• Cambio di passo solo se cresce il biologico

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo pubblicata su L’Unità del 30 settembre 2015)

    Lavorano in 164 Paesi e sono oltre 2 milioni. Sono gli operatori del biologico, settore che ieri è stato protagonista a Expo. Un momento importante per sottolineare come questo comparto possa essere decisivo nella sfida alimentare per produrre più cibo senza aumentare l’impatto sull’ambiente.

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  • Il legame tra Expo e i territori

    L`Esposizione universale di Milano ha attratto milioni di persone. Le ha portate a scoprire il mondo a casa nostra, ad avere una nuova consapevolezza sul tema dell`alimentazione. Mai suoi effetti sono molto superiori se li sommiamo al grande lavoro che è stato fatto sui territori italiani. Expo è stato un volano, uno stimolo forte per avviare progetti, immaginare nuove strade di promozione dei nostri magnifici paesaggi attraverso l`unione del patrimonio enogastronomico, culturale, ambientale. Una vera operazione di sistema, che è la somma di tante esperienze concrete e innovative. Tra queste spicca come buona pratica il progetto Etruria Experience. Nella presentazione si legge «Non una mostra che porti a Milano le cose, ma una strada che porti in Etruria le persone». In questa frase è condensato il potenziale futuro, l`eredità materiale del semestre espositivo di Rho. Ecco allora nascere attorno a un tema affascinante come quello della civiltà etrusca una partnership tra bassa Toscana e alto Lazio, con il Ministero dei Beni culturali, le due Regioni e tanti Comuni coinvolti a partire da Viterbo e Orvieto. Terre ora unite anche dai percorsi di Etruria Experience, valorizzati dà un bellissimo video emozionale, che mette insieme storia e territorio, produzioni alimentari, bellezze architettoniche e innovazione. Un invito al viaggio che parte da Milano e arriva in tutta Italia.

  • Da Milano a NY: fame da battere entro il 2030

    Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e il miglioramento della nutrizione e promuovere l`agricoltura sostenibile. Sono questi i primi due nuovi Obiettivi del Millennio che in questi giorni a New York sono stati approvati insieme ad altri 15 punti dall`Assemblea generale delle Nazioni Unite. Raggiungere questi traguardi richiederà un impegno concreto e attivo delle istituzioni di tutto il mondo, perché la sfida di eliminare la fame entro il 2030 non può essere assolutamente persa. Serve un cambio di passo. Dal 1990 al 2015 si sono ottenuti risultati importanti, si è passati da più di 1 miliardo a 795 milioni di persone che soffrono la fame. Cifre significative ma non sufficienti. Bisogna fare di più. Nel 2050 la Terra ospiterà 9 miliardi di persone è nostro dovere trovare soluzioni per assicurare loro cibo sano, sicuro e sufficiente. Senza pesare sul Pianeta in termini di inquinamento e di consumo delle risorse naturali. Impegni che l`Italia ha inserito nella Carta di Milano, che proprio per questo abbiamo voluto presentare sabato alle Nazioni Unite. Per un`alleanza globale nella tutela del diritto al Cibo, che veda l`Italia, l`Europa, alla guida del cambiamento necessario.

  • Con Expo l’Italia leader della diplomazia agricola e alimentare

    Il vertice che si sta aprendo in queste ore qui a New York alle Nazioni Unite porterà all’adozione di nuovi obiettivi di sviluppo globale, l’agenda 2030, a distanza di 15 anni dall’adozione dei “Millenium development goals”. Da allora molto è stato fatto, su tutte le priorità, compresa la riduzione della fame nel mondo. Ma non è ancora abbastanza.

    Circa 800 milioni di persone soffrono ancora di fame cronica ed è compito di tutti fare in modo che questa condizione non appartenga più a nessuno nel prossimo futuro.

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  • La Carta di Milano nel progetto dell’Onu

    (Articolo a firma dei Ministri Maurizio Martina e Paolo Gentiloni pubblicato sul Corriere della Sera del 27 settembre 2015)

    Da Milano a New York. Da Expo alle Nazioni Unite. Se l’impegno contro la fame e la povertà, per la tutela delle risorse naturali e la difesa della dignità della persona è condizione imprescindibile per garantire il progresso umano, allora all’Assemblea generale dell’Onu la comunità internazionale ha un’opportunità storica per assumersi pienamente le proprie responsabilità di fronte al mondo intero. A distanza di 15 anni dall’adozione degli Obiettivi del Millennio, nonostante gli sforzi compiuti e alcuni importanti passi avanti, siamo ancora lontani dai risultati auspicati e per questo da giovedì alle Nazioni Unite si stanno discutendo i Sustainable Developement Goals.

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  • Presentato a New York segno unico distintivo made in Italy agroalimentare. Rafforziamo la lotta all’italian sounding

    Presentato a New York il segno unico distintivo del Made in Italy agroalimentare ‘The extraordinary Italian taste’, tassello fondamentale del piano per l’internazionalizzazione che Mipaaf e Ministero dello Sviluppo economico stanno attuando per sostenere l’export e rafforzare le azioni di contrasto all’Italian sounding. Il piano prevede risorse pari a 260 milioni di euro; di queste il 25% è dedicato proprio all’agroalimentare.

    “Il Governo è in campo con una strategia di aggressione all’Italian sounding che non ha precedenti. Il segno unico rappresenta uno strumento innovativo che aiuta a dare riconoscibilità al sistema agroalimentare italiano, valorizzando meglio la nostra presenza soprattutto nelle fiere internazionali e con iniziative speciali nella grande distribuzione. Il mondo chiede prodotti italiani, vogliamo aiutare i nostri produttori a essere ancora più presenti sui mercati. Proprio negli Stati Uniti, il 12 ottobre, in occasione del Columbus Day, partirà una campagna importante contro il falso Made in Italy con investimenti per 50 milioni di euro”.

    “Non ci basta, abbiamo rafforzato il contrasto ai falsi aumentando in controlli in Italia e, primi al mondo, chiudendo accordi con due player mondiali del web come eBay e Alibaba per proteggere i nostri prodotti Dop e Igp dalle imitazioni. In pochi mesi abbiamo bloccato flussi di valore enorme, anche negli Usa. Con una sola operazione abbiamo fermato una vendita mensile potenziale di 5 mila tonnellate di falso Parmigiano Reggiano, quasi la metà della produzione mensile di quello autentico”.

    “L’agroalimentare italiano rappresenta sicuramente un campo nel quale si può e si deve continuare a investire. Ce lo confermano i dati dell’export relativi ai primi 7 mesi di quest’anno: oltre 21 miliardi di euro. Un record che ci dà la dimensione del potenziale che abbiamo per dare nuovo slancio anche alla nostra economia, rafforzando la nostra presenza su mercati in forte espansione come Stati Uniti, Canada, Brasile, Russia, India, Cina, Europa, Turchia e Australia. Raggiungere i 36 miliardi di export entro la fine di quest’anno e i 50 miliardi entro il 2020 sono obiettivi alla nostra portata.”

  • Innovazione e ricerca: chiavi strategiche

    L`Italia è sempre più al centro del dibattito internazionale sulle nuove forme che la lotta alla fame dovrà assumere nei prossimi anni. Expo è davvero una piazza di confronto globale e lo dimostra il successo del World Food Research & Innovation Forum, promosso dalla Regione Emilia Romagna e dal Presidente Stefano Bonaccini. Grazie a questo appuntamento, negli ultimi due giorni, sono arrivati a Rho esperti, decision maker, rappresentanti istituzionali di moltissime organizzazioni internazionali per discutere di come garantire in concreto il diritto al cibo. Dalla Banca Mondiale alla Commissione europea, dalla Food and Drug Administration americana fino ai più importanti centri di ricerca, ognuno ha portato un contributo di valore per scrivere un`altra pagina di contenuto di questa Esposizione universale. Ricerca e innovazione sono due chiavi strategiche per l`evoluzione dei modelli agricoli e alimentari del pianeta. Da qui passano le strade che portano all`obiettivo `Fame zero` e alle decisioni che dovranno essere prese a New York in occasione dell`Assemblea generale delle Nazioni Unite sugli Obiettivi del Millennio. Dove l`Italia porterà il contributo di questi mesi di Expo insieme agli impegni della Carta di Milano.

  • Martina: il merito è stato di noi pontieri, ma adesso non riapriamo l`Italicum

    Intervista a firma di Amedeo La Mattina pubblicata su La Stampa del 24 settembre 2015

    «Il nostro lavoro di pontieri è stato prezioso. Hanno vinto le colombe a dispetto di coloro che parlavano di Vietnam. Ora non è il momento di recriminare, ma di guardare avanti e di affrontare la legge di stabilità sulla base della ritrovata unità del Pd». Maurizio Martina, ministro dell`Agricoltura e uno dei leader della minoranza dialogante di «Sinistra è cambiamento», è convinto che esacerbare i toni e dividere il partito in questi mesi non sia stato utile. «Il Pd viene giudicato nel suo insieme. Non c`è una maggioranza e una minoranza».

    Ha mai avuto paura che lo scontro sulla riforma costituzionale potesse sfociare in una scissione?

    «No, non ci ho mai creduto. Chi divide il Pd e le forze riformiste paga sempre un prezzo pesantissimo. Chi come noi lavora faticosamente alla sintesi fa il mestiere giusto».

    È possibile aprire un`intesa più organica con l`ingresso di Vasco Errani nel governo?

    «Non spetta a me dirlo. Di sicuro ora il banco di prova della nuova fase sarà la legge di stabilità che dovrà essere nel segno dell`equità, del rafforzamento dell`agenda sociale del governo, a partire da un forte intervento di contrasto alla povertà».

    È possibile riaprire il confronto sulla legge elettorale?

    «Personalmente credo che non sia giusto riaprire il capitolo dell`Italicum dopo che è stato approvato e migliorato. Ed essendo poi un gigantesco passo in avanti rispetto al Porcellum. Oggi non mi sembra il tema centrale».

    Per Bersani ora i voti di Verdini non sono necessari. Ma l`ex braccio destro di Berlusconi e i suoi parlamentari si avvicinano all`area di governo e della maggioranza. E Paolo Romani ha denunciato una campagna acquisti per sostenere Renzi. Che ne pensa?

    «Certi argomenti su Verdini sono stati usati dentro il Pd in maniera impropria. Ho sempre creduto che il nostro lavoro fosse quello di unire il Pd e di rivolgersi a tutto il Parlamento, soprattutto quando è in discussione la riforma costituzionale. Segnalo che oggi il centrodestra è andato in frantumi e il Pd si presenta unito e aperto a chi vuole dialogare sulle riforme e le regole del gioco. Il centrodestra si è indebolito ulteriormente e oggi la sua capacità aggregativa si è ridotta al lumicino. Noi invece dobbiamo rimanere uniti nella pluralità di idee. E questo è anche un merito di Matteo Renzi, che ha fatto un buon lavoro: sulla riforma ha aperto uno spazio positivo che ha aiutato tutti a fare un passo in avanti».

  • Informare per cambiare il mondo

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità del 23 settembre 2015)

    Per costruire un modello di sviluppo che punti sulla sostenibilità, sull’eliminazione degli sprechi alimentari e sulla garanzia del diritto al cibo è fondamentale il ruolo attivo del mondo dell’informazione.

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  • Coltiviamo una società inclusiva

    Inclusione è una parola chiave per il modello di sviluppo e di società che vogliamo costruire. Un valore che in Expo stiamo coltivando ogni giorno, ad esempio con il grande lavoro di Cascina Triulza e dei Padiglioni delle Ong. In questo contesto con il viceministro Andrea Olivero abbiamo voluto inserire il confronto internazionale su “Agricoltura sociale e microcredito”. Due strumenti operatiVi che ci aiutano a non lasciare nessuno indietro. Proprio l`agricoltura sociale, a favore della quale siamo intervenuti con una legge approvata ad agosto, si dimostra centrale, un laboratorio di sperimentazione per una società più aperta e giusta. Un`esperienza vissuta non solo come opportunità economica, ma come riscatto, come ritorno alla vita in tutte le latitudini del Pianeta. Ce lo ha ricordato ieri anche l`ex presidente dell`Uruguay, José Mujica, sottolineando la necessità dí sostenere l`agricoltura famigliare e i piccoli produttori, anche attraverso tecnologie e innovazioni efficaci. Ne abbiamo discusso a luglio anche con il premio Nobel Mohamed Yunus. A Expo il padre del microcredito ha ribadito che per eliminare la fame bisogna portare a zero la disoccupazione e le emissioni di carbonio. L`Italia sta dando il suo contributo.

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