• Alimentare il pianeta e risparmiare energia una sfida possibile

    (Articolo a firma di Miguel Aria Cañete – Commissario europeo per il Clima e l’Energia, Maurizio Martina – Ministro delle Politiche agricole, Glan Luca Galletti – Ministro dell’Ambiente, pubblicato sul Corriere della Sera del 26 giugno 2015)

    Caro direttore, il cibo è energia. Con il tema di Expo Milano 2015 «Nutrire il pianeta, energia per la vita», l’Italia ha voluto con forza sottolineare questo legame. Ecco allora che diventa sempre più importante fare scelte precise sul futuro energetico del pianeta, pensando a come poter garantire cibo sano, sicuro e sufficiente a una popolazione mondiale in crescita.

    Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale lavorare su modelli di sviluppo che puntino sulla sostenibilità, sotto il profilo produttivo ed energetico. Una sfida globale che troverà un momento di confronto importante nell’appuntamento di Parigi, il prossimo dicembre. L’Unione Europea parteciperà alla ventunesima Conferenza delle Parti (Cop 21) con l’intento di garantire il raggiungimento di un accordo mondiale ambizioso e vincolante sul clima, in grado di contribuire a limitare a 2°C l’aumento della temperatura. Il contributo dell’Ue consisterà in un taglio di almeno il 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Inoltre vogliamo raggiungere una quota di energie rinnovabili pari ad almeno il 27% e utilizzare almeno il 27% in meno di energia. Abbiamo davanti quindi un grande lavoro, una sfida per realizzare il cambiamento che coinvolge tutti dai consumatori alle imprese fino alle istituzioni. Per questo abbiamo costruito una serie di appuntamenti ad Expo dove discuteremo di come possiamo intervenire nell’ambito del nostro sistema alimentare. Ribadiremo con forza che ognuno può essere protagonista del futuro, così come viene fatto dalla Carta di Milano.

    Dobbiamo partire dalle famiglie, da piccole e incisive modifiche nelle abitudini alimentari quotidiane che ci consentiranno di ridurre di quattro volte il consumo di energia nella produzione di cibo. Lo scorso anno in Europa sono state sprecate oltre 100 milioni di tonnellate di cibo. Una piaga inaccettabile e che si può contrastare dentro le case di ognuno di noi. Bisogna sapere che sprecare cibo significa sprecare anche l’energia impiegata per produrlo e quella utilizzata per il suo smaltimento. E su questo fronte i governi devono impegnarsi sempre di più per favorire meccanismi più intelligenti di riutilizzo dei rifiuti alimentari, ad esempio come materia prima per la produzione di bioenergia rinnovabile. Sarà un elemento cardine dell’ambiziosa proposta sull’economia circolare che la Commissione europea presenterà quest’anno.

    Per quanto riguarda le imprese dobbiamo dire che non siamo all’anno zero. C’è una maggiore consapevolezza rispetto ai temi ambientali, le politiche green sono stabilmente inserite nei programmi aziendali delle imprese di tutte le dimensioni. Ad esempio mentre il consumo di energia dell’industria alimentare è diminuito di un terzo dal 2005, la produzione è aumentata. Produciamo di più, utilizzando meno energia. In Europa l’economia, nel suo insieme, l’anno scorso ha visto diminuire del 5% le emissioni energetiche, mentre il Pil è aumentato dell’1,3%. Sono dati che ci dicono che il traguardo è alla nostra portata, ma che c’è ancora molto lavoro da fare.

    Anche l’agricoltura europea sarà protagonista del rilancio delle energie rinnovabili, con approcci nuovi che sappiano allo stesso tempo dare un’importante integrazione al reddito degli agricoltori e tutelare una risorsa preziosa come la terra. Già oggi sono milioni le aziende agricole in Europa che hanno investito per abbassare il proprio impatto ambientale, costruendo circuiti virtuosi di riutilizzo degli scarti, come nel caso del biogas.

    Nei prossimi sette anni la politica agricola comune dell’Ue contribuirà a incoraggiare gli investimenti per l’approvvigionamento e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili nel settore agricolo, dando ulteriore impulso a questo processo, creando nuove opportunità e posti di lavoro.

    Anche la futura revisione della direttiva europea sulle energie rinnovabili contribuirà a integrare il maggior numero possibile di nuove fonti energetiche rinnovabili e a garantire che il passaggio ad esse avvenga in modo sostenibile da un punto di vista ambientale e vantaggioso sul fronte economico.

    A livello europeo, siamo determinati nel sostenere una politica ambiziosa a favore dell’efficienza energetica. Favoriremo gli investimenti attraverso il piano Junker e riesamineremo le nostre politiche in materia di efficienza energetica per fare sì che esse diventino un catalizzatore per la transizione energetica. In Italia, sfrutteremo le opportunità della nuova programmazione dei fondi europei per investire su progetti di valorizzazione degli ecosistemi dipendenti da agricoltura e foreste, incentivando un uso sostenibile delle risorse e un’economia a basse emissioni. Oggi, ad esempio, abbiamo oltre mille impianti a biometano nelle aziende agricole, pari a due terzi della produzione nazionale, per un valore di 2,5 miliardi di euro. Vogliamo spingere per rendere ancora più efficienti le nostre aziende sotto il profilo energetico.

    Expo Milano 2o15 ci aiuta ad aumentare la consapevolezza su temi cruciali per il futuro del mondo, su questione strategiche sotto il profilo geopolitico, come nutrizione e sviluppo delle politiche energetiche. E lì avremo modo di rinnovare il nostro impegno a tutelare con ogni mezzo la fertilità e la produttività dei suoli È dalla terra, infatti, che arriva l’energia per alimentare il pianeta.

  • Perchè gli Ogm non bastano

    (Articolo a firma del Ministro Maurizio Martina pubblicato su la Repubblica del 25 giugno 2015)

    Caro direttore, l’Esposizione Universale di Milano, con i suoi contenuti, ci offre un motivo in più per discutere e definire il ruolo della ricerca in campo agricolo e agroalimentare. Soprattutto un motivo in più per superare i limiti di un dibattito che pare sempre esaurirsi nella discussione tra pro e contro Ogm.

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  • SINISTRA E’ CAMBIAMENTO

    Nasce oggi un percorso nuovo di partecipazione al Partito Democratico: “Sinistra è cambiamento”. Nasce per unire e non per dividere, per raccogliere fino in fondo la sfida di governo e di cambiamento che tutti i democratici hanno di fronte.

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  • “È l’Expo dei giovani con loro sfideremo la fame nel mondo”

    (Intervista a Elena Catalfamo per l’”Eco di Bergamo” del 05.05.15)

    Fame zero entro il 2030: è questa la sfida che il direttore generale della Fao, Graziano Da Silva, ha lanciato a 400 delegati da tutto il mondo, di cui 50 ministri, da 115 Paesi del mondo, riuniti a Milano, grazie a Expo 2015, per il Forum internazionale dell’agricoltura. L’Italia è così riuscita in un intento unico nel suo genere: riunire intorno a un tema importante come quello del diritto al cibo per tutti, i rappresentanti di 350 milioni di coltivatori di tutto il mondo, sui circa 500 milioni che ogni giorno, grazie al loro lavoro, sfamano le loro famiglie e l’umanità intera. A organizzare il «summit» dell’agricoltura, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali (con delega a Expo) Maurizio Martina che ha colto questa sfida in primis per quei  600mila studenti pronti a solcare i cancelli di Expo dopo un mese dall’apertura.

    «Fame zero»entro il 2030: ministro Martina, detto cosi, sembra un bel sogno che potrebbe infrangersi poi nella realtà»…

    «No. È una sfida possibile ed Expo 2015 – una piazza globale – in questi sei mesi aiuterà tradurre in impegni concreti questo grande obiettivo anche perché sconfiggere la carestia si può: a Milano le basi per il vertice Onu a settembre nelle prossime settimane arriveranno passaggi internazionali cruciali come il G7 in Germania, ma anche il G20 in Turchia, la Conferenza sugli aiuti internazionali ad Addis Abeba, e soprattutto a settembre l’appuntamento all’Onu per decidere gli Obiettivi del prossimo Millennio».

    Appunto, a parlare di Obiettivi del Millennio vengono subito in mente quelli sottoscritti nel 2000, non pienamente raggiunti entro il 2015…

    «In realtà, proprio il recente Rapporto annuale della Fao sulla fame dice che alcuni passi significativi sono stati fatti: la fame nel mondo scende sotto quota 800 milioni, ben 216 milioni di persone in meno rispetto ai primi anni Novanta Gli obiettivi sono stati raggiunti in 72 Paesi su 129 monitorati: in questi Paesi la fame è stata addirittura dimezzata. Certo è chiaro che molto resta ancora da fare e la nostra generazione può raggiungere questo traguardo così importante».

    Come in concreto?

    «Abbiamo individuato quattro linee di impegno sulle responsabilità dell’agricoltura nella lotta alla fame: in primis un nuovo rapporto tra ecologia e agricoltura, a partire dai cambiamenti climatici; in secondo luogo il sostegno al reddito degli agricoltori familiari, che costituiscono la maggior parte dei coltivatori in tutto il mondo. Ricordiamo che l’84%deicoltivatori del mondo ha meno di due ettari di terra a testa ma produce l’80% del cibo del pianeta. Sconfiggere la fame significa aiutare i piccoli produttori. La terza è legata al trasferimento dell’innovazione tecnologica ai piccoli produttori, per esempio contro lo spreco delle risorse idriche, e la quarta ha a che vedere con regole nuove per garantire mercati più giusti».

    Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha ricordato anche oggi che proprio «il libero mercato strangola i contadini», che ne pensa?

    «Il mercato è fondamentale proprio per i piccoli produttori che si affacciano agli scambi commerciali oltre l’agricoltura di sussistenza familiare. Servono però delle regole chiare per evitare eccessi, speculazioni e disfunzioni che colpiscono sempre chi è più debole».

    Veniamo all’Italia: negli ultimi tre mesi sono stati creati 45 mila posti di lavoro nel settore agricolo. Un segno di ripresa?

    «Non è un dato scontato soprattutto in questo delicato passaggio per il settore. Penso per esempio alla necessità di riorganizzare la filiera del latte, della zootecnia e dell’ortofrutta. Dal Forum agricolo sono emersi due obiettivi importanti anche per l’Italia promuovere la legge di tutela del suolo agricolo entro fine anno, e migliorare gli strumenti per aiutare gli indigenti che nel nostro Paese sono ancora sei milioni. Molto è stato fatto, grazie soprattutto all’impegno del settore caritativo, ma molto si può ancora fare: attualmente vengono distribuite circa65 mila tonnellate di derrate alimentari, che porteremo a 100 mila quest’anno».

    È presto peri bilanci,ma se dovesse tracciarne uno su questo primo mese di Expo che cosa si sente di dire?

    «È stato un mese straordinario con due milioni e 700 mila visitatori e 15 milioni di biglietti venduti. Un aspetto che voglio sottolineare è la presenza delle scuole con 600 mila studenti già prenotati per visitare l’Expo: un seme importante per il futuro e un richiamo all’impegno nelle sfide che ci assumiamo».

    A Expo 2015 però troveranno anche giganti del «junk food», come McDonald’s e Coca Coca, non proprio un esempio di corretta alimentazione per i giovani…

    «Io trovo che Expo 2015 sia un’occasione di responsabilità anche per la grande impresa. Dobbiamo chiamare all’impegno tutti i soggetti fondamentali: cittadini, imprese, associazioni e istituzioni».

  • I contenuti nel cuore dei turisti

    (Intervento del Ministro su Il Giorno di Milano del 05.06.15)

    Expo è partita con oltre 11 milioni di biglietti venduti in tutto il mondo, 700mila studenti italiani che hanno già prenotato la loro visita, e tantissime famiglie che visitano quotidianamente il sito. I visitatori stanno vivendo l’evento con straordinaria partecipazione, lasciandosi affascinare dalla bellezza dei padiglioni, ma cercando soprattutto i contenuti. Nella prima settimana abbiamo superato le 100mila firme sulla Carta di Milano, tradotta in 19 lingue, e potenzialmente leggibile da 3,5 miliardi di persone. A firmarla sono tantissimi italiani e stranieri, insieme a personalità di alto profilo come il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e il Premio Nobel Amartya Sen. La Carta è lo strumento che l’Italia offre al mondo per aumentare la consapevolezza attorno al grande tema della sicurezza alimentare per far assumere impegni precisi a cittadini, associazioni, imprese e istituzioni. Ci candidiamo alla guida di questa discussione internazionale per essere non solo la Patria del buon cibo, ma del diritto al cibo. Abbiamo tutte le carte in regola per farlo. Sono convinto, poi, che il 2015 passa essere davvero un anno di svolta per l’agroalimentare italiano. Nei primi tre mesi abbiamo esportato per quasi 9 miliardi di euro e vogliamo sfruttare al meglio questo periodo espositivo per mettere in mostra la potenza del Made in Italy, le nostre qualità, la capacità innovativa e il know how tecnologico che ci rendono unici al mondo.

  • «Expo e il Giubileo possono dare al mondo una generazione a fame zero»

    (Intervista di Elisabetta Soglio per il “Corriere della Sera” del 04.06.15)

    Un sogno, o forse un po’ di più: «Da Expo al Giubileo può nascere la generazione Fame Zero». II ministro alle Politiche agricole, Maurizio Martina, farà oggi gli onori di casa ai circa 400 delegati internazionali, tra cui 50 ministri di tutti i continenti, che per due giorni partecipano al Forum agricolo. Saranno all’incontro anche l’ex presidente del Brasile, Lula, che porterà l’esperienza della «Borsa Famiglia», il segretario generale della Fao, Graziano Da Silva, e il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan.

    Una tappa importante di Expo?

    «Assolutamente sì. E non è irrilevante il fatto che al tavolo siederanno anche 27 Paesi che non hanno aderito all’Expo, ma che, evidentemente, hanno giudicato strategico il tema posto. Dal Sudafrica all’Australia, al Pakistan, senza contare i molti ministri africani interessati anche perché più direttamente coinvolti».

    Al di là delle presenze, dov’è l’importanza?

    «Intanto, una partecipazione così ampia si ottiene raramente. E comunque mettiamo a segno uno dei nostri obiettivi fondamentali: Expo diventa la piazza globale di un confronto utile ai passaggi internazionali che avremo nei prossimi mesi. Penso in particolare al G7 in Germania il prossimo weekend, poi il G20 in Turchia, poi la Conferenza sugli aiuti internazionali ad Addis Abeba. Infine, a settembre, all’Onu ci sarà l’appuntamento fondamentale, nel quale dovremo decidere gli obiettivi del prossimo Millennio. Expo dimostra di avere autorevolezza e forza: c’è una diplomazia che funziona e unisce, mettendo fianco a fianco Israele e Palestina, Iran e Iraq».

    Come si combatte la fame andando oltre i proclami?

    «Noi proponiamo la Carta di Milano, eredità culturale di Expo e cercheremo di definire una nuova food policy per arrivare a produrre di più consumando meno risorse».

    Qualche esempio?

    «Penso ai sostegni pubblici all’agricoltura che devono essere orientati prima di tutto alle piccole e medie imprese familiari o al potenziamento delle risorse a sostegno delle mense scolastiche nei Paesi in via di sviluppo».

    Petrini ha lanciato l’allarme sullo sfruttamento dei contadini. Si risponde con una «food policy»?

    «L’Italia proporrà quattro sfide: un nuovo rapporto tra ecologia e agricoltura; il sostegno al reddito degli agricoltori familiari; più innovazione per i piccoli produttori; regole forti per garantire mercati più giusti».

    E a livello nazionale?

    «Uno degli obiettivi è di approvare entro fine anno la legge per la tutela del suolo agricolo. Vogliamo anche rafforzare il programma di sostegno agli indigenti, per combattere la denutrizione anche in Italia: oggi sosteniamo 6 milioni di persone garantendo, attraverso associazioni ed enti caritatevoli, la distribuzione di 65 mila tonnellate di cibo che porteremo a 100 mila l’anno prossimo. Ma sappiamo che non basta».

    Nei giorni scorsi è arrivato anche un appello da Bono degli U2: lo avete raccolto?

    «Noi lo abbiamo preso molto sul serio. Ci ha ricordato che nel 2000 proprio con il Giubileo partì la grande operazione di sostegno per l’abbattimento del debito dei Paesi poveri ed è la strada su cui vorremmo continuare a lavorare».

    Volete creare un ponte con il Giubileo. Quanto è decisivo l’appoggio di papa Francesco in questa battaglia contro la fame e lo spreco?

    «Saremo sempre grati a papa Francesco, che già alla riunione del 7 febbraio all’Hangar Bicocca pose la questione del paradosso dell’abbondanza e ci invitò a passare dalle emergenze alle priorità. Ci ha dato indicazioni precise che con questo forum vorremmo sviluppare. Poi c’è stato il suo messaggio il giorno dell’apertura di Expo: il ruolo del pontefice è cruciale per invitare la comunità internazionale a stringere sui temi posti. Ed è per questo che, umilmente, colleghiamo il lavoro di Expo al Giubileo e all’assise di New York».

  • L’eredità di Expo per «Fame zero 2030»

    (Intervento pubblicato sul quotidiano “Avvenire” del 04.06.15)

    Da oggi Expo ospiterà il Forum internazionale per l’agricoltura, uno degli appuntamenti più rilevanti del semestre milanese per approfondire le sfide della nutrizione, della lotta alla fame e ai cambiamenti climatici. Quattrocento delegati provenienti da più di cento Paesi, oltre cinquanta ministri dell’Agricoltura insieme alla Fao, alla Commissione europea e ad altre agenzie internazionali prenderanno parte a un confronto globale a partire dai contenuti offerti dalla Carta di Milano proposta dall’Italia. Altri ventisette Paesi non aderenti ad Expo saranno presenti a testimoniare la grande attenzione che la comunità internazionale tutta sta riservando al nostro Paese. Si tratta di una occasione imperdibile per lanciare dall’Italia la mobilitazione verso l’obiettivo “Fame zero al 2030” e condividere impegni precisi in vista della definizione quest’anno dei prossimi obiettivi del millennio. «Nutrire il pianeta, energia per la vita» richiama direttamente a una grande responsabilità proprio i modelli agricoli. Garantire cibo sano e sufficiente a una popolazione mondiale in crescita, utilizzando meno risorse naturali: questa la sfida, che ne contiene molte altre, tutte interconnesse tra loro. Cancellare la fame, la povertà e la malnutrizione; combattere il cambiamento climatico; tutelare beni comuni come acqua, terra e biodiversità; ridurre gli sprechi lungo le filiere alimentari; sono tutte questioni irrinunciabili che devono essere affrontate insieme. Gli enormi progressi che sono stati fatti in questi anni nella lotta alla fame non devono farci perdere di vista che ci sono ancora circa 800 milioni di individui che versano in uno stato di fame cronica. La maggior parte delle persone a elevato rischio di insicurezza alimentare vive nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo dove l’attività agricola rappresenta la maggiore fonte di sostentamento, soprattutto attraverso l’autoconsumo. L’agricoltura in queste aree è praticata quasi esclusivamente su scala familiare e il rapporto con le risorse naturali è spesso precario. Ma il dato che dobbiamo tenere presente è che in molte delle aree più povere del pianeta le rese agricole sono rimaste le stesse degli inizi del secolo scorso, mentre in altre parti del mondo sono cresciute di circa 200 volte. Nel prossimo futuro bisognerà produrre meglio, ma consumando meno risorse naturali. All’agricoltura è oggi dedicato circa l’11% della superficie terrestre, gran parte delle risorse idriche disponibili e questo settore contribuisce in misura rilevante all’emissione di gas serra. Allo stesso tempo essa è uno straordinario presidio di salvaguardia ambientale, che può giocare un ruolo importante nella lotta al cambiamento climatico e spesso si rivela un premuroso custode dei valori territoriali e paesaggistici. Dall’agricoltura passano anche il contrasto alla malnutrizione (piaga che accomuna ricchi e poveri), la lotta agli sprechi, la sfida delle politiche per un commercio internazionale dei prodotti agricoli che contribuisca all’obiettivo della sicurezza alimentare globale. Abbiamo quindi di fronte una responsabilità straordinaria con la quale dobbiamo misurarci, necessariamente, con urgenza. È il momento di dare un nuovo, concreto, slancio allo sforzo di costruire una global food policy, in grado di assicurare l’obiettivo di azzerare la fame nei prossimi quindici anni, di promuovere un’alimentazione più sana. Sappiamo di poter partire da quella miriade di piccoli agricoltori che nel prossimo futuro dovranno essere una delle leve più importanti nella lotta alla fame e alla povertà: lo potranno diventare se riusciremo a costruire delle opportunità intorno a loro, a partire dal trasferimento di conoscenze. Creando le condizioni per la crescita di filiere dell’innovazione capaci di renderla disponibile a tutte le condizioni e a tutte le dimensioni con cui l’agricoltura è praticata, intensificando gli sforzi della cooperazione internazionale in questa direzione, sostenendo l’infrastrutturazione materiale e immateriale dei territori rurali per incrementare le opportunità di connessione tra piccoli agricoltori e mercati. Sappiamo di dover investire sul fondamentale ruolo giocato dalla produzione di nuova conoscenza e di nuove soluzioni tecniche, nell’obiettivo di aumentare la resilienza e la sostenibilità dei sistemi agricoli in ogni parte del globo. Sappiamo di dover irrobustire i meccanismi di coordinamento tra i Governi per la gestione di eventuali stati di crisi e di dover agire sulle regole del commercio internazionale per renderlo “più giusto”, tanto per i consumatori quanto per i produttori agricoli. Sappiamo che sarebbe importante alimentare i programmi di lotta alla fame con risorse addizionali e intensificare le reti di protezione e assistenza nelle aree più vulnerabili. Questa è l’ “eredità” che, come Paese organizzatore, vogliamo costruire attorno al tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita». Sono certo che Expo Milano 2015 ci aiuterà a percorrere insieme la strada verso questo comune obiettivo. Sapendo che l’Italia, come ci ha ricordato proprio recentemente il premio nobel Amartya Sen, «ha la possibilità di condizionare il discorso politico globale e non deve sottovalutarlo». Noi discuteremo e avanzeremo impegni proprio con questa consapevolezza.

  • “L’Europa cambi registro”

    (Intervista di Luigi Chiarello per “Italia Oggi” del 04.06.15)

    «L’Europa deve fare un salto di qualità: 26 mila cittadini ci hanno detto che vogliono leggere in etichetta l’origine della materia prima degli alimenti»: il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, non arretra di un millimetro nella battaglia per l’origine in etichetta, che vede il governo italiano contrapposto alla Commissione europea. E dalle colonne di ItaliaOggi, in apertura del Forum mondiale dell’agricoltura in Expo, rilancia: lo shopping di marchi made in Italy «conferma la forza dei nostri prodotti, dobbiamo investire direttamente nelle filiere produttive. Lo abbiamo fatto con l’olio, stiamo lavorando sul latte».

    Oggi, presso l’Auditorium dell’Expo Center, inizia la due giorni del Forum mondiale dell’agricoltura. Presenti oltre 50 ministri e 370 delegati in rappresentanza di 115 Paesi e organizzazioni internazionali, da tutti i continenti. E ci sono anche delegati da 27 Paesi che non partecipano a Expo 2015. La fame nel mondo è il tema al centro del dibattito.

    “Si tratta di una delle tappe più rilevanti del lavoro sui contenuti di Expo. Ci confronteremo in per condividere nuovi impegni per la lotta alla fame e ai cambiamenti climatici e azioni concrea te per ridurre lo spreco e sostenere meglio innanzitutto i piccoli agricoltori, che ovunque sono la spina dorsale delle esperienze agricole e dei territori. Siamo onorati che l’Italia con Expo ospiti questo grande appuntamento prima dell’assemblea Fao, dei vertici G7 e G20 e in vista della definizione dei prossimi obiettivi del Millennio alle Nazioni Unite a settembre. Proprio per questo presenteremo a tutte le delegazioni la Carta di Milano, il nostro contributo alle decisioni strategiche globali che dovranno essere assunte”.

    La sfida di sfamare nel futuro prossimo 9 mld di persone chiama in causa il progresso tecnologico. L’Europa che ripudia gli ogm e l’America che li sostiene.

    “Soluzioni tecnologiche e scientifiche sono fondamentali per vincere la sfida su come garantire cibo sano sicuro e sufficiente a questi 9 mld di persone. In molti padiglioni di Expo i Paesi presentano i loro progressi sulla gestione dell’acqua, sulla crescita delle quantità prodotte con minor impiego di risorse. All’agricoltura di precisione e su nuove pratiche agronomiche. Penso poi a come si possa stimolare il trasferimento di innovazione a milioni di piccoli agricoltori, una chiave decisiva per aumentare la produttività. L’84% delle aziende agricole nel mondo ha meno di due ettari di terreno. Questo discorso va oltre il dibattito ogm sì, ogm no, che comunque trova la sua rappresentazione aperta in Expo”.

    L’Europa continua a essere ostile all’obbligo di etichettatura di origine. E ci chiede di eliminare le leggi in tal senso. Non sembra una buona idea per tutelare i territori e la biodiversità.

    “Siamo stati molto delusi dal report della Commissione, ma faremo la nostra parte in Consiglio dei ministri Ue. Dare un’informazione chiara e trasparente al consumatore sull’origine degli alimenti è per noi fondamentale. Più di 26 mila cittadini, rispondendo alla nostra consultazione pubblica, ci hanno detto chiaramente che vogliono leggere sulla confezione da dove arrivano le materie prime. Su questo punto vogliamo che l’Unione europea faccia un ulteriore salto di qualità”.

    Le multinazionali della pizza sono tutte straniere. Un paradosso. Per non parlare di altri comparti in cui anche ciò che era made in Italy è divenuto terreno di conquista di capitali stranieri, come l’extravergine. Ma questo è un bene o un male?

    “L’interesse da parte di gruppi stranieri sui marchi del made in Italy agroalimentare è il segno evidente della forza dei nostri prodotti. Non dobbiamo temere il confronto o gli investimenti, sapendo però bene che l’obiettivo numero uno deve essere quello di tutelare le filiere, a partire dalla parte produttiva. Negli ultimi mesi abbiamo messo in campo investimenti diretti proprio a sostenere le aziende italiane anche sul fronte del credito e del supporto finanziario, investendo attraverso Isa su progetti competitivi proprio nella filiera dell’olio e stiamo lavorando sul latte. Su alcuni prodotti poi dobbiamo riflettere non tanto sulle occasioni perse perché non abbiamo saputo fare squadra, ma su come recuperare terreno e passare all’attacco dei mercati”.

    Passiamo all’Italia e alle sue specificità. Esporta agroalimentare per 35 mld di euro. Vi ponete l’obiettivo di arrivare a 50 mld sull’onda lunga dell’Expo. Eppure i falsi made in Italy impazzano. E resta molto difficile bloccarli.

    “È proprio questa la grande occasione da non sprecare. Il Governo è impegnato con un Piano straordinario di internazionalizzazione del Made in Italy che prevede un sostegno senza precedenti su azioni concrete e concentrate per far crescere le nostre esportazioni. Penso agli accordi con piattaforme logistico distributive, piuttosto che alle campagne mirate contro l’Italian sounding. Proprio a Expo abbiamo lanciato «The Extraordinary Italian Taste», il segno unico distintivo per l’agroalimentare italiano che servirà a coordinare le iniziative di promozione all’estero. Un altro strumento che fa parte di questa operazione di sistema. Nei primi mesi del 2015 l’export ha toccato quota 8,7 miliardi di euro, con una crescita del 6,5%. Con Expo possiamo fare un ulteriore salto di qualità, presentando le nostre filiere ai buyer internazionali. L’obiettivo di 50 miliardi entro il 2020 è alla nostra portata”.

  • «Si può stare in minoranza nel partito senza essere antagonisti su ogni cosa»

    (Intervista di Mario Ajello per Il Messaggero – 03.06.15)

    Maurizio Martina, ministro delle Politiche Agricole, dopo questi dati elettorali il Pd – a cominciare dal segretario quale tipo di riflessione dovrebbe fare?

    «Gli elettori ci chiedono più Pd e non meno Pd. Ci chiedono più cambiamento e non meno cambiamento. Se guardo il 5 a 2 dentro lo scenario europeo, questa è una vittoria importante. Il Pd si conferma uno dei soggetti politici più forti nel Continente. E lo dico pensando alle ultime elezioni spagnole, ma anche a tutti i passaggi di medio termine dalla Germania all’Inghilterra, dove i partiti di governo hanno sofferto moltissimo».

    Ma il Pd non ha perso due milioni di voti?

    «I flussi elettorali vanno analizzati bene. Non sottovalutiamo nulla. Per me, da questo passaggio emerge la convinzione di accelerare sul cambiamento. Bisogna alzare la posta del nostro riformismo».

    Va coinvolta di più la sinistra del Pd, da parte di Renzi?

    «Il Pd deve interpretare fino in fondo la sua sfida unitaria e plurale. Questa leadership è la più forte che abbiamo. E se siamo arrivati a questi risultati, prima alle elezioni europee e ora in questa consultazione nelle regioni e in migliaia di comuni, è anche perchè nel Pd c’è una leadership che è patrimonio di tutto un partito. E non appartiene soltanto al destino personale di uno di noi. E’ chiaro che, al Pd, non serve certo un pensiero unico. Ma non serve neanche un partito tafazziano, che si divide su tutto».

    Non avete vinto come ci si aspettava, perchè avete litigato troppo?

    «In Liguria, non ha vinto Toti. Ha perso il Pd che si è diviso. Quando tu partecipi alle primarie, le perdi e poi esci, è chiaro che salta il banco».

    Non dovrebbe essere più inclusivo Renzi?

    «Si deve riflettere su come l’unità e la pluralità debbano stare insieme. Ma questa è una domanda che interroga tutti. Non soltanto il segretario. Io sono della minoranza Pd, non ho votato Renzi al congresso, ma dico: si può essere minoranza nel nostro partito, senza essere antagonisti in ogni passaggio».

    La riforma della scuola, ora che arriva in Senato, scatenerà altre guerre intestine?

    «Mi auguro proprio di no. E sono convinto che questa riforma possa fare passi avanti, nel solco del lavoro che il governo ha proposto. Dobbiamo tutti renderci conto che si tratta di un cambiamento di grande portata storica, nel mondo della scuola, quello che stiamo costruendo e che in questa sfida si misura molto della nostra capacità di innovazione politica e culturale».

    E quanto a Rosy Bindi, è tra chi non capisce la forza di innovazione del Pd e l’ha voluto penalizzare tramite la baraonda della black list pre-elettorale?

    «Non voglio personalizzare. Ho trovato sbagliato nel merito e nel metodo quel passaggio della scorsa settimana».

    Lunedì che cosa si aspetta dalla direzione del Pd?

    «Mi aspetto un incontro franco. Che definisca un’agenda d’impegni e che faccia capire che abbiamo un’enorme responsabilità di cambiamento. E quando dico che abbiamo un di più di responsabilità, penso per esempio al Sud. Dove oggi noi governiamo tutte le regioni e quella è la parte di Paese che maggiormente deve essere rilanciata e particolarmente domanda un progetto che la aiuti a crescere».

    Ma Vincenzo De Luca è un’espressione del nuovo Mezzogiorno, secondo lei?

    «E’ l’espressione del voto dei campani. Così come lo sono Emiliano in Puglia o Oliverio in Calabria».

    Lei, che è un uomo del Nord, come spiega l’insuccesso in Veneto?

    «Noi dobbiamo comprendere che, quando diciamo Pd forza di cambiamento, ci sono partite aperte e cruciali, a cui corrispondere. Penso a due in particolare: la riforma fiscale e il nuovo regionalismo. Sono temi su cui dobbiamo rilanciare in maniera forte, rispondendo a domande di cambiamento che vengono dai cittadini. E’ venuto il momento ad esempio di discutere su un regionalismo avanzato, che assegni funzioni chiare e riduca però il numero delle regioni».

    Per tornare alle battaglie interne al suo partito, non crede che come nuovo capogruppo alla Camera – dopo le turbolente dimissioni di Roberto Speranza, della sinistra Pd – servirebbe anche adesso un personaggio non strettamente renziano, per svelenire il clima? 

    «Tocca al segretario fare una proposta. E ci sono tutte le condizioni perchè sia una proposta unitaria e aperta. Dobbiamo essere consapevoli – e lo ripeto per l’ennesima volta – che unità e pluralità possono stare insieme».

  • Un mondo in pace e senza fame

    (di Luiz Inácio Lula da Silva e José Graziano da Silva da Corriere della Sera del 1 giugno 2015)

     

    Un mondo senza fame non è un’utopia. Un mondo senza fame in cui tutti abbiano la possibilità di mangiare e di studiare è possibile, e nell’arco di questa generazione. Povertà e indigenza, in qualunque paese, non sono condizioni naturali o fatti inevitabili della vita.

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