliardi su base triennale».

    E poi?

    «Inoltre cito le importanti novità per le partite Iva, si tratta di milioni di persone che spesso sono in difficoltà e per le quali vengono introdotte delle importanti semplificazioni fiscali. E infine c`è un altro comparto per il quale sono state fatte scelte di sinistra care, tra l`altro, alla tradizione del Pd: gli enti locali. Finalmente c`è lo sblocco degli investimenti dei Comuni. E potrei continuare con gli stanziamenti del fondo per l`autosufficienza e quello sul “dopo di noi”».

    Tuttavia da sinistra c`è chi parla di una manovra dai caratteri berlusconiani facendo un chiaro riferimento oltre che all`eliminazione della Tasi sulla prima casa all`aumento a 3.000 curo del tetto aí pagamenti in contanti che è stato criticato anche dall`Autorità Anticorruzione.

    «Tutto è migliorabile. Ma aprire una polemica senza riconoscere lo sforzo compiuto sul fronte dell`agenda sociale è un errore politico. Francamente i paragoni con atti compiuti dal governo Berlusconi sono molto forzati. Sia chiaro che questo governo combatte l`evasione fiscale. Gli accordi con la Svizzera e il Vaticano sono fatti. I numeri dicono che il gettito Iva sta aumentando così come le somme recuperate dagli evasori».

    Cosa apprezza di più della manovra?

    «Lavoro, investimenti e lotta alla povertà sono al centro delle scelte. C`è un messaggio di forte fiducia al Paese. Noi politici sfamo spesso abituati a giudicare le cose ín modo autoreferenziale. Ma la verità è che questa manovra intende aiutare gli italiani a rimettersi in moto dopo anni durissimi. E questo elemento mi pare sia stato apprezzato anche fuori d`Italia come i segnali positivi che arrivano da Bruxelles in queste ore inducono a credere».

    Pensa che le polemiche interne al Pd renderanno difficile l`approvazione della legge di Stabilità?

    «Non vedo nuovi Vietnam in Parlamento. Si discuterà e magari si miglioreranno alcuni punti. Noi come area di “Sinistra è cambiamento” intendiamo contribuire ad un ragionamento a somma positiva. Pensiamo che il Pd dia il meglio di sé quando dalle proposte elabora soluzioni».

  • Per un mercato dei prezzi più giusto

    Quando si parla di prezzi del cibo si toccano questioni sempre più strettamente legate alla sfera della geopolitica. La sicurezza alimentare, infatti, incrocia la strada della pace dentro e fuori dai confini delle nazioni. Il prezzo delle commodity agricole è spesso decisivo per mantenere un equilibrio. Ce lo dimostra la storia. Solo qualche anno fa le “rivoluzioni arabe” hanno avuto tra i loro principali inneschi il repentino rialzo dei prezzi alimentari del 2011. Il pane è stato uno dei primi simboli dei moti popolari, il suo costo alle stelle uno dei fattori più destabilizzanti per latenuta dei regimi allora in carica. Ecco perché ospitare ieri a Expo l`ottava sessione del Global food market information group è stato così importante, segnando un ulteriore momento di alto impatto dell`evento di
    Milano. Sono arrivati a Rho i rappresentanti dell`Agricultural market information system (Amis), costituito in occasione del G20 dei ministridell`agricoltura del 2011. Un appuntamento fondamentale per fare il punto sull`andamento del mercato dei prezzi e per un confronto sulla necessità di adottare strumenti che rendano sempre più trasparente il mercato. Si tratta di un obiettivo primario, che anche grazie al lavoro quotidiano di monitoraggio e analisi dell`Amis, può essere raggiunto in tempi brevi. Un`efficace strategia di lotta alla fame, infatti, non può prescindere da regole per mercati più giusti, perché il diritto al cibo si garantisce anche e soprattutto combattendo le speculazioni.

  • Un forte impegno per la biodiversità

    Nel mondo ci sono circa 30 mila piante commestibili coltivate e, di queste, tre (mais, frumento e riso) apportano il 60% del fabbisogno energetico alimentare mondiale. Dati che ci dicono quanto sia necessario intervenire da un Iato a tutela della biodiversità e dall’altro per far crescere modelli alimentari sostenibili, garantendo a tutti il diritto al cibo. Tradurre questo in politiche concrete è un imperativo categorico per i governi di ogni latitudine, lavorando insieme per `raggiungere i traguardi fissati dai nuovi obiettivi del Millennio dalle Nazioni Unite. Per riuscire, però, non basteranno solo leggi e scelte delle istituzioni, serve un salto di qualità nella consapevolezza dei cittadini, serve una svolta nelle abitudini quotidiane. In questa sfida è fondamentale anche l`attività delle associazioni, che possono dare continuità al grandissimo lavoro fatto in Expo. Ieri, per esempio, si è svolto nel sito di Rho il “WWF day” con un fitto programma di eventi intorno al tema “La natura del cibo”. Un momento di confronto e riflessione sulla -necessità di fare oggi scelte più sostenibili che aiutino a tutelare la Terra e le sue risorse più a rischio, a partire dagli animali. Una battaglia che ci riguarda tutti e che abbiamo voluto affrontare con la Carta di Milano che, nella sua scrittura, ha visto un contributo di idee importante arrivare anche dal WWF. Sono impegni questi che Ci vedranno quotidianamente al lavoro anche dopo il 31 ottobre.

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