• Un’occasione di riscatto e rinascita

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità il 30 agosto 2015)

    Ogni mattina arrivano sul sito di Expo e si impegnano insieme agli altri lavoratori e ai volontari per aiutare migliaia di visitatori alla scoperta dei Padiglioni. Sono i quasi cento detenuti che lavorano nel sito dell’Esposizione universale e che vengono da alcuni penitenziari lombardi, a partire da Bollate, che si trova proprio vicino ad uno degli ingressi dell’evento.

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  • Tuteliamo agricoltori e allevatori

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità il 28 agosto 2015)

    Per garantire a livello mondiale l’aumento della produzione del cibo è necessario in primo luogo investire sull’agricoltura, a partire dalla tutela del reddito delle imprese. Solo se i produttori vedono il loro lavoro remunerato possiamo pensare al raggiungimento di questo obiettivo fondamentale. Troppo spesso, anche in Europa, i prezzi di mercato scendono pericolosamente al di sotto dei costi di produzione. Penso a filiere che sono protagoniste anche a Expo, come quella del latte e delle carni suine e bovine. Proprio ieri a Madrid abbiamo partecipato al vertice con Spagna, Francia e Portogallo per interventi concreti su questi settori in vista del Consiglio europeo straordinario che abbiamo ottenuto per il 7 settembre. La riunione è stata utile per fissare una strategia comune a favore dei nostri produttori in una situazione complessa di mercato con sei proposte operative alla Commissione Ue. A partire dal miglioramento dei sistemi di etichettatura dell’origine del latte. Vogliamo puntare al rilancio dei consumi di questo prodotto, con una campagna di promozione straordinaria in Europa e fuori dai confini continentali. Sulle carni abbiamo margini di crescita dell`export, per questo abbiamo proposto lo sviluppo di piattaforme logistiche di sostegno alle esportazioni finanziate anche dalla Bei. La nostra comune priorità resta una: salvaguardare allevatori e agricoltori.

  • La diplomazia dell`Expo

    Sono più di 50 i capi di Stato e di Governo che hanno visitato Expo fino ad oggi e il 16 ottobre arriverà a Milano Ban Ki Moon, il segretario generale delle Nazioni Unite. Un risultato che esprime la potenza di questo evento come piattaforma diplomatica, di dialogo e di pace. Expo si sta dimostrando un luogo di confronto aperto tra culture e popoli distanti, basta guardare la disposizione stessa dei Padiglioni e lo spirito collaborativo che anima chi lavora a Milano. In questi primi quattro mesi i più importanti leader mondiali sono arrivati in Italia, hanno voluto dare il loro contributo su un tema geopolitico fondamentale come la sicurezza alimentare. Trovare una via sostenibile per l`aumento della produzione di cibo, Infatti, è una questione globale, che va risolta in via pacifica. L`Italia sta guidando il dibattito con un salto di qualità importante per la nostra politica estera. Penso alle occasioni straordinarie del Forum mondiale dell`agricoltura che abbiamo tenuto a giugno con più di 400 delegazioni internazionali e 50 ministri o al Forum della Cultura di poche settimane fa. Il nostro Paese è stato all`altezza di questa sfida e dobbiamo esserne orgogliosi.

  • Desertificazione Lottiamo senza sosta

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità il 27 agosto 2015)

    Mantenere il suolo fertile e destinato all’agricoltura è una delle sfide più importanti per garantire cibo sano, sicuro e sufficiente alla popolazione mondiale che crescerà a 9 miliardi entro il 2050.

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  • La nostra battaglia contro il caporalato

    (Lettera pubblicata su La Repubblica del 26.08.15)

     

    Caro direttore,
    la piaga del caporalato nel nostro Paese purtroppo è ancora aperta e queste settimane ci hanno consegnato fatti drammatici che nessuno può minimizzare. Morire di lavoro nei campi e lavorare a due euro l’ora è inaccettabile, così come lo sono gli atteggiamenti omertosi che avvolgono troppo spesso questi fatti.

    Il fenomeno ha radici profonde, investe da tempo territori e settori delicati, a partire da alcune filiere agricole dove, a fronte di tante imprese sane e legali, si annidano comportamenti e pratiche oltre le regole. La contiguità con le dinamiche della criminalità organizzata è un tratto riscontrato in diversi contesti e oggi lo sfruttamento della manodopera si alimenta anche della tratta di essere umani generata dai nuovi fenomeni migratori di massa. Indignarsi non basta. Dobbiamo sempre ricordare che la mafia, sin dai suoi albori, svolse un ruolo fondamentale nella difesa dell`inaccettabile ordine latifondista che opprimeva il mondo agricolo del Mezzogiorno. Un ruolo di vera e propria polizia di classe.

    Oggi, quell`odioso assetto di sfruttamento del lavoro, che è stato superato con lotte drammatiche, può riproporsi in forme antiche o attraverso nuove dinamiche. La necessità di alzare il livello di consapevolezza e contrasto a questi fenomeni è un dovere immediato per noi. Innanzitutto a partire da una strategia per il rafforzamento dei controlli ispettivi in campo, perché nessuna norma può essere davvero utile se non si attiva una forte azione di controllo e presidio dei territori. Su questo siamo impegnati con i Ministri Alfano e Poletti, gli organismi ispettivi e le forze dell`ordine. Il prossimo 27 agosto si terrà un vertice nazionale a partire da questa priorità a cui deve contribuire in modo significativo anche il nascente Ispettorato nazionale del lavoro e un modello organizzativo in grado di attivare rapidamente task force locali.

    Un secondo fronte d`impegno deve assolutamente coinvolgere tutti gli attori delle filiere produttive maggiormente esposte a questo fenomeno. In particolare, nelle produzioni agroalimentari è necessario un patto di responsabilità in grado di coinvolgere i produttori e le loro associazioni d`impresa, il mondo del lavoro e il sindacato, la grande distribuzione organizzata, le realtà dell`industria alimentare e le regioni. Dobbiamo agire ancora sul versante della contrattualistica per coniugare sicurezza e flessibilità. La stessa dinamica organizzativa di alcune produzioni e la formazione dei prezzi non sono variabili secondarie di fronte a queste situazioni. Lo strumento innovativo della “Rete del lavoro agricolo di qualità” voluto fortemente dal Governo con il decreto 91/2014, atteso da tempo dal mondo del lavoro e operativo dal 1 settembre, può segnare un punto di svolta per la certificazione etica delle attività d`impresa e nel rapporto consapevole con il cittadino-consumatore. Le Regioni inoltre potrebbero introdurre scelte utili sui requisiti di accesso ai fondi europei dello sviluppo rurale incentivando proprio chi aderisce alla “Rete del lavoro di qualità”.

    Un terzo fronte d`azione riguarda il rafforzamento delle norme di contrasto al caporalato. Già oggi il decreto legislativo 231 prevede la revoca dei finanziamenti pubblici ad aziende che non rispettano le leggi in materia di sicurezza, così come il Testo unico per la sicurezza sul lavoro indica la sospensione dell`attività di impresa in caso di occupazione irregolare e di recidive violazioni delle norme. L`istituzione del reato di caporalato nel 2011 è stato un passo decisivo, ma occorre riflettere su alcune possibili novità utili per meglio colpire il fenomeno. Pensiamo, innanzitutto, alla possibile estensione delle misure di prevenzione patrimoniale antimafia a chi si avvale di caporali, alla responsabilità dell`impresa che ne beneficia “a valle” e all`avvio operativo di programmi specifici per sostenere e accompagnare il lavoratore che denuncia il proprio caporale. Va colpita la ricchezza generata dallo sfruttamento illecito del lavoro e le riforme legislative proposte e sostenute dal Governo vanno in questa direzione.

    Per combattere il fenomeno del caporalato non servono però generalizzazioni: la grande maggioranza delle imprese agricole sono realtà sane e in regola. Ma guai a noi se questa considerazione ci portasse, come forse è accaduto per troppo tempo in passato, a sottovalutare il problema derubricandolo a fenomeno marginale. Non è affatto così. Questo Paese ha conosciuto storie d`impegno straordinarie su questo fronte: pensiamo a figure come Giuseppe Di Vittorio, che ha dedicato la sua intera esistenza al riscatto del mondo contadino o a Placido Rizzotto, che pagò con la vita la sua sfida alla mafia rurale e a tanti altri che hanno combattuto per la giustizia sociale e per dare regole conseguenti al lavoro agricolo. Noi oggi abbiamo il dovere di organizzare una reazione consapevole all`altezza del problema, a difesa del lavoro e dell`impresa ma, soprattutto, a salvaguardia della vita di tante lavoratrici e tanti lavoratori che in quei campi devono poter vivere con piena dignità la propria esistenza.

    Maurizio Martina, Ministro delle Politiche agricole
    Andrea Orlando, Ministro della Giustizia

  • Orti nelle scuole, l’importanza di fare rete

    Il rispetto del cibo, la conoscenza della biodiversità e i valori della terra si imparano fin da piccoli. Per questo insieme al Ministro dell`Istruzione Stefania Giannini tra le iniziative per Expo sosteniamo la diffusione degli orti nelle scuole, a partire dagli studenti delle materne ed elementari. E anche attraverso iniziative come queste che aiutiamo i ragazzi a riscoprire le tradizioni e l`identità dei nostri territori. E all`Esposizione di Milano, dove gli studenti sono protagonisti, stiamo dando vita a una serie di eventi tematici di grande valore. Un bell`esempio arriva dal `Vivaio Scuole` di Padiglione Italia, dove, ieri i ragazzi dell`Istituto `Primo Levi` di Prato hanno presentato il progetto di una rete di orti scolastici nella loro città. `Questa esperienza didattica ha rappresentato lo sfondo integratore per una scuola che genera benessere` scrivono nella loro presentazione. Sono convinto che questo concetto sia alla base dell`educazione stessa, quella che Nelson Mandela definiva `il grande motore dello sviluppo personale`. Imparare a fare squadra oggi, vuol dire far crescere insieme e meglio i cittadini di domani. A loro è rivolta la Carta di Milano junior, che aiuta a consolidare la consapevolezza dei più giovani sui temi centrali della sicurezza alimentare, che passa anche da un contatto diretto con l`attività agricola. Coinvolgendo i giovani in Expo facciamo crescere idee, coltiviamo l`Italia del futuro.

  • Più raccolti con meno acqua

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità del 25 agosto 2015)

    Entro il 2025 saranno 1,8 miliardi le persone che vivranno in zone con scarsità d’acqua ‘assoluta’. È un dato che la Fao ha reso noto proprio in queste ore all’apertura dei lavori della conferenza annuale per la Settimana Mondiale dell’Acqua in corso a Stoccolma fino al 28 agosto.

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  • Tradizione sostenibile per l’agricoltura

    (Dalla rubrica “Diario dall’Expo” pubblicata su L’Unità del 24 agosto 2015)

    L’agricoltura è una pratica umana che ha più di 11 mila anni, da quando le prime comunità nomadi riuscirono a coltivare le piante. Da quel momento l’evoluzione delle tecniche colturali ha sempre visto l`uomo sfidare se stesso nell’interpretare la tradizione rinnovandola.

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  • Gli agronomi protagonisti all`Expo

    Salvaguarda le interazioni che esistono tra agricoltura e biodiversità migliorando l`efficienza delle produzioni. È riassunta così una delle missioni dell`agronomo all`interno del padiglione della World Association of Agronomists a Expo. Si tratta di un`esperienza tra le più attive ed importanti dell`Esposizione, con una presenza che approfondisce molto il tema dei modelli agricoli, attraverso un interessante percorso formativo. Il ruolo degli agronomi, infatti, è centrale nello sviluppo fattivo delle agricolture del mondo, sono loro insieme agli imprenditori agricoli l veri “artigiani” del territorio. Dalle scelte colturali e dalla preparazione degli agronomi dipendono le rese, gli stili produttivi, gli indirizzi di coltivazione che servono a produrre sempre meglio, con minor impatto ambientale possibile. Il loro impegno nella protezione e nello studio delle specie vegetali è cruciale per la difesa della biodiversità. La loro presenza stabile nei sei mesi espositivi è la conferma che a Expo l`agricoltura e i suoi protagonisti sono centrali. Non è un caso che l`Associazione abbia scelto di organizzare il proprio congresso mondiale a Expo dal 14 al 18 settembre, anche grazie al lavoro fatto dal Conaf, il Consiglio dell`ordine nazionale degli agronomi e forestali italiani. Sarà un onore per l`Italia ospitare questo evento, che rappresenta un momento importante di condivisione di idee, di scambio di know how e di ricerca di soluzioni per nutrire il pianeta negli anni futuri, in perfetta sintonia con gli obiettivi di questa Esposizione milanese.

  • La nostra risposta, nei fatti

    (In risposta al blog pubblicato sul portale Vita.it  http://blog.vita.it/economicamente/2015/08/20/ministro-martina-la-carta-impone-fatti-non-parole/#st_refDomain=t.co&st_refQuery=/lB877WLimv)

     

    Caro Riccardo,

    sono colpito dalle considerazioni uscite sul blog scritto da Marcello Esposito e da te pubblicato, sul nostro impegno per contrastare un fenomeno inaccettabile come quello del capolarato che da anni pervade anche le nostre campagne.

    Voglio stare ai fatti e a ciò che sto cercando di fare, andando anche oltre le funzioni specifiche del mio Ministero, e non replico ad affermazioni come quelle a proposito di ciò che faccio a Expo. Vorrei ricordare però che ho una delega che mi impegna su quel fronte. Segnalo solo che lavoro fuori dall’Esposizione tutti i giorni e se ti capitasse mai di voler seguire tutte le tappe e i problemi che affrontiamo sarei interessato a un bel confronto.
    La piaga del caporalato può essere facile da raccontare ma purtroppo non è semplice da estirpare. Lo dice lo stesso Esposito spiegandoci che “se ne parla sui libri di scuola prima che il ministro Martina nascesse”. È vero, è così. E ci sarà dunque una ragione se non è stato ancora sconfitto. O vogliamo banalizzare dicendo che per capire “basta mandare qualche ispettore o qualche pattuglia della guardia di finanza”? A me non pare proprio e il mio riferimento alla mafia non è un espediente comunicativo ma una necessità per comprendere alcune logiche organizzative e strutturali di questo fenomeno in diversi territori.

    Dopodiché mi domandate fatti e non parole. Provo a rispondere.
    Innanzitutto il controllo e la repressione. Da settimane su nostra richiesta i controlli ispettivi che competono al Ministero del Lavoro e a quello dell’Interno sono stati intensificati in particolare in alcune regioni. Bisogna continuare a rafforzare ulteriormente, è proprio quello che stiamo facendo, allargando il raggio d’azione. Specifiche azioni sono in itinere anche in queste ore con l’impegno delle forze dell’ordine.

    Nello stesso tempo abbiamo ottenuto che si accelerasse il lavoro per il rafforzamento delle norme di contrasto. Il caporalato e’ un reato dal 2011 ma ci troviamo di fronte a un impianto legislativo insufficiente. Le norme troppo spesso sono di difficile applicazione. A settembre la Commissione Lavoro esaminerà la proposta di legge già presentata per il rafforzamento degli strumenti di contrasto. Terzo aspetto. Dal primo di settembre sarà operativa la “Rete del lavoro di qualità”. Consiglierei ad osservatori attenti quali siete di approfondire e di non banalizzare la questione. Non si tratta di una invenzione dell’ultimo minuto per farsi belli. Tutt’altro. E’ da anni una richiesta forte del mondo del lavoro per responsabilizzare sempre di più le imprese del settore agricolo e non solo.

    Leggete cosa dice nel merito un sindacalista di strada a Castelvolturno come Tammaro Della Corte: “Ci vuole la repressione, ma anche un premio per chi collabora». O cosa chiede Yvan Sagnet, giovane camerunense che guidò la rivolta a Nardo’: “Bisogna introdurre una legge sulla certificazione etica d’impresa”. Noi abbiamo voluto mesi fa la norma che introduce per la prima volta la certificazione e ora si passa alla fase operativa tramite INPS e con il coinvolgimento fondamentale anche della grande distribuzione e dell’industria alimentare. Perché la chiave, secondo tutti i protagonisti che da anni si battono su questo fronte, è in una reazione di sistema che determini nuove prassi e nuovi comportamenti lungo tutta la catena di lavoro. Coinvolgendo pienamente anche chi determina i prezzi dei prodotti. Qui non si tratta di pensare che “a cavare le castagne dal fuoco al ministro ci pensino i consumatori o i supermercati”. E’ un ragionamento profondamente errato e per me questo non è un gioco. Più è forte la responsabilizzazione dei soggetti fondamentali, più il contrasto sarà efficace. Domandate a chi vive e produce in alcune filiere agricole per credere. E forse potranno far riflettere su questo sempre le parole di Della Corte: “E’ la grande distribuzione organizzata l’anello della catena che può cambiare le cose».
    La “Rete del lavoro agricolo” serve a questo e dovrà essere ulteriormente allargata e rafforzata, con l’approvazione del “collegato agricoltura”, verso i centri per l’impiego, gli enti bilaterali e altri soggetti. Ultimo fatto che voglio citare: stiamo lavorando alla tutela diretta dei braccianti che denunciano i caporali attraverso uno strumento che vogliamo sia sostenuto anche dalle associazioni d’impresa del settore.
    Come vedete, si lavora. Lo faccio, certo pur coi miei limiti, con la determinazione di chi deve dare un contributo concreto a questa lotta nella piena consapevolezza della responsabilità pubblica che ho assunto con questo impegno.

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